Gyjho Frank
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Gyjho Frank è un pittore di Stoccarda che dal 1985 è attivo anche come musicista elettronico. Il tema delle sue composizioni, come dei suoi quadri, è il "futurismo arcaico": il mito e la magia rivisti alla luce dell'alta tecnologia.

Fallen Angels è una raccolta di collage sonori che impiegano le tecniche più ardite dell'avanguardia. I sibili ultrasonici di High-Tech, i ronzii caotici di Time & Space, i rombi subsonici di Total Time sono innanzitutto suoni del subconscio collettivo, che tentano di stabilire un ponte psicologico fra futuro e passato, fra la civiltà del razionale di domani e la cultura dell'irrazionale di ieri. Le fasce cacofoniche si succedono in maniera del tutto casuale, prive di trama, prive di logica. All'improvviso dal magma incandescente spuntano le visioni minacciose di Robot Sphinx e Jungle Video, quest'ultimo un balletto meccanico con campionamenti di voci e nastri lanciati all'impazzata. Non è ancora musica, ma è certamente suono-shock.

Quel metodo potente e pauroso di far musica viene messo al servizio di una causa ben precisa, il mito greco di Europa, sul successivo Aeuropa. Si tratta di un'opera ambiziosa, che tenta di recuperare l'alfabeto fonetico dei nostri antenati e di rievocare le nostre origini culturali; il tutto attraverso le immagini musicali di un'elettronica tutt'altro che melodica.

Il brano-chiave, la suite eponima di venti minuti, si apre all'insegna delle onde, del mare da cui hanno avuto origine tante leggende della mitologia greca; a quel suono primordiale di sottofondo si sovrappongono poco alla volta altri suoni, in gran parte indecifrabili, amorfi, oscuri, minacciosi, interiori, che durano pochi secondi e poi si dileguano, lasciando la sensazione di un magma in lenta e continua evoluzione, di qualcosa che stia nascendo e crescendo; rumori che si fanno sempre più convulsi, terreni e umani; dissonanze che incalzano facendo intuire voci e sintagmi della nostra civiltà; boati sempre più violenti e frequenti che squarciano il silenzio, sibili sempre più assordanti che annunciano tempeste, echi e riverberi che impazzano senza requie, cori di moltitudini mostruose che avanzano all'orizzonte; fino all'esplosione fragorosa e alle cadenze robotiche che annunciano il compimento del rituale. Sono venti minuti di immersione totale nel potere suggestivo del suono elettronico.

Con richiami al ritualismo giapponese (Ritual Hymn) e scherzi hip-hop (Sat's Dance) Frank sembra tessere una parodia del mondo moderno, ma il finale (Russian Tragedy) è all'insegna del nichilismo più funereo.

Imbevuta di spiritualismo e di messianismo, l'opera (non soltanto musicale) di Frank esprime la forza del mare, il senso del destino, l'incombere della morte, il trionfo della barbarie e la fine dell'uomo. E' filosofia prima ancora che musica.

L'uso che Frank fa dell'elettronica è estremamente libero. In effetti il suo stile discende più dagli esperimenti dadaisti di Mumma che dalla scuola "cosmica" tedesca.

I libretti che accompagnano i suoi CD sono corredati da suoi schizzi, che esprimono la stessa tecnica tragica, violenta, espressionista.

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