Archie Shepp
(Copyright © 2006 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )

, /10
Links:

Philadelphia-raised tenor saxophonist Archie Shepp (1937) cut his teeth in Cecil Taylor's quartet (1960-62) and with Bill Dixon (1962), and then (1963) joined the New York Contemporary Five, a quintet with Don Cherry on cornet and John Tchicai on alto saxophone that implemented the principles of Ornette Coleman's Free Jazz (1960) on their Consequences (october 1963), particularly Consequences (the only track with Cherry). The ensemble was also documented on The New York Contemporary Five (november 1963).

Shepp played on John Coltrane's Ascension (1965) and became one of the first saxophonists to take Coltrane's new style literally. Four tracks of Four For Trane (august 1964) were Coltrane compositions, performed by Shepp, trombonist Roswell Rudd, Tchicai, Coltrane's bassist Reggie Workman and Coleman's drummer Charles Moffett.
Shepp's festival of dissonance, Fire Music (march 1965), was no less revolutionary than Coltrane's masterpiece. In fact, it was even wilder and harsher, like a volcanic eruption of notes that superficially defied any logic, although at the end they left a sense of cathartic rebirth. Only two pieces were by Shepp, Hambone and Los Olvidados, but they both displayed innovative elements, the former relying on minimalist-like horns and the latter painting an abstract soundscape. Shepp was even more convincing on On This Night (august 1965), accompanied by vibraphonist Bobby Hutcherson and a rotating cast of bassists and drummers, at least in his On This Night and Mac Man. Shepp used free jazz as a pretext to build up a dramatic style of saxophone playing, that was closer in spirit to rhythm'n'blues than to bebop or swing. He never really settled on a stable group, save a quintet with Rudd documented on Three for a Quarter One for a Dime (february 1966).
Shepp was clearly much more influenced than Coltrane by contemporary black politics and by the African heritage. The drawback of Shepp's art is that, no matter how original, it never sounded quite as sincere and profound as Coltrane's. Where Coltrane was simply his own creation, largely independent of the times, Shepp seemed more prone to follow (whether free jazz or "Black Power" or Afrocentrism) than to lead. There were more authentic free-jazz players, there were more sincere jazz politicians, and there were more fervent Afrocentric musicians; but probably noone else came close to fusing all three elements into one organic body of art as he did.
This socio-musical-philosophical fusion peaked with the three-part suite A Portrait of Robert Thomson (dedicated to revisitations of blues, gospel and jazz) and with the Middle-eastern Basheer on Mama Too Tight (august 1966), again performed by a rotating cast of avantgarde musicians. The African element became explicit with the 18-minute The Magic of Ju-Ju for African percussion instruments and tenor saxophone on The Magic of Ju-Ju (april 1967). After The Way Ahead (january 1968), his first recording with a pianist, that sounded like a partial retreat, Shepp penned the 20-minute Yasmina A Black Woman on Yasmina (august 1969), accompanied by three members of the Art Ensemble of Chicago and assorted percussionists. After another half-hearted effort, Kwanza (mostly february 1969), possibly his best ensemble ever (vocalist Jeanne Lee, trumpeter Lester Bowie, pianist Dave Burrell, bassist Malachi Favors, drummer Philly Joe Jones) helped him deliver the more meditational performances of Blase', My Angel and Tuareg on Blase' (august 1969). Shepp played soprano on Black Gypsy (november 1969), basically divided into two suites (not composed by him), Black Gipsy and Epitaph of a Small Winner, but that great season was rapidly winding down. He seemed increasingly less interested in jazz (whether "free" or not) and more interested in rhythm'n'blues and funk music. This phase culminated in the more conventional and heavily-arranged "songs" of Attica Blues (january 1972) and The Cry Of My People (september 1972), quite a repudiation of free jazz.

The Long March (august 1979) documents a live performance by Max Roach and Archie Shepp .

Wo!Man (november 2010) was a collaboration between Archie Shepp and Joachim Kuhn, who had already worked together in drummer Edward Vesala's band.

(Translation by/ Tradotto da Luca Magnano)

Archie Shepp (1937), sassofonista tenore formatosi a Filadelfia, si fece le ossa nel quartetto di Cecil Taylor (1960-62) e con Bill Dixon (1962), e in seguito (1963) si unì ai New York Contemporary Five, un quintetto con Don Cherry alla cornetta e John Tchicai al sax alto, che mise in pratica i principi di Free Jazz (1960) di Ornette Coleman nel suo Consequences (ottobre 1963), in particolare nella title-track, l'unica in cui suoni Cherry. Del gruppo si può ascoltare anche The New York Contemporary Five (novembre 1963).

Shepp suonò in Ascension (1965) di John Coltrane e divenne uno dei primi sassofonisti a fare suo in profondità il nuovo stile di Coltrane. Le quattro tracce di Four For Trane (agosto 1964) sono composizioni di Coltrane suonate da Shepp con Roswell Rudd al trombone, Tchicai, e il contrabbassista e il batterista di Coltrane, Reggie Workman e Charles Moffett.

La fiera delle dissonanze di Shepp, Fire Music (marzo 1965), non è meno rivoluzionaria del capolavoro di Coltrane. Di fatto, è anche più selvaggia e rabbiosa, come un'eruzione vulcanica di note che, all'apparenza, abolisce ogni logica, non senza lasciare nel finale un senso di rinascita catartica. Solo due brani del disco sono di Shepp, Hambone e Los Olvidados, ma in entrambi sono presenti elementi innovativi: il primo si affida a fiati minimalisti e il secondo dipinge un astratto paesaggio sonoro. Shepp è ancora più convincente in On This Night (agosto 1965), accompagnato dal vibrafono di Bobby Hutcherson e diversi bassisti e batteristi, perlomeno nelle sue On This Night e Mac Man. In questi dischi Shepp usava il free jazz come pretesto per costruire uno stile di sax drammatico, più vicino a una mentalità rhythm'n'blues che al be bop o allo swing. Non creò mai una formazione veramente stabile, eccetto un quintetto con Rudd di cui si può ascoltare Three for a Quarter One for a Dime (febbraio 1966).

Shepp fu certamente più di Coltrane influenzato dalle istanze politiche razziali dell'epoca, e dall'eredità culturale africana. Il difetto dell'arte di Shepp è che, per quanto originale, non suonò mai sincera e profonda come quella di Coltrane. Mentre quest'ultimo era fondamentalmente una creazione di sé stesso, essenzialmente indipendente dai tempi, Shepp parve più disposto a seguire che a fare da guida (che si trattasse di free jazz, di “potere nero” o di afrocentrismo). Ci furono musicisti free jazz più autentici, jazzisti politicizzati più sinceri, e musicisti più fervidamente afrocentrici; ma probabilmente nessuno come Shepp arrivò a fondere questi tre elementi in una unità organica.

Questa fusione sociale, musicale e filosofica raggiunse l'apice con la suite in tre movimenti A Portrait of Robert Thomson (dedicata a rivisitazioni del blues, del gospel e del jazz) e con la mediorientale Basheer, da Mama Too Tight (agosto 1966), di nuovo suonato da un gruppo di musicisti d'avanguardia che si alternavano. L'elemento africano si fece esplicito con The Magic of Ju-Ju, di diciotto minuti, con percussioni africane e sax tenore, da The Magic of Ju-Ju (aprile 1967). Dopo The Way Ahead (gennaio 1968), la prima incisione di Shepp con un pianista, il che suonava come un parziale ripiegamento verso la tradizione, uscì Yasmina A Black Woman, di venti minuti, in Yasmina (agosto 1969), con l'accompagnamento di tre membri dell'Art Ensemble of Chicago, e percussionisti assortiti. Dopo Kwanza, disco mediocre realizzato perlopiù nel febbraio 1969, Shepp realizzò le performance più meditative di Blase', My Angel e Tuareg in Blase' (agosto 1969) con l'aiuto di quella che fu forse la sua migliore formazione (Jeanne Lee alla voce, Lester Bowie alla tromba, Dave Burrell al piano, Malachi Favors al contrabbasso, Philly Joe Jones alla batteria). Shepp suonò il sax soprano in Black Gypsy (novembre 1969), essenzialmente diviso in due suite (non composte da lui), Black Gipsy e Epitaph of a Small Winner, ma quella grande stagione era destinata a finire in fretta. Shepp sembrò sempre meno interessaop al jazz (che fosse “free” o no) e più dedito al rhythm'n'blues e al funk. Questa fase culminò con le “canzoni” di Attica Blues (gennaio 1972), dall'arrangiamento più pesante e convenzionale, e in The Cry Of My People (settembre 1972), un sostanziale ripudio del free jazz.

The Long March (agosto 1979) documenta una performance dal vivo di Max Roach e Archie Shepp.

Wo!Man (novembre 2010) è frutto di una collaborazione tre Archie Shepp e Joachim Kuhn, che avevano già lavorato assieme nella band del batterista Edward Vesala band.

(Copyright © 2006 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )
What is unique about this music database