Paul Winter
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Paul Winter Sextet (CBS, 1961) *
Jazz Meets Bossanova (CBS, 1962) *
New Jazz On Campus (CBS, 1963) *
Jazz Meets The Folk Song (CBS, 1964) *
Rio (CBS, 1964) *
The Sound Of Ipanema (CBS, 1965) *
The Winter Consort (A&M, 1968) **
Something In The Wind (A&M, 1970) *
Road (A&M, 1971) ***
Icarus (Living Music, 1971) (EPIC, 1972) ***
Earthdance (A&M, 1975) *** anthology
Common Ground (A&M, 1978) ****
Callings (Living Music, 1980) *
Missa Gaia (Living Music, 1982) ***
Sunsinger (Living Music, 1983) **
Concert For The Earth (Living Music, 1984) **
Canyon (Living Music, 1985) ***
Wintersong (Living Music, 1986) *
Whales Alive (Living Music, 1987) *
Earthbeat (Living Music, 1987) **
Collection II (Living Music, 1987) ** anthology
Earth: Voices Of A Planet (Living Music, 1990) **
Wolf Eyes (Living Music, 1990) *** anthology
Turtle Island (Living Music, 1991) * with Gary Snyder
The Man Who Planted Trees (Chelsea Green, 1991) * with Robert Lurtsema
Anthems (Living Music, 1992) ** anthology
Spanish Angel (Living Music, 1993) ***
Solstice Live (Living Music, 1993) *
Prayer For The Wild Things (Living Music, 1994) ***
Canyon Lullaby (Living Music, 1997) ***
Brazilian Days (Living Music, 1998) ** with Oscar Castro-Neves
Celtic Solstice (Living Music, 1999)
Journey To The Amazon (Teldec, 1998)
Lulie The Iceberg (Sony, 1999)
Journey With The Sun (Living Music, 2000)
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One of the founding fathers of world-music, Pennsylvania-born white alto-saxophonist Paul Winter (1939) formed his first sextet (alto sax, baritone saxophone, trumpet, piano, bass and drums) while he was studying in Chicago to play an aggressive (and self-penned) form of bebop, as documented on Paul Winter Sextet (december 1961). Instead, they were dispatched to Latin America and, when they returned, they helped popularize the Brazilian sound with Jazz Meets Bossanova (1962) and two albums recorded in Brazil with Brazilian musicians. That Winter's interest extended beyond Brazil was proven by Jazz Meets The Folk Song (december 1963), that integrated the spirit of folksinger Pete Seeger and Woody Guthrie into the context of jazz. And that Winter's interest extended beyond popular music was proven by the Consort, the ensemble that he formed to play a hybrid of jazz, folk and classical music. The Winter Consort (1968) and Something In The Wind (1970) mixed chamber instruments such as the English horn and the cello with the saxophone's jazzy lead and African and/or Latin-American percussion, and the repertory included folk dances and classical pieces. Last but not least, the Consort adhered to the hippies' utopian mood. Road (june 1970) represented the Consort at its artistic peak: cellist David Darling, classical guitarist Ralph Towner, oboe and English horn player Paul McCandless, contrabassist Glen Moore and percussionist Collin Walcott (tablas, congas). The repertory included Towner's Icarus and Darling's Requiem. Towner was the main composer of Icarus (1971), although the longer piece was Winter's joyful anthem Whole Earth Chant. The instrumentation was expanded, with McCandless also on sarrusophone, Towner also on piano and organ, Walcott on sitar and all sorts of ethnic percussion. After Towner, McCandless, Moore and Walcott left to form Oregon, Winter convened a group of friends (including Darling, McCandless, drummer Steve Gadd, guitarist Oscar Castro-Neves) at a farm and recorded Common Ground (1978) amalgamating the voices of the animals with the jazz improvisation. The most influential experiment were Ocean Dream, featuring a humpback whale on lead vocals, three human vocalists and a Latin-jazz sextet, and Wolf Eyes for wolf, two human vocalists and neoclassical sextet. The mesmerizing sound pattern of whales had been popularized by Songs of the Humpback Whale (1970), produced by the zoologist Roger Payne, but Winter turned it into an instrument of a broader ensemble. The "new age" of the 1980s recognized Winter as its spokesman, and his fusion of jazz improvisation, chamber music, world-music and natural sounds as its manifesto. The ecological and spiritual spirit of Winter's program permeated Callings (september 1980), a jam session between sea mammals (recorded all over the world) and jazz musicians playing soprano saxophone (Winter), cello (Eugene Friesen), oboe and English horn (Nancy Rumbel), pipe organ and piano and harpsichord (Paul Halley), guitar (Jim Scott) and percussion (Ted Moore), including the ten-minute Blues Cathedral. Resonating with the new-age spirit of the era, Winter's albums led to the Missa Gaia (recorded between may 1981 and march 1982), the first ever mass to feature a wolf and a whale in the choir, a work drenched in hippy, pan-ethnic and gospel spirituality (the eleven-minute Return To Gaia), and to the Concert For The Earth (june 1984).

In the meantime, the impressionist in Winter surfaced on Sunsinger (1983), a trio with Halley and percussionist Glen Velez, and on Canyon (1985), recorded in the Grand Canyon and in a cathedral. Their delicate, evanescent vignettes blended folk melody, neoclassical composure and Eastern meditation.

Whales Alive (january 1987) used the droning melodies of whales to score the chamber music for Winter and Halley. Prayer For The Wild Things (1994), scored for 27 animal voices, seven instruments evoking animal voices, soprano saxophone, Native American choir and three percussionists, was his most ambitious collage ever.

"In realta`, tutto ebbe inizio un giorno del 1958, ben dieci anni prima che registrassi "Common Ground"! Ascoltai per puro caso un nastro di versi di balene e rimasi subito incantato dalla bellezza e dall'armonia delle loro voci. Ai tempi mi spiegarono che le balene cantano pattern complicati, e ciascun pattern puo` durare fino a 30 minuti senza interruzioni. Il fatto sorprendente e` che la balena ripete esattamente lo stesso pattern, anche quando e` molto complesso e molto lungo. Non ha importanza. La balena si ricorda il suo pattern suono per suono, un po' come un musicisti potrebbe ricordarsi uno spartito nota per nota. Non solo. Tutte le balene in una certa zona tendono a emettere lo stesso partner. In un certo senso, cantano insieme la stessa complicata canzone. Se torni sullo stesso posto l'anno dopo, scopri che hanno coniato una nuova canzone e, ancora una volta, la cantano tutte insieme. Sono creature che hanno un genere insolito di intelligenza, e la usano per armonizzare. La musica e` parte integrante della loro vita sociale. La musica e` il modo in cui comunicano. Rimasi assolutamente stupefatto da queste rivelazioni, e capii che l'uomo aveva perso qualcosa del suo stato naturale, del modo naturale di vivere e comunicare. Decisi allora di apprendere il massimo sul comportamento delle balene e poi di trovare un modo per trasferire la bellezza della loro musica nella mia musica, in maniera tale che la gente potesse ascoltarla e magari ricordarsi di un evo lontano in cui anche noi eravamo cosi` spontanei e armoniosi. In un certo senso volli fare la stessa cosa che avevo fatto per violoncello e corno, strumenti che il pubblico della musica popolare non conosce molto bene, e che io avevo integrato in strutture piu` facili per l'orecchio popolare. Credici o meno, integrare i versi delle balene fu piu` semplice che integrare i suoni del violoncello!"

Paul Winter (1939) è uno dei padri fondatori della world-music e forse il musicista che meglio impersona lo spirito ecologico e umanitario della new age. La sua pluri-decennale carriera ha tracciato la scia per l'intero genere: partito dal jazz degli anni '60, è pervenuto a una fusione sempre più audace di suoni che abbracciano le culture più disparate della Terra, umane e non, al punto da coniare il termine "earth music" in contrapposizione a quello troppo vago e astratto di "world music".

Il suo Consort è il modello a cui si sono ispirati tanti ensemble di world-music: una formazione che accosta strumenti provenienti da tutti i continenti, mescola spunti etnici di tutte le culture, si basa in maniera indiretta sull'improvvisazione del jazz e si propone di armonizzare con l'habitat naturale.

Nato in Pennsylvania (ad Altoona), educato in famiglia al pianoforte e al clarinetto, Winter iniziò suonando in una banda paesana, poi in un complesso di Dixieland, poi in un'orchestrina da balera. Alla high school si innamorò del bebop che stava dilagando in quegli anni e a 17 anni si cimentò nel suo primo tour. Iscritto al corso di composizione alla Northwestern, mentre frequentava i club di jazz di Chicago e imparava a suonare il sassofono, ebbe la ventura di vincere un concorso nazionale prima ancora di laurearsi.

L'improvvisato sestetto jazz venne così prescelto nel 1962 dal governo americano per uno degli annuali tour "della buona volontà" ("goodwill tour"). Quei tour erano pagati dal governo e portavano il complesso selezionato a suonare in giro per il mondo, in decine e decine di nazioni.

Il Paul Winter Sextet immortalato nel disco omonimo per la Columbia del 1961 era composto da compagni di studi: Warren Burnheardt al piano (che ha poi registrato diversi dischi solisti), Harold Jones alla batteria (che ha suonato poi per diversi anni con Count Basie), Les Rout al sax baritono (deceduto), Dick Whitfell alla tromba (anch'egli deceduto) e Richard Evans al basso (che oggi insegna alla Berkeley School of Music). I sei si divertivano a suonare un bebop aggressivo e assordante, come era di moda fra i giovani beatnik di allora.

La svolta decisiva nella carriera di Winter venne dal goodwill tour in America Latina: dal febbraio al luglio 1962 Winter visse immerso nei ritmi della bossanova. Tornato in patria, pubblicò quello che fu il secondo disco di bossanova a uscire in Occidente (dopo quello di Stan Getz e Charlie Byrd).

Poi vennero ancora un paio di album con il Sestetto.

Nel 1964 Winter tornò in Brasile da solo a registrare due dischi di bossanova autentica, accompagnato da musicisti brasiliani. La musica brasiliana, la sua languida emotività, il suono caldo e distaccato della chitarra acustica, l'ipnotico continuum delle percussioni, la filosofia agrodolce della saudade, che erano l'esatto opposto dell'aggressività del bebop, cambiarono per sempre la sua vita.

Winter maturò così l'idea di formare un gruppo che si ispirasse alla bossanova e che in più unisse il violoncello e il corno inglese, due strumenti classici. Winter finì per dar vita nel 1967 al Consort, un ensemble con violoncello, liuto, corno inglese, flauto, marimba, chitarra e basso, ovvero con un'orchestrazione parte jazz, parte classica e parte etnica. Per la prima volta il mondo occidentale venne esposto al tripudio sonoro delle percussioni africane e sudamericane in un contesto jazz che annoverava anche strumenti classici come il violoncello e il corno inglese.

I primi dischi accreditati al Consort furono raccolte di brani tradizionali ri- arrangiati secondo uno stile classicheggiante e secondo un umore utopista ed ecologista affine all'ideologia hare krishna. Nel primo disco sfilano balli medievali, song rinascimentali, canzoni popolari e brani di musica classica.

Dopo un altro disco preparatorio prese forma quella che sarebbe stata la formazione classica, composta in gran parte dai musicisti che avrebbero poi formato gli Oregon: Paul McCandless all'oboe (l'unico che c'era fin dall'inizio), Ralph Towner alla chitarra, Collin Walcott alle percussioni (l'uomo che lanciò la moda per le tabla), Glen Moore al contrabbasso, David Darling al violoncello.

Con questi accompagnatori Winter incise Road, il disco che gli astronauti portarono sulla Luna nel 1971, battezzando due crateri con nomi di sue canzoni (Icarus e Ghost Beads).

L'anno successivo fu la volta di Icarus, che mise a punto la sua forma di fusion etno-pop-jazz-classica. La title-track, una sua tipica bossanova, sarebbe rimasta la loro sigla più celebre, così come la gioiosa fanfara africaneggiante di Whole Earth Chant ne è tuttora l'inno programmatico. Gli strumentisti del Consort contribuivano gran parte delle composizioni (in particolare Towner, autore di Icarus e A Big Hug). Lo stile, un jazz senza nerbo adulterato dai raga, era però ancora di transizione. Il produttore era George Martin, il genio dietro il successo dei Beatles, che nella sua autobiografia considera questo disco superiore a qualsiasi cosa abbiano fatto i Favolosi Quattro.

La personalità invadente di Towner mise di fatto fine a quell'esperienza. Passarono anni di attività ridotta prima che Winter registrasse Common Ground, forse il disco più importante della sua carriera. Fu infatti quello in cui, senza abbandonare le velleità classicheggianti e l'amore per il Sudamerica, il sassofonista iniziò ad amalgamare suoni della Natura con le sue improvvisazioni di stile jazz. Vi suonarono Darling, McCandless, Steve Gadd (batteria) Lauvir DeOlivera (percussioni), Oscar Castro-Neves (chitarra), Robert Chappell (organo), e tanti altri.
Fu quello il primo disco mai registrato che abbracciasse davvero l'intero spettro della world-music, che fondesse le culture di tutto il mondo e che rendesse omaggio alle creature del pianeta. Vi figurano una canzone con le balene, Ocean Dream, una con i lupi, Wolf Eyes, e una con l'aquila, Eagle Cry (una trilogia che voleva simbolizzare le voci della natura).
Un trattamento di riguardo avevano anche le voci, a partire dal salmo religioso africano in crescendo di Ancient Voices, il cui ritornello è degno del pop, alla leziosa melodia di Ocean Dream, che è a un pelo dal rock psichedelico. La fusione fra percussioni e coro è al culmine in The Promise Of A Fisherman. Ma a far colpo furono soprattutto i duetti con gli animali: Wolf Eyes rimarrà uno dei brani più atmosferici della musica jazz.

Formata una propria etichetta, la Living Music, Winter diede alle stampe Callings, evoluzione naturale del suono manieristico di Common Ground e opera prototipica del nuovo corso, all'insegna di una fusion estremamente scorrevole e cristallina che amalgama altresì i suoni di foche e leoni marini (13 i mammiferi marini scomodati per l'occasione). E' anche il disco in cui Winter cominciò a sperimentare con l'organo a canne.

Il disco rivelava anche una nuova generazione di talenti: Jim Scott alla chitarra, Eugene Friesen al cello, Nancy Rumbel al corno inglese, Gordon Johnson al basso, Ted Moore alle percussioni e Paul Halley all'organo.

Due anni dopo Winter compose la prima messa new age, la Missa Gaia, fondendo fanfare hare krishna, gospel, tribalismi pan-etnici, liturgia cristiana e una forma estatica e malinconica di bebop da chiesa. La messa, l'unica al mondo con un kyrie composto e cantato da un lupo, viene celebrata ogni ottobre in onore di San Francesco, patrono degli animali, nella cattedrale di San Giovanni a New York.

Dopo Sunsinger, che doveva essere un disco per solo sassofono, come di moda in quegli anni, ma poi divenne un disco in trio con Halley e Glen Velez (percussioni), Winter riprese il discorso e l'orchestrazione di Callings con il Concert For The Earth.

Un'altra prova suggestiva fu Canyon (per metà registrato nel Grand Canyon e per metà in una cattedrale di New York), con McCandless all'oboe (suo l'assolo di Elves' Chasm) e John Clark al corno francese (suo l'assolo di Bed Rock). Winter trova la sua dimensione più spirituale in pezzi come Sockdolager, per sassofono e due violoncelli in fondo al Gran Canyon.

Gli anni successivi furono molto intensi, ma in realtà le fondamenta erano state gettate nei dischi precedenti. Dopo il minore Wintersong, prevalentemente dedicato a canti popolari europei, uscì Whales Alive, i cui spartiti prendono lo spunto da melodie delle balene e sono orchestrati prevalentemente per il suo sassofono e l'organo di Halley.

Earthbeat (june 1987), con Halley, Velez, Friesen e Castro-Neves, fu dedicato a canti popolari russi e arrangiamenti latin-jazz.

Earth: Voices Of A Planet elegge questa forma a ideologia e compone un commosso omaggio alle diverse culture etniche del pianeta, ciascuna rappresentata dai suoi strumenti. Il concerto, orchestrato per rombo di elefanti in corsa, tamburi del Ghana, corni di antilope e così via, è più che mai un testamento spirituale.

Seguirono due album dal vivo, fra cui Spanish Angel, uno dei suoi risultati più maturi.

Su Prayer For The Wild Things al fianco di Winter c'è la Earth Band, una nuova formazione che ripropone Glen Velez, Paul Halley e Eugene Friesen, ma anche sei nuovi musicisti (corno inglese, corno francese, oboe basso, fagotto, clarinetto contrabbasso) e tre percussionisti. I primi due brani sono due preghiere, una suonata da sette strumenti europei e una intonata da un coro di pellerossa, ma il resto è tutto dedicato alla natura selvaggia.

All'album "partecipano" 27 animali. Sette strumenti sono scelti per evocare in particolare sette di loro (la Buffalo Song è suonata da uno strumento a fiato del secolo scarso, l'orso dal violoncello, il leone di montagna dal fagotto, l'alce dal corno francese e così via), e le partiture ambiscono a rendere i loro movimenti. Anche i suoi assoli al sassofono (più numerosi del solito) sono ispirati dalla natura: sono infatti tutti eseguiti all'aperto, in canyon e foreste, su spiagge e montagne (North Fork Wolves In The Midnight Rain è un assolo nella pioggia con gli ululati in sottofondo).

Negli anni '90 Winter è diventato un ambasciatore della pace, volando da una parte all'altra del mondo a portare il suo messaggio di fratellanza universale. Nel 1994 ha tenuto un concerto nel deserto del Sinai al confine fra Egitto e Israele.

Sincero assertore di una fede umanitaria che trascenda razze e religioni e che ponga al centro dell'universo la vita e non l'uomo, Winter è stato una guida morale prima ancora che musicale per il movimento new age. Fra i suoi allievi si contano innumerevoli talenti del jazz e della new age.

Canyon Lullaby (Living Music, 1997) was Paul Winter's first solo album, a live improvisation (structured as 21 brief pieces) inside the Grand Canyon. The mournful, nostalgic leitmotiv, Canyon Lullaby, sounds like a military song. That mood, halfway between melancholy and ecstatic, also permeates First Light, Hummingbird's Ballad, Mars on the Rim and Air For Keeta. The heartbreaking melody of Canyon Chaconne sculpts a human heart in the natural landscape, and Waltz of the Ravens accompanies the dances of the birds. This album is probably his most lyrical work.

Celtic Solstice (Earth Music, 1999), featuring a group of Irish and American musicians, was improvised inside the world's largest gothic cathedral, the Cathedral of St John the Divine in New York City. Triumph and Dawnwalker feature the trio of Winter, Paul Halley on pipe organ, Davy Spillane on uilleann pipes. Their slow, intense improvisations sounds more like church music than Celtic jigs. Despite being more original than the average tribute to Celtic traditions, this album can't help falling into some of the annoying stereotypes of so much Celtic music.

Journey With The Sun (2000) added vocalist Arto Tuncboyacian to the Earth Band.

The Consort was very much still active in the 2000s: Miho - Journey to the Mountain (december 2005), Crestone (september 2006), Miho (march 2010).

(Translation by/ Tradotto da xxx)

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