Io ero un sentimento

Poesie giovanili (1977/78) di piero scaruffi


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           Io ero un sentimento            (1974)
           Ode ...                         (1973)
           Riflusso                        (1975)
           Intimations of dejection        (1974)

  1. Io Ero Un Sentimento



    Preludio ricordo riassunto
    premetto di essere morto


    io ero un sentimento
    e mi narrava un cantastorie
    alla gente della fiera


    tanta vita
    la penso e
    non la rammento


    ho ucciso
    col volto mascherato
    ho ucciso
    e pianto il mio assassinio


    mi domando perche'


    libero della memoria
    mi sorrido in recessi
    di spazio sguarniti


    vagheggio un punto
    il paradiso


    ma non erano luci
    ne' piccole ne' grandi
    gli occhi della gente


    parlano in molti
    sgretolati sotto
    le arcate della chiesa


    macellano uomini
    con l' aiuto di dio


    brucia gente brucia
    quasi un incendio
    il mio inferno


    lasciatemi morire
    nell' ombra della sera
    portate le mie spoglia
    all' altare di pietra
    e consumatemi


    ben oltre la fine del tramonto
    hanno appeso il mio spirito
    al ramo piu' alto


    l' inferno in uno splendido
    pomeriggio d' autunno:
    carne, fumo di carne,
    fetore di carne (sotto la terra
    la terra trema, la terra
    brucia zolle di anime);
    morta di silenzio la mia anima;
    in silenzio; in un solo silenzio;
    il mio silenzio


    tutti gli dei che mi hanno condannato ...
    tutte le folle che mi hanno giustiziato ...


    ma come puo' il pensiero
    trattenere a lungo quelle certezze
    che si dilatano a dismisura,
    come puo' nasconderle
    per tutto il tempo
    che ci vuole a morire ?


    il passato non esiste,
    non devi aver paura
    dovunque tu stia andando,
    non devi aver paura
    di sapere perche'


    nascondo il mio volto sotto le rocce


    un fioco splendore
    disegna piccole vampe
    nei meandri metallici
    dell' orizzonte;


    dimenticata dall' onda una conchiglia
    un occhio luccica nella sabbia


    deposta in lutto la voce stagnante
    (il suo bisbiglio giace riverso
    nelle nostre menti svuotate):
    al passato,
    il passato e' importante


    ho scritto l' alba
    nel mio album dei ricordi


    sulla pietra di camelot langue
    sottovoce sottovoce la mia voce
    (quanta eta' mi assolve !)


    ascolto la canzone del fiume presso il mare
    simile a un parlato di donna,
    mentre, stanca nell' ombra,
    la vela veglia il timido scirocco d' oriente


    il sole siede taciturno poco dopo me,
    sangue del cosmo versato nel cosmo,
    quasi un pianto ...


    ascolto le voci senza volto
    nascoste nella citta',
    ognuna una storia diversa,
    parlare tutte insieme
    senza comprendersi,
    sorridere, scagliate
    sul fondo dell' alba,
    intrecciandosi sotto il cielo,
    dilatandosi in tutte le direzioni,
    come provenendo
    da un' unica esplosione;
    l' urlo adesso dio
    di questa terra ubriaca di fine
    (ogni uomo veglia la propria paura)
    aspetta di dissolversi in gente;
    e il profeta
    che raccontava
    dio alle folle
    adesso dorme
    e sogna
    il proprio assassino


    io chiamero' a voce alta
    e nessuno rispondera'
    per amare cio' di cui hai paura
    l' inferno il sangue il buio
    cosa si nasconde dietro la felicita' ?
    uccidi il paradiso ! uccidi il paradiso !
    e termina il tuo essere, termina il tuo volto
    temo che la verita' sia una bugia temo te


    le creature dell' autunno svaniscono nella nebbia
    un altro giorno prepara la sua collera
    io sono al principio
    la solitudine finisce nella vergogna
    la paura finisce nella vergogna
    la vergogna e' senza fine
    quel ridere in una stanza danza
    sto ripetendo qualcosa
    che altri hanno gia' detto
    per sempre


    navigarono di stella in stella
    fino all' ultima stella


    ascolto l' eco gridarmi,
    ripetere solenne il mio nome,
    lo stesso di sempre;
    e vengono molti,
    soldati del mio esercito,
    a uccidere le glorie di ieri;
    li osservo passare e forse morire
    col volto nascosto dal sole


    ... gli scheletri affondare nel terriccio,
    le loro unghie impazzite
    graffiare le viscere della terra,
    il loro fuoco segreto
    nutrire gli uomini
    e accendere le stelle


    alzero' gli occhi per vedere il bianco delle pareti
    e un' ombra scivolare su di esso ...
    forse sara' questa voce a salvarmi


  2. Ode ...



    Al signore dell' universo
    assiso sulle squame del domani
    alle miserande fonti della vita



    L' umanita' a frotte
    stagnante sul pianeta friabile
    lontano splendente
    e piu' e piu' calda forma
    errante si smorza e finisce
    ed identica torna
    sofferto l' orgasmo
    e il luogo e' il medesimo


    e il favellare del tempo opinato
    e' lo stesso quello stesso
    che orbitava a sera
    in ellissi frettolose
    attorno alle fiamme dei focolari
    facilmente divulgato ed ora
    freddo frastuono di scheletri
    e di ore contate in eterno


    e la rabbia veloce degli elementi
    e le cose disfatte per essere rifatte
    e le galoppate senza fine del tempo
    e il mio breve respirare ...
    a chi maesta' ? l' insulto la rabbia
    lo schifo in verita' in verita'
    il parto di questo silenzio martire ?
    chi riordinera' tanti miliardi di scheletri ?


    dietro il silenzio dei secoli
    sorridete un diluvio da sussurrare
    a questa fine cosi' sovente cominciata
    che vi celebri teschi fiumana di teschi
    intonate il verbo marciante
    che parli voci urlate e vendute
    alla storia di umani morti
    suscitati a sussurrare arcani


    le nostre dita escono
    dal terreno con fragore
    di vento dell' ultimo giorno
    abbracciando e recidendo
    le foglie appassite
    mentre il cielo si apre
    nel respiro unanime
    dell' uragano


    il che' disse il che' dice
    pallido un cadavere di strada
    per l' eternita' il suo scoglio di ricordi
    riempito delle minute polveri
    e dell' insipido bruciare del mare al tramonto
    sotto un getto di fiamme morte
    solo accovacciato sull' oceano che affonda
    ricco soltanto di onde affonda


    bianche distese di noi
    ora padroni del mondo
    neve sull' erba gia' sfatta
    c' e' un tempo in cui le parole
    non sono che gesti nell' aria
    e siamo vuoti di tutto
    insieme di cio' che abbiamo
    e di cio' che avremo


    poiche' molte gocce ancora
    devono colmare gli oceani
    prima che sia calda di sole
    l' isola
    e spento per sempre
    il continente


    splendi sole per l' ultima volta
    le fiamme rotanti


  3. Riflusso




    Dall' intimo giaciglio
    di buio dell' infinito
    insinuarsi piano
    nel giorno appresso;
    calcare le ultime
    scene della notte,
    trepidando
    nell' attesa dell' aurora,
    fascino morboso
    dell' alto
    e della luce,
    muta allegria
    della prima ora,
    manti di riflessi
    fruscianti,
    aghi di luce
    infissi nell' aria ...


    il consueto
    presentarsi dei volti;
    le scale d' ombra,
    pullulanti di ombre
    in movimento;
    le gerarchie di passi,
    e di silenzi,
    assordanti;
    e il pianto
    di poche scintille
    superstiti:


    camminare nel vento,
    sussurrando al mattino
    quel poco
    di me
    che ricordo tuttora;


    e volo
    un poco piu' in alto
    dove penzola
    un cielo vecchio,
    forse anch' egli
    un cadavere
    insepolto.


  4. Intimations of Dejection

    respirano, anche in sogno insieme, il cielo e il mare,
    e le eterne salive d' uomo, baccano d' anime e anni,
    e la carcassa dell' onda coricata sulla sabbia,
    impronta mugghiante in rigurgiti di sole maturo
    e nidi di cielo, e da mare a mare bozze d' altro.

    solo sulla spiaggia, nelle ore scorse in attesa
    del tempo, a sorridere ebbro, a ricordare i grandi soli
    di una notte antica, spio l' oceano giocare
    con la noia del vento, e corro lungo il cielo:
    conosco l' ombra che si frantuma sulla scogliera.

    finche' l' oceano si dissolve in polvere (non so
    se polvere d' antico o sonno) e ombre: entrano carponi,
    risucchiati all' aperto in fondo al tramonto:
    sospetto menzogne sulle loro bocche zittite, sospetto
    le loro anime ciarlate, le loro carni consunte.