Moody Blues


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Agli inizi i Moody Blues, formati a Birmingham nel 1964, erano un complesso di rhythm and blues bianco che faceva leva sul tastierista Mike Pinder e sul flautista Ray Thomas (entrambi provenienti da un complesso di rockabilly, El Riot, scioltisi nel 1963). Dopo un hit mondiale (una cover di Go Now), il complesso venne rifondato introducendo Justin Hayward (chitarra) e John Lodge (basso), e dando preminenza alle armonie vocali in quattro parti, seguendo l'esempio dei Beach Boys. Go Now (London, 1965) e` l'album del periodo rhythm and blues, ma l'antologia The Magnificent (Decca, 1966) raccoglie anche i singoli, in particolare From The Bottom Of My Heart (1965), la prima canzone in cui Pindar comincia a sperimentare con gli arrangiamenti.

Nel 1967 il produttore Peter Knight ebbe l'idea di usare il mellotron, uno strumento appena inventato che consentiva di riprodurre il sound maestoso di un'orchestra. Quello divenne il marchio caratteristico di Days Of Future Past (Deram, 1967), l'album della rinascita artistica. Riscoperta l'"orchestra", i Moody Blues riscoprirono anche la suggestione delle armonie vocali rinascimentali. Gli hit furono composti entrambi da Hayward: Tuesday Afternoon e soprattutto Nights In White Satin, un gospel melodrammatico (con il phrasing quasi gospel dell'invocazione rubato a Signed DC dei Love) che rivoluziono` il concetto di canzone pop, affidando alla "sceneggiatura" gran parte del fascino.

Il difetto di pompa e pretenziosita` che faceva gia` capolino da quell'hit dilago` sul concept album In Search Of The Lost Chord (1968), dedicato alla meditazione trascendente e alla psichedelia, ma in realta` un veicolo per lanciare gli Ride My See Saw e Voices In The Sky. Il mellotron divenne lo strumento principale su On The Threshold Of A Dream (1969), che rimane forse la loro fantasia melodica piu` riuscita (con le arie sfacciatamente orecchiabili di Lazy Days e Send Me No Wine). Il complesso aveva assunto uno status mitico nel panorama del rock di compromesso, quello che voleva essere "progressivo" ma senza gli eccessi cervellotici dei King Crimson. Il suo metodo di produzione anticipava in realta` il futuro del rock: i loro album erano il frutto di decine di ore di overdubbing in studio.

Negli anni '70 i Moody Blues divennero un'attrazione fissa delle classifiche, con canzoni soul corali molto ritmate come Question, tratta da A Question of Balance (1970), e I'm Just A Singer (1972), tratta da Seventh Sojourn (1972), e album di una mediocrita` imbarazzante come To Our Children's Children's Children (Threshold, 1970) e Every Good Boy Deserves Favour (1971). Il complesso aveva raffinato ulteriormente uno stile etereo e crepuscolare che scaturisce dall'incrocio fra l'anelito di una messa gospel (Nights), l'epica corale della west-coast (Singer), l'esuberanza dei gruppi vocali neri (Ride) e l'allegro di una sinfonia romantica, e spacciando elusive filosofie universaliste, nel nome di un rock impegnato che e` stato sempre dalla parte del kitsch e mai da quella della sperimentazione. Voices In The Sky (Decca, 1985) e` un'antologia degli hits.

Il gruppo si sciolse e la mediocrita` dei membri venne confermata dai loro lavori solisti. I Moody Blues si ricostituirono per Octave (1978), altro grande successo di classifica all'insegna di un insipido easy-listening da discoteca. Pinder venne sostituito da Patrick Moraz per Long Distance Voyager (1981), che fece ancor meglio grazie a Gemini Dream e Voice. I Moody Blues divennero uno di quei gruppi-dinosauro che rifiutano di morire e continuarono a pubblicare album inetti: The Present (1983), Moving Mountains (1985), The Other Side Of Life (1986), Sur La Mer (Polydor, 1988) e Keys To The Kingdom (Polydor, 1991). Moraz lascio` il gruppo, ma Hayward e Thomas ebbero un'altra idea geniale: esibirsi con una vera orchestra sinfonica. Per qualche anno i Moody Blues divennero di nuovo una grande attrazione da arena.

The Moody Blues (1) were the prototype for much of Britain's "symphonic-rock", "techno-rock" and so forth. The mellotron, simulating the stately sound of the symphonic orchestra, and, in general a reliance on keyboards and flute rather than on guitar, and on four-part vocal harmonies rather than on rhythm'n'blues shouting, made Nights In White Satin (1967) the vanguard of rock inspired by classical music. Pomp and pretentiousness, but also meticulous productions that consciously employed studio overdubbing as an addition to the band, permeate the concept album In Search Of The Lost Chord (1968), a tribute to hippy mysticism and psychedelia, and the melodic fantasia On The Threshold Of A Dream (1969).

Time Traveller (Polydor, 1994) is a four CD box-set anthology.


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