Western

Il western aveva iniziato il dopoguerra con una serie impressionante di capolavori:

Dal punto di vista ideologico il western accantona la mitologia per far posto alla storia. In tal modo il discorso sulla Conquista del West si fa piu' critico nei confronti dei mali del secolo: l'avidita' degli affaristi, le speculazioni dei politici, la stupidita' dei militari e, soprattutto, il razzismo dei coloni, il concetto approssimativo di giustizia, la sete di violenza ecc. ne consegue la rivalutazione del pellerossa, visto ora come un eroico martire della sua civilta', figura mitica di un passato distrutto dalla barbarie del progresso civile.

La smitizzazione del West prosegue con i western "autunnali", che ritraggono eroi al tramonto, provati da una vita di sparatorie e di saloon, delusi e sbandati, scavalcati da un mondo che dirige ormai verso l'industrializzazione. Il processo porta finalmente ad umanizzare i personaggi, a prendere come protagonisti non gli eroi delle ballate, ma umili cow-boys senza nome, lavoratori sconosciuti che sono alle prese con problemi domestici, esistenziali ecc.

Western psicologico e western umano elevano il genere a spettacolo "adulto", non piu' limitato alle platee infantili. La nuova etica porta a definire un western realista e disilluso, che si contrappone a quello classico di Ford. Violento, psicologico, brutale, volgare, amorale (Peckinpah, Fuller).

Negli anni Settanta questa rivoluzione ha l'effetto di rilanciare il genere commercialmente. Fino al 1976 i titoli western si moltiplicano e John Wayne tocca l'apice della propria fama.

La varieta' di temi e situazioni che hanno ora a disposizione i cineasti favorisce d'altronde il proliferare dei film. Inoltre l'ambientazione realista e l'atmosfera di auto-critica si sposano bene all'America del watergate e del Vietnam. Dal 1977, invece, l'America trova altre valvole di sfogo e il western si va lentamente spegnendo.

Se il western sublima l'individualismo utopico che e' alla base della civilta' americana, il passaggio dall'epos su canovacci mitologici al realismo umanistico sulla tradizione folcloristica segna la presa di coscienza dell'America del dopoguerra, i cui abitanti non sono piu' tutti eroi- pionieri alla ricerca dell'Eden terrestre, della terra promessa, bensi' una varieta' cosmopolita di affaristi sanguinari, di rozzi allevatori, di militari imbecilli, di cercatori falliti ecc. Il western da rituale feticista di auto-esaltazione si trasforma in rituale di auto-esame.

Gregory Peck

Peck, il californiano figlio di un droghiere laureato in medicina, attore teatrale, esordi' nel 44 a ventotto anni; nel dopoguerra si impose come l'anti-eroe, il cittadino medio, anonimo e mediocre ma dignitoso e giusto, in cui si riconobbe una generazione stanca di eroi.

La sua parte era quella dell'uomo qualunque coinvolto suo malgrado in situazioni piu' grandi di lui. Nel suo comportamento di fronte all'imprevisto erano esaltati i valori morali piu' pacifici (la famiglia, l'amicizia, la coscienza civile), piuttosto che la forza e il coraggio. Rivelato dal medico malato e bisognoso di aiuto di SPELLBOUND (1945 Hitchcock e nel fratello malvagio di DUEL IN THE SUN (1946 Vidor, suo primo grande western, affilo' la sua recitazione, apparentemente monocorde in GENTLEMAN'S AGREEMENT, 47 kazan, PARADINE CASE (1947 Hitchcock, YELLOW SKY (1948 Wellman, GUNFIGHTER King 50, suo secondo grande western, ROMAN HOLIDAYS (1953 Wyler, DESIGNING WOMAN Minnelli 57, ON THE BENCH (1959 Kramer, TO KILL A MOCKING BIRD (1962 Mulligan, MIRAGE Dmytry 65, ARABESQUE Donen 66, e l'avvocato coraggioso e civile di MAROONED Sturge 69, oscillando tra la commedia leggera e il dramma a morale. Per le sue idee progressiste ebbe infatti dei guai con McCarthey.

Negli anni Settanta ha messo la sua maschera totemica al servizio del western, indurendo i lineamenti in un'espressione metafica e ? in maestosi paesaggi desertici. Nel genere d'azione per eccellenza ha cosi' introdotto sottili brivide esistenziali, e sempre in direzione anti-eroica: STALKING MOON Mulligan 69, SHOOT OUT Hathaway 71, I WALK THE LINE Frankenheimer 70, BILLY TWO HATS Kotcheff 73.


Kirk Douglas

Attore di Broadway, trasferi' nel cinema il suo personaggio violento, cinico, arrogante, di "duro" risoluto e inesorabile (CHAMPION Robson 49, BIG CARNIVORE, ACE IN THE HOLE Wilder 51). In realta' fu attore e produttore intelligente e illuminato, per quanto portato dal talento a interpretazioni spesso eccessive: BIG SKY Hawks 52, GUNFIGHT AT THE OK CORRAL Sturges 57, PATHS OF GLORY Kubrick 57, TWO WEEKS IN ANOTHER TOWN Minnelli 62, SEVEN DAYS IN MAY Frankenheimer 64, BROTHERHOOD Ritt 68, ARRANGEMENT Kazan 69, THERE WAS A CROOKED MAN Mankiewicz 70.

Nel 1975 ha diretto POSSE, un western con allusioni politiche, protagonista un demagogo da watergate circondato da individui senza scrupoli che vengono smascherati proprio dal bandito che dovrebbero combattere.


Delmer Daves
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