Ben Tavera King
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Saturday Night In San Antonio (Folkaways, 1982) *
Border Bash (Folkaways, 1983) *
Border Crossings (Folkways, 1984) ***
Southwestern Scenario (Vanguard Terra, 1986) *
Desert Dreams (Global Pacific, 1987) **
Coyote Moon (Global Pacific, 1990) *
Turquoise Trail (Talking Taco, 1990) ** with Jessita Reyes
Themes Of Passion (Talking Taco, 1991) *
Visions & Encounters (Talking Taco, 1992) **
Hunting Magic (Talking Taco, 1994) ** with Eric Casillas
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Ben Tavera King e`, con Carlos Nakai, uno dei padri storici del movimento dei musicisti "native american". La sua carriera e` emblematica del modo in cui i discendenti dei pellerossa hanno progressivamente riscoperto le loro radici e le hanno rese attuali per il pubblico occidentale. I suoi dischi hanno la peculiarita` di evocare la spiritualita`, piu` che la ritualita`, del mondo pellerossa, il suo rapporto con l'ambiente e con le culture limitrofe.

Il chitarrista Ben Tavera King, divenuto celebre con un album dirompente come Border Crossings, creò con Desert Dreams l'equivalente new age del tex- mex contaminandolo con jazz-rock, folk latino e musica classica. Baby's Fandango, Ecos De La Sierra, Dragon Flies e Secrets Of The Mesa sono composizioni che hanno cento padri.

Un'enfasi etnica più forte fa di Coyote Moon e delle sue Ramona's Ritual Rhumba e El Kabong's Fiesta un'opera più convenzionale di tex-mex music, nonostante le complesse fantasie melodiche di 100 Year Rain e Coyote Moon.

Con il flauto "nativo" di Jessita Reyes ha composto Turquoise Trail, recuperando lo spirito popolare della fusione fra la cultura spagnola e quella indiana.

Hunting Magic si avvale della chitarra "latina" di Eric Casillas per esplorare i misteri preistorici degli stati del Sudovest. King intona al flauto le superbe melodie di Spirit Rock e Thunder Magic.

Come si puo' riassumere il rapporto fra la musica nativa americana e la musica new age? "A mio avviso il principale rapporto fra queste due culture musicali e` rappresentato dal flauto, dalle scale musicali che usiamo e dal timbro dello strumento. Non si tratta pertanto di una comunione fra due culture, due civilta`, due popoli, due modi di vedere la vita, ma di un'occasionale incrocio di gusti. Per una coincidenza piu` o meno fortuita i nostri orecchi sono stati accordati su uno stesso suono. E` chiaro poi che si tratta di molto piu` che di una semplice coincidenza. Dietro il suono del nostro flauto si celano secoli di storia e di significati. Quando parlo di "orecchio" intendo anche un pezzo non trascurabile del cervello...!"

Come si e` evoluta la tua carriera? "I primi due album, "Saturday Night In San Antonio" e "Border Bash", erano semplicemente dischi di tex-mex. Io vi suonavo la fisarmonica. A partire da "Border Crossings" cominciai a sperimentare con la musica nativa, forte di chitarra, flauto e percussioni. A forza di guidare fra qui e il confine, di vedere i diversi elementi delle nostre culture compenetrarsi, mi venne l'idea di esprimere in musica il modo in cui queste culture si mescolano. "Southwestern Scenario" continuo` a mescolare elementi of chitarra spagnola e di flauto nativo. Ormai avevo completamente abbandonato la fisarmonica. Dopo "Desert Dreams", venne la svolta jazz e afrocubana, com "Coyote Moon", sul quale figura anche un sassofono. "Turquoise Trail", con Jessita Reyes, fu l'album in cui l'enfasi si sposto` verso il flauto, che prima era rimasto in sottofondo. Si tratta in pratica di una serie di dialoghi fra flauto nativo e chitarra messicana. Lo stesso approccio e` stato ripetuto fino d "Hunting Magic", sul quale il percussionista Casillas aggiunge anche l'aspetto dei ritmi nativi. Adesso mi dedico quasi esclusivamente alla produzione di lavori altrui".

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