Quicksilver
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Quicksilver Messenger Service (1968), 6/10
Happy Trails (1969), 7/10
Shady Grove (1969), 6.5/10
Just For Love, 6/10
What About Me, 5/10
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I Quicksilver fecero da ponte fra l'acid-rock di San Francisco, il blues-rock di Chicago e il garage-rock del nord. Il loro era un rock and roll poderoso e trascinante, condito piu` che condotto dalla chitarra di John Cipollina (non molto fantasiosa, ma impeccabile). Furono maestri della jam, piu` sofisticati dei Grateful Dead anche se meno istintivi.

Dino Valenti (vero nome Chester Powers) era dal 1963 il folksinger principe di San Francisco (autore, fra l'altro, di due futuri hit altrui come Hey Joe, in realta` acquistata da un tale Billy Roberts, e di Let's Get Together) e fra i suoi accompagnatori abituali c'era il giovane chitarrista John Cipollina. Quando Valenti fini` in carcere, Cipollina mise insieme il cantante Gary Duncan (ex folksinger del Greenwich Village che aveva scritto Hey Joe e Get Together dei Lovin' Spoonful), il batterista Greg Elmore, il bassista David Freiberg e formo` i Quicksilver.

In attesa dell'uscita di Valenti, il gruppo comincio` a suonare nei locali storici degli hippies insieme a Jefferson Airplane e Grateful Dead, anche se il loro sound era nettamente piu` vigoroso del loro. La loro specialita` erano lunghe jam di blues-rock, come testimonia il postumo Live In San Jose registrato all'epoca. Non essendo particolarmente in linea con la moda hippy del momento, il complesso dovette attendere il festival di Monterey del 1967 per trovare un contratto discografico.

L'album Quicksilver Messenger Service (Capitol, 1968), uscito nel maggio 1968, mette in mostra un gruppo di musicisti smaliziati, capaci di impreziosire con infinite sfumature canzoni delicate come Light Your Windows e Dino's Song e di svariare lungo brani complessi piu` o meno blues come la lunga suite The Fool e la jam strumentale Gold And Silver.

Il gruppo maturo` con Happy Trails (Capitol, 1969), che rivelo` invece una formazione compatta e micidiale, capace di secernere un sound fluido e arcano senza perdere nulla dell'eleganza "classica" che li contraddistingueva. La title-track, una lunga suite i cui movimenti si ispirano alla Who Do You Love di Bo Diddley, consente a Cipollina, Freiberg e Duncan di improvvisare una serie di scintillanti e trascinanti variazioni strumentali. Mona (altro tema di Diddley) sfodera la stessa verve quasi hard-rock. Gli effetti di chitarra di Cipollina diedero frutti psichedelici in Maiden Of The Cancer Moon, ma l'apice psichedelico del disco e` Calvary, un lungo trip gitano in cui la chitarra urla e sibila indemoniata, mentre i rumori degli altri strumenti crepitano e si dilatano.

Nel 1970, perso Duncan, il complesso segue Byrds e Grateful Dead sui sentieri del country-rock. Valenti ritorna in tempo per registrare Shady Grove (Capitol, 1969), che si avvale anche del prodigioso pianista Nicky Hopkins, che aveva suonato con i Rolling Stones. E` quest'ultimo il vero protagonista delle canzoni torpide e ammalianti di questo album (Shady Grove, Flute Song). La sua grazia tastieristica si sposa alle leziose acrobazie chitarristiche di Cipollina. Edward The Mad Shirt Grinder rimarra` forse il capolavoro di Hopkins.

Just For Love (con il ritorno di Duncan e ancora qualche lungo brano sperimentale come The Hat e Gone Again) e What About Me (persino una sezione di fiati e per lo piu` brevi canzoni) virano decisamente verso un sound piu` facile, quasi rhythm and blues, e a poco valgono i miracoli di Cipollina (Just For Love e lo strumentale Local Color sul secondo), Freiberg (Won't Kill Me sul secondo) e soprattutto Hopkins (Spindrifter, sul secondo).

Valenti continuo` con una nuova formazione e registro` altri due dischi senza nerbo. Hopkins scappo' in Inghilterra. Freiberg si aggrego' alla Jefferson Starship.

Cipollina formera` altri gruppi (Copperhead, Man, Terry Dolan And The Pirates, Raven), ma con successo sempre piu` scarso.

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From a purely technical viewpoint, Quicksilver were one of the greatest jam bands of San Francisco's acid-rock scene. The band featured awesome players such as guitarist John Cipollina, bassist David Freiberg and keyboardist Nick Hopkins. Their lengthier songs were bold pan-stylistic cavalcades that took blues as the starting point and reached for the inner self.
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