Luis Bunuel
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Luis Bunuel nacque in Aragona (Spagna) nel 1900. Primo di sette fratelli, suo padre un facoltoso possidente che aveva fatto fortuna in America, lo affido` bambino a un collegio di gesuiti e lo forzo` diciassettenne a intraprendere studi di agraria a Madrid. Nell'ambiente universitario conobbe Garcia Lorca, Dali, Alberti; frequento` i caffe` per intellettuali della capitale e fini` per laurearsi in lettere (1924). Per qualche anno partecipo` attivamente alla vita artistica spagnola: assistette Garcia Lorca in alcuni allestimenti teatrali e fondo` il primo cineclub nazionale. A contatto con il mondo della cultura d'avanguardia, viene contagiato dal surrealismo che Breton e Aragon hanno esportato da Parigi nel 25; ma studia anche Freud, Marx e Einstein, lungo tutte le direttrici del pensiero novecentesco. Attratto dal fermento parigino e spaventato dall'avvento della dittatura, Bunuel segue Dali a Parigi, dove trova umile impiego presso Epstein. I surrealisti sono succubi del cinema, arte nella quale intravedono la possibilita` di trasferire la "scrittura automatica" sotto forma di flusso di immagine e la possibilita` di aggredire la massa del pubblico borghese dissacrando la classica struttura narrativa lineare dei film di Hollywood. Nel nome della trasgressione lo schermo viene adibito a spettacoli allucinanti di nonsense, a defile` di oggetti freudianamente simbolici, a provocazioni pornografiche, critiche criminali contro l'ordine costituito. Bunuel cattura lo spirito dell'operazione, vi inserisce il mordace humour nero della sua terra, un gesto sardonico per l'amour fou, la fede atea nel caso, un materialismo intransigente.

Nel 1929 trova il coraggio e i soldi per realizzare con Dali un cortometraggio di diciassette minuti Un Chien Andalou, pamphlet eversivo che attacca le convenzioni sociali e la civilta` stessa attraverso onirismo ed erotismo: il film e` una sequenza di metafore illogiche, nate dal caso, di dettagli insignificanti, di accostamenti stonati, di gesti assurdi che fanno parte di un cerimoniale occulto, demenziale ed enigmatico; lo scopo dichiarato e` l'evasione totale (non l'allegria). Nella prima scena, una delle piu` interpretate della storia del cinema, il regista affila un rasoio, contempla la luna, si avvicina ad una donna seduta: l'occhio della donna e la luna si sovrappongono mentre il regista la recide con il rasoio. Da una goccia di sangue scaturisce un ciclista che brama la donna; per strada la folla si raduna attorno a un uomo che una ragazza stuzzica con la punta di un bastone, l'uomo insegue la donna di stanza in stanza, ma la sua mano resta presa dentro una porta e brulica di formiche, si sdoppia, si suicida con un libro di geografia trasformato in rivoltella, e il suo cadavere viene raccolto in un parco da alcuni passanti.

E` una giostra gratuita di immagini evocanti orrore per attanagliare lo spettatore come in un film a suspense. Complesso di castrazione, sdoppiamento della personalita`, rimozione inconscia, paranoia ossessiva, coitus interruptus, complesso di colpa, androginia, impotenza, sadismo anale, sono alcuni des topics psicoanalitici presi a prestito. Il film non e` un'allegoria, somiglia piuttosto a una gerarchia di sogni, o a un unico sogno ricorsivo: il sogno di un sogno di un sogno... Il sesso e la morte devastano la vita quotidiana.

Lo stupro dell'occhio e` un po' lo stupro del cinema, impreparato a tanta ferocia distruttiva.

Bunuel trova facilmente finanziatori per dirigere il seguito, L'Age d'or (1930), sempre originato dal sodalizio con Dali. Ma alla prima scoppia il pandemonio: la sala viene messa a sacco da bigotti invasati e da teppisti di destra, la polizia sequestra la pellicola e proibisce la proiezione. Per Bunuel e` la gloria.

Il film ha inizio con un documentario sugli scorpioni. Una piccola flotta di dignitari spagnoli sbarca su un'isola dove si combattono banditi e vescovi. Mentre fondano Roma, una coppia si rotola voluttuosamente nel fango, ma viene separata da due poliziotti e due suore. Mentre lui mostra ai poliziotti le proprie credenziali di "benemerito dell'umanita`" e se ne va dopo aver maltrattato un cieco, lei si masturba sul divano del salotto. Durante il ricevimento la cucina prende fuoco (nessuno si cura dei servi in fiamme), un carro di carnevale attraversa il salone fra l'indifferenza degli invitati, il guardiacaccia ammazza il figlioletto che gli ha fatto cadere la sigaretta (tutt'al piu` qualcuno scuote il capo), irrompe il giovane e schiaffeggia la padrona di casa che lo accoglie secondo le usanze (lo cacciano fuori scandalizzati). I due amanti si ritrovano nel parco, ma il loro amplesso viene di nuovo interrotto dalla telefonata di un ministro. Mentre lei si consola succhiando il dito di una statua, lui litiga per telefono con il ministro finche` questi si suicida. La ragazza, invecchiata di vent'anni, si da al direttore dell'orchestra e il giovane, per la disperazione, sale nella camera dell'amata e getta dalla finestra tutto cio` che vi trova: un albero in fiamme, un arcivescovo, un aratro e una giraffa. Da un castello esce l'efferato criminale Sade-iano delle "120 Giornate Di Sodoma" che ha le sembianze di Gesu`. Il film e` il capolavoro del surrealismo, ineguagliato per fantasia e mordente.

Bunuel condensa Marx (l'ipocrisia borghese) e l'egoismo del materialismo storico, Freud (l'amor fou), Iade (l'orgia ripetuta), il surrealismo e la satira sociale (contro il clero, la borghesia, l'aristocrazia, la polizia, i politici) in un attacco furibondo contro la civilta`. La follia di questa civilta` domina il film da un capo all'altro.

Tecnicamente Bunuel non ha piu` nulla da imparare: il suo montaggio ha gia` sorpassato Ejzenstein, e tra l'altro, le sue collisioni alogiche stanno sul versante opposto del didascalismo sovietico.

Ma, continuando a far notizia con anatemi tipo "bruciare il museo del Padre", si aliena la fiducia dei finanziatori. Fortunatamente un operaio anarchico, che ha vinto il premio di una lotteria, finanzia un viaggio nella campagna occidentale spagnola da cui Bunuel ricava un documentario di ventisette minuti. Il testo sembra una polemica caricatura dei documentari turistici, che invece di esaltare i momenti e le bellezze naturali della Spagna ne elenca cinicamente le miserie; Bunuel si riallaccia in effetti al populismo visionario di Goya e opera un montaggio violento di sequenze non surreali ma iper-reali: i riti propiziatori, la malaria, la fame, la sporcizia, i cretini, i nani, gli storpi, il funerale di un bambino. Proibito dal governo repubblicano, il film viene proiettato invece dal Fronte Popolare. Ma scoppia la guerra civile e Bunuel, che per un po' ha curato la produzione militante, deve riparare a Parigi, poi a New York; qui assunto dal museo d'Arte Moderna, trasforma documentari di propaganda nazista in atti di denuncia, ma viene licenziato perche` ateo nel 1946. Capita in Messico nel 1948 per incarichi di second'ordine e ne approfitta per girare un paio di filmetti commerciali, che gli permettono di riprendere l'attivita` e lo inseriscono in un circuito che fino ad allora gli era rimasto estraneo. L'anno dopo, aiutato dallo scrittore Luis Alcoriza, esule come lui, puo` girare un nuovo film in piena liberta`.

Los Olvidados (1950) sono gli adolescenti dei quartieri poveri di citta` del Messico; in un certo senso la continuazione di Hurdes: si muovono a branchi per i vicoli miserabili della bidonville, cinici e violenti.

Una di queste bande di ragazzini abbandonati a se stessi e` capitanata da un giovane (Saibo) che e` evaso dal riformatorio e che porta a spasso la figura sinistra e dispotica di un cieco; uno di essi (Pedro) e` stato scacciato di casa dalla madre prostituta che lo bastona e ha trovato impiego presso un arrotino. Pedro e` testimone di un delitto commesso da Saibo; questi che organizza una rapina al cieco e al mutilato, diventa l'amante di sua madre e deruba il suo padrone. Cosi` Pedro accusato del furto e la madre, che lo considera sempre un buono a nulla, lo picchia e lo consegna alla polizia che lo chiude in riformatorio. Pedro si conquista la stima del direttore che, per dimostrargli fiducia, lo manda a fare una commissione in paese; Pedro pero` viene assalito da Saibo ed invano cerca di farsi restituire i soldi; non potendo tornare a mani vuote dal direttore, si aggira fra le baracche popolate di esseri squallidi: il mendicante cieco accarezza una ragazza, il padre del ragazzo ucciso da Saibo sbraita ubriaco che scovera` l'assassino; Pedro ritrova Saibo in una stalla, ma questi l'ammazza a bastonate; nel frattempo il cieco ha avvertito la polizia che sopraggiunge prima che l'assassino possa dileguarsi e lo abbatte; il cadavere di Pedro viene caricato dorso di un asino e gettato su un mucchio di spazzatura. Intorno ai due protagonisti, al Caino e all'Abele di questa bibbia apocrifa, si muovono i mostri goyeschi: prostitute, ubriachi, cretini, vagabondi. Potrebbe essere un documentario come Los Hurdes o una sequenza di scene gratuite di violenza come Un Chien Andalou. I delinquenti minorili sono disadattati perche` i genitori li rifiutano; la madre denuncia il figlio innocente e va a letto con il vero colpevole, il figlio lo supplica di non bastonarlo e con le stesse parole supplichera` il proprio carnefice: il triangolo oltrepassa Edipo. L'agonia dell'innocente, succube del proprio destino di essere superfluo e inutile, e` rappresentata nelle scene oniriche della gallina, la stessa che saltera` sul suo cadavere nella stalla. Un odio disperato, cancerogeno, accanito fino all'auto- distruzione, divora i reietti accampati ai margini della civilta`; a tanta penosa morbosa ferocia non era arrivato neppure Stroheim.

Il film del periodo Messicano sono tutti di serie B, nel senso che furono girati in due, tre settimane, interpretati da attori improvvisati, ricavati da sceneggiature Ridicole.

Susana e` una commedia ranchera che narra il desiderio morboso di una ragazza evasa dal riformatorio da parte dei maschi di una famiglia per bene; Bunuel scoperchia la volgarita` borghese attraverso una struttura a meta` strada fra il melodramma hollywoodiano e la commedia pornografica. La ragazzina furba, precoce e senza scrupoli, ha capito che puo` sfruttare le bassezze e le gelosie dei suoi ospiti per diventare la padrona di quella casa; ha abbindolato anche l'anziano capofamiglia e trova sulla sua strada soltanto una bigotta inerme che per difendere il proprio posto invoca interventi divini; ma la polizia sopraggiunge in tempo a riportare la normalita`.

Nel 1951 Bunuel dirige tre film, i primi due melodrammi popolari basati sulla gelosia, il terzo, Subida al Cielo, vaudeville picaro-neorealista devastata dalla paranoia edipica: un contadino attraversa la campagna su un autobus sferragliante per andare a comprare una medicina per la madre moribonda e fa amicizia con una giovane procace.

Una scena onirica spiega il tormento erotico dell'uomo; il lieto fine (la madre lascia a lui l'eredita` invece che agli avidi fratelli) premia l'adulterio (anche edipico). El Bruto (1952) e` il gorilla assoldato dal proprietario di uno stabile per far pagare l'affitto ai morosi; ma l'amore per la figlia di un inquilino lo porta alla follia e alla morte.

El (1952) e` Francisco, un uomo di mezza eta`, ricco e rispettabile, educato e religioso, che si invaghisce di una giovane; la sposa e la porta nella sua villa liberty; nonostante l'eta` lui e` ancora vergine; la loro vita in comune e` avvelenata dai sospetti dell'uomo, geloso fino al punto di infilare con un ago un occhio che li spia dal buco della serratura. Alle sue violente scenate fanno seguito sincere suppliche di perdono; poco a poco Francisco impazzisce e dopo essersi sfogato nel delirio in cima a un campanile, una notte decide di ricucire il sesso della moglie, per poterne controllare la fedelta`: si avvia verso la camera da letto con forbici, corda e rasoio, ma lei gli sfugge. Per placare la carne e lo spirito si chiude in convento, ma conserva la camminata maniacale della notte passata a vagabondare nella villa. Bunuel attacca attraverso il grottesco la borghesia avidamente attaccata alla proprieta` e il cristianesimo bigotto. Il vergine e` un Cristo blasfemo che vuol possedere la sua remissiva premurosa Maddalena. La villa, sede dei suoi deliri ossessivi, e la chiesa, sede di rituali altrettanto morbosi, sono ambienti interscambiabili, ambienti di tortura, di pratiche efferate.

Dopo l'apologo anarchico La ilusion viaja en tranvia (1953), con uno spassoso sketch sulla cacciata dell'Eden di Adamo ed Eva, e` la volta di Ensayo De Un Crimen/ Criminal Life (1955), scherzo macabro sullo stesso tema della verginita` adulta di El.

Il protagonista, Archibaldo, da bambino ricevette in dono dalla madre un carillon che la governante gli descrisse come un oggetto magico capace di esaudire ogni suo desiderio. Il bambino chiese subito la morte della donna e per una coincidenza l'evento si verifico` davvero. Divenuto grande, Archibaldo e` ancora affascinato dal carillon e dell'idea di uccidere le donne; ma i suoi progettati delitti falliscono miseramente: la fidanzata viene assassinata prima da un altro, la monaca precipita nella tromba dell'ascensore, la soave fanciulla dei suoi sogni scampa casualmente l'attentato. Ha costruito un manichino a immagine e somiglianza di quest'ultima, e si libera dall'ossessione del crimine proprio lasciando questa parte della sua follia e gettando nel fiume il carillon. Il feticismo di Archibaldo e` un'altra rappresentazione dell'impotenza di Francisco. Come in Subida al cielo misogino replica la figura materna, perche` alla sua educazione bisogna far risalire i suoi complessi.

Dallo humour nero di Ensayo, Bunuel passa al cinema idealista di Cela s'appelle l'aurore (1955), prima di un trio di film parigini che aprono una parentesi nel suo esilio messicano. Il primo e` la storia di un medico che rinuncia agli agi della vita borghese per abbracciare la causa rivoluzionaria dei proletari; il secondo La mort en le jardin (1957) e` la storia di una lunga fuga nella foresta di un gruppo di avventurieri braccati dalla polizia; il terzo La fieire (1959) e` la storia di un eroe che si sacrifica per opporsi alla dittatura del suo paese. I temi dell'idealismo e della solidarieta` compaiono anche in Nazarin (1958, dal romanzo di Perez Galdes).

Nazarin e` un sacerdote che ama vivere povero fra i poveri, pronto a dividere il poco che possiede con gli emarginati e considerato pazzo dai borghesi; nasconde in casa una prostituta che ha ucciso una collega durante un litigio e conforta una ragazza sedotta e abbandonata che voleva suicidarsi: la prima da` fuoco alla stanza per purificarsi, la seconda e` soggetta a crisi epilettiche che somigliano ad orgasmi, ed entrambe amano il mite e impotente sacerdote. Quando i superiori lo espellono dall'ordine, Nazarin si mette sulla strada per dedicare la propria vita alla carita` cristiana; per cominciare si offre di lavorare gratis in un salario, ma scatena l'ira degli operai in lotta, i quali lo scacciano (e allontanandosi ode un colpo di pistola).
La seconda, lo supplica di guarire la nipotina moribonda e quando la bambina effettivamente riprende vita alle sue preghiere grida al miracolo; le due donne decidono di seguirlo nei suoi pellegrinaggi, incontrano una appestata moribonda che non vuole la benedizione del prete ma l'abbraccio del marito; quando negli uffici della polizia, il suo seduttore, che, vista la sua ritrosia, denuncia Nazarin alla polizia, la seconda ritrova il suo seduttore; la donna viene accusata dalla madre di essere innamorata del presunto santo, le riprendono le crisi di orgasmo, e torna dal suo uomo in carcere. Nazarin conosce un ladro di chiesa che gli rinfaccia l'inutilita` della sua vita di carita` (ne` il bene ne` il male possono cambiare il mondo); scortato verso un'altra prigione, Nazarin riceve la carita` di una vecchia che gli dona un ananas: dapprima la rifiuta, poi piangendo la accetta. Gli ideali umanitari del santo non hanno provocato che guai, come il calvario di Cristo; il sacrilego nega di ateo ogni utilita` del bene, ma la vecchia caritatevole afferma che puo` esistere un bene umano, la solidarieta`, anche senza Dio. La missione donchisciottesca di Nazarin smaschera l'ipocrisia e la malvagita` della chiesa (che lo espelle), dalla borghesia (che lo schernisce) e dallo stato (che lo arresta).

Il film e` una storia di follie incrociate: la follia buona di Nazarin, la follia erotica della sedotta, la follia catartica della prostituta. I personaggi razionali sono tutti malvagi, come il seduttore.

Se Nazarin impersona Cristo, con tutte le sue contraddizioni (sostanzialmente le ingiustizie sociali non si cancellano ne` con la preghiera ne` con la carita`) e il suo inutile controproducente calvario, la figura di Maddalena e` sdoppiata in due: la prostituta che ha bisogno di credere in qualcosa e la erotomane che preferisce il piacere della dannazione all'ascetismo della salvazione.

La Joven/ The Young Ones (1960), adapted from a story by Peter Matthiessen, is a parable that blends Jean-Jacques Rousseau's "Social Contract", Daniel DeFoe's "Robinson Crusoe" and the Bible, but atheism prevails: nobody cries or prays for the dead man, the girl is annoyed by baptism, the rapist neither feels guilty nor repents, the trader is simply a homicidal racist and the black man only wants to save his neck. The uncompromising reverend tries to impose some order in the moral chaos of the island, which is, after all, a reflection of the state of nature. There is some kind of justice, though: at one point the white rapist is treated like a gentleman while the black innocent is treated like a scumbag, but, by the end, the black man is free and the white rapist might go to jail. On the other hand, justice would not have been possible without the white rapist helping the black man escape, and that happened mainly because the two found some kind of connection, established some kind of male solidarity.

Traver Miller A black man in a small boat lands on an island that is a private hunting reserve. A flashback shows that he ran away chased by white people after a woman screamed. A hunter kills a rabbit and walks back home. A teenage girl, Evvie, hides from him. When he enters the house, she coldly tells him that her grandfather Pee Wee died. He was a pathological drunkard. The hunter, Miller, treats the girl like a slave, until, suddenly, he reaizes that she has grown to be a woman with attractive curves. He tries to hug her (we see it from outside the window) but she runs away. A trader comes to the island for his routine visit. The two men bury the dead in the woods unceremoniously. Evvie wants to leave a bottle of whiskey on the grave, but they think it's silly. Miller and the trader, Jackson, go to town in Miller's motorboat. Meanwhile, the black castaway approaches the home. He attacks girl who is taking care of beehives, but he explains that all he wants is food and fuel. He takes food, gun and fuel and then gives her money for it. She pretends to be mad at him but she actually enjoys the money. He asks her for tools to repair his boat. Suddenly he too notices her womanly curves and is almost disturbed by the thought so much so that he wraps her breast in a shawl. He fixes his boat but then he has to wait for the morning. At night a fox mauls and eats a chicken. While the black plays a bluesy tune with a clarinet, Miller comes back. Miller tells the girl that the church does not take orphans older than 12. She tells him about the black who took food, gas and tools. Miller finds the boat at the beach and sinks it while the black man is hiding in the swamp. Miller hunts him and coldly shoots at him thinking he killed him. Back home Miller shows Evvie a pretty dress and high heels shoes that make her look even more like a woman. The black man comes back to get the fuel he paid for and the hunter's gun. The girl and the then hunter go to the beach to check out the black man, who uses the gun to keep the white man at a distance. The two adults chat a bit, almost socializing, and the white man almost respectful of the intruder who is working so hard to repair the boat and has actually paid for what he took. More importantly, they fought in the same army during the war. The only real crime that the black man is committing is trenspassing onto private property. Miller seems confident that the black man is not dangerous. Miller goes back to his usual chores and even prepares a bed for the uninvited guest in Evvie's cabin, which, of course, means that the girl will have to sleep in his cabin. The black man entertains the girl with his clarinet while Miller prepares rudimentary bombs with his explosive. When they are ready, Miller explodes them to show the black man who has more firepower. At night the black returns the guns before going to sleep. That night Miller has sex with the girl. in the morning the girl does not talk to the black man, clearly sulky. Miller is verbally racist but in reality lets the black man dine with them and let him stay until the weather allows him to leave on his small boat. Two men arrive in that stormy night: the trader Jackson and a reverend. The reverend has come to take the girl away, having found a place where she can be raised properly, and he is shocked to learn that the girl was never baptized. Miller explains that the old man never got around at doing that, which also means that Miller has known her since she was born. Miller does not like the idea that Evvie will be taken to town. Jackson tells Miller that a black man raped a white woman. The black man, sensing trouble, has already run into the jungle in the heavy rain. Miller tells the girl not to talk about what they did the night before, but she is so naive that she tells the reverend she has been told not to tell him anything, which of course makes the reverend suspicious about Miller. That night Miller has sex with the girl again. In the morning the storm has passed. The reverend baptizes the girl in the water but she's not impressed, and then interrogates the girl about hunter. Meanwhile the black falls into an animal trap. The reverend and the girl rescue him and then the reverend even cures his leg. The black man swears that he has been unjustly accused: the woman wanted to have sex and he ignored her, then she screamed "rape!" But Miller and Jackson arrive just then and don't believe the story. They tie him up outside to a pole, planning to return him to town, where he can be promptly lynched. While they are not watching, the black man asks the girl to brings him a knife. The reverend, having sensed what Miller did to the girl, has a private chat with him. The hunter confesses and claims it's not a big deal, since, after all, he was alone on that island all that time and the girl is not a child anymore. But the reverend is zealous and determined to have him tried for rape. When the trader discovers that the black man escaped, he tries to beat the girl but the hunter stops him. The trader is a fanatical racist who is determined to kill the black man. The reverend asks for Miller's help in stopping the trader, and tells Miller that he knows the white woman too well to believe her: the black man is indeed innocent. Miller offers a deal: he will stop the trader and save the black man if the reverend forgets about his statutory rape. The reverend refuses to compromise. Nonetheless Miller walks out and disarms the trader. The trader promises to come back with others. The black man shows up again. He can't run. Surprisingly the hunter gives them crutches so that he can hop to the beach and promises to give him a motor so he can escape on his boat. Jackson the trader runs into the black man and pulls out a knife. The black disarms Jackson and could kill him but instead lets the trader go. Miller delivers the motor as promised and even helps the black man push the boat into the water. Meanwhile, the girl dresses up into her womanly dress and high-heel shoes. The reverend, the trader and the girl leave for town on the mortoboat, and Miller remains alone on the island.

Il periodo messicano e` caratterizzato da una certa sciatteria tecnica: lo stile e` spoglio, gli attori mediocri, la qualita` delle immagini pessima. L'umile artigianato di Bunuel contrasta con l'esilio lussuoso di altri europei che si sono arricchiti ad Hollywood.

Bunuel ha nel 1961 l'opportunita` di dirigere il suo primo lungometraggio in patria. Il film Viridiana trionfa a Cannes, ma suscita l'ira della Chiesa Cattolica e causa un'operazione all'interno della giunta franchista.

La novizia Viridiana si reca in visita dallo zio, un vedovo di mezza eta` che vive con una governante e la bambina di questa (che ama giocare a saltare la corda) nella sua villa. Mentre lui suona l'organo, la giovane sistema le sue cose nella camera degli ospiti: tra gli oggetti personali, una croce, una corona di spine, un martello, dei chiodi e una spugna (tutto l'occorrente per un calvario e una crocifissione). La notte successiva lo zio si sta inebriando rovistando fra gli indumenti di sua moglie, morta la prima notte di nozze, quando vede comparire la giovane nipote sonnambula che raccoglie cenere dal camino. La terza notte Viridiana sbuccia una mela per lo zio e accetta di indossare il vestito da sposa della defunta; lui convince la governante a drogarla per poterla spogliare nel sonno. Il giorno dopo (spiato dalla bambina) cerca di convincerla a rinunciare ai voti e a rimanere con lui facendole credere di averla sverginata; ma lei se ne va lo stesso, e lui si impicca con la corda della bambina. Sconvolta dall'accaduto ed ereditate le sostanze del vecchio, Viridiana accoglie un gruppo di poveri nella villa, mentre il figlio illegittimo del morto si da` da fare per riorganizzare la tenuta e diventa l'amante della governante. Durante un'assenza dei due padroni, i mendicanti organizzano un'orgia sfrenata; quando i due rientrano vengono aggrediti, e lei rischia di essere violentata. Salvata dal lucido cugino, Veridica si guarda allo specchio. Il giorno dopo siede a tavola con la governante e il cugino per una partita a carte. Lo zio e` un altro Don Juan, Don Quijote, vergine, hidalgo vecchio turpe e impotente come Francisco; Viridiana e` una santa d'indole francescana come Nazarin. Viridiana non subisce pero` una educazione sociale ma una educazione erotica: dopo che due monaci hanno cercato di violentarla, si offre a due amanti per un triangolo che e` forse piu` amorale ancora; anche lei, come Nazarin ma per altre vie, perviene al fallimento della morale cristiana.

I temi freudiani e bellici di Bunuel si ritrovano tutti: il calvario di Cristo, il martirio della vergine, la cacciata dall'eden, l'ultima cena; il feticismo e` sdoppiato: Viridiana ama Cristo morto sulla croce e adora gli oggetti del suo calvario, lo zio ama la moglie morta vergine e adora gli oggetti delle sue nozze. La governante e la bambina sono testimoni inquietanti della vicenda (la corda della bambina presiede a tutti e due i tentativi di stupro); la loro presenza contribuisce a turbare l'atmosfera orrifica della villa, simile al castello di un Dracula sadiano che si aggira per le stanze illuminate da fiochi candelabri alla ricerca di prede vergini. All'incubo e al mistero si salda il clima chiesistico, sottolineato dalla musica: l'organo da cattedrale della prima notte, l'allegria di Haendel durante l'orgia. Quella villa/castello e` anche una chiesa dove si svolge un cerimoniale di iniziazione.

La contrapposizione fra ideologia marxista (il lavoro del figliastro e degli operai) e ideologia cristiana (Viridiana che ospita i poveri) si risolve a favore della prima perche` l'esperimento del primo riesce, mentre quello della seconda fallisce miseramente, ed e` lei stessa ad ammetterlo andando a sottomettersi nella sua stanza.

La scena capolavoro e` quella dell'orgia, una parodia blasfema all'ultima cena; vi partecipa una feccia goyesca: il cieco che nella foto leonardesca di gruppo occupa il posto di Cristo, il lebbroso afflitto da una malattia venerea che indossa il vestito nuziale, lo zoppo che si e` cinta la corda della bambina. Ballano si ubriacano, sghignazzano: l'evasione totale nei confronti dell'ordine statale (i miserabili padroni della villa) e della morale religiosa.

Tornato in Messico, Bunuel realizza con la collaborazione di Luis Alcoriza El Angel Exterminador (1962).

Un anfitrione ha invitato ad una festa nel suo lussuoso palazzo una ventina di borghesi; durante la cena, mentre i domestici abbandonano precipitosamente la villa, i convitati disertano sulla verginita`; la padrona di casa ha preparato alcuni scherzi, che non divertono gli invitati; passano in un salone per assistere (indifferenti e annoiati) all'esibizione di una pianista. Giunta l'ora di accomiatarsi nessuno trova la forza di andarsene e finiscono per sistemarsi alla meglio per la notte; prigionieri di un incantesimo o di un'ipnosi collettiva, dapprima sono imbarazzati e angosciati poi si scambiano pettegolezzi e confidenze, si corteggiano e si amano si insultano e si accapigliano. Passano cosi` i giorni in un crescendo di abiezione: finiscono le provviste, un uomo muore e viene nascosto nell'armadio, l'anfitrione deve sopportare un clima di rancore nei suoi confronti, due amanti si suicidano, un gregge di agnelli irrompe nella stanza. Dopo aver divorato gli agnelli, si scagliano contro l'anfitrione per ucciderlo; ma una vergine capisce come si deve fare per scacciare il malocchio: basta che ognuno riprenda lo stesso posto che occupava la prima sera; rapidamente le coppie si ricompongono ed escono dal salone, dove ad attenderli si e` formata una folla di curiosi (anch'essi bloccati all'esterno da una forza che ha impedito loro di portare soccorso). Per ringraziare Dio si recano in chiesa a dire una messa, ma alla fine della cerimonia si ripete la crisi di impotenza; fuori scoppiano disordini, repressi dalla polizia, mentre un gregge di agnelli penetra in chiesa.
Nello stato di reclusione (ma dai loro discorsi, spesso incomprensibili, sembra piuttosto che si tratti di naufraghi su un'isola) si compie un processo di disinibizione e di degradazione per effetto del quale i borghesi rivelano la loro vera personalita` i loro vizi segreti; lo squallore morale, l'egoismo la ferocia, divampano fino a rasentare il sacrificio umano. Quando riprendono le loro posizioni sociali, cioe` si rivestono della loro ipocrisia, possono uscire dal salone; ma la crisi non si puo` superare con cosi` poco e ripiomba loro addosso; a salvare questa classe malandata sono comunque Dio, che manda loro agnelli sacrificali per sfamarli, e la polizia, che reprime i ribelli, stato e religione alleati nella difesa della borghesia.
I mostri popolani di Goya sono qui vestiti da signori; ma vergini e adultere malate di cancro e misantropi ripetono nel salone la grandiosa scena orgiastica di "Viridiana", soprattutto quando si accalcano sul corpo dell'anfitrione. La critica di Bunuel ha una portata antropologica. La promiscuita`, la regressione bestiale, il sadomasochismo di gruppo, originano i rituali massonici, i sacrifici pagani. E si conclude con la solita professione di nichilismo: alla fine Bunuel nega semplicemente la possibilita` della redenzione.
Ma al di la` dell'attacco anarchico portato alla classe dominante, il film si presenta come il piu` surrealista dai tempi di El, un labirinto di metafore, un groviglio inestricabile di frasi assurde, un flusso continuo di allucinazioni del subincoscio, un almanacco di parabole ermetiche. La scena del sogno in particolare, e` una continuazione di Chien Andalou, mentre il film nel suo complesso ricorda L'age d'or.

In fatto di stile Bunuel rasenta ormai il barocco macabro e il gotico esoterico, e sembra rifare il verso alla suspense hitchcockiana; le sue fantasie nere sono farse ed enigmi allo stesso tempo: allestiti su esili canovacci, con pochi mezzi, potrebbero continuare all'infinito come sapevano fare i saltimbanchi e gli indovini d'altri tempi. Bunuel improvvisa dietro la macchina da presa e il suo tema e` il caos; caso e caos si mangiano la coda come in gioco di specchi. Il periodo messicano e` ormai agli sgoccioli. Unanimemente riconosciuto come uno dei massimi maestri del cinema, Bunuel trova sempre piu` facilmente lavoro in Europa. Nel 63 interpreta il boia di Planto Por Un Bandido (Saura), l'anno dopo gira a Parigi il remake di Le Journal D'une Femme De Chambre/ Diary of a Chambermaid.

E` la storia di una cameriera parigina che e` testimone delle perversioni di un ambiente borghese apparentemente per bene, anzi addirittura bigotto e reazionario: un guardiacaccia truculento, un padrone di casa erotomane, una adolescente maliziosa, un sagrestano fascista, un capitano arrogante. Lei, la cameriera, e` una Susana che cerca di approfittare della situazione e che smaschera il guardiacaccia, stupratore e assassino dell'adolescente. Bunuel torna in Messico in difficolta` finanziarie: accetta una parte di attore (quella di un sacerdote invasato) e riduce a meta` il film che sta girando. Il brevissimo Simon Del Desierto (1966) e` la storia di un eremita medioevale che assistito dai frati di un convento, vive in cima ad una colonna per essere piu` vicina a Dio, che e` venerato dalla gente come un santo in grado di dispensare miracoli, ma che e` continuamente tentato dal demonio; l'asceta resiste a diverse seduzioni, ma alla fine, vinto, si, lascia trasportare (in jet) dal suo umile quieto sito del dodicesimo secolo, ad un locale notturno della caotica New York moderna. Nel deserto una folla di pellegrini, assiste alla donazione di una nuova colonna, piu` alta da parte di un ricco patrizio: Simon scende con una scala, passa attraverso la folla, che gli chiede un miracoli, saluta la madre, accompagnato dalle autorita` religiose che lo ordinano sacerdote, nonostante lui si senta peccatore, e sale la scala che lo porta in cima alla nuova colonna; alla folla che lo acclama e invoca miracoli, risponde ridando le mani a un ladro a cui erano state mozzate per punizione, il quale se ne va senza neppure ringraziare; ai sacerdoti, piuttosto indifferenti, e ambigui, il santo non lesina rimproveri. Un pastore nano mostra a un fraticello le poppe di una capra con tono libidinoso. Il fraticello porta da mangiare al Simon, che recita le preghiere in latino ad alta voce e osserva con disdegno la sua giovanile spensieratezza. Una bambina ben vestita va a giocare cantando con il cerchio sotto il pilastro; alle domande di Simon risponde "sono una bambina innocente", ma lui vede le sue cosce inguainate in calze di nylon e se la sente seduttrice al fianco; poi, vinta la tentazione, vede allontanarsi un vecchio repellente, il demonio. Un sacerdote trova dei viveri ai piedi della colonna e lo sbeffeggia, lo accusa davanti ai confratelli; ma basta una preghiera a far confondere l'accusatore, che, colto da epilessia, spergiura e bestemmia, sbava e delira; due parole di Simon lo esorcizzano. Poi Simon chiede che scaccino il fraticello dal convento. La madre vive in una capanna ai piedi della colonna. Simon vede Cristo come un pastore donna con la barba che lo invita a scendere; smascherato, il demonio si mette di nuovo ad oltraggiare la religione e gli scaglia un sasso con la fionda: Simon parla con Dio delle tentazioni del demonio e della sua volonta` a non cedere.
Una bara viaggiante si ferma davanti alla colonna, si apre e ne esce una bionda bellissima, che gli compare al fianco a seno nudo, e dice che sta per portarlo a fare un viaggio, estremo tentativo del demonio di sedurlo. Un aereo lo catapulta in un locale notturno dove si balla rock and roll scatenato e rumoroso. Lui, capelli corti e barba ben rasata, siede a un tavolo con la bella demone, che gli da` dell'ubriacone e gli dice "e` la vita, e devi sopportarla fino in fondo", e poi si getta nella mischia urlando. Il martirio di Simon sulla colonna non serviva a nulla, e tutto sommato era anche facile, nel deserto in mezzo ai frati. Ma ben piu` duro e` il martirio di ogni uomo, la vita quotidiana in una citta` qualsiasi. E li` lui e` un ubriacone depresso.
In quest'esile trama, Bunuel erige come al solito un arcobaleno di gag surreali, di paradossi enigmatici, di metafore cabalistiche, di sketch picareschi: una bambina vestita da marinaretto che solleva il gonnellino e che poi si rivela un vecchio repellente; lo stilita che arringa i confratelli sotto il sole cocente (Don Quijote, Cristo); la discesa dalla vecchia colonna per trasferirsi su quella nuova piu` alta e piu` bella, di un ricco; il ladro monco miracolato, la madre che lo assiste ai piedi della colonna, ecc. La parabola, con tutto il suo verboso contorno di dialoghi, e` un'altra caustica affermazione del nichilismo di Bunuel.

Da una parte c'e` il predicatore cristiano, imbevuto di fisime che invoca la separazione del mondo, dall'altra il diavolo che rappresenta la vita concreta, quotidiana, con tutto cio` di spiacevole che puo` trasportare con se il fiume della realta`.

Simon odia l'umano, l'impuro, che lo tiene lontano da Dio. L'odio di Bunuel contro Dio, ha origine da questo rifiuto dell'umanita`. Il suo ripudio di Dio e` un fatto sociale. Il demonio incarna la realta`, la vita.

Bunuel attraversa un periodo poco felice; e deve accettare di dirigere Belle De Jour (1967), adapted by Jean-Claude Carriere from the Joseph Kessel novel (1928), ma stravolge talmente l'assunto originale a favore di una requisitoria contro le previsioni borghesi. La protagonista e` una borghese indifferente, soggetta a crisi masochistiche e malata di regressione infantile, che e` irresistibilmente attratta dalla prostituzione.

Severine (C. Deneuve) e` la moglie elegante, fredda e rispettabile di un medico, Pierre. Sogna a occhi aperti mentre il marito si spoglia, un sogno erotico in cui viene seviziata dai cocchieri per ordine del marito.
In una localita` sciistica, la coppia incontra un'altra coppia di amici. L'amico, Husson, e` un ricco snob di mezza eta`, verso la cui galanteria Severine e` visibilmente ostile.
Un'amica le rivela che una loro comune amica, Henriette, adesso lavora in un bordello. Severine e` colpita dalla notizia. A casa Severine trova un mazzo di fiori inviatole da Husson. Severine e Pierre vivono in un lussuoso appartamento con cameriera. A Severine non manca nulla, ma e` chiaramente frustrata dalla vita di casalinga. E` turbata, lascia cadere oggetti, rivede la scena che marco` a fuoco la sua infanzia, quando venne tastata da un idraulico pervertito.
Incontra Husson, che le parla di bordelli e gliene consiglia uno in particolare. Husson continua a corteggiarla, ma Severine e` freddissima e scontrosa. Cio` nonostante, Severine si reca all'indirizzo di quel bordello e passeggia di fronte all'ingresso. Dopo un minuto di titubanza (e la visione di quando durante la prima comunione rifiuto` di ingerire l'ostia), entra e si presenta.
Ribattezzata "Belle de Jour", riscuote subito un grande successo grazie al suo atteggiamento frigido. Il suo primo cliente e` un grasso disgustoso e lei lo lascia fare. Quando se ne va, e` di nuovo una signora elegante in pelliccia con gli occhiali scuri.
Con il marito in campagna, sogna che il marito Pierre lascia che Husson le tiri zolle di fango e merda.
Severine prende ad andarsi a prostituire volontariamente ogni giorno. La schizofrenica ha cosi` modo di conoscere nella sua seconda vita un campionario di tipi fra il quale il maniaco che si veste da maggiordomo sadico, il truce cinese che non parla francese, etc. Un duca necrofilo la invita al suo "castello" dove ama impersonare il vedovo che fa l'amore all'amata nuda nella bara. Un giovane delinquente senza denti, Marcel, s'innamora di lei, e la esorta a fuggire con lui. Husson va a visitare il bordello e naturalmente scopre Severine. Marcel scopre la sua vera identita`, la va a trovare a casa. Disperato, Marcel spara al marito e fugge, ma viene ucciso nel conflitto a fuoco con un poliziotto.
Pierre rimane paralizzato e cieco, accudito amorevolmente da Severine.
Il film e` tutto costruito sulle fantasie erotiche della donna, tanto che permane il dubbio che la stessa frequentazione del postribolo sia un parto della sua follia. E` una donna-bambina bisogna d'affetto materno (la padrona del bordello) e di giocare con dei compagni (i clienti e i personaggi dei suoi sogni). Il film e` anche un catalogo di drammi borghesi, dal classico duello d'amore ottocentesco al melodramma naturalista; e` un fascio parallelo di storie di decadenza borghese. Nell'una eccezione (freudiana) o nell'altra (sadiana), alla fine trionfa l'illusorieta`: il marito, rimasto paralizzato, si alza dalla sedia e i due coniugi ripartono per la montagna, dove il film era iniziato: e` stato tutto un sogno?

Il nichilismo di Bunuel (qui nelle vesti del mito del peccato che ancora una volta seduce il santo, cioe` la santa trasmigra con il tempo in una piu` ineffabile metafisica del nulla, che rimette in discussione non soltanto i valori dell'esistenza stessa.

Severine (Catherine Deneuve) e' sposata a un dottore e conduce l'esistenza della moglie abbiente in un appartamento centrale di Parigi, con tanto di cameriera.
Severine sogna un calesse nei boschi. I cocchieri la trascinano con loro, lei non vuole scendere. Uno di loro la violenta e lei si lascia andare Il marito si lamenta che lei e' frigida. Un flashback rivela che bambina venne molestata da un idraulico.
In vacanza in montagna incontrano l'amico donnaiolo Husson, che corteggia discretamente Severine. Un'amica le rivela che un'altra loro amica lavora in un bordello per sbarcare il lunario. Continuano la conversazione in taxi. Il taxista interviene e spiega che i bordelli non sono piu' quelli di una volta, ma ce ne sono ancora molti. Severine e' affascinata.
Husson le manda dei fiori, che la cameriera mette in un vaso. Ma Severine rompe il vaso. Poi in bagno rompe una boccetta di profumo. Elegante, aristocratica, impeccabile, ma anche gelida e un po' nevrotica. Quando il marito torna a casa, gli chiede se in gioventu' ha frequentato i bordelli.
Un giorno incontra di sfuggita l'amica che fa la prostituta. Husson e' li' vicino e ne approfitta per tentare di baciarla. Lei lo respinge. Mentre parlano della prostituta, lui le dice l'indirizzo di un bordello.
Severine si reca a quell'indirizzo. Poi va a sedersi sulla panchina di un parco, fra mucchi di foglie secche, e piange. Torna al bordello, parla con la matrona, la quale crede che lei abbia bisogno di soldi. Appena uscita va a trovare il marito all'ospedale, ma lui e' troppo impegnato. Torna al bordello. La matrona la battezza Belle De Jour perche' lei vuole lavorare soltanto di giorno. Lei e' in parte indifferente e in parte nervosa. Conosce le altre due ragazze del bordello e il primo cliente. Prima tentenna, poi si decide. Mezza nuda, tenta ancora di scappare, ma quando l'uomo usa la violenza lei si lascia prendere. Un velato masochismo le fa apprezzare al violenza (il marito e' tutto l'opposto, la quintessenza della delicatezza).
Tornata a casa, s'infila sotto la doccia e brucia gli indumenti intimi. Quando il marito rientra, finge un'emicrania. In un prato il marito e Husson raccolgono la merda lasciata da una mandria, poi Husson gliela tira in faccia e lei gode.
La matrona non la vorrebbe piu' perche' lei e' scappata, ma lei insiste perche' la riprenda. Questa volta e' sorridente e serena. Il cliente e' pero' un distinto ginecologo che ama imbastire una sceneggiata. Severine non sa come comportarsi e viene scacciata. La matrona le fa vedere da un buco nella stanza di fianco come si comporta una delle ragazze: il ginecologo si comporta come un maldestro cameriere che la "marchesa" deve punire frustandolo. Severine ha piu' successo con un sinistro giapponese e proprio il fatto che sia un po' matto la rende felice. Nel bordello si affaccia ogni tanto la figlia della governante (a sua volta una ex prostituta ormai vecchia).
Un duca l'approccia al parco e la invita a partecipare a una cerimonia religiosa in onore di una defunta. Lei si lascia condurre in carrozza al suo castello, si lascia spogliare dal maggiordomo e, vestita di un solo lungo velo nero trasparente, si lascia coricare in una bara. Il duca tiene una commossa eulogia per la figlia scomparsa e poi si masturba sotto la bara. Alla fine il cameriere la getta fuori sotto la pioggia.
A casa lei e' insolitamente disinvolta con il marito, gli rivela di capirlo meglio. Husson prova a insinuarsi in casa mentre il marito non c'e', ma lei lo fa mettere alla porta dalla cameriera.
Due delinquenti, uno spagnolo e un giovane sdentato, rapinano un uomo. Poi si recano al bordello a festeggiare. Lo spagnolo cede Severine al giovane. Proprio perche' e' arrogante, prepotente, volgare e vanesio, Severine se ne invaghisce. I segni della violenza (i denti perduti e le cicatrici) la eccitano. Gli confessa di essere spaventata ma gli si abbandona.
Il marito ha notato un cambiamento nella donna e, durante un viaggio alla spiaggia, sospetta persino che lei abbia un amante. Lei pensa "non mi sono mai sentita cosi' vicina a te".
Il giovane ritorna, invaghito. Lei si precipita in camera con lui, sorridente. Lui si infuria perche' lei e' stata assente per qualche giorno. Le dice che vuole vederla giorno e notte.
Il marito insinua che gli piacerebbe avere un figlio. Al bordello si presenta Husson. Non sembra sorpreso piu' di tanto di trovarci Severine. Severine prima rifiuta di fare l'amore con lui, poi gli si offre in cambio dell'omerta'. Gli dice di amare sinceramente il marito, di non voler fargli del male. Husson promette di non dire nulla. E non vuole neppure toccarla: lo eccitava la sua virtu'.
Nei boschi i padrini caricano le pistole. Il marito e Husson si sfidano a duello ma i loro spari colpiscono Severine, legata a un albero. Il marito bacia la sua ferita.
Severine spiega alla matrona che deve lasciare il bordello. All'uscita pero' lo spagnolo la pedina. E' appena rientrata a casa quando le si presenta davanti il giovane, determinato a non perderla. Capisce che il marito e' l'ostacolo che lo separa da lei. Si apposta di sotto e, quando il marito arriva, gli spara. Poi fugge in auto, si schianta contro un'altra auto, spara a un poliziotto che tentava di fermarlo, viene a sua volta ucciso da lui. La polizia non sa spiegarsi la ragione dell'attentato.
Il marito si salva, ma rimane paralizzato, cieco e muto. Lei lo accudisce come un'infermiera. Husson viene a trovarli e spiega a Severine che vuole dire tutta la verita' a suo marito: quell'uomo sta soffrendo perche' pensa che Severine si stia rovinando la vita a fargli da infermiera. Severine lo lascia fare. Quando lui se ne va, lei trova il marito sempre immobile, ma con due lacrime sulla guancia. Poco dopo muore.
Il marito si alza dalla sedia. Non ha nulla. Fuori si sente il rumore del calesse. Lei esce sul balcone. Vede il bosco della prima scena.

Bunuel ritorna alle sue variazioni sulla vita di Cristo con La Voie Lactee/ The Milky Way (1965), sulle tracce di due miserabili pellegrini (un giovane e un vecchio) che si stanno recando a piedi in Spagna per venerare le reliquie di un santo; durante il tragitto, passato e presente si mescolano senza soluzione di continuita` e nel tumulto degli eventi il regista trova modo di stilare una sua personale storia delle eresie, che si conclude con la gang dissacrante: i due creduli fedeli apprendono da una prostituta che nella tomba del santo sono in realta` sepolti i resti di un eretico. Durante il viaggio (che e` il rovescio del classico viaggio purificatore, perche` i pellegrini puri lo erano prima di partire) la fantasia visionaria di Bunuel ha modo di sbizzarrirsi. Alla fine l'impressione di un carnevale blasfemo, con tante maschere curiose e irriverenti, e` straniata pero` dai continui rimbalzi fra passato e presente, che si inseriscono nella filosofia dell'illusorieta` dell'esistenza. I due barboni imperturbabili rappresentano in un certo senso Bunuel stesso, ansioso di fare ritorno nel "grembo materno" (la Spagna), e saggiamente agnostico di fronte agli eventi della Storia; in questo film tutto l'universo bunueliano converge piu` che mai verso una filosofia (quasi, paradossalmente, una religione) dell'uomo laico, conscio dell'ingannevolezza dei grandi ideali, della miseria morale dell'uomo, dei capricci della storia, a al tempo stesso di un respiro cosmico di tutto cio`. Per la cronaca il rosario aneddotico (il film di Bunuel somigliano sempre piu` ai vagabondaggi di un Don Quijote allucinato e microscopiche novelle medioevali con cornice) contempla: il viandante misterioso, avvolto in un mantello nero e accompagnato da un nano e da una colomba bianca, che moltiplica i loro denari; una scenetta di vita famigliare a Nazareth nella casa del falegname Giuseppe; il bambino con le stigmate della crocifissione; il sacerdote che illumina il brigadiere ma poi viene portato via dagli infermieri di un manicomio; l'eretico del quarto secolo che promuove un rito sessuale; il maitre di un hotel di lusso che predica la doppia natura di Cristo; il marchese di Sade che ha incatenato una vergine nella sue segrete; Gesu` che racconta parabole come se fosse in teatro; le collegiali che scagliano anatemi; la suora masochista si fa crocifiggere viva; il conte giansenista e il cavaliere gesuita che si sfidano a duello fra le rovine di un castello; il vescovo rinascimentale che condanna al rogo lo scheletro di un presunto eretico; i due studenti alla locanda che intrallazzano con una vergine apparsa all'improvviso e con un frocio; Gesu` che rende la vista a due ciechi. Ma il senso del film e` forse tutto contenuto nella gag del vagabondo giovane che sfida il signore a incenerirlo con un fulmine: cade, ma manca il bersaglio!.

Nel 1970 Bunuel puo` dirigere in Spagna Tristana (dal romanzo di Perez Galdos).

Tristana (C. Deneuve) e` un'altra Viridiana, un'orfana diciottenne affidata a un anziano hidalgo che vive solo con una serva; ateo, cavalleresco, libertino, il vecchio si invaghisce della pupilla: le spiega i fatti della vita come un padre a una figlia, ma la desidera come un'amante. Lei si rassegna e accetta la vergogna; in sogno si sfoga: il batacchio della campana della cattedrale e` la testa del tutore (contraddizione dell'autorita` paterna/coniugale) mentre due ragazzi le accarezzano le natiche. Incontrato per caso un giovanotto pittore, Tristana ne diventa l'amante, con la complicita` della serva-sorvegliante che l'accompagna sempre fuori di casa e nonostante la gelosia del vecchio. Tristana accetta di seguire l'uomo all'estero e abbandona con sollievo la casa del tutore; ma lui eredita una fortuna, lei viene colpita da un male terribile; la serva e l'amante si adoperano perche` il tutore acconsenta a lasciarla morire nella casa dove e` cresciuta; senonche` la ragazza perde una gamba (altra castrazione) ma si salva. Abbandonata dal pittore, accetta di sposare il vecchio; ma questa volta medita la vendetta, soprattutto per sfogare la delusione di essere stata scartata dal giovane, e da vittima si trasforma in carnefice: si comporta come una megera che si trascina con le stampelle, e mira ai denari dell'anziano consorte, al quale non lesina umiliazioni d'ogni genere; si mostra nuda dal balcone al sordomuto addetto a spingerle la carrozzella che ha il vizio di rinchiudersi a lungo nel gabinetto e approfitta cinicamente dell'occasione di liberarsi dal marito: lo lascia morire quando potrebbe salvarlo chiamando un medico, anzi spalanca la finestra come per far entrare aria fresca mentre lui sta ancora rantolando.

La crudelta` di Tristana e` contenuta nel sorriso satanico con cui contempla il desiderio impotente del sordomuto onanista davanti al suo corpo inerme, nel ripetuto sogno della testa mozza, nei gesti lucidi e tranquilli (come di una che abbia atteso a lungo un momento ed ora se lo voglia godere fino in fondo) dell'ultima notte.

La degradazione della giovane e` presentata come una conseguenza della spaventosa solitudine che l'attanaglia, rappresentata con toni da incubo dallo scenario desolato ed esperimento della cittadina.

Ragazzi muti giocano a pallone. Uno, Saturno, si accapiglia con un amico. Arriva la madre, Saturna, accompagnata da Tristana. Tristana fa amicizia con Saturno. E` in lutto per la morte della madre. Il gentiluomo Don Lope ha ricevuto da sua madre in punto di morte la richiesta di prendersi cura di lei e pertanto la invita a trasferirsi a casa sua. Saturna e` la sua fida governante. Lope e` un buon uomo, con un unico difetto: le donne. Tristana vive chiusa in casa. L'unica compagnia e` il ragazzo muto, Saturno, che ogni tanto viene a trovare la madre e ha il difetto di passare ore in bagno (si masturba?). Vanno insieme in cima al campanile, a trovare il padre dell'amico muto di Saturno. I ragazzi toccano Tristana che li sgrida. Tristana accarezza il batacchio dalla forma fallica. .LP La notta lei ha un incubo: al posto del batacchio vede la testa di Lope. Lope e` premuroso come un padre con Tristana, e Tristana e` umile come una serva. Lope deve vendere argenteria e quadri per poter continuare a vivere la sua vita di agi senza lavorare. La sorella e` ricca, ma lo disprezza. Lope e` disgustato dal denaro, e ancor ` piu` dal lavoro.
Un giorno la convince a smettere il lutto e la porta fuori. Lei rimane affascinata dalle colonne (altro simbolo fallico). In chiesa la bacia e lei ride sciocchina. Inizia una tresca che presto diventa pubblica. Lei e` docile e ubbidiente anche in questo. E` praticamente sua moglie, ma non sono sposati. Lei confessa a Saturna di odiare il vecchio. Un giorno incontra un pittore e se ne invaghisce. Comincia ad uscire sempre piu` spesso da sola, a tornare sempre piu` tardi. Lope sospetta che si tratti di un uomo. Tristana si vede effettivamente con il pittore. Quando lui le chiede di partire con lei, lei gli confessa qual'e` la vera relazione con il suo tutore. Dopo un'ennesima scenata di Lope, pero`, Tristana si decide a fuggire con il pittore, Horacio. Lope intuisce cosa sta succedendo e scopre dove alloggia Horacio. Va a sfidarlo a duello, ma per tutta risposta Horacio lo prende a pugni. Il giorno dopo Horacio e Tristana partono in treno.
La sorella Josefina muore e Lope eredita una fortuna. Puo` finalmente permettersi tutto il lusso che crede. Ma non si consola della perdita di Tristana. Tristana e Horacio tornano all'improvviso: Tristana e` malata di cancro a una gamba e vuole morire nella casa di Lope. Lope accetta di ospitare lei, ma non lui. Devono amputare la gamba di Tristana. Lope non le fa mancare nulla per tentare di ridarle la felicita`. Adesso Tristana rinfaccia a Horacio di averla portata li`, di aver lasciato che lei tornasse da Lope. Horacio parte. Lope e` gentile e premuroso, ma Tristana cova l'odio piu` profondo. Lui la vorrebbe sposare. Lei si spoglia sul balcone per Saturno. Un giorno, convinta dal sacerdote, acconsente a sposarlo. Ma e` l'inizio di un inferno per Lope, trattato come un vecchio scemo e impotente. Tristana si e` fatta scostante, prepotente e maleducata con tutti.
Anni dopo Lope e` ormai malato, sente la fine vicina. Una notte Tristana lo sente che agonizza. Va nella sua camera, finge di telefonare al medico, spalanca la finestra e lascia che muoia come un cane.

Dal cupo dramma domestico di Tristana, il settantenne Bunuel passa alla commedia "boulevardier" di Le Charme Discret De La Bourgeoisie (1972). Il nocciolo del film consiste nel fatto che i personaggi non riescono a cibarsi perche' capita sempre qualcosa che li distoglie dall'atto di mangiare; o, da un'altra angolatura, consiste nella impotenza di realizzare un rito mondano da parte dei borghesi e nella conseguente rivelazione dei loro vizi privati (in analogia con El Angel Exterminador); consiste nell'iterazione di un incubo, quello dei sei amici che si affrettano su una strada deserta di campagna assolata senza una meta apparente (la borghesia, isolata e impaurita, corre/fugge alla cieca incalzata dalla propria costituzionale ipocrisia e grazie proprio a questa sua ipocrisia capace nonostante tutto di sopravvivere). Con Le Charme il vecchietto terribile del cinema apolide, l'evaso madrileno, l'esule parigino, l'artigiano messicano, vince il suo oscar, mettendo in ginocchio Hollywood. Non piu` sacrificato dalla penuria di mezzi e dal dilettantismo degli interpreti, Bunuel pennella uno scintillante capriccio rococo` che vuol essere un apologo sul fallimento dei borghesi, prigionieri delle apparenze (sei personaggi in cerca di autore); dell'eredita` dei loro rapporti (dietro cui si nascondono vizi altrettanto aridi).

I sei sono due coppie rispettabili piu` l'ambasciatore di uno stato sudamericano e la sorella minore di una delle due mogli. Quattro di essi si recano una sera a cena dagli altri due, i coniugi Senechal. Vengono accolti dalla moglie che e` sorpresa perche` secondo lei la cena era fissata per il giorno dopo. Allora decidono di andare a cenare tutti insieme al ristorante, ma capitano in un locale deserto il cui padrone e` morto ed e` vegliato dalla vedova nella stanza accanto.
Una delle signore (Thevenot) e` l'amante del corrotto ambasciatore Raphael, che commercia in droga con i due maschi. Una delle due coppie, i coniugi Senechal, hanno deciso di estendere un altro invito a cena agli altri. Gli ospiti arrivano, ma i padroni di casa decidono di fare l'amore in giardino e gli ospiti, preoccupati dalla loro sparizione e temendo un raid della polizia, se ne vanno frettolosamente. Quando gli Senechal ritornano, trovano soltanto il vescovo, un religioso che ha venduto l'auto per aiutare i poveri e adesso vorrebbe essere da loro impiegato come giardiniere.
Le donne si danno appuntamento a un caffe`, ma il cameriere non e` in grado di soddisfare le loro ordinazioni. In compenso un soldato si siede con loro senza essere invitato e racconta come avveleno` l'amante della madre istigato da un fantasma (parodia di Edipo e di Amleto).
La moglie infedele va da Raphael, ma il loro amplesso viene interrotto dall'arrivo del marito Thevenot, che e` venuto a invitarlo a una terza cena. Subito dopo si presenta una bella giovane che Raphael riconosce subito come la terrorista che lo perseguita. Raphael tenta di metterle le mani addosso poi la lascia andare. All'uscita l'attendono due uomini che la rapiscono.
Alla terza cena, a cui partecipa anche il monsignore in abiti laici, irrompe un intero battaglione che si sistema con naturalezza nella sala come a una tavola calda. La signora Senechal non si scompone e prepara da mangiare per tutti. Un messaggio avverte il colonnello che l'armata rivale ha deciso di attaccare e pertanto il battaglione deve tornare sul campo di battaglia, ma prima il colonnello invita un sergente a raccontare l'incubo che ha avuto. Finalmente se ne vanno e si odono i suoni della battaglia. Accettano l'invito a cena del colonnello. Ma la cena diventa un incubo: i loro cibi sono finti, il cameriere e` un imbecille. E all'improvviso la tenda si apre e scoprono di essere a tavola su un palcoscenico davanti a un pubblico, con un suggeritore che porge le battute di una parodia del don Juan. Gli altri scappano, e Senechal rimane solo a tavola, mentre il pubblico inveisce, terrorizzato di non sapere le battute. Ma a questo punto si risveglia: e` stato soltanto un sogno.
A un ricevimento l'ambasciatore spara al colonnello, che ha diffamato lo stato sudamericano. Ma il sogno precedente e il ricevimento facevano parte del sogno del marito tradito Thevenot (e forse il sogno aveva avuto inizio fin da quando aveva scoperto la presenza della consorte nella camera del diplomatico).
Il finale smaschera un po' tutti. Il vescovo fucila un moribondo dopo avergli impartito l'assoluzione. La polizia arresta i sei per traffico di droga mentre sono a tavola. Un poliziotto racconta a un altro poliziotto la leggenda di un famoso torturatore ucciso durante una dimostrazione che ogni anno ritorna per una sera. Ma e` soltanto un sogno del commissario.
La telefonata di un ministro al commissario rende la liberta` ai sei detenuti. L'ambasciatore sogna che sono di nuovo a tavola e un gruppo di guerriglieri li massacra a colpi di mitra (lui si e` nascosto sotto il tavolo ma non resiste alla tentazione di prendere qualcosa da mangiare e cosi` lo scoprono e uccidono). Il gruppo di amici cammina lungo la solita strada.

Dalla trama reiterata all'infinito di Le Charme, Bunuel passa al caos informe di Le Fantome De La Liberte`/ The Phantom of Liberty (1974), film episodico ed anarchico, paradossale e dirompente, beffardo e sfrenato nelle sue requisitorie contro chiesa e stato, cinicamente costruito "per caso": nel 1808 i francesi fucilano i patrioti spagnoli che imprecano contro la liberta`, saccheggiano le chiese e devastano i cimiteri; uno sconosciuto regala delle innocue cartoline a due bambine, ma i genitori licenziano la governante che l'ha permesso e sequestrano scandalizzati le cartoline; il padre ha delle visioni e va dal medico, la cui infermiera si mette in viaggio per andare a trovare il padre, ma per strada incontra un cacciatore in carro armato e quattro frati che giocano a poker; nella stessa locanda un liceale ha rapito la vecchia zia per spogliarla e un cappellano si fa frustare il sedere dall'amante. Gli aspiranti gendarmi si comportano come scolaretti e la lezione viene continuamente interrotta. Un gruppo di borghesi e` rimasto attorno ad una tavola per defecare, mentre chi vuole mangiare si chiude in uno stanzino. Un altro borghese apprende che sua figlia e` stata rapita e, nonostante ce l'abbia sotto gli occhi, corre a denunciare la scomparsa; il commissario prende i dati della bambina che il padre si e` portato dietro e dirama l'ordine di battere a tappeto la citta`.
Dalla cima di un grattacielo un uomo spara a decine di passanti. Il commissario ricorda la buon'anima di sua sorella che suonava il piano nuda, e che mori` vomitando orina ed escrementi, e, coincidenza, lei gli telefona dal cimitero; l'uomo si sdoppia: viene arrestato al cimitero mentre tenta di scoperchiare la tomba e, compare davanti al se stesso rimasto in ufficio: vanno tutti e due allo 700, per sedare una scommessa contro la liberta`.

Una pochade, un girotondo, un carosello di scenette patafisiche, un archivio di comportamenti rituali. Il messaggio e` la logica della convenzione: la societa` borghese e` una convenzione basata su delle convenzioni; non occorre che esse abbiano un senso, e per dimostrarlo Bunuel prova a capovolgerne qualcuna (i dimostranti che gridano "abbasso la liberta`", la cagata collettiva), mentre ne dileggia altre (la paura ipocrita della pornografia, la solerzia della polizia). Il film e` dominato dalla paura che i borghesi hanno della liberta`.

La trama casuale della gag, con lo scambio continuo del personaggio guida, abbraccia temi storici (i moti rivoluzionari dall'ottocento ad oggi), sociologici (i rapporti fra le varie classi sociali) e psicologici (i traumi e le manie dei vari tipi scorsi nei vari ambienti). Questo film itinerante e` un film su tutto.

Il mondo alla rovescia, il paradiso del paradosso.

A settantasei anni suonati il dinamitardo Bunuel dirige Cet Obscur Object Du Desir/ That Obscure Object of Desire (1977), che segna il ritorno al tema del vecchio hidalgo erotomane e della giovale bella vergine, qui rispettivamente un borghese parigino e una doppia ragazza spagnola, Conchita, che gli si presenta ora con le sembianze di una fredda cameriera, ora con quelle di una calda ballerina. La secolare schermaglia dei due sensi si rivela per una cinica e perversa volonta` di potere, un morboso desiderio di dominio sull'altro.

La vicenda e` raccontata dal borghese durante un viaggio in treno, dopo essersi liberato alla stazione della sua torturatrice gettandole un secchio d'acqua, in una sorta di auto-analisi o confessione purificatrice; ma l'uomo non svela agli altri passeggeri il particolare piu` importante, che le donne sono due.

La incontra cameriera in casa propria, maliziosa figlia di una fervente ruffiana a casa sua, ballerina a Losanna, guardarobiera a Parigi; il desiderio spasmodico di impadronirsi della sua verginita` lo degrada sempre di piu`, come il professore di Sternberg dietro Lola. Una notte lei finge di accondiscendere e si corica con lui e il vecchio quasi impazzisce quando scopre che il suo ventre e` protetto da un busto inespugnabile; eppure per un po' i loro incontri erotici continuano cosi`, con la concessione di tutto salvo l'imene, e lei si diverte, fa persino l'amore con un altro sotto i suoi occhi. Il vecchio furibondo fa espellere figlia e madre dalla Francia; la ritrova di nuovo in Siviglia, che balla nuda per i turisti, e le regala una casa, convinto di poter cosi` ottenere il meritato premio: invece lei gli chiude il cancello in faccia e fa l'amore con il solito architetto. Il giorno dopo lei va a stuzzicarlo, ma incappa nella sua furia punitiva: presa a schiaffi di santa ragione, si professa vergine. Sul treno il vecchio ha appena concluso il racconto che la ragazza gli si presenta davanti: gli getta un secchio d'acqua e fugge; lui la insegue e la cattura nella toilette. Qualche giorno dopo i due passeggiano per le strade di Parigi e l'occhio del vecchio cade su una vetrina dentro la quale una donna sta rammendando un lenzuolo macchiato di sangue. Un'esplosione cancella tutto (attentati terroristici di una fantomatica fazione rivoluzionaria del Bambin Gesu` si sono susseguiti dall'inizio del film).

Il racconto in se` e` una novella boccaccesca venata di grottesco. Ma lo sdoppiamento dell'oggetto del desiderio riconduce il facile assunto all'ambiguita` del reale, all'impossibilita` di distinguere il sogno dalla realta`, il corpo dal fantasma; oltretutto le due attrici si scambiano di ruolo, non c'e` un'associazione univoca del volto al comportamento, e dentro il primo sdoppiamento ce n'e` un altro, perche` non si capisce se e` vergine o no, fedele o amante del suo amichetto spagnolo.

Per il resto, il desiderio morboso del vecchio è il bisogno di violare il proibito; e in tal senso non si esaurisce con l'amplesso, ma anzi, riprende vigore non appena al vecchio balena la possibilità che si possa ricucire l'imene e quindi violarlo di nuovo. Il viaggio in treno, come quello a piedi dei sei personaggi di Le charme, è virtualmente senza fine. Il tutto avviene in un clima terroristico di attentati, che dà la misura dello stato di disfacimento della società borghese; società che è rappresentata dal "pubblico" dello scompartimento e dalla madre bigotta pronta a vendere la figlia per una congrua somma. Il fatto che il vecchio, tutto preso dalla sua voglia di peccare, non si accorga neppure degli attentati, è la prova che la borghesia sarà facilmente travolta, perché troppo impegnata nei suoi vizi per potersi difendere.
Il film è anche una apologia del caso, che ogni volta riporta Conchita sulla strada del vecchio, e del caos, che il terrorismo, dice la radio, vuole generare con le sue esplosioni.
L'esplosione finale fonde il microcosmo borghese dello scompartimento, lo spazio aperto del sogno incubo del ricco e la realtà storica.

A ottantadue anni Bunuel dà alle stampe la sua autobiografia, "Mon dernier soupir".. Afflitto dagli acciacchi della vecchiaia, dalla sordità quasi totale e da un principio di cecità, sente di aver ormai esaurito la sua missione. Mentre lui attende serenamente la morte, il mondo riconosce la sua statura di cineasta, e per prima la Spagna post-franchista. Si spegne nel 1983.

La sua carriera può essere suddivisa in tre periodi: quello prettamente surrealista, quello anti-cattolico messicano (in cui si scaglia contro la superstizione) e quello anti-borghese parigino (in cui si scaglia contro il vizio): la convenzione. Da un capo all'altro della sua opera ricorrono dei tipi emblematici: l'hidalgo impotente (El, lo zio di Viridiana, lo spasimante di Conchita), personificazione del tradizionale Don Juan e impersonato dal prediletto Ferdinando Rey, la vergine conturbante (Viridiana, Tristana, Conchita), forse dissacrazione della Madonna, il santo (Nazarin, Simon), e una piccola folla di mostri tratti dagli affreschi di Goya. Il modo in cui procede la narrazione è sempre multiplo e imprevedibile. L'azione principale è diffratta nel prisma di illuminazioni, si svolge per adattamento e mutazione fluttuando in uno spazio mentale molto ampio. Lo stile riflette fedelmente il delirio nevrotico dei personaggi, incalzandone la follia e i vizi con l'irrazionale, esso stesso un rituale maniacale.

La filosofia che lo ispira è anarchica ed atea; Bunuel è tale di natura: rifiuta di dare ai suoi film un contenuto, esalta il caso come fonte di suprema ispirazione artistica, struttura i suoi film sulla dissoluzione della narrazione, del monologo registico, e disintegra persino la realtà (dimostra l'interscambiabilità di sogno e realtà, l'impossibilità di distinguere l'uno dall'altra).

Il cinema di Bunuel è il fascino del caos e dell'irrazionale, la libertà dell'immaginazione; perciò è attratto dalle forme storiche dell'irrazionale (la trance mistica, la turpitudine delle pratiche religiose, la metafisica arcaica, la stregoneria, il supplizio, e su tutto, il desiderio sessuale), e perciò tenta di ricostruire un medioevo caotico nell'epoca moderna, o meglio cerca le tracce di un preesistente medioevo, che ha tramutato le "superstizioni" in "convenzioni". Questo è il passaggio dal bigottismo confessionale a quello borghese. La cultura bunueliana, nonostante l'ostentato nichilismo del gran vecchio, germoglia su un terreno già rigoglioso: è la cultura degli eretici incrociata con la psicoanalisi, il marxismo e la relatività, e il populismo eccessivo, cupo e grottesco di Goya incrociato con la scrittura automatica dei surrealisti, le leggende allucinate di Christensen incrociate con le turpi cronache di Stroheim. Le truci fiabe millenarie di questo vecchio libertino dall'estro fantasmagorico, cinico e blasfemo, sono ai margini dell'apocalisse; ripudiano tutti i miti, ogni genere di feticismo, e persino la realtà: il candore freddo delle sue vittime è la visione più rigorosa del suo nichilismo. Ma alle spalle lo sorreggono le grandi idee del nostro secolo e forse in questo senso tanto nichilismo rappresenta la prima vera emancipazione della tradizione romantica.

Il contenuto comunque c'è e si può cogliere considerando il film bunueliano come una pratica ossessiva, rivelatrice in quanto ripetitiva: l'impotenza (o nel desiderio irrealizzabile di possedere una vergine, o nel blocco psicologico collettivo), il bisogno di violare (i vizi nascosti dei borghesi rispettabili, il desiderio morboso di sverginare), il viaggio senza meta (da Nazarin ai borghesi discreti), la crisi sociale (le parodie delle classi sociali e del cinema politico). Bunuel ama anche esprimersi attraverso gli slogan di certi suoi personaggi (celeberrimo l'"abbasso alla libertà"), autentici slogan da manifesto dadaista. Non serve invece tentare di spiegare le singole metafore, che hanno la stessa funzione delle gag nei film di Chaplin. Come regista ha sempre prediletto (facendo di necessità ingegno) uno stile asciutto, sintetico e dettagliato. Capace di spaziare dal giallo al suspence, dall'horror al vaudeville, alla farsa, Bunuel non è però mai sceso nell'agone hollywoodiano. Il suo è uno dei pochi cinema che non abbiano avuto come scopo lo spettacolo. Poeta e visionario, ha giocato con la macchina da presa e con l'apocalisse imminente.

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