Jim Chappell
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Tender Rituals (Unspeakable Freedom, 1985 - Music West, 1985) ***
Dusk (Music West, 1986) ***
Living The Northern Summer (Music West, 1989) **
Saturday's Rhapsody (Music West, 1990) ***
Nightsongs And Lullabies (Music West, 1991) *
In Searh Of The Magic (Real Music, 1993) **
Over The Top (Real Music, 1993) **
Manila Nights (Real Music, 1994) * with Hearsay
The EarthSea Series vol.1 (Real Music, 1994) *
Laughter At Dawn (Real Music, 1994) **
Acadia (Gallery, 1996) *
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Jim Chappell, pianista del Michigan, è passato attraverso una lunga e dura gavetta di provincia prima di arrivare alle classifiche di vendita della new age. Lasciato il mestiere di scrittore di canzoni a Nashville, si trasferì a Carmel, in California, dove cominciò ad esibirsi nei club della spiaggia.

Il primo album di Jim Chappell, Tender Rituals, aprì le porte della new age a molti improvvisatori di cocktail lounge, nobilitando di fatto quella che è una delle tradizioni musicali più sottovalutate d'America.
Chappell, capace di attingere al repertorio del ragtime e del musical, alterna temi melodici in crescendo, appena jazzati, alla Richard Clayderman, come Blue Racer, Hangin' Out, Waltz For A Friend e la title-track, a bozzetti vivaci e impressionisti alla Leo Kottke come Free Again, Magic Sleigh Ride e Otter Chase che contrastano con le serenate tristi e dimesse, descrittive e introspettive di Ode To An Ancient Silhouette e Sea Feeling.
La routine del cocktail lounge, fatta di mille citazioni amalgamate in un flusso di coscienza ininterrotto, viene qui istituzionalizzata in una forma espressiva anti-virtuosa che costituisce il veicolo più idoneo per uno stato d'animo di rapito abbandono.

A partire da Dusk la sua forma-sonata diventa ancor più romantica. Quella di Spirit Prince, movimentata con i saliscendi emotivi di una fiaba, di Arapaho Firelight, con quel senso di grido nel vuoto, di Dusk, immersa in un'atmosfera tetra, è una musica tenera e dimessa, lenta e soave, ma capace di librarsi all'improvviso in frasi melodiche più veementi. E' uno stile che diventa quasi colloquiale nella sommessa Venusg e nella più jazzata Stars In The Yard.
La cantabilità e il patetismo rimangono le sue armi migliori, come nelle commosse progressioni melodiche di Gone, forse il vertice del disco. Indubbiamente maestro dell'esecuzione al pianoforte, come dimostrano i temi duali e sovrapposti di Elfin Territory e il fraseggio elegante di Heartsong, Chappell è sempre più il poeta della penombra, del notturno, del chiaroscuro, dello sfumato.

La svolta di Living The Northern Summer verso una musica per ensemble (il tema sentimentale per sassofono di The Finest of Times, la musica da camera per archi di Golden Again), benche' ancora largamente impostata sul pianoforte, (la pimpante June Dance, la squillante Adventure No 8, la tetra Secrets In The Woods), diede frutti sul successivo Saturday's Rhapsody, una raccolta di emozionanti mini-concerti per piccola orchestra (fra i tanti, anche Mike Marshall al mandolino e Michael Pluznick alle percussioni), ciascuno guidato da uno strumento diverso: le jazzate Saturday's Rhapsody, A Weekend to Remember e Adventure No 11 (sassofono), la rinascimentale The High Road (flauto), la tenera elegia di Woman in the Mirror (quartetto d'archi), la lounge music sudamericana di Estar Contigo (sassofono), i romantici temi quasi da film di Rain e One Last Time. A questi pezzi "seri" fanno da contraltare alcuni momenti d'ispirazione folk: la spigliata e cantabile Field Day (violino), la briosa Sidewalk Characters, il comico ragtime di Fancy Pants. Con o senza orchestra, il talento melodico di Chappell e` al culmine.

In Search Of The Magic sarà invece un disco di pop-jazz, in cui Chappell è accompagnato da un complesso di batteria, sassofono e chitarra (Stay With Me la ballad classica). E' quella anche la chiave di lettura di Over The Top, in cui la chitarra di Jean-Michel Huré prende spesso il sopravvento per forgiare un'armonia più aggressiva (That's Right, Freedom e la title-track), anche se i momenti più atmosferici e misteriosi sono quelli in cui il piano guida il combo verso sentieri poco battuti, al confine con l'esotico e il mistico (The Wanderer e A Deeper Road).

Il complesso di Huré viene battezzato HearSay in occasione di Manila Nights, disco ancor più grintoso che punta sull'esotismo fragoroso di Victory e della title-track, o tutt'al più nel pop cadenzato di Tall, ma ottiene risultati più suggestivi nei due momenti più introversi: il cool jazz di Emotion Road e la sensuale ballad di Lisa Marie.

Un filo di sintetizzatore completa gli arrangiamenti dei bozzetti gioiosi e riflessivi di The EarthSea Series, da Holiday a Rainbow Land (uno dei suoi ritornelli più orecchiabili). E' forse l'inizio di una fase di ripensamento perché, ridotta l'enfasi jazz-rock in questo disco, Chappell sente il bisogno di tornare al formato più intimo delle sonate per pianoforte sul successivo, Laughter At Dawn. Rispetto alle rapsodie notturne degli inizi, le Open Space e Within The Rose Od Lavender sono infinitamente più melodiche e vivaci. Dai night club si è passati al focolare domestico, e proprio il sapore delle cose quotidiane emana dalle filastrocche saltellanti di Happy Hat e Surprise Visit. Il disco contiene anche cinque improvvisazioni dal vivo al pianoforte, in particolare la lunga title-track.

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