Man
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A confermare le affinita` fra il progressive-rock Britannico e le grandi famiglie del rock Americano ci furono i Man del chitarrista Mick Jones, il piu` "West-coastiano" dei complessi Britannici.

Dawn Of A Man (Recall) raccoglie i primi due album dei Man, Revelation (Pye, 1969), ancora sotto l'influenza del boom psichedelico del 1967 (Erotica, Empty Room, Don't Just Stand There) e Two Osz Of Plastic With A Hole In The Middle (Pye, 1969), dal sound piu` aggressivo e blues (It Is As It Must Be, My Name Is Jesus Smith, Spunk Box) e comprendente la prima composizione piu` articolata (Prelude/The Storm).

Man (Liberty, 1971) e` forse il loro miglior album, grazie alla suite Alchemist. Dopo Do You Like It Here Now (UA, 1972), usci` un altro dei loro album piu` indovinati, Be Good To Yourself (UA, 1972), che contiene soltanto quattro jam, fra cui due classici come C'mon e Bananas. Dopo Back Into The Future (1973), meta` in studio e meta` dal vivo, il gruppo abbandono` le pose hippie per concentrarsi su un roots-rock piu` compatto. Rhinos Winos And Lunatics (UA, 1974) annovera due numeri degni del southern-rock (Taking the Easy Way Out Again, Four Day Louise) accanto alle solite jam estese (Kerosene, Scotch Corner).

La loro carriera si chiuse provvisoriamente dopo i mediocri Slow Motion (UA, 1974) e Welsh Connection (UA, 1976). I numerosi live li imposero come i Grateful Dead britannici.

Il gruppo si riformo` brevemente per registrare Friday the 13th (Picasso, 1983) e, molto piu` tardi, riprese l'attivita` con The Twang Dynasty (1992) e Call Down the Moon (Hypertension, 1995).

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