John Boswell
(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )

The Painter (Scarlet, 1988 - Hearts Of Space, 1994), 6.5/10
Kindred Spirits (Scarlet, 1990), 6.5/10
Festival Of The Heart (Hearts Of Space, 1992), 4/10
Count Me In (Hearts Of Space, 1993), 5/10
Trust (Hearts Of Space, 1998), 5/10
Love (Hearts Of Space, 1999), 4/10
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Fra i tanti pianisti new age che hanno rivalutato le intuizioni di Satie un musicista di Seattle, John Boswell, cresciuto in California e laureato alla U.C.L.A., ha il vantaggio di averle applicate al mondo del musical. A Broadway, infatti, ha lavorato a diverse produzioni (come direttore musicale) e ha scritto le musiche per un paio di musical minori.

Lo stile intimista di The Painter, uno dei tanti album per solo piano dell'epoca, si distingueva dalla concorrenza, fin dall'ouverture Mafu, per via di un tempo più rapido e un piglio più vigoroso. Composizioni sconsolate come la marziale Four A.M. e la funerea Quilt innestavano quanta più emozione possibile su quelle sonorità così dinamiche e robuste. Meno spettacolare, ma più penetrante, era lo stile colloquiale e cantabile di London e Back To York, un modo di raccontare facendo scorrere le dita sulla tastiera.
L'ultimo aspetto della musica di Boswell era quello legato alla vita domestica e rurale, la rapsodia sognante di James And The Giant Peach, la fuga esuberante di Path, il tema eroico di Frontiers. Soltanto Pleiades ricorreva invece all'impressionismo di moda. Lungi dal tentare qualsiasi avventura armonica, dal proporre rivoluzioni al canone della consonanza o di dar vita ad acrobazie tecniche, Boswell si atteneva al manuale della new age: musica semplice, comunicativa, rilassante.

Con sassofono e percussioni Kindred Spirits provò a vivacizzare un po' le sue grevi romanze. Rapsodie briose, sognanti ed esotiche come Waterfall e Moscow sono soltanto il preludio al panorama romantico e sensuale di Night At The Beach. L'esotismo fa da contrappeso alla classicità dei nuovi pezzi per solo pianoforte, dalla fuga a rotta di collo di Rikki's Dream alla ballad notturna di Cornwall Bridge. L'aria luminosa della title-track, che pianoforte e sassofono si scambiano avanti e indietro con continue variazioni, e quel carillon natalizio che è Climbing trasportano il meglio del melodismo di Boswell in una sfera molto intima. Questa variante del più malinconico jazz urbano fu l'effetto del suo trasferimento a Manhattan.

Con la raccolta di musiche natalizie di Festival Of The Heart ha avuto inizio il sodalizio con Brian Keane, autore di orchestrazioni lussureggianti. Boswell ricambia il favore suonando sul suo Common Planet.

La mano di Keane si avverte su Count Me In, in cui suona anche uno stuolo di smaliziati performer (fra cui il sassofonista Dave Mann, il violoncellista David Darling, Keane stesso alla chitarra). Su Reunion, il tema più forte dell'album, l'assolo struggente di sassofono ruba anzi la scena al piano. Se la melodia più orecchiabile è probabilmente quella celtica di Do It As A Friend, il titolo di tema più arioso va forse alla jazzata The Promise Of Rain. I brani per solo pianoforte (Aletha e Fourteenth Street), in chiave minore, hanno la funzione di momenti di raccoglimento, in mezzo alla musica da cocktail lounge di One Night In Paris e al sogno elettronico di Underwater Scene. Il connubio fra folk e jazz rivela le sue radici musicali, ma esalta anche un programma fra i più "puristi" della new age, avulso tanto dalla world-music quanto dalla musica classica.

Boswell suona e canta anche nel trio vocale Wiseguy. Negli anni '90 ha composto anche musiche per spettacoli televisivi, sempre facendo la spola fra New York (sua nuova residenza) e Los Angeles.

Trust (Hearts Of Space, 1998) and Love (Hearts Of Space, 1999) are collections of pop songs performed at the piano. At best, they boast suave melodies (Take My Hand and Glimpse Of Time for solo piano, as well as the lengthy I'll Carry You Through for chamber ensemble, on the former; I'll Meet You There on the latter, which adds a singer on a few songs). At worst, they recycle the most obnoxious cliches of pop muzak. (Translation by/ Tradotto da xxx)

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