Savoy Brown
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I Savoy Brown si formarono nel 1966 negli ambienti blues di Londra. Il primo album, Shake Down (Decca, 1967), pago` il debito verso la tradizione blues, ma a partire dal secondo, Getting To The Point (1968) con l'ingresso del cantante Chris Youlden e la maturazione del pianista boogie Bob Hall, il gruppo si rivelo` essere soprattutto il veicolo per il chitarrista prodigio Kim Simmonds. Era lui a guidare e nobilitare il loro poderoso blues-rock, che culmino` in geniali pastiche tipo Incredible Gnome Meets Jaxman (1968), e soprattutto Train To Nowhere, la gemma del 1969 (con un ritmo marciante di trombone sovrapposto a quello maestosamente ferroviario della grancassa), e I'm Tired, l'hit jazzato del 1970. Il loro repertorio annovera anche jam chilometriche come Louisiana Blues (1969), Savoy Brown Boogie (1969), Wang Dang Doodle (1971) e Hell-bound Train (1972), dove il demone chitarristico di Simmonds ricama le sue metalliche frasi spezzate nel cuore di un sound plumbeo ed ossessivo, pietrificato nel respiro angosciato dell'organo.

Blue Matter (1969) e A Step Further (1969) furono gli album piu` maturi, ciascuno meta` dal vivo e meta` in studio. Raw Sienna (1970), Looking In (1970), Street Corner Talking (1971), con la lunga All I Can Do, e Hellbound Train (1972) erano forse troppi album in soli due anni. La formazione continuava a cambiare attorno al chitarrista (meta` se ne ando` nel 1971 a formare i Foghat).

In seguito, invece, si vendettero all'hard-rock (Tell Mama, 1970, Boogie Brothers, 1974), riuscendo a cambiare drasticamente identita` e a diventare idoli degli stadi Americani. Continuarono a inondare il mercato di album fino al 1981, e poi, saltuariamente, fino alla fine degli anni '90.

The Collection (Polygram, 1993) riassume la loro carriera.

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