Sensismo

Il dopoguerra giapponese si sviluppa all'insegna di un sentimento tragico, misto di umiliazione per la sconfitta e di orrore per il modo in cui si è verificata. Tra Pearl Harbour e Hiroshima il Giappone ha vissuto un trauma di portata storica, che avrà riflessi su tutte le manifestazioni civili e culturali del Paese.

Gli Stati Uniti guidano il tradizionalismo giapponese verso una rapida occidentalizzazione, che significa soprattutto assorbimento della lingua inglese e del modello capitalista; il Paese si smilitarizza volontariamente deciso a chiudere con il passato imperiale e a non dimenticare la lezione atomica.

L'eccezionale carattere del popolo giapponese si rivela negli anni Sessanta, quando - superando l'impervio ostacolo della mancanza di materie prime - la Nazione riesce a creare un boom industriale e commerciale senza precedenti; in pochissimi anni l'applicazione sfrenata del modello industriale e l'apertura dei confini inseriscono il Paese al vertice delle economie sviluppate. In un certo senso il Giappone è favorito dal proprio antimilitarismo: né la guerra di Corea né quella del Vietnam incidono sulla poderosa macchina economica.

La crisi economica degli anni Settanta, pur colpendo soprattutto i Paesi dipendenti dall'importazione di materie prime, risparmia soltanto il Giappone, il cui prodotto lordo continua inarrestabile ad aumentare e le cui multinazionali conquistano quote crescenti dei mercati internazionali addirittura a scapito degli alleati occidentali, che si vedono costretti a porre limiti protezionistici all'espansione nipponica; ormai il Giappone è una potenza di prima grandezza, oltretutto leader delle tecnologie più avanzate.

Al principio degli anni Ottanta sono proprio gli alleati e protettori americani a premere sul governo giapponese affinchè vari un piano di riarmo: l'obiettivo è assumersi le responsabilità che gli competono nel difendere la stabilità mondiale, ma anche scaricare un po' del gigantesco budget militare americano, il cui costo rappresenta un oggettivo vantaggio per la concorrenza giapponese.

La società giapponese ha subìto un incremento demografico (120 milioni di abitanti) che la pone al 4 posto in Asia e ha assistito a una dirompente crescita del tenore di vita che l'ha resa la nazione più opulenta del continente. La cultura giapponese attraversa quindi una lenta ma continua trasformazione: l'internazionalizzazione durante gli anni Sessanta, la presa di coscienza della riconquistata posizione di preminenza sulla scena mondiale negli anni Settanta, il reingresso nella Storia durante gli anni Ottanta.

Il cinema assorbe (soprattutto nel gangster, nazionalizzato come jakuza) alcuni elementi hollywoodiani, prosegue l'indagine sociale di stampo neorealista (Hibokan bakuto di Taikato), accentua la componente erotica, originariamente collegata ai gelosissimi riti privati[i roman-porno della Nikkatsu e il trash di Moboru Tanaka (Mariehi, 1974)].

La nouvelle vague giapponese, sbocciata sul finire degli anni Cinquanta sfruttando la tendenza delle case cinematografiche a produrre film per i giovani, diede origine a una generazione di cineasti indipendenti, specialisti nel realizzare opere a basso costo, che si spinsero progressivamente al di là degli obiettivi iniziali, aggredendo l'arte cinematografica con tutta la forza dell'erotismo e della violenza insite nella tradizione giapponese. Oshima, Yoshida, Imamura si posero alla testa dell'indipendentismo rompendo clamorosamente i contratti che li legavano alle rispettive case; Kurosawa, Kobayashi, Kinoshita e Ichikawa diedero la loro paterna benedizione fondando insieme una compagnia nel 1969, ma il risultato storico del movimento fu deludente: i bilanci dei film d'autore furono sempre in perdita, la libertà dei cineasti ne venne drasticamente ridotta e il riflusso verso il cinema commerciale fu inevitabile; ciò non bastò a recuperare solidità e non poche furono le case che si lanciarono nell'umiliante impresa dei pornofilm per cercare in di risanare in extremis le finanze.

La concorrenza della televisione e dei videogiochi diede la mazzata finale: la produzione precipitò dai 500 e più film del 1960 ai 300 del 1980 e gli spettatori si ridussero dal miliardo del 1960 ai cento milioni del 1980 e la recessione spazzò via ogni pretesa di cinema di qualità; l'unico settore in cui il Giappone è riuscito ad imporre i suoi prodotti è quello della fantascienza: dopo aver creato una nuova leggenda con il Godzilla di Honda, ha trovato un altro cavallo di Troia nei cartoni animati di Goldrake.

Prodotti con tecniche da catena di montaggio, i film d'animazione si sono espansi su tutti i filoni: quello melodrammatico con Heidi, Candy Candy, Remi, Ape Maja etc. (il made in Japan si rifà sui bambini).

Il cinema militante si arrocca attorno al collettivo di Shinsuke Ogawa (Tokio) e a quello di Noriaki Tsuchimoto (Sud), perlopiù documentaristi..

Il maestro del jakuzaciga e Kinji Fukasaku, fautore della violenza sadica.

L'eros dei roman-porno [v. p. 1].

 

* * *

 

OSHIMA

 

HANI Hatsukoi (1968)

 

MASUMURA

 

IMAMURA

 

TESHINGAHARO

 

WAKAMATSU

 

KURI

 

YOSHIDA Eros (1969)

 

SHUSI TERAYAMA poeta, drammaturgo, pugile e cineasta

 

YANAGIMACHI

 

SUZUKI

 


Yoshi Sai

Zanzara del decimo piano (1984), nevrosi industriale, erotimso spento.


Masahiro Shinoda

Tsujashi Takamine

Paradise way (1985)


Shinij Somai

Tiphoon club (1985)


Iroshi Teshigahara

Pittore e critico, prima di esordire come regista sotto la guida dello scrittore Kobo Abe aderì ad iniziative surrealiste e documentarie. L'horror mescolato a satira sociale di Otoshiana risente ancora dell'influsso di Buñuel.

Suna no onna (1963) è un apologo caustico ed allegorico e quasi ferreriano: uno scienziato prigioniero nella tana di sabbia di una donna primitiva finisce per innamorarsene e accoppiarsi con lei.

Simbolismo eccessivo e trame intricate; tutto diverso Summer soldier (1971): un disertore in fuga in Giappone viene aiutato dai radicali di sinistra.


Shoei Imamura


Yoshishige Yoshida

 

 

Lucida ermetica requisitoria contro le aberrazioni sociali attraverso le esibizioni sadomaso di Grest gya kusutzu (1969), la fantapolitica di Rengoku: Eroica (1970), cronaca di tre ore e mezza della vita di un anarchico degli anni '30 strangolato con tutta la famiglia dalla polizia politica, la commedia psicanalitica Koku hakuteku Soyu Ron (1971).

Ningen no Yakusoki (1986) è una tragedia shakespeariana: un vecchio e sua moglie vanno a vivere con la famiglia del figlio perchè non possono più vivere soli; non si sentono inutili e ingombranti e sono odiati dalla famiglia; alla fine la vecchia tenta di suicidarsi nel lavandino e il figlio, invece di salvarla, la aiuta.

 

 

 

 

Shuji Teragama

 

 

Poeta, drammaturgo, pugile e cineasta; psicanalisi e mitologia: Emperor tomato ketchup (1970), provocazione.

Sho o suteyo machi e dego (1971), nostalgico barocco.

Denen ni shisu (1974), poesia dell'infanzia.

 

 

Seijun Suzuki

 

 

Nippon konchuki (1963) una ragazza cresciuta sola con il padre in un rapporto incestuoso si rende indipendente trasferendosi in città, dove però finisce per fare la prostituta; fisicità, erotimso sporco (incesti!), lotta per la sopravvivenza..

Trama vertiginosa, ossessioni sadomaso, violenza esasperata, personaggi stilizzati.

Jinruigaku Nyumon (1966), pornografo trova la felicità in un manichino di donna.

 

 

Yoji Kusi

 

 

Animatore nonsense, caustico e feroce satireggiatore della vita quotidiana in una serie di brevissimi cortometraggi.

Eros simbolista: in The room uno stormo vorace di arpìe squarta un uomo; in Samurai una donna divora i due spasimanti e ne piange la morte; R.O.S. identifica dolore e godimento.

 

ì Bresson

Mitsuo Kanagimachií angoscia e solitudine metropoli

î giovani inurbati con un disagio esistenziale

 

 

Sukyusai no chizu (1979) racconta di uno strillone che fa minacciose telefonate anonime agli abitanti del quartiere.

Saraba itoshiki daichi (1982) racconta di un camionista paranoico e violento votato all'autodistruzione. Allucinanti scene di sesso e di violenza ossessiva.

Zegen (1987), sottoproletariato degli emigranti giapponesi a cavallo del secolo: un ex-marinaio diventa proprietario di bordelli nel sudoriente, ma rimane patriota, convinto di rendere un servizio alla propria Patria; deportazione di donne oggetto destinate alla prostituzione.

 

 

 

 

 

 

Susumu Hani

 

 

Dai teneri film per e sull'infanzia è passato all'erotismo più spinto.

Bwana Toshi no wta [Il poema di Bwana Toshi (1965)], primo dei suoi film esotici e La sposa delle Ande (1966) hanno inaugurata una panoramica etnica.

Soggetti tragicomici ed intimisti che in seguito scadono nel trascendente e nell'erotico. Piccole storie patetiche.

Hatsukoi Jigokuhen (1968), dove un adolescente violenta un bambino in un parco.

Kanojo to kare (1963), film di donna, è forse il migliore.


Yasuzo Masumura

Assistente di Mizoguchi e Ichikawa, si dedicò prevalentemente ai problemi della gioventù. La forza esplosiva del desiderio, Bisexual (1969), la donna come vittima passiva, un'orgia sessuale.


Sadao Yamanaka

Dal jidajeki (in costume) toglie l'eroismo ed immette la vita quotidiana del medioevo. Microstorie popolari, spesso farsesche.

 

 

Koji Wakamatsu

 

 

Ex gangster, si impose nel cinema con lo scandalo porno-sadico di Kabe no naka no himegoto (1963). Il tema dell'annientamento da parte della società e della vendetta si sfogano con mostruosa fe-rocia nei suoi film indipendenti, in bianco e nero.

 

 

Kudo Esichi

 

 

Jdajgeki fuso con il chanbara (film di spada): rituali arcaici, duelli, vendette.


 

Yoshimitsu Morita

Shiiku (1961) è un apologo selvaggio su una comunità di montanari che cattura un aviatore americano e, dopo fratture e tensioni, lo uccide.

Hakuchu no Torima (1966), studio estenuante (più di duemila inquadrature) di un criminale sessuale basato sul montaggio ejzensteiniano.

Ninja bugeicha (1967), collage stilizzato di fumetti manga, violenti, erotici e sofisticati.

Muri shunju (1967), dramma fantapolitico.

Shinjuku dorobo nikki/ Diario di un Ladro (1968) è caratterizzato dalle suture: titoli, inquadrature a colori in un contesto bianco e nero, sequenze di cinema-verità improvvisate.

Sho nen (1969) è invece classicista: un ragazzo è stato istruito a gettarsi sotto le macchine affinchè i genitori possano ricattare i guidatori.


Nagisa Oshima

 

 

Cinema tedesco del dopoguerra

 

I suicidi di Rommel (il feldmaresciallo), Hitler (il führer), Göbbels (ministro della propaganda), Göring (capo della Luftwaffe) e Himmler (capo delle SS) scandirono meglio di ogni cronaca bellica il crollo del nefasto impero nazista: i grandi protagonisti del più feroce e sanguinoso sterminio sterminio di massa mai attuato nella storia dell'umanità si annientano completamente, evitando ai vincitori l'imbarazzo di di doverli giustiziare e ai vinti di vedersi giustiziare in loro. L'apocalittica capitolazione di Berlino è senza condizioni: odiato da ogni altro popolo della terra, il popolo tedesco viene condannato senza appello; deportazioni, campi di sterminio, rappresaglie: questa fu la pesante eredità morale che i soldati del Terzo Reich (tutti gli uomini e le donne dai sedici ai sessant'anni) lasciarono alle generazioni future; Berlino, la gloriosa capitale, è un fantasma di macerie; nel dolore e nella desolazione matura il senso di colpa che condizionerà la coscienza nazionale tedesca per i decenni a venire.

Per scongiurare definitivamente il pericolo militare tedesco, la Germania viene smembrata, nascono due Stati, Berlino viene amministrata dalle quattro Potenze vincitrici.

Il Processo di Norimberga apre la caccia ai persecutori di ebrei e ai macellai di partigiani, sottrattisi all'arresto in massima parte tramite il suicidio o la fuga in Sudamerica.

Nella Germania Occidentale gli Stati Uniti hanno tutto l'interesse a mantenere un regìme reazionario; gli effetti di vent'anni di repressione si rivelano fin dal primo governo democratico di Adenauer, un acceso anticomunista la cui ideologia non si discosta poi molto da quella del suo predecessore; si notano nel tenace nazionalismo (l'inno nazionale dice ancora Deutscheland über alles), nel fatto che le forze armate sono affidate ad ex-ufficiali nazisti, inclusi quelli espulsi dalla Germania Orientale.

Nella Germania Orientale Stalin vuol spazzar via il sentimento antisovietico e per farlo non va tanto per il sottile, sollevando anche un'insurrezione popolare nel 1953. L'URSS boicotta ogni tentativo di riunificare o anche solo riavvicinare le due Germanie; Berlino diventa anzi il simbolo ed il principale capro espiatorio della Guerra Fredda: nel 1961 i sovietici erigono un muro di confine per porre fine al continuo flusso di profughi verso ovest.

La ripresa economica porta le due Germanie ai vertici dei rispettivi blocchi, dimostrando che la teoria della superiore razza tedesca non era del tutto infondata; il regime occidentale mostra di volersi sbarazzare del passato, soprattutto quando il potere passa nelle mani del socialdemocratico Brandt: pur senza mettere in discussione l'appartenenza al blocco occidentale, Brandt dà avvio al dialogo con l'Est che distende in parte le tensione della Guerra Fredda. I moti studenteschi del 1968 e il terrorismo della Baader-Meinhof (spietatamente represso nel carcere di Mannheim con i suicidi dei capi storici) influenzano profondamente la società tedesca.

 

 

Le superproduzioni propagandistiche del periodo nazista avevano spento del tutto la creatività culturale tedesca; il dopoguerra fu teatro di una ripresa lenta e costante: all'Est la cinematografia si avvalse più che altro di vecchi registi rientrati dall'esilio, come Dudon (Starkeralsche nacht, '54) e Wolfgang Staudte (Die mörder sind unter uns, '46 e Rotation, '49, riflessioni critiche sul nazismo), più qualche nuovo timido talento, come Kurt Mætzig (Das kaninschen din icht, '65), Egon Günther (Der dritte, '71) e Lothar Wameke (L'inquietudine, 81); anche ad Ovest gli anni Cinquanta furono piuttosto sterili, se si escludevano Die verlorene (1951) del grande attore Peter Lorre, primo a saldare incubo espressionista e terrore nazista, Die mädchen Rosmarie [(1958) basato su un fatto di cronaca vera] di Rolf Thich e le commedie melodrammatiche di Ophuls di Helmut Kanter [dall'intimista Romanze in moll (1943) all'Himmel ohne sterne (1955) sul Sipario di Ferro].

Il dopoguerra austriaco è nullo: Sissi di Ernst Marishka eredita il bel mondo aristocratico che fu, ma dopo c'è il vuoto.

Il nuovo cinema tedesco esplose nel 1962 in seguito alle prese di posizione di un folto gruppo di giovani registi indipendenti (Manifesto di Öberhausen). Nei primi anni questo movimento brancolò sulle tracce della nouvelle vague e in temi sociali (alla cinema- veritè) derivati dall'emarginato under-ground americano più che altro con funzione di rottura: Es, di Ulrich Schamoni, sui problemi di una coppia alle prese con l'aborto; le vibranti ricostruzioni storiche di Peter Lilienthal; Mahlzeiten (1967), di Edgar Reitz, storia di una coppia alla Godard; Heimat, dello stesso, affresco di quindici ore sulla storia di un villaggio al confine con la Francia; i drammi psicologici di Konrad Wolf [Lissy (1957), Steme (1958)].

La stagione dei film d'autore è stata in gran parte dovuta al compiacente mecenatimso della televisione; negli anni Ottanta, però, la televisione lancia la moda dei kolossal, vedi U-boot 96 (1981), di Wolgang Pedersen e il fiabesco Die unendliche geschichte (1984), il film più costoso mai realizzato in Germania; Wund kanal (1984) di Thomas Harlan (una troupe di cinema processa il protagonista del loro film, un vecchio nazista rimesso in libertà che ha sulla coscienza sterminî e atrocità inenarrabili, ma alla fine provano persino compassione del vecchio solo).

All'interno del movimento si possono identificare tre tendenze: quella realista di Kluge, Hauff; quella fantasiosa, più legata alla storia del cinema, di Wenders, Herzog, Fassbinder; quella ispirata al New American Cinema di Schröter, Werner Nekes, l'omosessuale Rosa von Prannheim (La città delle anime perse) e Robert van Ackeren [Die flambierte frau, (1983), storia d'amore fra un gigolò eterosessuale e una prostituta sadomaso: quando lei cerca di lasciarlo lui le dà fuoco; figuratività porno leziosa, risvolti psicologici morbosi]; la varietà stilistica dei giovani autori è comunque più vicina alle cinematografie americana e francese che non ai classici dell'espressionismo e alla Nuova Oggettività.

Il rigore ideologico di alcuni autori e i contemporanei fenomeni politici portarono alla nascita di correnti estremiste, come quella del cinema operaio (Christian Ziewer); quella del cinema femminista: Margarethe von Trotta, specialista in legami di donne in condizioni drammatiche, come Die bleierne zeit (1981) [i rapporti dall'infanzia alla maturità fra due sorelle legate da un grande affetto sullo sfondo del terrorismo, di cui una delle due è protagonista e vittima, dove si confondono bilancio esistenziale, bilancio storico della nazione tedesca e bilancio generazionale della sinistra], Claudia von Alemann, Helma Sanders-Brahms, Jutta Bruckner, Helke Sander, Dore O. (moglie di Nekes), Doris Dorrie [autrice di commedie che analizzano la psicologia del maschio, come Menschen (1986)]. L'avanguardia astratta continua i fasti degli anni '20: Birgit Helm [Film als film (1977)], Werner Nekes [Makimono (#)]. Attori: Klaus Kinskij (attore preferito di Herzog); Hanna Schygulla (collettivo teatrale di Fassbinder); Margareta von Trotta (moglie-attrice di Schlondorff); Barbara Sukowa.


Il cinema svizzero di lingua tedesca conta su Daniel Schmidt (1944), studente a Berlino Ovest e a Berkeley (nel 1965 di Marcuse); inizia come attore in Germania per Fassbinder e Syderberg: i suoi film sono simboli astratti, immersi nel lattice seducente di una decadenza beffarda, che si esprime attraverso uno stile onirico e delirante, straniante ed espressionista, che crea atmosfere magiche ed opprimenti: Heute nacht oder nie (1972) [durante una festa tradizionale servi e padroni si scambiano i ruoli], Paloma (1974) [una cantante, convinta di essere gravemente malata, accetta di sposare un nobile spasimante e al suo castello diventa l'amante di un giovane ospite], Schatten der engel (1976) [una prostituta di classe fa carriera come confidente dei suoi clienti, che sfogano con lei le loro solitudini, ma arriva alle soglie del suicidio perchè non c'è nessuno che ascolta le sue confidenze], Violanta (1978) [in un villaggio montano, il giorno delle nozze della figlia, una donna ossessionata dal suo tragico passato, si suicida], Hecate (1982) [in un Paese arabo un diplomatico francese si innamora fino all'autodistruzione di una donna fatale]; nell'84 Schmidt presenta Il bacio di Tosca, un documentario su una casa di riposo per artisti; Jenatsch (1987) [un giornalista, attratto morbosamente dalla misteriosa morte dell'eroe nazionale svizzero, scivola nel passato e scopre di essere coinvolto in un fatto di cronaca nera avvenuto tre secoli prima e li rivive].

Markus Imhog: Das boot ist vole (1982) è l'odissea di un gruppo di ebrei che durante la II^ Guerra Mondiale cerca asilo in Svizzera, ma - per mantenere la neutralità - la nazione li riaccompagna alla frontiera, dove un'auto li attende per deportarli nei campi di sterminio; Die reise (1986) è la biografia di un terrorista, cresciuto negli alterni anni del marxismo e passato attraverso l'anno zero, il boom, il '68, che cerca innanzitutto di mettere in salvo il figlioletto per sottrarlo all'eredità della violenza.


Alexander Klüge

 

 

Fra i firmatari del Manifesto di Öberhausen vi era Alexander Klüge, che esordì nel 1965 con Abschild von gestern, biografia godardiana di una ragazza ebrea e profuga dall'Est, incapace di integrarsi, ora ladra ora truffatrice ai danni del padrone-amante, ora pupilla di un uomo politico che la mette incinta e la liquida con un po' di denaro, che alla fine va volontariamente a costituirsi. La sua vita è del tutto negativa, vittime delle ingiustizie e delle ipocrisie sociali.

Die artisten in der zirkusküppel (1967) è ancora l'odissea di una donna, figlia del proprietario di un circo sfracellatosi durante un numero di equilibrismo, che vorrebbe rifondare l'arte del circo e, ereditata un'ingente somma da un'amica, riesce a portare a compimento il sogno, ma solo per rendersi conto del fallimento dei suoi principî e che, dopo un'infelice tentativo con la televisione, si dà alla carriera politica, il tutto all'insegna della teoria di Adorno sull'impotenza dell'arte nella società capitalista. Moderno Wilhelm Meister sull'utopia dell'arte, estende il godardismo del precedente ad un brechtismo epico-saggistico: discontinuità, straniamento, ellissi, inseriti documentari. Film aperto nell'accezione di Resnais, la cui trama narrativa è incompleta.

Willi Tobler (1971) attacca l'economia capitalista sul piano della satira. Il protagonista è un ambizioso senza scrupoli che, per fare carriera, accetta di collaborare alla repressione dei disordini che stanno affliggendo l'intera galassia e cambia bandiera ogni volta pur di stare sempre con i più forti, ma, restaurato l'ordine, non gli sarà perdonato l'ultimo voltagabbana.

Il grande caos di questo e degli altri film di fantascienza di Klüge lascia molto spazio all'improvvisazione (le tecniche di finzione si ispirano a Meliès).

Gelegenheits arbeit einer shlavin (1973) ritorna alla biografia femminile con un'altra vittima dell'idealismo: una giovane casalinga, piena di entusiasmo anche se un po' goffa, nonostante le avversità la costringano a procurare aborti illegali e nonostante l'attività politica in fabbrica venga spezzata dal licenziamento del marito. Straniamento e surrealismo, paradosso e sarcasmo, anticapitalismo e filo-femminismo e, soprattutto, il montaggio eterogeneo sono la costante del cinema di Klüge; i suoi eroi sono positivi, sono malati di fantasia e di utopia, inesorabilmente destinati ad ogni piè sospinto.

In gefahr und grosster (1974) è un virtuosismo di montaggio che sovrappone diverse sequenze documentarie e due storie a soggetto, un collage che disgrega il materiale; la teoria critica di Klüge professa un cinema pubblico che nasca dall'incontro fra la realtà sociale e la finzione individuale.

Der starke Ferdinand (1976) è un apologo grottesco sul capitalismo avanzato: il capo dei vigilantes di una fabbrica (peraltro un corrotto vizioso) applica metodi militari con l'efficienza di un tecnocrate e va tanto in là con la sua dedizione al dovere da proporre la chiusura della fabbrica come stato di suprema sicurezza; licenziato, organizza un attentato contro un ministro per dimostrare la validità delle sue tesi; la sua fanatica crociata per l'ordine assoluto è una satira del mito dello zelo germanico, ma anche un avvertimento sulle contraddizioni del capitalismo.

Die macht der gefuhle (1983) è un film-saggio sullo spettacolo come fabbrica dei sentimenti: episodi che parafrasano la cronaca nera sono mescolati a sequenze documentarie e a interviste a protagonisti dello spettacolo.

 

 

 

 

 

Jean Marie Straub

 

 

Costretto a chiedere asilo in Germania per aver rifiutato di prestare il servizio militare in Algeria, il francese Jean Marie Straub (con l'aiuto della moglie Danielle Huillet) si è inserito negli anni Sessanta nella corrente del nuovo cinema tedesco. I suoi primi film nascono da pretesti letterari (un romanzo di Böll, un dramma di Bruckner e una tragedia di Corneille) e hanno in comune un rigore maniacale del montaggio e della recitazione, un approccio narrativo di stampo brechtiano, un lavoro filologico sul testo, una trascrizione cinematografica delle forme musicali dodecafoniche barocche.

Attraverso altre sconvolgenti riletture di classici, ma questa volta moderni come Schönberg, Brecht, Fortini, Pavese, Straub ha condotto un dibattito anche intellettuale sulla lotta di classe, l'imperialismo, i mass media. L'apice formale raggiunto da Straub nel suo procedimento di lettura di un testo è Toute revolutiòn est un coup de des (1977), sul poema di Mallarmé; come sempre meditazione storica, riflessione esistenziale e afflato ideologico.

Gli scandali generati dalle sue prime trasposizioni di Böll nel 1964-65, in cui il senso della matrice originale viene violentemente deflagrato mescolando presente e passato; dopo un film su Bach, con pretesti sociopolitici e intervalli documentari sugli attori e sui musicisti del film e dove la colonna sonora guida il dramma, The bridegroom, the comedienne and the pimp condensa in 23 minuti un dramma di Bruckner, un documentario sulla prostituzione e un melodramma amoroso fra un'attricetta e un soldato americano di colore.

Un Othan che viviseziona la decadenza dell'antica Roma coi rumori della Roma moderna in sottofondo (il film è girato all'aria aperta); History lessons, demistificazione della storia romana attraverso la lettura di un testo di Brecht eseguita da personaggi in toga contrappuntata da scene da scene di traffico romano.

Klassen verhaltnisse (1983) è Amerika di Kafka.

Der tod des Empedokles (1987) di Holderlin.

 

 

George Moorse

 

 

George Moorse proviene dall'underground newyorkese; in Germania viene contaminata da Godard e la mitologia pop si fonde con l'irrequietezza esistenziale della nouvelle vague. Der griller (1967) e Schattenreiter (1974) sono i suoi lavori più piccanti, tesi e disperati sull'alienazione, stravolti da un inesausto tour de force stilistico.

 

 

 

Peter Fleischmann

 

 

Jagdszenen aus Niederbayern (1969), influenzato dalle teorie di Konrad Lorentz e col taglio naturalista, denuncia i latenti istinti aggressivi della comunità di un paesino agricolo: in quel villaggio un giovane omosessuale, pur essendo buono e laborioso, viene schernito ed evitato da tutti; gli unici a frequentarlo sono una serva puttanella e un ragazzo deficiente. Gli animi si eccita quando si sparge la voce che la ragazza è incinta e che l'anormale avrebbe insidiato il deficiente: braccato dai compaesani il giovane fugge nei boschi; raggiunto dall'amante, alla rivelazione che è incinta perde il controllo e la picchia fino ad ucciderla; si arrende e viene eliminato come una bestia. Per festeggiare i villici si ingozzano e si ubriacano di birra.

Protagonista del film, dimenticando omosessuale e sgualdrina, è il sordido universo degli istinti animaleschi che si cela sotto le apparenze civili: la brutale violenza, prima morale e poi fisica, compiuta da quei contadini ha qualcosa delle persecuzioni razziali o del fanatismo dell'ordine e come tale ha un significato civile universale.

Le campane della Slesia (1972) denuncia con sarcasmo la persistenza dell'ideologia nazista.

Dorothea's Rache (1973) è un ironico film porno girato con i metodi del cinema-verità che parte con un evangelismo blasfemo alla Buñuel (Cristo esorta una fanciulla a far l'amore con i pazzi ed i bambini).

Der dritte grad (1974) è un giallo psicologico di atmosfera kafkiana.

La faille (1975) è un dramma psicologico che si compie all'ombra della dittatura greca: il viaggio ad Atene di un sospetto eversore e del funzionario di polizia che lo accompagna fra i quali si instaura un rapporto di complicità.


 

Volker Schlöndorff

Volker Schlöndorff studiò a Parigi e fu poi assistente di Melville e di Malle. Nel 1964, di ritorno in Germania, traspose per il cinema il Törless di Musil con una tecnica narrativa molto più lineare di quella dei suoi coetanei.

Mord und Totschlag/ Vivi ma Non Uccidere (1967) racconta una giornata terribile nella vita di una ragazza nevrotica la quale, dopo aver ucciso il suo ragazzo, chiede aiuto a due amici per nasconderne il cadavere e passa con loro ore di estasi, salvo poi cadere preda del rimorso.

Dopo aver trasposto Kleist e Brecht il regista dà il suo capolavoro con Der Platzliche Reichtern der Armen Leute von Kombach/ Improvvisa Ricchezza della Povera Gente di Kombach (1970), resoconto da ballata dialettale medioevale sulle lotte dei contadini per impadronirsi del denaro delle tasse (modernizzazione del tradizionale genere del "heimatfilm"); il fatto storico è un pretesto per analizzare la psicologia della rivolta, con alterni entusiasmi e scoramenti, contro un sistema monolitico ed indifferente.

Da questo momento ha inizio la collaborazione con l'attrice Margareta von Trotta, protagonista del successivo Strohfeuer/ Fuoco di Paglia (1978), storia di una donna divorziata che, per ottenere la custodia del figlio, deve piegarsi alle leggi e sposarsi di nuovo.

Dopo aver trasposti due romanzi di Böll (Die Verlorene Ehre der Katharina Blum/ The Lost Honor of Katharina Blum/ Il Caso Katharina Blum, 1975), Grass (Die Blechtrommel/ Tin Drum/ Tamburino, 1979) e un reportage esistenziale dal Libano dilaniato dalla guerra civile gira Murder on the Bayou/ A Gathering of Old Men [(1987) tensioni razziali in Louisiana].


Reinhard Hauff

 

 

Dopo diverse regìe televisive Hauff esordì nel cinema con Mathias Kneiss, biografia dialettale di un brigante bavarese e Die Verrohung des Franz Blum (1973), cronaca degli anni di carcere di un detenuto, film entrambi su storie reali, entrambi centrati (particolarmente il secondo, nel quale il carcere rappresenta metaforicamente la società tedesca) sulla barbarie della società civile.

Paule Paulander (1975) e Der hauptdarsteller (1977) sono due riflessioni critiche sul ruolo dell'intellettuale, in questo caso un regista, che durante le riprese di un film viene a contatto con una realtà spiacevole, ma se ne allontana quando il film è finito, lasciando alle sue spalle un ragazzo turbato.

Messer in kopf (1978) è una drammatica denuncia dei metodi repressivi della polizia tedesca espressa sotto forma di un thriller: un borghese qualsiasi viene coinvolto per caso in una retata di terroristi e si ritrova in ospedale senza memoria e con l'accusa di aver ferito un agente e la sua situazione viene strumentalizzata da tutti; dopo un lungo periodo di convalescenza evade dall'ospedale e viene tradito dalla moglie; quando scopre come andarono veramente le cose (fu malmenato senza ragione dai poliziotti) punta la pistola alla tempia dell'agente che lo invita a dimenticare tutto.

Endstation freiheit (1980) è un thriller-dibattito su di uno scrittore criminale.

Mann auf den mauer (1982) è un grottesco su un uomo incerto fra le due Germanie.

Stammheim (1985) è un montaggio drammatico delle varie fasi del processo contro i terroristi della Baader-Meinhof.


Percy Adlon

Teatri e documentari televisivi fino al 1973; esordisce con un film su Walser, come venne scoperto in manicomio (Der Vormund Und Sein Dichter). Dirige, sceneggia e finanzia i suoi film in totale autonomia.

La popolarità giunge con Celeste (1981), sulla governante di Proust che racconta gli ultimi anni dello scrittore.

Letze Funf Tage (1982) narra gli ultimi cinuque giorni di una cospiratrice antinazista consolata da una oscura burocrate.

Schaukel (1983).

La fantasia tenera e irreale di Zuckerbaby (1985): una donna grassa e brutta, sola e depressa, si innamora di un conducente della metropolitana, lo pedina e lo spia per mettere a punto una strategia di conquista scientifica: ha successo e instaura un rapporto gioioso. La moglie la attacca e si riprende il marito (lei ci riprova con un altro).

Bagdad Cafè (1987)

Una grassa turista tedesca litiga con il marito nel mezzo del deserto. Esasperata, si prende la valigia e si incammina nel deserto. Il marito se ne va con l'auto. La moglie cammina sull'unica strada. Il marito arriva a un villaggio, fa benzina e si ferma al ristorante, "Bagdad Cafe`". Nessuno ha visto sua moglie. Il villaggio e` dominato dalla personalita` energica della proprietaria nera dell'hotel/ristorante, Brenda, che tratta il marito come un bambino finche' questi perde la pazienza e se ne va. Finalmente la grassa tedesca arriva al Bagdad Cafe` e prende una camera. Brenda si insospettisce quando va a far le pulizie nella sua camera e scopre oggetti per lei misteriosi. Decide di chiamare lo sceriffo. Il marito intanto si e` nascosto nelle vicinanze e la osserva con il cannocchiale. Lo sceriffo (pellerossa) va a interrogare la turista, ma non trova nulla di illegale. La tedesca e` una maniaca della pulizia e rimette in sesto persino l'ufficio di Brenda. Brenda invece va su tutte le furie, ma poco alla volta impara a rispettare l'austera tedesca. Le due diventano amiche e la tedesca rivitalizza l'hotel. Al cafe` si ritrovano i pochi abitanti del villaggio. C'e` il ragazzo nero che pratica il pianoforte giorno e notte, c'e` l'anziano pittore che vive nel deserto, c'e` la silenziosa tatuatrice, c'e` il barista messicano... Il pittore si invaghisce della nuova venuta e si offre di dipingerla. La vita procede cosi` con la tedesca che aiuta Brenda a gestire il cafe`, allietando il pubblico con i suoi trucchi di magia, e che si lascia dipingere in pose sempre piu` svestite al pittore. Ma un giorno lo sceriffo decide di intervenire: la tedesca non ha il permesso di lavorare e il suo visto di turista e` scaduto. La costringe ad andarsene. Brenda e` sul ciglio della strada a vederla partire sull'autobus. Il villaggio riprende il suo aspetto desolato, Brenda e` di nuovo irascibile e depressa. Ma la tedesca ritorna, trascinando la stessa valigia nella sabbia. Il Cafe` riprende la sua aria festosa. Anzi, Brenda e la tedesca allestiscono una rivista musicale. Il pittore chiede alla tedesca di sposarlo: in tal modo risolvera` anche tutti i problemi di visto. Il paesaggio e` desolato. La fotografia e` a forti colori. Ogni tanto un ragazzo lancia un boomerang che volteggia a lungo nell'aria. I personaggi sono altrettanti pezzi di deserto. La turista tedesca e` come un brutto fiore, ma un fiore che spunta all'improvviso nel deserto e ne cambia il panorama per sempre.
Wolfgang Petersen

Werner Schröter

 

 

Di formazione teatrale è vicino all'underground newyorkese e al kitsch decadente. Neurasia (1969) è un film muto con musica a cui fa seguito una trilogia sulla donna incentrata su amore, dolore e morte: Maria Malibran (una famosa cantante d'opera); General Marshall (collage di performances teatrali ad un festival); Willow Springs (tre donne isolate nel deserto).

Bomber pilot [(1970) tre stripteaser dai nazisti agli americani]; dopo il 1978 ha cercato di trasfigurare i suoi temi nel cinema di consumo.

Neapolitanischer geschwister (1979) descrive Napoli come un'arena di disperazione. Le traversìe di due famiglie di un rione popolare attraverso una serie di interminabili sventure che dà fiato a un melodramma operistico influenzato da Brecht, dal varietà, dal pastiche pop.

Palermo oder Wolfsburgh (1980).

Tag der idioten (1982) è la diagnosi di una borghese apparentemente sana che prova un'insopprimibile attrazione per il mondo dei matti, al punto da fingersi pazza e farsi ricoverare in manicomio, dove può soddisfare il suo bisogno di rapporti diretti e sinceri. Le voci dei pazzi compongono una caotica sinfonia vocale.

Der rosenkönig (1985) è un nuovo melodramma ambientato in una casa cadente e trascurata e girato nello stesso languido stile barocco: la padrona coltiva rose ed è attaccata al figlio, mentre questi, morbosamente dall'innesto e da un ragazzo napoletano, innesterà una rosa nel petto del giovane. Riferimenti obliqui a culture distanti fra loro (opera e pop, Palermo e Germania etc.), forte senso del passato storico.

 

 

Hans Jurgen Syderberg

 

 

Maniaco di Wagner, dopo alcuni ritratti (uno di Romy Schneider) due film commerciali e un documentario sui pornofilm, si dedicò alla mitologia wagneriana con uno stile registico caratterizzato da un kitsch languido e sontuoso e da un montaggio eterogeneo che include reportages ideali con intenzioni didascaliche.

Il suo delirio wagneriano lo porta ad affrontare persino la parabola di Hitler con un monologo-fiume di sette ore all'insegna dell'ideologia di Wagner; in quel film (1977) gli attori interpretano più personaggi, le scenografie sono di cartapesta con un cumulo di oggetti e fotografie a scopo iconografico kitsch: da Wagner, Brecht, Godard il regista ricava lezioni su come manovrare il suo film mastodonte, un film di riti e di miti che acquistano un significato cosmico; ossessivo, allucinante e delirante il film si trasforma in psicodramma, in show della memoria, in seduta psicanalitica, in incubo angoscioso, in flusso di coscienza.

Il mostro cinematografico è un Parsifal (1983) magniloquente e visionario, sinfonia espressionista ed eisensteiniana, quattro ore e mezza di esplorazione freudiana dei miti wagneriani, di fiabe, cabaret, musica, circo, documentario, un carnevale di maschere (quella mortuaria di Wagner e poi via via Marx, Nietsche, il re Ludwig).

Karl Marx (1974) di tre ore che segue Ludwig e precede Our Hitler, venendo a formare con essi un trittico ossessivamente romantica sulla cultura tedesca.


Werner Herzog
Wim Wenders