Gordon Mumma
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Megaton (Vital, 1963) **
Venezia Space Theatre (Vital, 1964) **
Dresden Interleaf (Vital, 1965) ***
Horn (Aspen, 1965)
Mesa (Columbia, 1966) **
Hornpipe (Mainstream, 1967) *
Cybersonic Cantilevers (Folkways, 1973) **
Dresden; Venezia; Megaton (Lovely, 1979) ****
Mesa; Pontpoint; Fwyyn (Lovely, 1987) **
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Gordon Mumma (1935), co-founder of Ann Arbor's ONCE festival with Ashley, crafted the dense and apocalyptic sonic masses of his electro-acoustic sculptures Megaton (1963), a mixture of improvised action-music and tape collage, the pioneering multimedia show Space Theatre (1964), and another angst-ridden experiment with collage and electronics, Dresden Interleaf (1965).
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Co-fondatore dello Once e pioniere dell'arte multimediale fin dagli anni Cinquanta, Gordon Mumma (nato nel Massachussetts nel 1935) e' una delle personalita' piu' in vista dell'avanguardia. Appena arrivato all'universita' di Ann Arbor, si mise in luce per le straordinarie colonne sonore che componeva per le piece teatrali dei compagni di scuola.

Dopo i primi esperimenti in area gestuale, come Meanwhile del 1961 (il cui spartito contiene i gesti che gli esecutori dovranno compiere per produrre il suono), Mumma incontro' Ashley e l'artista Milton Cohen, con i quali allesti' uno spettacolo multimediale destinato ad evolversi nello "Space Theatre", una pietra miliare dei "light show" elettronici. Mumma nel frattempo componeva musica per festival d'avanguardia e manifestazioni varie, in gran parte servendosi di modulazioni di frequenza. Con gli amici fondo` il Cooperative Studio for Electronic Music (uno dei primi al mondo) e lo ONCE Festival of Contemporary Music.

Tipica degli spettacoli dello ONCE e' Megaton (1963), la sua opera piu' monumentale, quaranta minuti di assordante frastuono elettronico prodotto da cinque musicisti alle tastiere e da un nastro a sei tracce: in totale l'uditorio e' bombardato da un impianto deca-fonico. Dopo quattro minuti di monotono plumbeo lavaggio del cervello tramite un ronzio assordante, le luci illuminano la scena: al centro, in mezzo all'uditorio, i musicisti, distanti l'uno dall'altro, e muniti di cuffie tramite le quali si possono sincronizzare, sono alle prese con una scultura elettro-acustica, che aggrediscono disordinatamente producendo suoni scomposti, mentre sulle loro teste sfrecciano lungo fili d'acciaio oggetti abbaglianti, i quali contribuiscono al rumore generale con il naturale stridore metallico, opportunamente amplificato. Mumma dirige le operazioni impartendo ordini nelle cuffie e si occupa del montaggio del suono. Le luci si affievoliscono e dal buio emerge il ronzio delle squadriglie aeree; il sibilo degli aviogetti sale di intensita' fino a diventare un rombo cupo e insopportabile che sovrasta un crepitio dirotto e un vociare confuso. Una musica da film squarcia il documentario sonoro; in un angolo sotto una luce radiosa un uomo batte calmo e indifferente i suoi tamburi. La sovrapposizione dell'action-music improvvisata dai musicisti sul palco e del collage di effetti pre-registrati produce un'atmosfera altamente drammatica. In questa piece Mumma riesce a fondere un ampio spettro di esperienze e tecniche in una possente visione sonora dell'apocalisse.

Lo Space Theatre, presentato nel 1964 alla Biennale di Venezia, e' uno spettacolo della durata di un'ora, composto di proiezioni, sculture, danza e musica. Il suono di Mumma insegue le immagini astratte che corrono lungo le pareti della sala. La sezione centrale e' un pezzo di borbogliante musica concreta, chiuso fra un blocco di sibili e uno di cigolii. Conclude l'opera un cerchio di vibrazioni discrete, pulsazioni aliene in silenzio irreale, segnali Morse dall'interspazio. Storicamente e' un brano importante, perche' raccorda i vecchi stili "concreti" e gli stili piu' trascendentali emersi durante i primi anni Sessanta.

Altrettanto sconvolgenti risultano gli ascessi sonori di Dresden Interleaf (1965), requiem in memoriam dei bombardamenti della seconda guerra mondiale che riproduce elettronicamente il clima sinistro e il sottofondo sonoro delle squadriglie in avvicinamento, degli allarmi anti-aerei e della pioggia di ordigni.

Poi, lasciata Ann Arbor, si aggrega alla compagnia di Merce Cunningham (per il quale nel 1966 compone Mesa, un'improvvisazione "cybersonic" per David Tudor al bandoneon e Mumma stesso alla console elettronica, e per cui lavorera` fino al 1974) e partecipa a due produzioni (Ear Heart e Echo) del Portland Dance Theatre. Interstice (miscela di bozzetti orchestrali, sintetizzatori e fuochi artificiali) e Schoolwork (per concertina, sega e una specie di piccolo liuto) sono parte degli spettacoli. Hornpipe (1967) nasce dall'interazione fra il performer, un mezzo cibersonico e la risonanza della sala di esecuzione: al corno francese e' collegata una console che si sintonizza sul feedback della sala e reagisce ai suoni emessi dallo strumento.

Pontpoint (1980) is another cybersonic improvisation (this time for badoneon and multi-stringed zither. Fwyyn is a fragment of Fwyynghn (1979), a hour-long theater piece for two bandoneons (no electronic processing).

Il culmine delle sue esperienze gestuali e' rappresentato dalle Cybersonic Cantilevers (1973): il pubblico offre musica o rumori qualsiasi in sacrificio a una macchina "cibersonica" che rigenera secondo un dato processo di mutazione acustica la materia che riceve in input.

Mumma e' il Wagner del gestualismo. La sua opera raggiunge livelli terrificanti di drammaticita', impiegando al massimo grado espressivo i pochi mezzi di cui si serve. Mumma e' anche l'unico che abbia sempre scritto musica a programma, anche quando la provocazione dadaista sembrava prevalere sull'ispirazione musicale. I suoi poemi sinfonici sono fra le conquiste piu' puramente artistiche del movimento.

Live-Electronic Music (Tzadik, 2002) collects works composed between 1963 and 1985: Medium Size Mograph (1963), the first example of "cybersonic" composition (live digital processing of acoustic music), Horn (1965), Mesa (1966), Hornpipe (1967), another pioneering "cybersonic" piece, Than Particle (1985).

Studio Retrospect (Lovely Music, 2000) collects six electroacoustic works composed between 1959 and 1984: Retrospect (which collages four works from 1959-1982), Music from the Venezia Space Theatre (1964), the threnody The Dresden Interleaf 13 February 1945 (1965), Echo-D, the fourth movement of the dance piece Echo (1978), Pontpoint (1966-1980), Epifont (1984).

The cassette Retrospect - Schoolwork (Slowscan) adds Schoolwork (1970) and 11 Note Pieces and Decimal Passacaglia (1979) for solo harpsichord.

The cassette Truro Synodicle - Echosynodiae (Tao Particle No 4001) contains the movie soundtrack Truro Synodicle (1962) and the dance piece Echosynodiae (1978).

(Translation by/ Tradotto da xxx)

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