Peter Bacso


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Con stile documentaristico affronta soltanto tematiche d'attualità. Nyar a hegyen (1967) colloca le vacanze di una coppia di innamorati nel luogo in cui sorgeva un campo di internamento dell'epoca rakosiana; in quel luogo si aggirano ancora vittime e protagonisti di quell'orrore che i giovani hanno già dimenticato. Due generazioni a confronto sotto l'incubo di un passato atroce.

A Tanu (1968) narra le tragicomiche avventure di un giovane guardiano di fiume dell'epoca stalinista, da ladro di maiali a funzionario politico, che entra e esce dal carcere per la sua ingenua disinvoltura, ma viene sempre salvato da un burocrate a uci salvò la vita durante la guerra.

Jelenido (1971) chiude il periodo impegnato della carriera di Bacso (che consta anche due film sugli espatri clandestini e altri sull'inefficienza e la corruzione dei dirigenti di fabbrica).

Forrò vizet a kopaszra (1972) continua sulla via del grottesco che aggredisce la degenerazione della burocrazia.

Dopo Harmadik nekifutas (1973), Lascia stare la mia barba (1974): un inventore deve difendersi dai burocrati che vogliono denigrarlo e rubargli l'idea approfittando del fatto che si è lasciata cresciere la barba; satirico grottesco, Riasztoloves [(1977), tre ragazzi sbandati che hanno deciso di suicidarsi vagabondano su un'auto rubata alla ricerca del posto dove morire, ma uno solo avrà il coraggio di farlo davvero], si converte alla commedia di costume come Un pianoforte a mezz'aria (1976) e tenta di commercializzare in senso spettacolare anche i temi impegnati, come Avantieri (1981).

Hany azora (1984) comico, occupazione nazista.

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