Richard Bone
(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )
Brave Tales, 5/10
Expectable, 5/10
Emerging Melodies, 5/10
Alternate Music For The Hindenburg Lounge, 5/10
Quirkwork, 6.5/10
X Considers Y, 6/10
Ambiento, 6/10
Vox Orbita, 7/10
Eternal Now, 7.5/10
Metaphysic Mambo, 5/10
Electropica, 5/10
A Survey Of Remembered Things , 6/10
The Spectral Ships, 6/10
Coxa , 6/10
Ascensionism , 5/10
Tales From The Incantina , 6/10
Disorient , 6/10
The Reality Temples (2004), 5/10
Saiyuji (2005), 6/10
The four-movement Vespera (2006), 6.5/10
Via Poetica (2007), 5/10
Experiments 80-82 (2007), 6/10
Infinite Plastic Creation (2007) 6/10
Sudden Departure (2008), 6.5/10
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Richard Bone, nato at Atlanta (Georgia), inizio` la sua carriera nei primi anni '80 fra i ranghi della musica d'avanguardia di New York. Maturato attraverso la musica elettronica ambientale, e` giunto a una forma di pop-jazz elettronico.

Le prime esperienze musicali risalgono al periodo in cui Bone studiava alla New York Academy (primi anni '70). Affascinato dalla musica elettronica e dagli esperimenti con i nastri, Bone comincio` a eseguire musica per il teatro sperimentale. Ispirato dagli United States Of America, e munitosi di una drum-machine, formo` anche un suo gruppo rock. Nel 1982 si uni` al gruppo Shox Lumania, che componeva sempre musiche per il teatro. Del gruppo usci` una registrazione dal vivo, Live at the Peppermint Lounge (ROIR). Da solo pubblico` il suo primo singolo, Digital Days (Survival Records). Seguirono gli album Brave Tales (Survival, 1982) e Expectable (Survival, 1983), e altri singoli (The Beat Is Elite, Joy Of Radiation, The Real Swing), con cui Bone tento` di inserirsi nella scena del synth-pop britannico.

Al tempo stesso volle tener in vita il suo alter ego sperimentale e pubblico` Emerging Melodies (Rumble, 1983) e Alternate Music For The Hindenburg Lounge (Eurock, 1984), due lavori di musica elettronica.

Il pop elettronico di Quirkwork (Quirkworks Laboratory, 1993), cantato in un tono vagamente straniato e accompagnato da un'orchestra sintetica, sulla falsariga delle canzoncine elettroniche del primo Brian Eno, lascia la sensazione di un vaudeville del Tremila. Ripple Effect e Everyday Strut potrebbero uscire da Taking Tiger Mountain, ma altrove prevalgono il tono decadente degli Ultravox (Dancing In Pantomime), l'edonismo della discoteca (Last Days Of Heaven). Reinventando la ballata da night club (In A Crowded Room) e la fanfara funky (Calling All Cars), Bone decostruisce e ricostruisce il pop secondo la teoria del maestro britannico.

Pochi brani di X Considers Y (Quirkworks Laboratory, 1994) sono all'altezza di quel piccolo capolavoro della musica indipendente. Un sound troppo levigato e una infausta predilezione per la melodia languida rendono l'esperimento troppo ovvio e corrivo. Lipstick On Your Collar va annoverata fra le sue migliori filastrocche, Silhouettoes De L'Amour e X Considers Y trasfigurano la musica da ballo, ma il resto del disco non fa che ripetere sempre lo stesso, soffice motivo.

La sinfonia elettronica in otto movimenti di Ambiento (Quirkworks Laboratory, 1994), registrato prima di X...Y, segna invece la conversione di Bone alla musica ambientale, anche se sempre in un contesto molto ritmico. Il quarto movimento riparte dalla musica cosmica piu' solenne e liturgica. L'esotico settimo movimento contrasta con il tragico e magniloquente finale, culmine della sua carriera.

Molto piu' subdola e subliminale, la musica di Vox Orbita (Quirkworks Laboratory, 1995) ricorda a tratti il teatro futurista di Laurie Anderson (Noble) e a tratti il teatro surreale degli United States Of America (il carillon di Darling De Deau). Red Hot Engine vive di un battito scialbo nel quale si cala una folla di voci manipolate e sul quale si accavallano i piu' disparati eventi sonori (da uno stormo di accordi d'arpa a una locomotiva techno).
L'armonia sfuggente e incompiuta di questo disco, che si dilata a dismisura nella spaziale In The Shadow Of Rain e perde forma nelle vertigini freudiane di The Demon Angel, costituisce una singolare variante psicologica della musica ambientale. Il disco vive soprattutto di trucchi di registrazione, come gli effetti drammatici che deragliano il minimalismo di Rebirth Of Eve, o il motivetto da synth-pop che sovverte l'abulia di Anastasia Says.

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Bone's schizophrenic musical persona kept alternating collections of electronic pop songs and futuristic, ambient symphonies. The Eternal Now is the ideal continuation of Ambiento. Two extended suites, Zone e The Millenium Pages, belong to a psychological variant of the ambient, drone-oriented movement, whereby Klaus Schulze's "kosmische musik" intersects Brian Eno's static non-music. Pages harks back to medieval, renaissance and baroque music with a post-modern attitude. Zone may well be his masterpiece. The first movement's chilling suspence, the second movement's celestial tune, the third movement's thin dissonant filigree, the fourth movement's sinister, operatic voices, the fifth movement's robotic cadences and the sixth movement's pastoral melodrama build up a logical treatise on the human condition that all but disappears in the sustained drone of the finale. A questo punto Bone attraversa una profonda crisi personale, dalla quale esce sobrio (liberatosi dall'alcoolismo) ma anche solo. Si rifugia nel misticismo e abbandona le velleita` pop. The Eternal Now (Quirkworks, 1996) contiene due suite, Zone e The Millenium Pages, che fondono tradizione ambientale e cosmica, conservando della prima la quieta stasi contemplativa e della seconda le visioni di vortici di nebulose e di profondi spazi siderali. Pages pesca a piene mani dal serbatoio della musica classica, sia medievale, rinascimentale o avanguardia. La sinfonia di Zone e` probabilmente il suo capolavoro. La suspence del primo movimento si stempera nel motivetto celestiale del secondo, la filigrana iridescente di tenui distorsioni del terzo libra le sinistre voci d'opera del quarto, la cadenza robotica del quinto approda al misterioso alternarsi di fasi pastorali e tragiche del sesto, e al lungo drone finale.
Here is the ambient wizard's alter ego: a tunesmith of the post-industrial age, in the tradition of early Brian Eno. Delightful and precious, but certainly not too adventurous. Catchy melodies (Cancion Del Arco), stirring dances (Darkness & Density), synth-pop arrangements and light humour. While avoiding the quicksands of new age spirituality, these instrumental songs are fairly conventional ditties that rarely become inspirational. But then maybe they were not meant to be: Bone the pop connoisseur can afford the luxury of having his audience sing along! Tutt'altro discorso per Metaphysic Mambo (Reversing, 1996), opera fragile di nuovo nella sfera delle vignette melodiche di Eno, dal tema tintinnante di Cancion Del Arco al ballabile demenziale di Darkness & Density. E` il lato leggero di Bone, il divertissment che fa da contraltare alla sua opera seria.
Electropica (Quirkworks, 1998) e` un omaggio personale alla bossanova. Le musiche sono ispirate ai classici di Antonio Carlos Jobim, Luiz Bonfa e Joao Gilberto, ma sono tutte composte da Bone. Alcuni numeri sono semplicemente canzonette elettroniche senza pretese, come Andean Grays e alcuni sfociano in un jazz-rock da cocktail lounge, come Puff e Waveland. Altre fondono con successo i ritmi della bossanova alle istanze ambientale e industriale, come Electropica. L'armonia sofisticata di Afrouxe, una delle piu` jazzate, avvolta in lenzuoli di elettronica onirica, e le melodie innamorate e traboccanti di saudade di Amazona Adeus e Ipanema 2000 non bastano forse a giustificare il disco. Si tratta di un'opera minore nel repertorio di un musicista che da sempre alterna capolavori a divertissment d'autore.

Bone, partito da una personale re-interpretazione della forma pop, e' pervenuto a una ancor piu' personale rielaborazione delle conquiste dell'avanguardia elettronica.

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A Survey Of Remembered Things (Quirkworks, 1997), a split album with percussionist John Orsi, contains some of the most interesting pieces of this period. Chango is a psychological study in the vein of later Steve Roach. A Tibetan mantra and cosmic clouds orbit around the mechanical rhythm of The Paradigm Pool. A tender musicbox theme rings inside the paradisiac bubble of Evaporata. The standout is the quiet, liquid, zen-like chamber music of Mercurial Wave.
Bone may have achieved here what he did not and will not achieve in the short-song format: a celestial choir and a romantic piano figure, coupled with an African polyrhythm, propel Komarov's Fire into a pop-jazz ecstasis.

The Spectral Ships (Hypnos, 1998) marks a return to the haunting ambient music of his most austere works.

Coxa (Quirkworks, 1999) is a vastly improved version of Electropica. Bone keeps swinging between ambient music and this electronic pop-jazz format. No doubt this is a "lighter" genre, but Bone achieves a superb sense of elegance and psychological depth with Garden and 47 Youth Street. Even the mellow singalong themes of Playa Six and Dragneta My Love, while anchored to a simple refrain and too friendly to cocktail music, suggest subliminal moods. This is an album full of surprises, including a faithful revival of the big-band sound (Almorita Dive and What If). It stands as Bone's masterpiece in the "popular" genre.

Ascensionism (Quirkworks, 2000) concludes the trilogy of Electropica and Coxa on a mystical note. It is a sequence of half-whispered, soft and delicate melodic themes, arranged with decadent and aristocratic gusto (Waters Of Assiyah, Jhana) and sometimes with brio (Walkin' With The Dharma Bums). If occasionally Bone slips into trivial synth-pop (Sister Samadhi), the celestial atmosphere of Ariel Dane more than make up for it. This is also his jazzier album. In fact, one could claim that, with these last two albums, Bone has moved from the electronic camp to the jazz camp.

(Tradotto da/ Translated by Simona Tidore)

A Survey Of Remembered Things (Quirkworks, 1997),album diviso con il percussionista John Orsi, contiene alcuni tra i pezzi piu' interessanti di questo periodo. Chango e'uno studio psicologico nello stile del tardo Steve Roach. Nubi cosmiche e un mantra tibetano orbitano intorno al ritmo meccanico di The Paradigm Pool. Una dolce nenia da carillon echeggia nella paradisiaca bolla di sapone di Evaporata. Il picco e' la musica da camera placida, fluida, di ispirazione zen, di Mercurial Wave.
Bone ha forse realizzato qui cio' che non ha potuto e non potra' realizzare nella forma di brani brevi: un coro celestiale e una romantica linea di piano, abbinati ad una poliritmia africana, proiettano Komarov's Fire verso un'estasi pop-jazz.

The Spectral Ships (Hypnos, 1998) segna un ritorno all'ossessionante musica ambient dei suoi lavori piu' austeri.

Coxa (Quirkworks, 1999) e' una versione ampiamente migliorata di Electropica. Bone continua ad oscillare tra la musica ambient e questa formula di pop-jazz elettronico. Si tratta indubbiamente di un genere piu' "leggero", ma Bone raggiunge un senso di superba eleganza e di profondita' psicologica con Garden e 47 Youth Street. Persino le gentili orecchiabili melodie di Playa Six e Dragneta My Love, sebbene siano ancorate a ritornelli semplici e strizzino l'occhio alla cocktail-music, richiamano stati d'animo subliminali. E' un album ricco di sorprese, tra le quali un fedele revival delle sonorit… da grande orchestra (Almorita Dive and What If). E' capolavoro di Bone nel genere "popolare".

Ascensionism (Quirkworks, 2000) conclude la trilogia di Electropica e Coxa con una nota di misticismo. E' un susseguirsi di melodie tenui, delicate, sussurrate, arrangiate con gusto decadente e aristocratico (Waters Of Assiyah, Jhana) occasionalmente con brio (Walkin' With The Dharma Bums). Estemporanee "discese" di Bone verso banalita' synth-pop (Sister Samadhi) sono piu' che compensate dall'atmosfera paradisiaca di Ariel Dane. Questo e' inoltre il suo album piu' jazz. Si puo', in effetti, affermare che, con questi due ultimi albums, Bone si sia spostato dall'electronic al jazz.

Tales From The Incantina (Quirkworks, 2001) is a collection of eleven pieces inspired by an ancient Mexican civilization: soothing melodic vignettes a` la Brian Eno (In Said Katun), and ethereal subaquatic classical music stirred by minimal piano figures (Nagualito, Inevitable Zen). The upbeat Ley Lines and the tenderly spiritual Sanctus Sonora rank among his most inspired moments.

Disorient (Quirkworks, 2002) is Bone's world-music album. As usual, Bone's starting points are Brian Eno's impressionistic vignettes (In Japa, with a whiff of Enya-esque ether and romantic piano figures) and Eno's static watercolors (A Splendid Flow Of Grace), and, as usual, Bone displays his skills at crafting sensual and exotic jazz themes (Sudanaram). The ten pieces caress different scenarios and settings, careening through visions of medieval Marrakesh, jesters and caravans (Barhoom), and mirages of transcendence drenched in languid symphonic passages and propelled by funk beats (Buddha's In Baghdad). Other standouts include the African ragas Intricate Autumn and Templenet (imagine Dollar Brand dueting with tribal tablas) and the psychedelic suite with rhythm and blues overtones Arabaya. Perhaps not as "disorienting" as the title suggests, but certainly setting a new standard for Bone's research in jazzy melody, syncopated rhythm and exotic arrangement.

The Reality Temples (Spiralight, 2005) continued Bone's venture into world-music.

Saiyuji (Quirkworks, 2005), the third album of the world-music trilogy, contains nine mid-length vignettes. The geometric piano sequences of By Any Other Name, sustained (alas) by drum machines, and the soul-jazzy Aquaville (more drum machines) are the weakest points. The arrangements of the rest shine. Saiyuji Dawn alternates from Terry Riley's colorful repetition to Jon Hassell's haunting trumpet wails and to exotic polyrhythmic patterns. Saiyuji Dusk is its mirror image, with an accordion-like sound replacing the trumpet-like instrument. The exotic overtones are particularly effective. Vagabond Messiah combines sprightly middle-eastern percussion, a new-age flute melody and a female invocation. The Road to Ahamkara weaves several repetitive figures together, creating a strong rhythmic urgency. Despite a couple of weak tracks, Saiyuji is probably the most refined and mature chapter of the trilogy.

The four-movement Vespera (2006) marked a major return to Bone's ambient roots. The first movement is the quintessential static, droning piece, although at the beginning it emits the quality of gregorian chants and then it subtly incorporates elements of Klaus Schulze's cosmic music and Harold Budd's sugary filigrees. The second movement is driven by a lulling melody that could have been lifted from a Mozart symphony and played at half speed. The fourth movement is a hypnotic blend of gently oscillating drones, tidal electronic sighs, liquid piano notes and samples of an opera tenor. Bone's attempt at reiventing sacred music is not only inspired but also enlightening on the relationship between ancestral beliefs and modern music.

Via Poetica (Quirkworks, 2007), a collaboration with poet Lisa Indish, contains some of Bone's most poetic vignettes (And It Is Life, Where Should My Arms) as well as some examples of his dance music. Bone offers a remix version of How I Wish To Fly. The original version is in fact the most hypnotic and undefinable of these humble tracks, reminiscent of Laurie Anderson's best work.

Experiments 80-82 (Quirkworks, 2007), that samples the limited-edition cassettes Quiz Party and Life In Video City as well as a compilation, documents the beginning of Richard Bone's music, when he was under the influence of Morton Subotnick, Tod Dockstader and other cacophonous electronic composers.

Infinite Plastic Creation (2007) is another collection of futuristic instrumental songs, except that this time around several of them sound like existential meditations rather than soulful entertainment. They range from the brooding electronics of Ryder Adrift and The Last Soul of Sophia Sinn to the gentle electronic tide of Kharmacom to the romantic theme of Where Stars Await You and the pensive piano-driven melody of Imperial Glide. The lengthy closer, Indiga, Once Again, has a pastoral and almost funereal pace.
Even on his most serious work, though, Bone cannot refrain from delivering a few lightweight nuggets: the danceable, jazzy, exotic Elastic Sahara, Essence of Diamond (the most radio-friendly of the batch), Father of Pearl and Toward Amitaf.

Sudden Departure (Quirkworks, 2008) contains some of Bone's most sophisticated ideas. To start with, Unknown Waters concocts a mournful atmosphere by weaving together imitations of baroque, requiem and chamber music in a wave-like repetition of simple melodic patterns that peaks with simulated vocal drones. From the tinkling reflections of Sea Clouds to the angst-filled and slightly atonal The Memory of Caves to the oblique oscillations of School of the Builders to the peaceful sea of chords that envelops the piano sonata Temptara Bone projects a new sense of calm and maturity. Unfortunately Bone cannot resist the temptation to throw in a few dance pieces, from the funky/exotic Paetr Pax to the vocal-driven march-like scherzo of Ophir (what a waste of a great intuition), although Fractal Ashes must be one of his most intriguing "songs", a sort of psychedelic ditty with a melody a` la Beatles.

(Translation by/ Tradotto da xxx)

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