Per conoscere piero

Poesie di piero scaruffi

TM, ®, Copyright © 1998 Piero Scaruffi All rights reserved.


Il libro "L'Ultimo" (esaurito) comprendeva tutte le "Odi" e una selezione di "Per Conoscere Piero". Questa pagina comprende le liriche di "Per Conoscere Piero" omesse da "L'Ultimo".

                      VII
                      XII
                      XIII
                      XIV
                      XV
                      XVI
                      XVII
                      XVIII
                      XXI
                      XXII
                      XXIII
                      XXIV
                      XXVI
                      XXVII
                      XXVIII
                      XXIX
                      XXX
                      XXXI

VII

ogni giorno il fastidio di essere vivo, e rileggo la solita pagina bianca, uso come sono ai riti che hanno il senso soltanto di propiziare altri riti (quando in fondo l' ultimo della catena e' la vita stessa)

mugola ai tuoi piedi e dagli occhi pieni versi un fiotto d' ombra nei miei occhi cavi, antichissimi, sotto il silenzio fitto, tessuto in quel vuoto di false pareti, il trepestio dei miei passi sulle foglie secche si svolge verso la luna bizzarra che arde il mio cielo, s' incide nel cupo brulicame di cuori svelti che imbratta il vuoto, e faticosamente ritorna nel turbine a combattere senz' armi poi mi nascondo; e per un po' di tempo gioco: scavo una zolla di cielo, strappo una radice di nubi, recido uno stelo di sole mentre tu dal cavo della mano getti una manciata di coriandoli sul carnevale di maschere che

mi avvinghio al sole di cui parlo in tutte le mie poesie, chiudo gli occhi; con le palme in fiamme affondo il volto nel suo petto

una sera mi fingo che siamo per strada, scalpicciamo senza meta sulle ombre diritte dei lampioni, rasente la luna, stretti fra le mura di una citta' morta (sono morti tutti, ma tu non li hai visti agonizzare, non hai in mente i rantoli che cercano scampo sui tetti, e le bave di cuore che corrono sul selciato)

le nostre voci rovistano le macerie di quel silenzio, forse sperando di scoprire un' impronta di qualcuno che si sia salvato

e m' immagino che tu citi dio, o chi per lui riempie il tuo vuoto, tanto che mi par di vederlo, a cavalcioni della luna, col dito puntato sui miei fragili dei di ceramica, ed io invece, quasi per dispetto, ti racconto dell' angelo che conosco

ma tu, povera, sorridi incredula, e mi borbotti contro un nugolo di cattiverie; percio' disfo il sogno, e lo lascio incompiuto, come ogni nostra parola

la miseria di un uomo solo e' il suo sonno, e' un brusio lontano di stelle invecchiate e abbandonate da tutti, tutt' uno col chiasso del sole

tentero' di capire un po' del tuo terrore per la morte, e un po' di quello mio per il paradiso, e nel frattempo sopporto


XII

quando allineati sull' orizzonte
siamo crivellati dalla luna,
e un tintinno di sole caduto
bisbiglia: "vuoi salire
sulla giostra dei giorni ?
e girare, girare, girare ... ?"
perche' quel bagliore che trabocca
dal nulla senza fondo,
quelle ali ventose nello squarcio d' azzurro
e il becco senza pieta'
per quei brani di luce ?


XIV


non e' tempo sprecato
in quel ritorno di natale
dedicare alla memoria
dei miei ridicoli sogni
il limpido silenzio
che nel domani ravviso
(un angelo bugiardo
sorride e muore)
e con un filo d' erba
avanzato dall' estate
toccarmi le ciglia
smagliate dal deliquio;
(chissa' se io,
verme indifeso,
mi voglio bene ?)
soffiare nel palmo
al petalo piccino della verita'
che ricada per sontuose ellissi
fra i rovi senza un gemito,
e avvolto da una vampa
di foglie intingere
il dito nella rugiada
ripetendo: "e' tutto morto !";
e tu inverno che allinei
e non sai dove nascondere
i deserti azzurri, i letarghi
tu raggiungi e sospingi
la mia vita nel tacito
scompiglio dei fiocchi;
ma la verita'
come un' ombra insaziabile
non sa t

i ladri delle mie poesie
non saranno mai puniti ?


XVI


il mio mondo
si sgretola,
ai lati in tante
bave di neve liquefatta
sono disfatte quante
croci di stelle pungenti ?
come potro' consumare
le mie vendette
le rivincite per cui vivo
se non ci sara' nessuno
piu' ad ascoltare
i miei deliri ...
raccogli i frantumi
che ti rimanga
il ricordo almeno
e il rimpianto
e se ne sarai degno
il rimorso !
la verita' mi tormenta,
e non la comprendo,
cosa voglio da lei,
perche' non la lascio
libera di andare
di volare di svanire,
perche' mi ostino
nel capriccio,
testardo idiota
di sempre ?
la vergogna
mi sommergera',
non avra' pieta',
niente l' ha mai avuta
per me, ed io
affoghero', questa volta
senza saper cosa dire


XVIII


Cammino nel sole:
che silenzio !
Questa notte sognero',
e maledetta la voce
che mi svegliera' !


Mi ritorna d' altre eclissi
l' eco d' un tonfo
sull' erba splendente,
e l' urlo si sfarfalla,
follia di piogge d' autunni,
o luna, luna serena,
luna arcigna, luna,
alla deriva dell' attimo
nelle piaghe del mio
grande corpo morto,
gia' morso dai vermi,
e un frantume di pupilla,
un lembo lungo
lungo di cuore,
un niente di me,
sparso sulle zolle
che furon quell' erba.


Il terrore dell' azzurro
m' incatena all' ultimo
dei miei azzurri,
mentre ai miei piedi
la punta dell' ombra
si torce e s' aguzza,
torpida ipocrita,
e da un coro di bimbi
dolcemente esala
il battito lento
d' un cuore sepolto
e da una tana dimenticata
senza posa mi chiama
il sussurro tiepido del sole.


Dove vado ? Affondo
l' unghia nell' eclissi. Scrivo.
C'e' posto, c'e' ancora
posto. La pupilla brilla:
avanti, avanti, la fiaba
e' appena incominciata !
Zingaro, canta ! e voi,
mosche, nelle vostre
ragnatele, danzate !
Zingaro, non sento
la tua voce: che silenzio !


XXI

discorso senza fine, concilio di silenzi bisbigli e strida il cui senso e' nel domani giace riverso sulla storia di ognuno punto fermo e mobile rispetto alla parte esclusa sulla linea che le bizze del tempo disegnano nel gran libro bianco un delirio di verita' per dire in fondo che il sapere non e' la certezza ma una ipotesi sulla verita' e che il commercio tribale degli dei non e' che un' estasi baleno di martirio e riflesso di una menzogna soltanto diversa magicamente sospesa alle origini e il progresso della finzione che ogni giorno si appropria di nuovo dello stesso frastaglio di paure non segue leggi ma trucchi non e' prescritto ma di volta in volta inventato o ritrovato portato da un soffio un' onda che ritorna s' infrange e si sgrana e non ha nulla del balzo fuori dal pozzo o della spirale che approssima la direttrice giro dopo giro cosi' che ogni dubbio e' immerso in una nebbia di piccole lune ora piu' ora meno densa che lascia di quando in quando trasparire le sagome di quelle voci perse antiche inesistenti temute sperpero di veggenti e rabdomanti ciechi e sordi acqua sudicia di pozzanghera sogno vuoto pesante nomi come pietruzze in una collana estate lontana dal sole dal ventre dalla crema dell' alba il rimpianto del futuro tra i sussulti della foschia sotto le foglie madide del mattino e la voglia di recuperare sotto il cielo di domani un' idea fossile per continuare quel


XXII


la verita' che di ogni granello di terra
sono nemico
la verita' che mi ripugna persino il pensare
che esista qualcosa oltre a me
la verita' che per tutta la vita aspettero'
il momento e quando giungera'
non avro' pieta'
la verita' che io non voglio bene a niente
e a nessuno
piero s ladro e se potesse assassino si confessa
ma non chiede perdono
uno sputo a tutto il mondo
non merito che me stesso
continuero' a fingere
e dentro di me a
urlare


XXIII


cos'e' quella spuma sanguigna
che rimane a galla
quando vanno a fondo
tutti i pensieri ?
il delirio degli abissi
restituisce forse le prede
dopo averle spolpate ?


son brandelli di vita,
e quanto paziente dev' essere
la mano che voglia
ricucirli insieme !


e tutto quel silenzio acre
che ti rimane in gola
e non riesci a cacciare
ne' dentro ne' fuori ...


ogni mia poesia e' una bugia;
un raggio di nulla
che in nessun occhio
si riflette;
un pugno di vita
che semino
nel loro deserto:
ho nostalgia della vita !


che sara' di me ?
forse un riso segreto
svegliera' il cuore ?
"quando saro' grande"
alita sui sogni
senza far male;
ma sotto un tappeto
di volti diruti
quella parola
"silenzio" piange
nella memoria:
di qua dalla morte
non avro' altro


ma la difendero':
e' la mia vita
e le voglio bene
un bacio


XXIV


... sotto la coltre di neve
bruciava la bocca intera,
e un germoglio gobbo,
d' umanita' inutile
e un po' idiota,
rodeva la luna
sbocciata nelle mie mani


... nel riso freddo,
di coriandoli d' alba,
lontanissimo, avanzano
turbe di spettri,
a denti serrati
coi mantelli al vento


... tutto, il sonno la vecchia
lampada suggente
e in disparte l' occhio
fermo sul luminio
di fili fumanti,
intaglia la sua impronta
sulla scorza acciaccata,
su un ricciolo di mente;
tutto fonde e scola
a fiotti nel passato


... non rimane il segno
della luna in cielo;
il fiato delle nubi
e' acqua; e l' onda che torna
non e' piu' se stessa


... per ogni luna perduta
versero' una lacrima
di cuore, per ogni luna
nelle secche del nulla
sbiadita , o affondata
in paludi d' infiniti


... ha preso l' abbrivio
dal cavo di un' ombra,
e precipita singhiozzando,
un petalo di stella,
borra di sole goccia
nel vuoto di un' altr' orbita,
un pianto fatuo nella spelonca vuota
stende in grembo
i frantumi del cielo


... finche' alle corolle
ciondolanti marce
di mattino secreto
sussurrero' vergognoso
in una sillaba sola
i miei ultimi no
e il mio primo si'


XXVI


una punta in bilico
sull' acqua dell' ampolla
i miei tentacoli di medusa
di cerchio in cerchio rimescola
l' ultimo filo d' inchiostro
color infinito
goccia dal calamo umido
come un fiocco corrotto
dal turpe canto del sole


a ch'e' valso il rifugio
scavato in rovi di cuore
la tana in cui ho sepolto
nella polvere innocente
della memoria
l' uno dopo l' altro
tutti i miei semi


il funerale s'e' disperso
al vento di ghiaccio
del cimitero deserto
dalla mia salma fradicia
di stelle irraggiungibili
luccica ancora
quell' esile filo bianco
e una goccia azzurra
schizzata chissa' come.


XXVII


dal giaciglio nel cratere del tempo
da quella soglia effimera
sbircio di sottecchi
il baratro in agguato


estate
inerte a giocare
(il mio cuore incagliato
nel letto del cosmo)
con sabbia di stelle
a capogiro vivo
e morto e vivo
e morto (d' inverno
con neve di lune
in agguato dai rami
curvi decrepiti)


non scorgo piu'
la gola profonda da cui urla
e vacilla la fiamma
un altro sogno s' infrange
contro i miraggi del silenzio,
guazzo dentro la tenebra
in bilico su un brivido di luce,
salvo


un sorriso da sempre
mi brucia negli occhi
(una rete tesa sotto il trapezio
in un fumo di fiaccole spente)


non ricordo piu'
sono ormai senza memoria ...
e' scomparso tutto !


sento
l'artiglio rompere il guscio
che mi trattiene,
e il soffio che mi sveglia;
perche' nessuno
mi rimbocca il sudario ?


sento
la vita che si rapprende
attorno a un altro sogno:
ecco, un altro battito
ha colpito nel petto !
continua, continua ...
nessuno.


XXVIII


Brillava un grumo di pianto sulle ciglia;
ricordo che cadevano dalla carcassa
le squame appassite,
e il veleno scolava nella fogna.


Ricordo che
a quel riverbero di luna
il marciapiede scoppiava
e dall' alto pareva oro
la ruggine di relitti
in fondo all' oceano
(la nostra attaccata
alle torce dei palombari).


Ricordo che correvo
senza pensieri a capogiro
sul perimetro del lago;
di colpo scoccava
l' occhio del cieco:
in fila appollaiati sul muricciolo
come calici sul fronte di un altare,
annidati nelle guglie dell' onda
come polpi giganti di fuoco,
agitavano le zampe e i drappi neri,
gettavano l' amo in fosse di carne
come rigurgiti di fiato in spire di bava.
Mandava riflessi di perla
la cenere delle loro risa
(era il coro dei silenzi
che spirava dalla muta).


Dietro il cristallo
che buttava luce sulle facce
cigolava a vuoto un amuleto di bolle,
un' orribile impronta di luce.
Si stropicciavano le croste del muso,
intascavano gli spiccioli
e scomparivano nello specchio.


Erano gocce di solitudine sul selciato
e ombre a brandelli inchiodate dal vento
a tante croci contro il muro.


Ricordo
giorni e notti in branco
e non ricordo piu' nulla
ricordo solo
che piangevo.


XXIX


Lascio nella tenebra
parole di conchiglia
e una pupilla
che butto a vuoto
nei giri della mia solitudine
nelle orbite deserte
di un sole estinto
che non e' mai sorto.


Dalla corazza di nebbia
zampilla la jungla
poltiglia nera e fiamma.
Ora che m' alita in faccia il fischio del vuoto,
mi riconosco belva randagia nell' ordito della foresta,
braccato da uno specchio e prigioniero in un velo.
Urleranno dagli occhi le farfalle
colate a picco nella cenere bianca.
Quando spenti i fiori della notte
il ciclone s' attorce nell' eco
di fuochi distesi sull' erba
a succhiare la polpa fumante,
un chicco buio si stacca dal grappolo.
Mentre frugo dietro un sipario
l' iscrizione nella filigrana di una balena fossile,
riempie l' aria e la terra il ronzio degli insetti,
forte da stordire.


Nella mia pallida catacomba
addento un boccone
di tenera carne di luna,
curvo sul foglio bianco
che ricamo per me;
e tante piccole morti
appagano un' agonia dolce e muta
che si torce come uno spillo incandescente:
il buco palpita,
piu' largo piu' stretto: risucchio.


Quel frammento incenerito
sulla soglia della notte,
senza odore, senza fiato,
che si disperde
in volute di ragno
lungo l' argine della vita,
mi rovescia addosso
l' inutile morire
in una caverna buia
ululando a perdifiato.


Dal foro della memoria
sgorga sangue di ombre dissolte
sul vetro lucido di stelle,
fragili steli di sogni
piegati dal mio silenzio
a mute vertigini,
spezzati dal silenzio
di un' altra bocca benedetta.


In fondo avevo gia'
un brandello di vita
torto e ritorto attaccato all' osso,
quando dietro il sipario
tiravo la prua del vascello di giunco
e soffiavo caligine sulla bianca veste
del perfido nemico (sotto l' arcobaleno
volgevano veloci i cieli alla deriva,
trapunti di nubi a specchio
e squarci immani di sole) ...


Frugare i sogni
quelli morti
i loro cadaveri
gli scheletri di spilli
caduti maturi dal ramo
frugare senza scampo
fino a consumarne
perfino il ricordo.


... pensieri che il tempo rabbrividendo
attorciglia al filo tenero della memoria,
cespugli e cespugli ormai
di spine e di semi secchi
recinti di pietra
e di volti senza nome
(la fiamma di cera caduta lungo i giri del tempo
e con infinita pazienza composta in un bacio,
amore, pieta' d' amore, pronta ad ogni vita,
per quanto vuota, per quanto morta).


In una bara cosi' stretta
non potrei neppure rivoltarmi,
soltanto scavare come un tarlo
nella vita degli altri
che il tempo mi consegna
giorno dopo giorno intatti
(deliri di giorni senz' alba).


Volare via dal mondo
sull' arca marchiata a gelo,
dal grido sospinta
nel torbido lago del tempo:
il castello di petali
limpido sul burrone tintinna,
la folla in frantumi un' orda di mostri rotanti,
la rete tesa a fior d' acqua
per croci di alghe e di scheletri solari
coi roghi dei miei fantasmi bambini.


Scontare sull' oceano
il silenzio originale.
M' infrange uno scoglio
ai neri ghiacci
brulicanti di naufraghi,
d' isole smarrite senza orizzonti,
di baie guadate dal vento
dove onde e macerie
di parole si specchiano
nella pupilla del mondo.


Fuggire sui tetti
al fioco stormire della memoria
e addossare a un camino
il molle corpo disossato.
(L' amo morde ancora
la morbida esca lunare.
Dilania un veleno a strapiombo.
L' eternita' e' trasparente:
non vedo di la' piu' memoria
o tempo).


(Tremo, solo, al vuoto)
una folata di stelle scivola
lungo le curve di una conchiglia
levigata e lucente al sole
della marina, deposta
dal ronzio fiero dell' onda;
lungo le ali di farfalla
raccolte sul dorso guscio di perla
nel turbine di soffici piume
profumo fiato d' immenso.


XXX


Sorge piano piano
dal labirinto di casa mia
e rintrona fra le poltrone
disposte a semicerchio
il profilo del mio corpo
vuoto come uno scheletro,
il guitto che cicala,
fauce sporca e vile,
la vampa dell' esistenza,
l' azzurro che trabocca
dai fondali del cosmo
sui marciapiedi deserti
(a quest' ora di pranzo
neppure un cane
attaccato all' osso
neppure un gatto
che si fermi e ti guardi
per capire chi sei :
una fila di uccelli
annoiati sul filo ... )


Aspetto nelle buie e putride
gelide tane del letargo
un viso d' aria
che sgrani i suoi sorrisi
all' orda d' ineffabili mostri
scatenati dal ciclone
nel baratro alla rinfusa.
Gratto luce con unghia di stelle.
Il fiato di ragnatela
che danza aquilone
fra luna e sole
e' la cenere dell' infinito
che imbratta tutti i miei sogni.


XXXI


Ho sognato
un presepe nel sole
dove un bambino strillava
in ginocchio contro un muro
il rimorso di vivere ancora


Ormai ha teso i miei fili il ragno
a tutti i bracci del lampadario.
Orbita ogni sera a questo buio
una mosca trasognata
attorno al bozzolo ripieno di nettare.


E la tela ondeggia vuota
in molti punti morsicata
da ineffabili parassiti.


La solitudine ammicca
come un cieco all' angolo della via
e tende la grigia mano
nel turbine crudele della folla.
Mi guida per mano in sogno
per larghi cerchi nell' immenso
il riverbero d' una cometa
e il gelo che fonde anche la luna
e' un' eco lontana nel labirinto.


Cado nel tempo.
Non c'e' piu' nessuno.
Annodando spighe di cielo
e volute di farfalle morte.
Il silenzio non esiste.
Io non esisto ?


"Le stelle bianche minuscole
di una neve che non sciogliera' mai,
le croci acuminate che scorrono nelle vene
piano piano dentro il cuore,
e deliri di pietre azzurre
incastonate nei fondali del cielo "
cosi' , dietro un' ombra a stigme d' oro,
la voce nella tempesta dell' argonauta.