Ancient Future
(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )

Visions Of A Peaceful Planet (Beauty Records, 1980), 5/10
Natural Rhythms (Philo, 1981), 6.5/10
Asian Journal (Music Of The World, 1982), 4/10
Quiet Fire (Sona Gaia, 1986), 4/10
Dreamchaser (Sona Gaia, 1988), 6.5/10
World Without Walls (Sona Gaia, 1990), 3/10
Asian Fusion (Narada, 1993), 3/10
Links:

Nell'ambito dei gruppi di world-music i maggiori discepoli dei Doah sono i californiani Ancient Future, il cui album d'esordio, Visions Of A Peaceful Planet (may 1979), era ispirato direttamente dagli Oregon pur indulgendo nei timbri arcani del liuto sarod, delle tabla, del sitar, delle chitarre, dei flauti e delle arpe.

Melodie pastorali, ritmi indiani, timbri gamelan sono meglio orchestrati in Natural Rhythms (may 1981). Il trio, Matthew Monfort (compositore e chitarrista del Colorado), Mindy Klein (flauti) e Benji Wertheimer (tabla), si ispira alla natura, al volo degli uccelli (Hummingbird, con arpeggi di koto e un lungo, radioso excursus del flauto), all'andirivieni delle onde del mare (Waves, con languidi respiri del flauto cullati nell'intreccio di sitar e chitarra) per le sue melodiose suite, povere di strumenti ma ricche di emozioni.

Nell'ipnotica Frogorian Trance, un mini-concerto per campanelli gamelan e percussioni di bambù, nella tribale Frogorian Dance, un concitato sabba per bambù e lattine di birra, e nella soave Frog Orient Chance i tre usano rane e grilli di un villaggio dell'Indonesia, e Valley Of The Moon è anzi un duetto improvvisato dal vivo fra una cetra e le rane di uno stagno. Sono tributi umili e naif, nel più puro stile francescano, alle meraviglie della natura e della vita.

Al di là di usarne gli strumenti per i loro timbri esotici, Monfort e compagni non seguono le tradizioni musicali dell'Estremo Oriente. Rinnegano infatti le cupe e intense atmosfere meditative a favore di un descrittivismo vivace e ottimista, al limite più debitore dei ritmi caraibici, delle armonie rinascimentali e del jazz estetico, come dimostrano i brani più complessi: Fading Dream e Somaloka. Eccezione saliente è la travolgente, vertiginosa danza indiana Eleventh Heaven, inno luminoso con cui si conclude il disco.

Asian Journal è la "supersession" del genere, con Nana Vasconcelos (percussioni), Steve Gorn (flauto bansuri), Badal Roy (tabla) e Mike Richmond (basso).

Un sound molto più elettronico caratterizzerà le opere successive, da Quiet Fire (october 1986), con una formazione estesa (nonché Darol Anger e Alex De Grassi) e forti accenti sudamericani e africani, fino a Dreamchaser, il loro lavoro più commerciale, con l'epico tornado di Gama-rock e il tribalismo dionisiaco di Chant Of The C Shell.

Ridotti a un quartetto (Monfort, Doug McKeehan, Ian Dugale e soprattutto Jim Hurley al violino) registreranno i più misurati World Without Walls (june 1990) e Asian Fusion (december 1992). Quest'ultimo amplierà la strumentazione ai nuovi mondi dell'Asia.

In loro non c'è la dolorosa coscienza del divenire di tutte le cose (Kitaro), né la neutra fusion fine a se stessa (Doah), ma soltanto un'infantile spontaneità nel dipingere il mondo.

If English is your first language and you could translate this text, please contact me.
What is unique about this music database