Kate Bush


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Kick Inside (1978), 7/10
Lionheart (1978), 5/10
Never For Ever (1980), 6.5/10
The Dreaming (1982), 7/10
Hounds Of Love (1985), 6.5/10
The Sensual World (1989), 6.5/10
The Red Shoes , 5/10
Aerial (2005), 6.5/10
50 Words for Snow (2011), 6.5/10
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Kate Bush was certainly an influential and intelligent figure, but was also a typical compromise of the 1970s, only half-heartedly experimental, continuously flirting with the pop charts. She helped redefine the singer-songwriter in the era of the new wave, but then the new wave had already made that figure obsolete. Her main contributions were in the vocal department: a four-octave range that mauled folk, opera and world-music, often in a shrill register halfway between a childish scream and a soprano howl. Her arrangements were not as revolutionary as advertised, borrowing as they did from Joni Mitchell and Peter Gabriel, but they did introduce electronics into a folk-rock format and crafted claustrophobic atmospheres. Kick Inside (1978), a terrifying personal diary, and The Dreaming (1982), the ultimate testament of her eccentric, lush, futuristic sound, represent the two poles of her work. The Freudian travelogue of Hounds Of Love (1985), fueled by even denser orchestration, ended twenty years later with the philosophical meditation of Aerial (2005), mostly hushed by intimate chamber textures.
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Kate Bush e` stata una musicista influente e intelligente, ma certo non coraggiosa, un personaggio di compromesso, sempre conteso fra il successo di classifica e i suoi veri ideali artistici (che forse sono tuttora ignoti). Rinnovo` la figura del singer-songwriter in un'epoca in cui le istanze della new wave stavano creando figure completamente diverse, per cui, tutto sommato, fu un personaggio di retroguardia, legato alla tradizione, che rappresento` il tentativo estremo dell'industria discografica di tenere in vita una formula di successo. In prospettiva i suoi meriti sono soprattutto canori. I suoi arrangiamenti non erano nulla di rivoluzionario, le liriche non erano molto diverse da quelle della ballata romantica, la struttura delle sue canzoni era in fondo quella di sempre. Ma il suo modo di "portare" le canzoni era davvero originale, carico di riferimenti suprannaturali che fanno di molte canzoni l'equivalente rock dei "misteri" medievali. Le atmosfere cupe e disperate dei suoi dischi non sarebbero nulla di spettacolare se non sfociassero talvolta in veri e propri deliri di terrore. E` allora che Bush tocca le corde piu` nobili del suo lirismo.

Caso piu` unico che raro, Kate Bush venne scritturata da una "major" a soli sedici anni, ma passo` i successivi tre anni a studiare canto, danza e pantomima. La lanciarono con Wuthering Heights (1977), un successo mondiale che impose il suo trillo acutissimo e il suo pop gotico, arcaico e mitologico. L'album a cui aveva lavorato in quei tre anni, Kick Inside (EMI, feb 1978), non era l'opera di un'artista matura, ma era certamente l'opera di un genere nuovo di artista. Moving, Strange Phenomena, James and the Cold Gun, Feel It, L'amour Looks Something Like You, Them Heavy People, Kite compongono un diario-shock. Adolescente dotata di un'apertura vocale di quattro ottave, ispirata dal folk, dall'opera e dalla world-music, e suggestionata dal soprannaturale, Bush sposava la sensibilita` umana di Joni Mitchell ai melodrammi fiabeschi di Peter Gabriel, gli esperimenti di Meredith Monk alla malinconia delle chansonnier.

Bush ebbe meno tempo per preparare Lionheart (nov 1978), che infatti contiene molto materiale raffazzonato. Su questo album e` piu` evidente come le canzoni dipendano dalla "dizione": il suo nitido soprano sapeva raggelare ad arte storie torbide come The Man With The Child In His Eyes e Wow. Ma spesso l'accoppiata serve soltanto a "vendere" pop muzak (Hammer Horror, Don't Push Your Foot on the Heartbrake). Si dimostro` ancora una volta caso piu` unico che raro concedendo un solo tour (nella primavera del 1979), che non verra` mai piu` ripetuto.

Il gusto per il folklore etnico giunse a maturazione in Never For Ever (sep 1980), album piu` rarefatto e dimesso. Le liriche li liberano del romanticismo adolescenziale e affrontano temi piu` profondi. Le sue vocals acrobatiche si insinuano nelle pieghe piu` recondite di un animo emotivo per cantare di disperazione e destino ineluttabile, con sovratoni tragici che toccano corde ora dolenti (Babooshka) ora epiche (Breathing) ora rabbiose (Violin). Gli arrangiamenti sono quantomeno eccentrici, e la produzione e` densa di sound effects. Strumenti acustici ed elettronici si compenetrano in maniera quasi delirante.

Bush si era progressivamente emancipata dai produttori della casa discografica e con The Dreaming (sep 1982) pervenne a un sound non solo eccentrico ma anche personale. L'album, con i suoi arrangiamenti lussureggianti e le sue liriche metafisiche, la rivelo` musicista completa e avveniristica, immersa in un esotismo eclettico e trapunto di elettronica. Il sabba demoniaco di Sat In Your Lap, puntellato da un battito africano e falciato da strati intrecciati di vocalizzi e trombe, e la non meno sinistra e tribale Dreaming, lenta danza pellerossa bombardata da vocals sovraincise e disturbi elettronici, mantenevano la promessa degli esordi. Night Of The Swallows e All The Love tornavano anche al pathos struggente di Wuthering Heights. Il suo canto si apriva ormai a tutti i registri, dal soprano d'opera al gospel invasato, dall'urlo pellerossa allo squittio di bambina, e il lavoro in studio (soprattutto in Leave It Open) contribuiva a trasformarlo in un elemento soprannaturale.

Invece Hounds Of Love (sep 1985), il primo album interamente prodotto da Bush nel suo studio privato, preferi` concentrarsi su una voce da stagionata soul singer. Bush si converti` a un sound piu` pesante, ritmato, e aggressivo, all'insegna dei voluttuosi gorghi tecnologico-tribali di Peter Gabriel (Hounds Of Love e Running Up That Hill). Le sue ambizioni sono comunque ancora evidenti nel marziale crescendo di Cloudbursting e in Ninth Wave, una concept-suite gaelica che e` anche un viaggio psicanalitico dentro le sue radici culturali e che applica tecniche di produzione simili a quelle dei tardi Pink Floyd (conservando pero` l'effetto "umano" degli strumenti acustici).

The Sensual World (oct 1989) conserva quel sound atmosferico e barocco, ma e` un album pervaso da una torbida sensualita', con accenti ora freudiani (This Woman's Work) e ora pagani (The Rocket's Tail). Bush pennella una delle sue melodie piu` memorabili (Never Be Mine) e alcuni degli arrangiamenti piu` certosini (la title-track), impiegando strumenti celtici e cori slavi.

The Whole Story (EMI, 1986) is an anthology of Bush's singles.

This Woman's Work (1990) is an 8-CD box-set containing two two CDs of rare, live and remix material.

Despite the quantity and quality of guests, The Red Shoes (1993) is a contender (with Lionheart) for her worst album ever. It's a confused barrage of styles and quotations, none of which works particularly well. She finds enough focus to deliver the shameful pop muzak of Eat the Music and You're the One, but then loses it when she tries something deeper (Rubberband Girl, Moments of Pleasure). She straddles away from the canon in a few strong moments (Lily, Top of the City, Big Stripey Lie) but not enough to make it worth listening to her.

The ambitious double-cd Aerial (Columbia, 2005), her first studio album in 12 years, marked a prodigious return to form. The first CD is a bit erratic, starting with a solemn meditation on Elvis Presley, King of the Mountain, flirting with electronica in Joanni, and peaking with the most personal tunes (Bertie, to her son, or A Coral Room, to her mother, or Mrs Bartolozzi). The second CD is virtually a concept album about the seasons of life, whose strongest moments (Aerial Tal Sunset, Somewhere in Between, Nocturn) weave her emotional vocals and instrumental beauty into a haunting kind of stream of consciousness.

(Translation by/ Tradotto da Gianluca Mantovan)

The Whole Story (EMI, 1986) e' un'antologia dei singoli della Bush.

This Woman's Work (1990) e' un box-set di 8 CD contenente rarita', live e remix.

Malgrado la quantita' e la qualita' degli ospiti, The Red Shoes (1993) contende a Lionheart la palma di suo peggior album di sempre. E' un confuso barrage di stili e citazioni, nessuno dei quali funziona particolarmente bene. Lei trova cio' che serve per la vergognosa pop muzak di Eat the Music e You're the One ma smarrisce la via nel cercare qualcosa di piu' profondo (Rubberband Girl, Moments of Pleasure). Abbandona i canoni in alcuni momenti forti (Lily, Top of the City, Big Stripey Lie) ma non abbastanza da valer l'ascolto.

L'ambizioso doppio Aerial (Columbia, 2005), primo album in studio in 12 anni, rappresenta un prodigioso ritorno. Il primo CD e' piuttosto errabondo, con una solenne meditazione su Elvis Presley, King of the Mountain, un flirt con l'elettronica in Joanni, e pezzi piu' personali (Bertie, al figlio, A Coral Room, alla madre, Mrs Bartolozzi). Il secondo CD e' virtualmente un concept circa le stagioni della vita, i cui punti forti (Aerial Tal Sunset, Somewhere in Between, Nocturn) introducono vocalita' emotiva e bellezza strumentale in una sorta di flusso di coscienza.

50 Words for Snow (2011), her most ambitious work yet, was a collection of extended mood pieces a` la Jane Siberry. Unfortunately, Snowed In At Wheeler Street is a duet with pop star Elton John, basically a soul ballad (that she sings in the tone of a soul diva) slowed down to last eight minutes and counterbalanced with wavering electronics; the whispered electronic shuffle Wild Man is second-rate funk-soul fare; Snowflake is a ten-minute duet with her teenage son (on a simple repetitive piano pattern) that makes you miss the duet with Elton John, and the piano ballad Among Angels (the album's shortest song at seven minutes) is a folk song with strings that fails to harness enough pathos. The 13-minute prayer Misty stage an ecstatic crescendo with jazzy drums, guitar and bass that sounds almost orchestral by comparison with the skeletal arrangements of the rest; but it is still a far cry from the intensity of, say, a Van Morrison "sermon". The high points are the atmospheric and impressionistic eleven-minute Lake Tahoe (although limited again by rather simplistic piano playing), and, if one really likes the soul-diva impersonations, 50 Words for Snow, that at least boasts a hip-shaking syncopated rhythm (as well as, alas, some lengthy spoken-word sections). The problem is that, lacking strong music, many of these are not quite songs: maybe they would work better as academic lectures. There are moments of genius sprinkled around these high-tech sounds but also moments of painful tedium.

Director's Cut (2011) contains remixed versions of old songs.

(Translation by/ Tradotto da xxx)

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