Balletto di Bronzo
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Sirio 2222 (Mellow), 5/10
YS (Mellow), 6.5/10
Trys (Mellow), 6.5/10
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Il Balletto Di Bronzo, debuted with Sirio 2222 (Mellow, 1970) in the vein of Pink Floyd's psychedelic rock, but YS (Mellow, 1972), largely the brainchild of keyboardist Gianni Leone, transformed them into leading members of Italy's prog-rock school. The macabre metaphysical tale of the last living man was enhanced with instrumental passages inspired by jazz and classical music. (Scheda di Antonio Suriano)

Il gruppo Il Balletto Di Bronzo capitanato dal tastierista/cantante/compositore milanese Gianni Leone è sicuramente delle one-shot band italiane del progressive nostrano, l'autrice del lavoro più originale e meno correlato ai modelli albionici. Abbandonato il beat ingenuo del primo album (comunque ben suonato), il giovanissimo, praticamente adolescente, Leone si cimenta in un'opera ambiziosissima. Il concept album è ispirato ad un racconto medievale francese (L'Histoire d'YS) e travalica il limite fisico del vinile (nell'edizione in cd non si avverte nessuna cesura fra le due parti). Il testo è tanto inquietante quanto incomprensibile ed a tratti ingenuo, e si muove fra mitologia e surrealismo. La storia è quella dell'ultimo essere vivente superstite, che riceve una sorta di verità dall'alto con il compito di rivelarla ad un'umanità composta ormai solo da morti viventi, e che paga però il dazio di ripetuti incontri con un'entità soprannaturale che lo priverà uno alla volta di tutti i sensi, sullo sfondo di scenari deliranti che ricordano i trash horror di Joe D'Amato.



Il virtuoso dell'organo elettrico (che utilizza in questo disco anche spinetta, celeste, clavicembalo, scegliendo in maniera opportuna il timbro giusto per i vari momenti) stende un tappeto di tastiere psichedeliche che fanno da sfondo ad un cantato languido che sembra provenire dall'oltretomba e che risulta ad un ascoltatore moderno datato per quel indulgere a volte in un falsetto ostinato. Si alternano a questi, lunghi passaggi di forsennata improvvisazione tra il classico e il jazzy, con dialoghi fra clavicembali e chitarre sostenuti da una ritmica efficace e per nulla banale. L'ensemble dimostra di possedere una tecnica ed un interplay che è raro aspettarsi in un gruppo così giovane e di formazione beat. La composizione si snoda in cinque parti e dimostra per la sua struttura l'evidente formazione classica del sedicenne leader con echi, rimandi incrociati, riprese e sviluppi tematici di questa lunga sorta di rock opera made in Italy. Il disco è uscito nella più totale indifferenza ed è diventato oggetto di culto tra gli appassionati del genere. Il gruppo però non ha trovato motivazioni né stimoli per ripetersi e ha abbandonato l'attività. Recentemente, dato il crescente interesse suscitato negli anni 90 dal pop italiano di quell'epoca, Gianni Leone ha rimesso in sesto una nuova formazione a nome Balletto di Bronzo che ripropone l'intera suite riarrangiata per essere eseguita anche senza l'apporto di una chitarra elettrica.

Di questo lavoro esistono numerose e diversissime versioni tra le quali segnaliamo una versione cantata in inglese denominata Trys, uscita recentemente per la Mellow records, che curò la prima ristampa del disco negli anni 90, diverse ristampe giapponesi, l'edizione “ufficiale” della polygram che differiscono al più per la confezione e per le bonus tracks, pezzi beat che rimandano alla prima esperienza del gruppo.

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