Andreas Vollenweider
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Eine Art Suite (Tages Anzeiger, 1979) (Audion, 19##) **
Pace Verde (CBS, 1980) **
Behind The Gardens (CBS, 1981) ***
Caverna Magica (CBS, 1983) **
White Winds (CBS, 1984) **
Down To The Moon (CBS, 1986) ***
Dancing With The Lion (CBS, 1989) *
Trilogy (CBS, 1990) *** anthology
Book Of Roses (Columbia, 1991) *
Eolian Minstrel (Columbia, 1993) *
Live 1982-1994 (Sony, 1995) *
Kryptos (Sony, 1997) **
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L'arpista svizzero Andreas Vollenweider (Zurich, 1953), riprendendo le intuizioni del francese Alan Stivell e dell'americana Georgia Kelly, è diventato una delle star della new age con una serie di album forbiti ed eterei, ipnotici e sognanti, che sono debitori nei confronti del jazz (l'improvvisazione libera e fluente) e della classica (i timbri accuratamente studiati).

Gli esperimenti naif del primo disco, Eine Art Suite, spaziano da una sonata pastorale per ocarina, chitarra e arpa (The Shepherd) a un'incalzante ballata folk (Little Boy And The Mirror), da un crescendo solenne e marziale (The Gate Within The Gate) a un austero corale per organo e ocarina (A Walk With My Father).

Il successivo Pace Verde applica il suo raffinato senso dell'arrangiamento a un ritmo ballabile e a una melodia facile, in tal modo coniando quello che resterà il registro maggiore della sua musica.

All'insegna del ballabile salottiero si svolge infatti la fantasia Behind The Gardens, con le uniche aggiunte di un vocabolario multi-etnico, di una sensibilità più jazz e di una timbrica ancor più cristallina. In un'alternanza fluente e lussureggiante di effetti elettronici, ritmi sincopati, melodie sintetizzate (Behind The Gardens), arpeggi vellutati (Pyramid), frenesie tropicali (Sunday), stornellate andine (Micro-Macro), malinconie parigine (Skin And Skin), Vollenweider sciorina un repertorio pressoché infinito di banalità musicali, ma nella maniera asettica e frigida che distingue la musica classica dalla musica leggera.

Caverna Magica accentua i toni mistici ed estatici che da sempre infestano le sue piece. Per distillare la sua pozione Vollenweider si serve di una fusion che accoppia il più corrivo jazz-rock da cocktail lounge (Mandragora) con cantilene e cadenze di ascendenza ora giapponese (Lunar Pond), ora mediorientale (Schajah Saretosh), ora brasiliane (Belladonna), ora caraibiche (Angoh), ora andine (Huiziopochtli), nel segno di ipocrisie panetniche e zen. Ideale colonna sonora per comitive di yuppie in campeggio all'estero, l'excursus terzomondista di questa suite non ha spontaneità o autenticità, ma soltanto freddo calcolo effettistico.

Più riflessiva e misteriosa (Stone), la musica di White Winds indugia in suspence da rituali magici o da processioni zen, imitando talvolta suoni orientali con l'elettronica o le percussioni (Brothership), ma trovando la sua forma ideale nei temi sereni e spigliati, "jazzati" in modo disinvolto e consumato (Hall Of The Stairs e Glass Hall), spesso su un fitto tappeto ritmico (Five Planets), e in uno spensierato melodismo da supermarket (Flight Feet).

Se Gardens costituisce il vertice classicheggiante della trilogia e Caverna quello panetnico, Winds è quello barocco, nel quale le componenti si sono fuse in una formula infallibile che potrebbe generare brani all'infinito.

Le opere successive, Down To The Moon e Dancing With The Lion, in piena "stardom", accentueranno il ritmo, da sempre più prominente che negli altri dischi di new age, per ottenere effetti da discoteca, e risulteranno ancor più stucchevoli. Down To The Moon rappresenta anzi forse il picco del suo manierismo salottiero.

La svolta "etnica" di Book Of Roses, con una cantante della Mongolia, un coro africano, un coro bulgaro, un chitarrista spagnolo di flamenco e un'orchestra sinfonica. Eolian Minstrel, con Eliza Gilkyson al canto, è invece un banale esercizio di musica pop.

La sua arpa produce un suono molto più rapido e squillante dell'arpa classica, a metà strada fra un violino pizzicato e una chitarra acustica. I suoi languidi excursus sono temperati o vivacizzati da soffi di synth e picchiettii di percussioni, e, a seconda del brano, da altri strumenti per le parti melodiche. Il sound è ricco di reminescenze etniche, dal flamenco alle danze dei gitani, dagli stili africani alle musiche caraibiche, fagocitati armoniosamente nei suoi mini- concerti.

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Kryptos(Sony, 1997) features symphonic orchestras and choirs. Cosmopoly (1999) featured Ray Anderson on trombone, Christoph Stiefel on keyboards, Walter Keuiser on drums. (Translation by/ Tradotto da xxx)

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