Glenn Branca


(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )
Ascension (1981), 8/10
Symphony 1 (1982), 6.5/10
Symphony 3 (1983), 7.5/10
Symphony 6 (1989), 6/10
Symphony #2 (1992), 6/10
World Upside Down (1992), 6/10
Symphony Nos 8 & 10 (1994), 6/10
Symphony No 9 (1995), 6/10
Symphony No.5 (1997), 7/10
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Reduce da un'esperienza teatrale a Boston, dove aveva studiato recitazione, Glenn Branca (classe 1948) si muove dal 1976 negli ambienti dell'avanguardia newyorkese, in particolare il Kitchen di Rhys Chatham. In quell'ambito Branca fa parte del trio di chitarre di Chatham, fonda il gruppo punk dei Theoretical Girls con Jeff Lohn, il cui materiale verra` raccolto su 1978-1981 (Acute, 2002), suona con i Daily Life di Barbara Ess, e nel 1980 forma gli Static, complesso a sezione ritmica femminile (Barbara Ess alla batteria), con i quali incide il 45 giri My Relationship. Il loro materiale verra` raccolto sull'EP Static (Theoretical, 1984).

Lo stesso anno pubblica sull'EP Lesson N.1 (99Records, 1980 - Acute, 2004) la composizione Dissonance, dodici minuti di paranoia martellante, di chitarre e tastiere scordate, di suspence allucinata, di ritmi incandescenti, e Lesson N.1, trascinante crescendo minimalista in cui gli strumenti (due chitarre, basso, organo e batteria) entrano a intervalli regolari ripetendo all'infinito la stessa frase. Alla danza meccanica condotta dalle chitarre partecipano la batteria di Stephen Wischert, il basso di Frank Schroder, l'organo di Anthony Coleman. In Dissonance, il brano chiave, la chitarra di Branca si comporta come un violino, stridula e frenetica, e le tastiere come campanacci sbatacchiati di quando in quando. Sono questi due strumenti i primi ballerini: alle loro spalle il fondo di radiazione e' costituito prima dalla pulsazione ossessiva del basso e poi dall'orgasmo a mitraglia della batteria, e, in rapida successione, da una vibrazione continua in crescendo di entrambi, da una grandinata sincrona delle chitarre, da una sincope ciclica che si dilata lentamente, da un arpeggio di chitarra e da un ultimo spasimo epilettico della batteria.

Sono due brani stordenti, che contengono in embrione gli sviluppi successivi dell'opera di Branca. Il chitarrista ha inventato una musica da camera per soli strumenti rock in cui tutto cio' che produce suono viene ricondotto alla percussivita' piu' primitiva.

Il nuovo sestetto di Branca, che ripresenta soltanto il batterista Wischert, incide Ascension (99records, 1981 - Acute, 2003). Il brano "rockeggiante" The Spectacular Comodity abbandona le fredde geometrie degli esordi per una forma piu' astratta di percussivita': inizia con una nota suonata da tutte le chitarre contemporaneamente a intervalli regorali; ogni fendente rimane un attimo nell'aria, con le corde che poco alla volta cominciano a risuonare, ciascuna alla sua frequenza, come astronavi aliene che si scambino messaggi sibilanti; mentre decolla piano piano la pulsazione galoppante di Wischert, il saliscendi dei riff chitarristici culmina in vortici altissimi. Il gioco degli incontri e degli scontri, delle addizioni e delle sottrazioni, si consuma in un finale festoso, quasi una tarantella rinascimentale. In Light Field risponde a qualche altra chitarra, in un comico girotondo a ritmo di marcetta.

Il brano piu` austero del disco e' Ascension, dove l'atmosfera thrilling nevrotica e l'horror iper-razionale del suo minimalismo degenerano all'infinito in un mantra cosmico. Le chitarre che salgono in coro vengono a comporre una vibrazione universale, una fosca premonizione di apocalisse, un'ardente preghiera, un ronzio kirana che si perde sotto le grandi arcate celesti. Il suono accelera e si infittisce, passando per limite al continuo. Cupi rombi e voci del profondo vagano nel tintinnio accecante delle chitarre. D'improvviso la batteria prende a colpire con foga e le chitarre si alternano al canto simulando organi e cori da cattedrale. Sotto il frenetico incalzare della batteria la valanga acquista velocita' e precipita verso lo schianto finale.

Il laboratorio di Branca, combinando e ricombinando il suono delle chitarre, e' riuscito a sintetizzare una forma inquietante di minimalismo monolitico, immane e immanente, capace di lambire vertici mistici.

La prima sinfonia di Branca, Symphony 1 (ROIR, 1982), e' orchestrata per chitarre, tastiere, ottoni e percussioni (suonati da personaggi come Barbara Ess, Lee Renaldo, Ned Sublette e Stephen Wischert). Dopo il ronzio quasi-mantra dell'inizio, il primo movimento assume sovratoni piu' fanfareschi ed etnii per via della moltitudine di strumenti e per il piglio da grancassa della batteria, ma si qualifica ancora come musica di progressioni trascendenti; semmai i contrappunti e le interferenze (sempre in consonanza) conferiscono ai suoi orgasmi un carattere piu' tribale e meno cerebrale.

Al solito non esiste un tema conduttore, ma soltanto un crescendo tragico di risonanze, sovratoni, echi, tonfi, clangori. La sinfonia si apre con un ossessivo ronzio mantrico in "mi" maggiore, seguito da un fanfaresco conciliabolo di fiati e da un catastrofico, devastante e assordante crescendo corale. Definiti cosi' i toni mistico, comico e tragico dell'opera, il secondo movimento esplicita l'influenza della musica minimalista archetipica di Java, il gamelan, dei cui strumenti tradizionali imita il suono con appropriati timbri d'"acciaio" delle chitarre (oltre a campane e piatti): tutti gli strumenti battono ossessivamente come in un grottesco rituale tribale e l'enfasi cresce in maniera sempre piu' bambinesca, Il terzo movimento ritorna all'epica minacciosa dei maelstrom sulla corda di "mi" in cui Branca ama tuffarsi in trance con tutto l'arsenale di dissonanze: il tremolio suspense delle chitarre cresce in uno strepito intermittente di fiati (una specie di ingorgo di ambulanze dentro una tromba d'aria), il tornado mugola e prende forza sotto i rovesci della batteria. Questo movimento e' quanto di piu' violento e apocalittico Branca abbia concepito. Il finale ricorda l'avviamento di un'auto con la batteria semi-scarica: sobbalzi ripetuti, sincopi, pause; finalmente il meccanismo si mette in modo, soffiando e sferragliando; il sound metallico delle chitarre e' qui totalmente degenerato, e il ritmo va e viene senza logica, dalle frequenze altissime dell'ipnosi al relax agghiacciante dell'angoscia, e il paesaggio si popola di presse, ingranaggi, nastri scorrevoli ...

La seconda sinfonia (1982) venne pubblicata anni dopo su Symphony #2 (Atavistic, 1992), benche' registrata nel 1982. L'orchestra e' composta da undici chitarre, ciascuna costituita da tre gruppi di corde in modo che l'esecutore possa suonare (pizzicando, percuotendo o fregando) contemporaneamente tre strumenti. Rispetto alla prima presenta un ruolo piu` prominente per le percussioni. Lo sviluppo e` piu` confuso e l'impeto meno euforico.

The first movement is introduced by sparse drumbeats. The guitars intone a solemn liturgical-style hymn, their drones achieving a transcendental and martial quality. The second movement is devoted to disjointed percussive noise. The third movement opens with a volley of shrill drones that eventually coalesces into the usual triumphant bacchanal. The remaining two movements are disappointing, adding little of substance.

Nello stesso periodo Branca realizza anche la musica per il balletto Bad Smells di Twyla Tharp, sponsorizzata dal poeta John Giorno (e inclusa sulla ristampa CD di Lesson No 1).

La Symphony 3 (Neutral, 1983) per tredici musicisti (fra i quali i soliti Ess, Ranaldo, Wischert) esplora le stesse primitive tecniche armoniche, che rimandano poi sempre alle vibrazioni di una corda. Qui il progetto e' di comporre con i primi 127 intervalli della serie armonica (che coprono esattamente sette ottave), ma di nuovo il programma e' soltanto un pretesto per squarciare l'agonia della civilta' moderna con raffiche di dolorose e paranoiche mostruosita' sonore.
Abbandonata ogni seduzione del colorito strumentale, annullato il ritmo e rallentato ad infinitum lo svolgimento, il sinfonismo poderoso e solenne di Branca sostituisce all'impianto drammatico dei romantici un'angosciosa tensione delle note, in un timbro degno prima di un monumentale organo a canne e poi di campane da chiesa, un'abissale trascendenza sonora che si concretizza in un immane lamento corale, un anelito titanico in impercettibile crescendo finche' la batteria subentra a spingere il contrappunto in una dimensione ludica. Il secondo movimento (una delle composizioni piu' sinistre di Branca) piomba in una bolgia di suoni malvagi (corde, percussioni, tastiere) le cui componenti acquistano e perdono man mano volume e ritmo fino a raggiungere un senso catastrofico di vuoto assordante. Il terzo movimento, fatto di droni onirici, sembra un saggio di meditazione Buddista. Lontana dagli efferati rituali super-ominidi della prima, la terza sinfonia si propone come il suo alter-ego mistico, alla violenza cieca della materia contrapponendo un rarefatto caos spirituale.

La quarta sinfonia (1983) e' la piu' ridotta. Forse per le accuse di comporre una musica "fascista", Branca limita l'impeto dei suoi battaglioni di chitarre e raffina le armonie secondo dettami piu' accademici. Branca, come molti altri compositori della sua generazione, esplora le possibilita' della serie armonica, ma, a differenza di Chatam, per esempio, che produce sovratoni pulsanti e assordanti a partire da un numero limitato di note, Branca abbraccia l'intero scibile della serie, le stesse relazioni matematiche fra le note (e la serie diventa estremamente difficile da manipolare gia' dopo la quarta ottava). Cio` pone almeno due ordini di problemi: accordare gli strumenti e inventare una notazione grafica per lo spartito.

La Symphony No.5 (New Tone, 1997), composta nel 1984 per un ensemble di 10 strumenti che comprende tastiere, chitarre, dulcimer e batteria, lo vede di nuovo alle prese con suoni oceanici e devastanti, fusi in blocchi armonici di inaudita violenza. Ma, mentre i primi pezzi di Branca si concentravano sulle risonanze e sul clangore metallico di normali chitarre suonate all'estremo delle loro possibilita' sonore, la quinta utilizza strumenti fatti in casa accordati alla serie armonica naturale. Grazie alle leggi della fisica, le note accordate a quella serie posseggono forti sovratoni ed armoniche, che si materializzano sulle corde tese dell'ensemble come campane sbatacchiate da un uragano. La sinfonia e' composta da sette movimenti. Dopo i droni fantasmi e dissonanti del primo movimento, il tono si fa viscerale, con la forte pulsazione della batteria e gli accordi in crescendo frenetico che pennellano uno dei suoi piu' veementi rituali orgiastici. Se nel quinto movimento Branca indulge ancora in uno studio piuttosto accademico della serie naturale, nel sesto si lascia andare a un crescendo quasi religioso di dissonanze a ritmo vertiginoso.

Nella sesta, Symphony 6 (Blast First, 1989), per dieci chitarristi e batteria, Branca indulge nel manierismo con risultati inebrianti nel primo movimento, che sembra quasi un rock'n'roll mozzafiato, nel terzo movimento, con il suo devastante scampanio scandito all'unisono, nel quarto, fra il galoppo della batteria e i pattern minimalisti sovrapposti delle chitarre. e nel quinto, che dal pulviscolo iniziale fa scaturire la stasi dei mantra in un paesaggio di catastrofi galattiche.

La tecnica di Branca si basa sulla progressione rallentata e diluita di diversi elementi sonori, in modo che la meta venga raggiunta soltanto dopo un lungo snervante disfacimento, una dolorosa putrefazione, dell'assunto iniziale. Il suo modello metafisico e' il boato primordiale da cui ebbe origine il cosmo, quel rumore totale che poco a poco si dirado' lasciando emergere i suoni naturali, ma che e' ancora in agguato nel subconscio universale.

Il suo marchio di fabbrica sono le apocalissi inquietanti di Ascension e del terzo movimento della prima sinfonia, ma non meno suggestivo e' il Branca attanagliato da crisi mistiche, quello della terza o del finale della sesta, che sfrutta il suo arsenale di dissonanze per alzare solenni preghiere all'infinito.

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Branca's thundering guitar & drums minimalism repeated the same concepts in the next two guitar symphonies, both in two movements, collected on Symphony Nos 8 & 10 (Atavistic, 1994). The tenth goes for more subtle (i.e. stuttering) structures, while the eight represents sheer will of power (both movements being an endless agonizing suspense for a punch-line that will never come). Neither, however, is a significant addition to Branca's canon. His other symphonies are Symphony No 7 (1989), Symphony No 11 (1998), Symphony No 12 (1998).

World Upside Down (Crepuscule, 1992) was his first composition for the (regular) orchestra, and thus his most "classical" work. Composed (in seven movements) for a dance piece, it soars and smolders as usual.

Symphony No 9 (Point, 1995), composed in 1993, is a one-movement composition for orchestra and choir that exudes elegance but not poignancy. Branca replaces the pulsing and droning guitars with horns and strings that sound indecisive because they have to cope with his pattern-oriented scores. The whole almost never attains the visceral power of his guitar symphonies. It's like listening to the beginning of a romantic symphony repeated over and over again for 47 minutes without ever getting to the rest. The flow is monolithic. It fluctuates and retreats, but never truly progresses.

Branca is the composer who introduced massive doses of noise and rhythm into the format of the classical symphony. While dynamics always had a role in his scores, it was the massive, angst-ridden explosion of guitar chords and percussions that yielded the emotional content.

Branca has also scored films, such as The Belly Of An Architect (1986).

(Translation by/ Tradotto da Walter Romano)

Col suo rombante minimalismo chitarristico/batteristico, Branca espresse gli stessi concetti nelle due successive sinfonie per chitarra, raccolte su Symphony Nos 8 & 10 (1994). La decima rivela un compositore più sottile, mentre l’ottava è una pura ricerca di potenza. Le sue altre sinfonie sono la Symphony No 7 (1989), la Symphony No 11 (1998), e la Symphony No 12 (1998).

World Upside Down (1992) fu la prima composizione per orchestra regolare, dunque la sua opera più "classica". Composta (in sette movimenti) per un pezzo di danza, è come al solito crescente e fiammante. La Symphony No 9 (1995), composta nel 1993, è una composizione (di un movimento) per orchestra e coro, ricca d’eleganza e malinconica intensità.

Branca è il compositore che ha introdotto dosi massicce di rumore e ritmo nel formato della sinfonia classica. Anche se la dinamica ha sempre avuto un certo ruolo nei suoi risultati, fu la roboante, angosciata, tormentata esplosività delle chitarre e delle percussioni a rendere appieno il contenuto emotivo delle sue opere.

Branca ha anche realizzato alcune colonne sonore, come quella per il film The Belly Of An Architect (1986).

Symphony No 13 - Hallucination City (premiered in 2001 - Cantaloupe, 2006) for 80 electric guitars and 20 electric basses was first performed in 2001 (originally, it was meant to be a symphony for 1,000 guitars).

Indeterminate Activity Of Resultant Masses (Atavistic, 2007) documents the 31-minute composition for ten guitars, drums and timpani of 1981. The stuttering guitar pattern contrasts with the steady drumming beat, and the broad range of tunings and detunings of the guitars create a mini-symphony of sorts. There is enough movement in the counterpoint that the whole mutates into a smoother lattice of metallic clangor. The drums lead a frenzied crescendo that eventually implodes.

Lesson No 3 (2006) and The Blood (2009) were scored for four guitarists, bassist and drummer, marking a return of sorts to the sextet of The Ascension.

The Ascension: The Sequel (Systems Neutralizers, 2010) was scored for the same lineup as the original.

(Translation by/ Tradotto da xxx)

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