Bill Douglas
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Jewel Lake (Hearts Of Space, 1988) ***
Cantilena (Hearts Of Space, 1990) **
Kaleidoscope (Hearts Of Space, 1993) ***
Circle Of Moons (Hearts Of Space, 1995) ****
Deep Peace (Hearts Of Space, 1996) **
Songs Of Earth And Sky (Hearts Of Space, 1998) *
Earth Prayer (Hearts of Space, 1999) *
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Ex rocker degli anni '50, ex strumentista della Toronto Symphony Orchestra, ex improvvisatore jazz nel trio di Richard Stoltzman, ora direttore della Boulder Bassoon Band in Colorado e premiato compositore di musica classica, il canadese Bill Douglas esegue danze celtiche e cantilene religiose con un piccolo ensemble da camera (oboe, fagotto, flauto, percussioni e tastiere) e una soprano. Deep Peace e Hymn brillano per semplicità e dolcezza.

In Cantilena aumentano le melodie contemplative, propriamente new age, e lo strumento principe è il fagotto (in alcuni casi sovrapposto ben cinque volte). Douglas maneggia anche le tastiere, e lascia al solito stuolo di accompagnatori gli altri strumenti acustici (flauto, clarinetto, violoncello e percussioni) e il canto (la stessa soprano).

Anche su Kaleidoscope sono protagonisti le volute seducenti del suo fagotto, i riverberi cristallini di flauto, oboe e clarinetto, i contrappunti briosi del pianoforte. Il "caleidoscopio" di umori etnici, che costituisce il tema del disco, è un collage di momenti gioiosi e momenti pensosi. Fra i primi il trascinante raga per pianoforte di Brilliant Star, il saltarello galoppante di Windhorse, e soprattutto Sapphire, con una fanfara incantatrice delle ance propulsa dal tema incalzante, swingante del pianoforte su un fitto tappeto di percussioni leggere.

Douglas eccelle nella composizione di armonie lente, maestose e classicheggianti: l'arrangiamento a più voci della melodia struggente di Sweet Rain, il Nocturne per fagotto e pianoforte, l'assolo di violoncello che apre Open Sky, il madrigale per soave soprano rinascimentale di Golden Apples Of The Sun costituiscono tentativi fra i più ambiziosi di trasformare la new age in musica classica. La fusione del modo etnico e del modo classico origina la solenne musica per carovane di Night Journey, forse il capolavoro. Le ance si alternano a condurre le danze leggiadre e innamorate del disco.

Dopo quel tour de force il successivo Circle Of Moons, nobilitato da un ensemble sempre più forbito, si presenta come una prova più romantica che tecnica. A vincere è decisamente l'ego classico di Douglas, che si sfoga nelle sublimi armonie vocali rinascimentali di Heaven In A Wild Flower, nelle sonate da camera per ance e pianoforte di Island Of Woods e Circle Of Moons. In tal modo risalta maggiormente il suo squisito e delicato melodismo, che nell'aria per flauto e corno di Under The Moon, cadenzata da uno strimpellio classicheggiante (a mo' di arpa) del violocello, lambisce le atmosfere epiche ed oniriche di Morricone, e nel tema melodioso di Flow Gently Sweet Afton fa concorrenza alle ninnananne più patetiche, e nella crepitante rapsodia notturna di Into The Twilight sfiora le pagine più tenere del pianismo romantico. Questo metodo tocca vertici di manierismo nell'elegante e radiosa Azure e nella triste e delicata The Rose Of Kildare.
Il disco ha i suoi momenti di svago sotto forma di danze leggiadre, il saltarello condotto dal pianoforte di Like A Wave Of The Sea e le sarabande medievali di The Piper e Fountain; ma è soprattutto un'opera commovente e personale. Il pianoforte è diventato la prima voce della musica di Douglas.

Douglas è uno dei musicisti che sta inventando con maggior consapevolezza una musica classica new age.

"Incisi il primo disco a otto anni, quando ero appassionato di rock and roll. Elvis Presley fu il mio idolo per molti anni. Crebbi ascoltando Elvis Brothers, Buddy Holly e cosi` via, gli idoli dei primi anni Sessanta. Poi a scuola studiai fagotto, pianoforte e composizione, e cominciai a suonare in orchestre classiche. Mi laureai all'Universita` di Yale nel 1969 e venni assunto dalla Toronto Symphony Orchestra. Per sbarcare il lunario, di sera suonavo nei club di jazz. Nel 1970 trovai un lavoro di insegnante a Los Angeles, presso il California Institute of the Arts. Fu un'esperienza importante, sia perche' lancio` anche la mia carriera di insegnante, che continua tuttora, sia perche' mi consenti` di studiare musica indiana e africana. La mia fortuna fu di incontrare Richard Stoltzman, un celebre clarinettista classico. Grazie a lui mi ritrovai con una nuova carriera. Non solo girai il mondo al suo fianco, suonando il pianoforte, ma lui mi chiese sempre piu` spesso di comporre musica per i suoi dischi, e quindi mi aiuto` a diventare un compositore maturo. Nel 1988 ebbi l'occasione di registrare il mio primo disco, e in breve mi ritrovai associato alla new age e al revival della musica celtica, per la quale avevo sempre avuto una segreta passione."

"Trent'anni fa mi convertii al buddismo, e il buddismo ha certamente influenzato la mia visione della vita. Indirettamente ha pertanto anche influenzato la mia musica. Devo pero` dire che i titoli dei miei dischi e dei miei brani sono ispirati soprattutto dalle poesie che metto in musica. A partire dal disco precedente la musica corale e` diventata un elemento portante dei miei dischi, e si tratta sempre di poesie messe in musica. Le poesie le prendo in prestito dalla tradizione inglese (Shelley, Keats, Shakespeare,...) L'ultimo disco per esempio e` intitolato alla terra e al cielo perche' alcune delle poesie (in particolare quella che lo apre) fanno continuo riferimento a quei due elementi. La poesia e` un'altra grossa parte della mia vita. La poesia e` un fatto molto spirituale, anche quando e` laica. Mi piace poi in particolare un poeta come William Blake, che era esplicitamente mistico."

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Deep Peace (Hearts Of Space, 1996) is a collection of choral songs inspired by Celtic music, whose lyrics are taken from classic poems (Deep Peace, Flow Gently, Irish Lullaby). A few elegiac instrumental pieces (The Wandering Moon, The Hills of Glencar) break the monotonous flow of ancient-sounding melodies.

The same idea was reprised on Songs Of Earth And Sky (Hearts Of Space, 1998), containing six choral songs (Cloud, My Love Is Like A Red Red Rose, The Echoing Green) and seven instrumentals (the breezy Balyshannon, the soulful Lady Of the Lake, the baroque The Secret Rose), and on Earth Prayer (Hearts of Space, 1999). The title-track is a humble hymn that is only hummed by the mixed choir over delicate synthesizer drones. Medieval rhythm and flute propel Spirit Dance. Unfortunately, both the chamber pieces (Iona and Chalice the most typical) and the vocal pieces are rather uneventful and stereotyped. The Middle-eastern, jazzy elegy of The Veil of Stars is the only moment of genius in a collection of rather mediocre compositions.

(Translation by/ Tradotto da xxx)

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