Le Stelle di Mario Schifano
(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )

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Italy's main contribution to the psychedelic era was Le Stelle di Mario Schifano, a musical event put together by decadent-futuristic pop artist Schifano the same way Andy Warhol put together the Velvet Underground. They improvised a cacophonous 18-minute jam, Le Ultime Parole di Brandimarte (with the instructions "to be listened with the TV on and no volume"), off their only album Dedicato A (1967), one of the most experimental tracks of the time.
After a few seconds of voices and noises, someone intones a fairy-tale madrigal. It lasts only one minute, after which a fibrillating mass of sounds and percussion invades the stage. There is no reference melody, just a shrill keyboard being played rather childishly, like everything else. After eight minutes, a guitar riff becomes dominant, despite the general chaos. The tribal percussion gets louder. The organ distortions duel with the guitar. Each and every instrument competes for sonic space the way wolves compete for the flesh of the dead prey (here the "dead prey" being classical harmony). After sixteen minutes, the guitar restores a bit of order and intones a solemn theme, but it is already the end.
The rest of the album pales compared with this masterpiece. Emotions surface in Susan Song, a madrigal accompanied by a pastoral flute and a distant piano. Intervallo is more or less a Bob Dylan-esque tirade a` la Rainy Day Women minus the words.
(Translation by/ Tradotto da Walter Romano)

Il più grande contributo italiano alla psichedelia fu Le Stelle di Mario Schifano, un evento musicale messo insieme dall’artista pop decadente-futurista Schifano, allo stesso modo in cui Andy Warhol aveva messo insieme i Velvet Underground. La band improvvisò una jam cacofonica di 18 minuti, Le Ultime Parole di Brandimarte (con l’avvertenza "da ascoltarsi con la tv accesa, senza volume"), dal loro unico album Dedicato A (1967), una delle tracce più sperimentali dell’epoca.
Dopo qualche secondo di voci e rumori, una voce intona un madrigale fiabesco della durata di un solo minuto, dopodiché la scena è invasa da una massa di suoni e percussioni fibrillanti. Non c’è nessuna melodia di riferimento, solo un’acuta tastiera suonata in modo piuttosto infantile, come tutto il resto. Dopo otto minuti, nel caos generale, svetta un riff di chitarra. Le percussioni tribali diventano più forti. La distorsione dell’organo fa a pugni con la chitarra. Ogni strumento lotta per conquistare uno spazio acustico così come i lupi si contendono la carne della preda uccisa (e qui la preda sarebbe un’armonia classica). Dopo sedici minuti la chitarra riporta un po’ di ordine ed intona un tema solenne, ma è l’inizio della fine del brano.
Il resto dell’ album impallidisce al confronto di questo capolavoro. Le emozioni riemergono in Susan Song, un madrigale accompagnato da un flauto pastorale e da un remoto suono di pianoforte. Intervallo è più o meno un’invettiva Dylaniana alla Rainy Day Women, ma senza liriche.

(Copyright © 2003 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )
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