Borbetomagus
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Borbetomagus (Agaric, 1980), 6.5/10
Work On What Has Been Spoiled (Agaric, 1981), 6.5/10
III (Agaric, 1982), 6/10
Industrial Strength (Leo 113, 1983), 5/10
Barbed Wire Maggots (Agaric, 1983), 8.5/10
Bells Together (Agaric, 1985), 5.5/10
Borbeto Jam (Cadence, 1985), 7/10
Zurich (Agaric, 1985), 5.5/10
New York Performances (Agaric, 1986), 5/10
Seven Reasons For Tears (Purge 027, 1987) , 5/10
Fish That Sparkling Bubble (Agaric, 1987), 7/10
Sauter/Dietrich/Moore: Barefoot In The Head (Force Exposure, 1990)
Snuff Jazz (Agaric, 1990), 4/10
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New York's trio Borbetomagus produced hurricanes of free-jazz music for two saxophones (Jim Sauter and Don Dietrich), guitar (Donald Miller) and electronic distortion. Their delirious improvised bacchanals constituted a sort of "baroque" style of the ugly and the noisy. The devastating early "concordats" of Borbetomagus (april 1980) and Work On What Has Been Spoiled (april 1981), the abstract and grotesque soundpainting of Borbeto Jam (october 1981), that seemed to exhaust the expressive power of the "concordats", the cacophonous symphony Barbed Wire Maggot (may 1982), perhaps their most extreme statement, and Fish That Sparkling Bubble (march 1988), a ferocious collaboration with noise-meister Voice Crack (Norbert Moeslang and Andy Guhl), had little in common with the traditional quest for "sound" in jazz, a quest for an atmospheric, romantic and, ultimately, pleasant sound.
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I Borbetomagus sono un trio di New York capace di produrre uragani free jazz per due sassofoni (Jim Sauter e Don Dietrich) e chitarra (Donald Miller) distorti da folate elettroniche.

I primi due dischi, Borbetomagus (Agaric, 1980), con Brian Doherty all'elettronica e relativamente vicino alla new wave della musica rock, e Work On What Has Been Spoiled (Agaric, 1981), con Hugh Davies al posto di Doherty, contengono undici Concordats al limite delle possibilita' sonore degli strumenti, bolge di suoni casuali d'intensita' lancinante. Nonostante il suo voler essere terminale, definitiva, insuperabile, la musica mostra una sua progressione logica: l'enfasi feroce e barbara dell'1 e' propedeutica ai barriti spaventosi del 6 e agli stridori spasmodici dell'11.

Anche gli album successivi, realizzati attorno a un trio (Sauter, Dietrich, Miller) senza elettronica, III (Agaric, 1982), aka Black Album (1982), che assembla alcune esibizioni dal vivo del 1979-1981 , fra cui Inroads (august 1981) e Aimi Studio (september 1981), annovera ancora Doherty, e Industrial Strength (october 1981 - Leo 113, 1983), altri "concordats" per un ensemble piu' ampio di sette musicisti, tutti improvvisatori (trumpeter Toshinoro Kondo, bassist Peter Kowald, cellist Tristan Honsinger, clarinetist Milo Fine), segnano un'evoluzione nello stile, per nulla piu' composto anzi piu' atroce che mai, ma al tempo stesso piu' carico di pathos primitivista.

Barbed Wire Maggots (may 1982 - Agaric, 1983 - Agaric, 2005) contains one long jam divided into two parts (the sides of the original LP). It represented, in many ways, the culmination of the early violent and unbridled free-jazz experiments. First of all, it consolidated the infrastructure of Borbetomagus around the granitic of core Donald Miller's guitar and the twin saxophones of Jim Sauter and Don Dietrich. Second, this symphony of hyper-cacophonous electrical discharges, of demented improvisation from musicians who compete at wreaking havoc, shaped once and for all the trio's neurotic identity away from the beaten tracks of jazz and rock music.
The instruments create the initial tension by vibrating one against the other, almost testing each other's will to challenge conventions. Then the reeds start screaming like wounded animals, and a lava-like torrent of loud, abrasive, howling timbres erupt from the trio. Occasionally a fragment of a melody surfaces from under the sheet of hellish noise, but it is invariably welcomed by the sarcastic, deformed echo of the other instruments. Occasionally, one or both of the reeds indulge in long shrill phrases that end up sounding like parodies of John Coltrane. The pace is delirious. The reeds routinely shout louder than the guitar's manic distortions, but eventually (12 minutes into the jam) the guitar commands a pause of sparser dissonances. Now the concerto shifts towards a lewd exhibition of abominable timbres. Appropriately, this section cultimates in the instruments emitting rounds of high atonal squeaks like hyenas celebrating on the carcass of the prey. This orgy of hallucinated wild life decays into a storm of droning, buzzing and hissing sounds. The second part of the jam takes six minutes to pick up volume, and it never quite matches the first part's intensity until the Babel-ian chaos about twelve minutes into the track that creates an impenetrable wall of dissonance. Miller caps the mayhem with a devastating fractured guitar solo that makes Jimi Hendrix sound like a traditionalist. By the end of the 44 minutes, the pandemonium has tested the physiological limits of human hearing and the cognitive limits of the human brain.
La lunga Barbed Wire Maggots (Agaric, 1983 - Agaric, 2005), logica conseguenza di quegli esperimenti, e' il delirio piu' violento del free jazz, una sinfonia di fondi-scala iper-cacofonici ultra-amplificati: la chitarra e' distorta in modo maniacale ed emette soltanto stridori e scordature repellenti, i sassofoni squittiscono e gracchiano su registri assordanti e animaleschi. Suoni tanto estremi vengono fusi in improvvisazioni demenziali durante le quali i musicisti sembrano gareggiare nel provocare i cataclismi sonori piu' efferati. A vincere e' probabilmente Miller nell'assolo devastante e torrenziale che domina il finale. Per quaranta minuti il pandemonio accumula gargarismi e barriti al limite fisiologico delle capacita' uditorie degli esseri umani.
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Presa coscienza dei loro mezzi, i Borbetomagus possono permettersi di delirare su di essi, di entrare nella fase di un loro personale "barocco". Su Bells Together (january 1985 - Agaric, 1985), una raccolta di duetti fra Sauter e Dietrich, svettano i pigolii maniacali di High I, i gargarismi subsonici di Monk Jimbo On Safari e i glissando spasmodici di Sykes. Il disco, il piu' meditato e ordinato della loro produzione, puo'costituire un valido trait d'union fra gli improvvisatori liberi di Chicago e gli ensemble elettronici.

Zurich (october 1984 - Agaric, 1985), con i feedback del chitarrista Donald Miller in bella evidenza, contiene due lunghe, concitatissime suite (Fleetwood DeKooning e Elaine DeFleetwood), che sono fra le loro cose piu' innovative, traboccanti di effetti grotteschi da far arrossire anche Anthony Braxton. Lungi dall'avere uno svolgimento drammatico (come nell'improvvisazione orizzontale del jazz e delle colonne sonore) o dallo stratificare stati d'animo (come nell'improvvisazione verticale del minimalismo e della new age), la loro musica d'improvvisazione totale (come quella dei pittori astratti) esalta la componente puramente ludica, di un'ebbrezza incontenibile.

New York Performances (september 1986 - Agaric, 1986) registra altri quattro baccanali d'intensita' tellurica, molto prossimi al frastuono di una battaglia, con il crepitio ininterrotto di infiniti mitragliatori, lo sferragliare stridente di mezzi cingolati e il cupo rombo dei bombardamenti aerei.

Borbeto Jam (october 1981 - Cadence, 1985), registrato prima di Barbed Wire Maggots e contemporaneamente a Industrial Strength, il condensato di una jam improvvisata in studio dal settetto di Zurigo, aggiunge quattro Concordats al repertorio: il sound si e' alleggerito e rarefatto pur conservando la sua efferata bruttezza (il n.13 e il n.15 sfoggiano i pernacchi e i nitriti di sax e le scordature subsoniche di chitarra piu' suggestivi). Sempre ostili all'idea del ritmo o della melodia, i Borbeto si limitano ad accatastare rumori fastidiosi senza preoccuparsi della struttura.

La svolta viene semmai dall'elettronica. Fish That Sparkling Bubble (march 1988) aggiunge al caos congenito anche un piao di rumoristi esterni, i Voice Crack (Norbert Moeslang, Andy Guhl). Ne risultano concerti assordanti per martelli pneumatici, seghe, scosse elettriche, macchinari d'officina, sirene, sul flusso continuo di stridori del trio (We Don't Need No Warrior Goddess, per esempio). Di una violenza senza eguali, la musica fa impallidire i ricordi di Neu e Faust. Valanghe di lava sonora si riversano incandescenti sui maelstrom apocalittici di Vungavunga e un succedersi di fondiscala di abrasivita' misura le tempeste tossiche di My Tongue In Your Cheek. Live In Allentown (october 1985) e Seven Reasons For Tears (december 1987), con il bassista Adam Nodelman che si alterna alle tape manipulation (quasi un ritorno alla strategia dei primi due album), proseguono la saga piu' barbara della storia del jazz.

Barefoot In The Head (june 1988 - Force Exposure, 1990), con Thurstone Moore dei Sonic Youth alla chitarra, e' invece l'album meno selvaggio della loro produzione, con una lunga Concerning The Sun As A Cool Solid e un solenne improptu di Moore su Tanned Moon.

Il loro motto e' "free jazz free noise free spirits", la loro specialita' sono le esibizioni dal vivo, dove la ferocia non ha praticamente limiti. Usano i sax dissonanti a tutto volume a mo' di generatori di rumore in suite che ricordano tanto i rituali orgiastici dei Throbbing Gristle quanto l'alea di Iannix Xenakis e di Mauricio Kagel. Il loro primitivismo riesce a coniugare la ferocia del Pop Group e il jazz dissonante di Peter Brotzmann. Ma piu' che di primitivismo si tratta di analfabetismo insistito. La barbarie innalzata a civilta'.

Coelacanth (june 1992) was a collaboration between Borbetomagus and The Shaking Ray Levis (Dennis Palmer and Bob Stagner).

Live at InRoads (november 1982) documents a 1982 concert by the quartet of Sauter, Dietrich, Donald and Doherty.

The mediocre Snuff Jazz (august 1989), Buncha Hair That Long (march 1991 - Agaric, 1990), that collects different sessions and a George Harrison cover, Asbestos Shake (december 1990) with Voice Crack, the live Experience the Magic (december 1993), the live L'Atlas Des Galaxies Etranges (may 1993), Live in Tokyo (june 1996), the live Songs Our Mother Taught Us (april 1999), mostly document live performances that are rather self-indulgent.

Concerto for Cracked Everyday-Electronics and Chamber Orchestra (may 1994) was the third collaboration between Borbetomagus and Voice Crack (now the trio of Norbert Moslang, Andy Guhl and Knut Remond).

Donald Miller released the solo albums Here Below (Klang Industries), Flood (Warpodisc), Little Treatise on Morals (Audible), Homo Sanus (Kissy), and played in Lhasa Cement Plant (a quartet of two guitars, bass and drums), which released Chakra Full of Blood (Warm-O'-Brisk) and Back to Bolivia (Warpodisc).

Both Noises End Burning (may 2006) documents a live jam between Borbetomagus (Jim Sauter, Don Dietrich, Donald Miller) and Hijokaidan (guitarist Jojo Hiroshige, vocalist Junko Hiroshige, drummer Nao Shibata, and keyboardist Toshiji Mikawa).

Live In Allentown (Agaric, 2008) documents a session with bassist Adam Nodelman and keyboardist Scott Legrath.

Borbetomagus A Go Go (december 1998) documents a live performance, including a 33-minute Chiote A l'Esprit. The Rape Of Atlanta (Not On Label, 2010) documents a live performance of october 2004. Both feature the trio of Jim Sauter, Don Dietrich and Donald Miller. Another live performance by that trio is documented on Whole Lotta Vole (september 2005).

Biota's Cape Flyaway (ReR, 2012) contains 21 brief pieces performed by an ensemble consisting of Kristianne Gale (voice, guitar), Gordon Whitlow (organ, accordion), Tom Katsimpalis (guitars, clavioline), Mark Piersel (guitars), David Zekman (violin, mandolin), Larry Wilson (percussion), Steve Scholbe (rubab, guitar), James Gardner (trumpet), Randy Yeates (keyboards), Charles O'Meara (piano) and Randy Miotke (Rhodes, accordion).

Trente Belles Annees (Agaric, 2012) documents a 2009 concert by Borbetomagus.

Oneida's Kid Millions (drums) and Borbetomagus' Jim Sauter (tenor sax) recorded the vinyl Fountain and the cassette Bloom (april 2014 - Astral Spirits, 2015).

The Eastcote Studios Session (october 2014 - Dancing Wayang, 2016) contains two side-long tracks: Dis and Dat.

A Pollock Of Sound (Taping Policies, 2017) is a documentary about Borbetomagus by filmmaker Jef Mertens.

(Translation by/ Tradotto da xxx)

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