Shahin & Sepehr
(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )

One Thousand & One Nights (Higher Octave, 1994) **
Shahin & Sepehr (Higher Octave, 1995) *
Aria (Higher Octave, 1996) *
World Cafe (Higher Octave, 1998) *
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Il chitarrista Shahin Shahida e il tastierista Sepehr Haddad (due iraniani di Washington) compongono un poetico melange di suoni mediterranei, arabi, turchi e persiani in un contesto più rock che new age.

Shahin è un Liebert più aggressivo, maschio, squillante, capace di scodellare impennate trascinanti. Sepehr non si limita ad affrescare sottofondi atmosferici ma si libra a sua volta in ritornelli elettrizzanti. Quando il trucco funziona, ne scaturisce la world-music solare e cadenzata di One Thousand & One Nights e Cuban Sky, sorta di fanfare apolidi. Le varianti samba di Tears Of Fire e reggae di Feeling Good Love sono gli unici spunti facilmente catalogabili. Quando il duo tenta la carta dell'atmosfera (Yasmine e Mediterranean Dream) sembra di ascoltare William Aura, con la chitarra a guidare la melodia invece del sintetizzatore, e sempre rifuggendo da atteggiamenti troppo raccolti o contemplativi. I numeri più vicini alle loro radici persiane (Persia e Natasha) sono invece più intimisti.

Il successivo Shahin & Sepehr si avvale di un piccolo ensemble che completa le tinte sfumate dei loro sottofondi. In particolare sono più vivaci le partiture per le percussioni e per gli strumenti persiani (soprattutto il santur, un dulcimer a tastiera, e il flauto nay). Lo stile sornione di Shahin ha di nuovo modo di mettersi in vista in brani atmosferici e cadenzati come The Last Goodbye e Skyline Drive. Il sound d'assieme risalta invece in composizioni articolate come East/West Highway: accordi lenti e maestosi della chitarra, lamenti struggenti del flauto ney e un ritmo caracollante che rende il senso di avventura. Fra voli di fantasia con il tono pacato del saggio (Lost Words) e momenti di puro divertimento esotico (la spigliata banza "brasileira" di Coyote Caravan, la voluttuosa Dance Of The 7 Veils, il Caspian Calypso con tanto di fiati) il duo cesella un altro album di delizie .

Sempre brillante e disimpegnata, la musica del duo ha il pregio, come quella di Diego Modena, di far compiere al folklore etnico una sorta di metempsicosi, di farla reincarnare in un luogo e in un tempo diversi, senza comprometterne il fascino intrinseco e, soprattutto, senza speculare più di tanto sul fattore esotico.

Alain Eskinasi provides the rhythm for Aria (Higher Octave, 1996). The symbiosis yields the emphatic Through Your Eyes, the flamenco-ish Jakarta and Return To Jarkarta, and little else.

World Cafe (Higher Octave, 1998) returns to a more genuine guitar-driven sound, particularly in Florian's Cafe, Midnight at the Basilica and a couple of covers.

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