Peter Davison
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Selamat Siang/ Music On The Way (Avocado, 1980) ***
Glide (Avocado, 1981) oppure (Higher Octave, 1987) ***
Star Gazer (Avocado, 1982) (Higher Octave, 1987) **
Forest (Avocado, 1983) (Higher Octave, 1987) *
Mountain (Avocado, 1984) *
Traces (Avocado, 1985) *
Winds Of Space (Higher Octave, 1986) **
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Alternandosi al flauto, al sassofono, al sintetizzatore e alla chitarra, e facendosi accompagnare soltanto da Katie Kirkpatrick all'arpa e da Fred Seykora al violoncello, Peter Davison cesellò uno degli album più intensi e mistici della musica elettronica new age, Music On The Way.
La sua musica può essere monolitica fino alla noia (per esempio nella Morning Meditation, in cui Davison improvvisa al flauto su un sottofondo minimalista), ma più spesso trova una dimensione al confine fra free jazz, new age elettronica e world music.
Così in Songs In The Wind il suo sassofono libera un canto celestiale che si rifrange contro l'improvvisazione free form e atonale del violoncello, dell'arpa, del synth e del vento; in Summer un flauto duetta con se stesso su rumori di onde e rimbombi di violoncello; e nella preghiera di Selamat Siang l'arpa e il sassofono si alternano a sciorinare accordi paradisiaci su un sottofondo di elettronica borbogliante alla Subotnick. L'uso del sintetizzatore è tutt'altro che new age: invece di calibrare melodie artificiali, Davison produce soltanto rumori, talvolta del tutto cacofonici e talaltra imitazioni di suoni naturali. Il ruolo guida è sempre dei fiati.

Quell'austera ed ascetica forma di musica cosmica trova una sistemazione più organica nei sei Glide: il primo per violino, il secondo per arpa, canto e synth, il terzo e il sesto per flauto e synth, il quarto per chitarra, flauto e synth e il quinto per synth e percussioni. E almeno il secondo (nel quale Davison riesce a creare l'atmosfera più paradisiaca della sua carriera), il terzo (colonna sonora ipnotica per relax totale), il quarto (che potrebbe essere un requiem barocco) e il quinto (che è il suo primo acquerello "cosmico") riescono a trarre vantaggio dai limiti che Davison si è auto-imposto. I movimenti della sinfonia sono altrettanti "om", lenti e immanenti, profondi e delicati.

Meno concettuale e appena più emotivo, Star Gazer condensa quelle luminose intuizioni in composizioni da camera che conservano quell'austerità monacale ma la sposano a vigorosi contrappunti elettronici e melodie quasi pop. L'eclettismo di Davison viene insomma messo al servizio di una musica più comunicativa. Le orchestrazioni sono sempre le più svariate: la preghiera di Luminous è recitata dalla chitarra, su uno sfondo di sfarfallii del sintetizzatore; il valzer di Mily Way Tears è condotto dal flauto su uno strimpellio classicheggiante dei violini; e così via. La melodia viene annullata soltanto dall'intensità religiosa di alcuni brani, che diventano allora soltanto delle nubi di accordi: Blue Spiral vive dei riverberi dell'elettronica, del flauto e del violino. La lunga Star Gazer III testimonia invece delle sue radici nella musica classica.

L'album dimostra soprattutto il potenziale del metodo di Davison: Il ritornello del flauto di Binary Companion è degno delle canzoni di Broadway, e l'assolo di sassofono di Parallax, immerso nei tintinnii dell'arpa, è all'altezza del jazz-rock da salotto.

Da lì alla commercializzazione il passo sarà breve. Nel giro di pochi anni Davison si adeguerà agli stereotipi imperanti nel mondo della new age. Forest ritorna al formato di Glide, ovvero alla sinfonia in sei movimenti, ma utilizzando soltanto sintetizzatori e arpa. Il primo e il terzo movimento speculano sull'arpa per costruire atmosfere celestiali. Il secondo si regge su un filo di melodia di sintetizzatore, il quarto indulge in un esasperante schema minimalista. Questo metodo di musica ultra-rilassante con minimo svolgimento drammatico porta ai languori astratti del quinto e sesto movimento, affreschi nebulosi del Paradiso.

Se non altro Mountain segue un tema descrittivo, e almeno nelle rapsodie di Mountain & Valleys e Majesty Of The Sierra Nevadas riesce a rendere la sensazione dei panorami. Il motivo bucolico di Redwood Dawn, il blues per scacciapensieri di Frog Pond e il raga di Cliff Swallows sono l'anteprima della canzonetta sofisticata per yuppie.

Nel best-seller Winds Of Space Davison accoppia, come alle origini, sintetizzatore, sassofono e flauto, ma questa volta solo per lambire la grandeur di Vangelis, sia pur su un registro più disteso e con cadenze da discoteca. Da Turn To Dust a Shadow è un caleidoscopio di ritornelli orecchiabili sostenuti da strati e strati di elettronica, con apice drammatico in Bold Flow e apice festoso in Soft Light.

I primi dischi di Davison rimangono fra gli esperimenti più suggestivi nel campo della meditazione in musica, anche se nel seguito il compositore si è lasciato sedurre dalle canzonette elettroniche.

Davison ha anche composto musiche per film e televisione, nonché alcuni lavori sinfonici.

He has later focused on meditation with five volumes of adagios.

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