Harold Budd
(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso)
The Oak Of The Golden Dreams (1970), 4/10
Pavilion Of Dreams (1978), 8.5/10
Plateaux Of Mirror (1980), 5.5/10
The Serpent/Children Of The Hills (1981), 7.5/10 (EP)
Abandoned Cities/Dark Star (1984), 7/10
Pearl (1984), 5.5/10
Lovely Thunder (1987), 6.5/10
Moon And The Melodies (1986), 5/10
White Arcades (1986), 6.5/10
By The Dawn's Early Light (1991), 4/10
Music For 3 Pianos (1993), 5/10
She Is A Phantom (1994), 4/10
Through The Hill (1994), 4/10
Glyph (1995), 4/10
Walk Into My Voice (1996), 4/10
Luxa (1996), 4/10
Room (2000), 6/10
Avalon Sutra/As Long As I Can Hold My Breath (2005), 6/10
In The Mist (2011), 6.5/10
Links:

Harold Budd, one of the founding fathers of ambient music, crafted sugary, velvety, tinkling cartilages such as Bismillahi Prahmani Brahim (1978), Children On The Hill (1981), Abandoned Cities (1984), Dark Star (1984), Gypsy Violin (1987), that emphasized the hypnotic quality of droning and repetition.


This article was originally written for an Italian-language book. If English is your first language and you could translate the Italian text, please contact me.


Scroll down for recent reviews in english.

Harold Budd (nato a Los Angeles nel 1936 e inizialmente avviato al jazz) condusse per anni ricerche sulla qualità grafica della musica (un brano si giudica dalla bellezza del suo spartito), sulla possibilità di comporre musiche modulari (brani che possono essere usati in qualsiasi ordine e combinazione) e sulla gestualità più radicale (brani che consistono semplicemente nella sequenza di azioni che l'esecutore deve compiere). I suoi primi esperimenti elettronici comparvero su The Oak Of The Golden Dreams (Advanced, 1970 - New World, 1999), un album in gran parte dedicato a composizioni di Richard Maxfield ma contentente anche la suite minimalista The Oak Of The Golden Dreams di Budd per sintetizzatore. Una delle sue prime composizioni, Intermission Piece, è da suonarsi in maniera del tutto casuale ma soprattutto "in assenza di pubblico". Lirio (agosto 1970) fu una performance solista per gong di 24 ore, The Candy-Apple Revision e Unspecified D-flat Major Chord sono altre composizioni dell'epoca. Solo Madrigals Of The Rose Angel (1972), per coro di cantanti in topless, arpa, piano, percussioni, celeste e coro, fece presagire la sua vera vocazione.

Benché fosse dal 1969 uno dei principali ricercatori al California Institute Of Arts, trovò soltanto in Inghilterra, nove anni dopo, alla corte di Brian Eno, l'occasione per emergere. Harold Budd (Advance, 1971) fu l'album d'esordio.

La cartilagine di Bismillahi Prahmani Brahim, pubblicata su Pavilion Of Dreams (novembre 1976 - Obscure, 1978), che raccoglie musiche dei primi anni '70, ispirata a un motto del Corano e orchestrata per il sassofono di Marion Brown, è una vertigine nel nulla: un gorgo lento e fioco inghiotte le note estatiche del sassofono, le tempere del pianoforte, i rintocchi dell'arpa, i bisbigli delle marimba. È una musica mistica e crepuscolare, per certi versi avvicinabile alla liturgia tibetana, ma altrettanto radicata nella tradizione del free-jazz più mistico (John Coltrane, Pharoah Sanders). Sogni e specchi sono gli elementi di cui è costituita la materia del suo universo.
A loro volta i brevi aforismi che inzuccherano i suoi dischi sono scrupolosi appunti per il grande progetto "ambientale" di Eno, mistici e introversi ralenti che annullano ogni emozione. Si tratta di moderni madrigali, come Budd stesso li aveva definiti ai tempi di Madrigals Of The Rose Angel e Madrigals, entrambi per mezzo-soprano, pianoforte e arpa, entrambi lenti e ineffabili respiri mentali.

Plateaux Of Mirror (Obscure, 1980) did not completely do justice to Budd's vision. The music-box piano sonata First Light, the reverb-filled slow-motion lounge jazz aria of The Plateaux Of Mirror, the warm breeze of the free-form fantasia An Arc Of Doves are pleasant background muzak but fail to truly capture the imagination. Not Yet Remembered experiments with vocals, but ends up sounding like an amateur imitating psychedelic-era Pink Floyd. The piano playing is generally too shallow (even for music that wants to be unremarkable) and the arrangement more often detract than augment. There is a poignant melody inside Among Fields Of Crystal but the piano doesn't quite know how to complete it.

(Translation by/Tradotto da Davide Carrozza)

La sua musica, dedicata a "padiglioni di sogni" (titolo della prima raccolta) e a "vassoi di specchio" (titolo dell'album in coppia con Eno che lo rivela), in Plateaux Of Mirror (Obscure, 1980) è vellutata ed eterea, aritmica e ripetitiva, intessuta di fili sonanti, di vibrazioni impercettibili e di tintinnii minimi, ma non rende completa giustizia alla visione di Budd. La sonata pianistica per carillon in First Light, l'aria jazz lounge riverberata e al rallentatore di The Plateaux Of Mirror, la calda brezza della fantasia free form An Arc Of Doves sono piacevole muzak di sottofondo ma non riescono a catturare veramente l'immaginazione. Not Yet Remembered sperimenta con la voce ma alla fine suona come un'imitazione da principianti dei Pink Floyd dell'era psichedelica. In generale, il piano è suonato in maniera troppo piatta (anche per essere musica che non vuol essere rilevante) e gli arrangiamenti detraggono più che accrescere. C'è un'intensa melodia in Among Fields Of Crystal ma il piano non sa come completarla.

La sonata per pianoforte di Children On The Hill su Serpent/Children Of The Hills (Cantil, 1981), resterà uno dei capolavori dell'avanguardia minimale e ambientale, quasi un carillon straniato d'altri tempi, colonna sonora per tristi serate autunnali. Questa musica tonale, melodica, è la versione laica del minimalismo di LaMonte Young.

A collaboration with Brian Eno and Daniel Lanois, Pearl (EG Records, 1984), yielded another gallery of ambient and oneiric watercolors. The limitations are the same of Plateaux Of Mirror: the piano playing is not only minimal in quantity but also in quality, so the melodies of Late October and The Pearl are not given a chance to flourish. The new-age electronic arrangement is misguided at best. The winners are the pieces that focus on oneiric and exotic soundscapes, like A Stream With Bright Fish and An Echo Of Night, or just impressionistic frescoes of cosmic landscapes, like Against The Sky.

(Translation by/Tradotto da Davide Carrozza)

Una collaborazione con Brian Eno e Daniel Lanois, Pearl (EG Records, 1984), fruttò un'altra galleria di acquerelli onirici e ambient. I limiti sono gli stessi di Plateaux Of Mirror: l'esecuzione al piano è minimale non solo in quantità ma anche in qualità, quindi le melodie di Late October e The Pearl non hanno possibilità di prosperare. Nel migliore dei casi, l'arrangiamento elettronico new-age è maldestro. I pezzi migliori puntano su ambientazioni oniriche ed esotiche, come A Stream With Bright Fish e An Echo Of Night, o su affreschi impressionistici di paesaggi cosmici, come Against The Sky.

Nella suite elettronica Dark Star Budd abbandona l'approccio epigrammatico e lezioso a favore di una suite drammatica, oppressiva e pantagruelica, risonante sulle armoniche più cupe e minacciose della sua carriera, una sorta di ronzio mantrico ininterrotto con la suspence di un thriller, doppiata dall'angoscia apocalittica di Abandoned Cities/Dark Star (Cantil, 1984), vibrazione subsonica che somiglia al lento salmo di un organo a canne. Sono brani in cui l'idea di fondo viene estremamente dilatata, come per tendere all'accordo perpetuo che costituisce, secondo diversi popoli orientali, il fine ultimo dell'universo.

Dopo aver registrato con Elizabeth Frazer e Robin Guthrie dei Cocteau Twins il mediocre Moon And The Melodies (4AD, 1986), sul quale sciorina alcune delle sue atmosfere estatiche e cristalline (Ghost Has No Home, Memory Gongs), Budd approda sull'album Lovely Thunder (EG Records, 1987) a un sound più grigio e pessimista con Flowered Knife Shadows (nuova versione di Ghost), vertigine oscura e deforme di pianismo diffratto, e Gypsy Violin, estatica e solenne, glaciale e tenebrosa, requiem fermato sulla nota più tragica del coro e perturbato da struggenti e desolate melodie di violino.

Budd's delicate and feathery music evolved towards the majestic sound of electronic new-age music on White Arcades (Land, 1986 - Opal, 1988), notably the dense, choral, shimmering and tinkling stream of consciousness of White Arcades, the tiptoeing and galactic Balthus Bemused By Color, the exotic apotheosis for strings and marimba of The Real Dream Of Sails. The excursion into synth-pop of The Child With A Lion is less welcome. Pavilion and Pearl tried the same format (the short impressionistic vignette) but failed because they relied too much on the piano. White Arcades succeeds better where those fail because the arrangements lend more substance to the atmosphere. Nonetheless this one also boasts one of Budd's best piano fantasias: Algebra Of Darkness.

During the 1990s Budd retreated towards more and more elementary structures: She Is A Phantom (New Albion, 1994) added a chamber ensemble of clarinets, keyboards and percussions, but includes tedious spoken-word pieces. Music For 3 Pianos (All Saints, 1993) flirted with classical music.

Through The Hill (All Saints, 1994) was arranged by Partridge of XTC.

L'evoluzione naturale della musica delicata e impalpabile di Budd è verso il sound lento e maestoso della new age, come confermano anche gli acquerelli cosmico-ambientali dell'album White Arcades (Land, 1986 - Opal, 1988): il flusso di coscienza denso, corale, vellutato, luccicante e tintinnante di White Arcades, la galattica in punta di piedi Balthus Bemused By Color, l'esotica apoteosi per archi e marimba di The Real Dream Of Sails. L'evoluzione nel synth-pop di The Child With A Lion, cornucopia di struggenti melodie, è meno benvenuta. Pavilion e Pearl tentavano lo stesso formato (la breve vignetta impressionista), ma fallirono perché si affidavano troppo al piano. White Arcades è un successo perché negli altri album l'arrangiamento dava più sostanza all'atmosfera. Ciononostante, quest'album vanta una delle migliori fantasie di Budd per piano: Algebra Of Darkness.

Le opere degli anni '90 ripiegano su schemi sempre più elementari, dimostrando una certa carenza di idee: She Is A Phantom (New Albion, 1994) tenta di rinnovare il sound aggiungendo un ensemble (clarinetti, tastiere e percussioni), e comprende stucchevoli brani di poesia letti da Budd stesso. Non è neppure chiaro quale sia l'esperimento tentato in Music For 3 Pianos (All Saints, 1993), che flirta con la musica classica.

Through The Hill (All Saints, 1994) si avvale degli arrangiamenti eccentrici di Partridge degli XTC.

The brief chamber compositions of By The Dawn's Early Light (Opal, 1992) sound like mere sketches, blueprints, for more extended compositions that never materialized. Adding an electric guitar is not the smartest of ideas to introduce novelty in Budd's sound. The guitar drones bestow an hare-krishna feeling on Down the Slopes to the Meadow (the longest composition at seven minutes). That's about as original as it gets. The strings try to create an adagio-like atmosphere (Boy About 10, The Photo of Santiago McKinn), but there is a dearth of memorable melodies. What is not ruined by the guitar, is ruined by the vocals (another really bad idea).

Walk Into My Voice (MaSo, 1996) is a collaboration with Daniel Lentz e Jessica Karraker. Budd and Lentz, two of contemporary music's most influential composers, who had already collaborated on 1993's Music For 3 Pianos (All Saints), write and perform the "soundtracks" for 33 short fragments of poetry recited by Karraker. The texts belong to poets of the so-called "beat generation" (Ferlinghetti, Patchen, Levertov, etc), who were trying to create the literary analogous of jazz improvisation. Budd's scores are light and sparse, leaving the voice in the foreground. They resemble some of Ashley's most colloquial operas. Buy the CD if you're interested in highly sophisticated spoken word. Budd's music is a minor detail.

Glyph (Mute, 1995), a collaboration with Hector Zazou, offers more spoken poetry, for those who can stand it.

(Translation by/Tradotto da Davide Carrozza)

Le brevi composizioni da camera di By The Dawn's Early Light (Opal, 1992) suonano come semplici appunti per composizioni mai materializzate. Tentare di riscaldare l'atmosfera con interventi alla chitarra elettrica non è l'idea migliore per introdurre novità nel suono di Budd. I droni di chitarra danno la sensazione di hare-krishna in Down the Slopes to the Meadow (la composizione più lunga, con i suoi sette minuti). È originale come viene. Con gli archi si tenta di creare un'atmosfera da adagio (Boy About 10, The Photo of Santiago McKinn), ma mancano melodie memorabili. Quel che non è rovinato dalla chitarra, è rovinato dalle voci (altra pessima idea).

Walk Into My Voice (MaSo, 1996) è una collaborazione con Daniel Lentz e Jessica Karraker. Budd e Lentz, due compositori tra i più influenti della musica contemporanea, che avevano già collaborato in Music For 3 Pianos (All Saints, 1993), scrivono ed eseguono le "colonne sonore" per 33 brevi frammenti di poesia recitati dalla Karraker. I testi appartengono a poeti della cosiddetta "beat generation" (Ferlinghetti, Patchen, Levertov, etc), che provavano a creare l'analogo letterario delle improvvisazioni jazz. Le partiture di Budd sono leggere e sparse e lasciano la voce in primo piano. Ricordano le opere più colloquiali di Ashley. Comprate il CD se siete interessati al parlato altamente sofisticato. La musica di Budd è un dettaglio minore.

Glyph (Mute, 1995), una collaborazione con Hector Zazou, offre più poesia parlata, per chi la sopporta.

If English is your first language and you could translate this text, please contact me.
Scroll down for recent reviews in english.
Luxa (All Saints, 1996), il primo vero disco dal 1991, contenente vignette per piano, sintetizzatore e strumenti etnici, fatica a ritrovare il suo stile. Ancora sotto l'influenza dei Cocteau Twins, Budd si adagia nelle soporifere A Sidelong Glance From My Round Nefertiti e Feral.

La musica di Budd, fatta di riverberi infiniti e di apparizioni fugaci, ora liriche ora lugubri, tesse una filigrana ineffabile di piccoli suoni elementari. Budd discretizza il minimalismo fino a renderne vano il processo di costruzione graduale del suono, fino a dissolverne l'alchimia dei timbri in un flusso amorfo di vibrazioni. Budd non è più riuscito, però, a ripetere la tenera rarefazione di Bismillahi Prahmani Brahim, né la lirica cantabilità di Children On The Hill, ed è man mano affondato nel grigio torpore di Dark Star, Abandoned Cities e Gypsy Violin, a tentare di umanizzare l'onda immane di LaMonte Young.

Gli onirici, languidi, luccicanti vagiti melodici che sono diventati il suo marchio di fabbrica sono anche diventati lo stereotipo della musica "ambientale". Dell'invenzione originale di Eno è rimasto ben poco, e quel poco che è rimasto è tutto nella musica di Budd.

While less ambitious, Room (Atlantic, 2000) harks back to the lyrical melodies of his early compositions.

Avalon Sutra/As Long As I Can Hold My Breath (Samadhi Sound, 2005) was announced as Budd's final recording. The first disc is a cycle of Budd's ambient vignettes (some for solo piano, three Arabesques with John Gibson's sax, and sonatas with strings, including As Lond As I Can Hold My Breath). The second disc is a remix disc by Akira Rabelais.

Budd has also composed a String Quartet (2001) in four movements and a String Quartet (2003) in five movements.

Fragments from the Inside (2005) was a collaboration with guitarist Eraldo Bernocchi.

In The Mist (Darla, 2011) contains the five-movement The Whisper for solo piano, the three-movement Gunfighters for piano and glitch electronica, and the five-movement Shadows for string quartet. Here Budd merged neoclassical ambitions with his vintage majestic drift. He returned to mine his original postulate, that hushed hybrid of melancholy and bliss, as if those two moods were the same at very low volume and then split at higher volume in a case of spontaneous symmetry breaking as prescribed by Quantum Physics.

(Translation by/Tradotto da Davide Carrozza)

Il meno ambizioso Room (Atlantic, 2000) riprende nelle melodie il lirismo degli esordi.

Avalon Sutra/As Long As I Can Hold My Breath (Samadhi Sound, 2005) fu annunciato come la registrazione finale di Budd. Il primo disco è un ciclo di vignette ambient di Budd (alcune per solo piano, tre Arabesques con il sassofono di John Gibson, e sonate con archi, tra cui As Long As I Can Hold My Breath). Il secondo disco è un remix di Akira Rabelais.

Budd ha anche composto uno String Quartet (2001) in quattro movimenti e uno String Quartet (2003) in cinque movimenti.

Fragments from the Inside (2005) è una collaborazione con il chitarrista Eraldo Bernocchi.

In The Mist (Darla, 2011) contiene i cinque movimenti di The Whisper per solo piano, i tre movimenti Gunfighters per piano ed elettronica glitch, e il quartetto per archi Shadows in cinque movimenti. Qui Budd fonde le sue ambizioni neoclassiche con la sua maestosa deriva d'annata. È tornato a scavare nel suo postulato originale, quel silenzioso ibrido di malinconia e oblio, come se fossero lo stesso stato d'animo a volume bassissimo, per poi dividersi a volume più alto in un caso di rottura spontanea di simmetria, come prevede la fisica dei quanti.

The live piano solo Perhaps (december 2006) was a memorial for composer James Tenney.
What is unique about this music database