Larry Fast
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Synergy: Electronic Realizations For Rock Orchestra , 7/10
Synergy: Sequencer , 6/10
Synergy: Cords , 7/10
Synergy: Games , 5/10
Synergy: Jupiter Menace , 5/10
Computer Experiments Volume One , 5/10
Synergy: Audion , 5/10
Synergy: Semi-conductor , 6.5/10
Metropolitan Suite , 7.5/10
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Larry Fast (in arte Synergy) fu uno dei più influenti pionieri della musica popolare elettronica.

Già tecnico del suono per Peter Gabriel, fin dalle Electronic Realizations For Rock Orchestra (Passport, 1975 - Polygram, 1999), pubblicate sotto lo pseudonimo Synergy, Fast venne disegnando la strategia di imponenti brani rock contrassegnati da un massiccio ricorso ai sintetizzatori. Queste piece, influenzate dalle tumultuose sinfonie tardo-romantiche di Dvorak e Mahler e dalla musica da camera jazz di Gershwin, riprendevano il fascino futurista per la macchina ma tentando di farne un surrogato dell'orchestra invece che un fenomeno da idolatrare o demonizzare.

Sequencer (Passport, 1976 - Polygram, 1999), sempre a nome Synergy, scatena tutte le risorse del compositore, che dà sfogo all'esuberanza gioviale di S-Scape e intona al clavicembalo il tema trionfale di Chateau, lasciando per la lunga Sequence il forte della sua turbolenta e frenetica fantasia di arrangiamento.

Magniloquenti e opulente, le sue opere erano interamente composte ed eseguite da Fast alla strumentazione elettronica, grazie a uno studio di registrazione personale che era quanto di più tecnologicamente aggiornato si potesse trovare al di fuori dei Conservatori. Fast fu addirittura il primo musicista popolare ad usare il computer come strumento di composizione, un'arte che persino l'accademia non avrebbe saputo dominare che dieci anni dopo.

Grande merito di Fast è anche quello di non aver mai tentato la strada del rumore elettronico fine a se stesso, ma di aver subito intuito, con impressionante maturità, che il mezzo elettronico poteva essere impiegato semplicemente per sostituire l'orchestra, replicando in maniera artificiale uno per uno i suoni degli strumenti tradizionali. Che le sue opere siano anche piacevoli all'ascolto è infine dovuto a un innato genio per il ritmo e la melodia.

Cords (Passport, 1978 - Polygram, 1999), che è forse il suo lavoro tecnicamente più ambizioso (nonche' il primo a usare la chitarra), è anche il testamento del suo trionfale futurismo. La fanfara poliritmica e ipercinetica di Phobos And Deimos Go To Mars non potrebbe essere più lontana dai mondi cupi e misteriosi di Klaus Schulze. Fast continua a mettere a punto la sua tecnica descrittiva e narrativa nei poemi sinfonici a tema di Sketches Of Mythical Beasts e Full Moon Flyers, mentre tasta il terreno pop con il motivetto leggero di Disruption In World Communications. Fast getta anche un ponte con la musica barocca con il contrappunto vivace da toccata e fuga di Terra Incognita e con il solenne corale da requiem di Trellis.

Nella sua apparente semplicità questo è un lavoro che avrà un'influenza enorme sulla musica elettronica del decennio successivo.

Gli album successivi di Synergy, Games (Passport, 1979 - Polygram, 1999), Jupiter Menace (Passport, 1980 - Polygram, 1999), Computer Experiments Volume One (Audion, 1980), Audion (Passport, 1981 - Polygram, 1999), Semi-conductor (Passport, 1984), hanno continuato a esplorare suoni di confine, anche se senza il pathos dei capolavori.

I dischi successivi specularono però su quella maniera con sempre meno fantasia.

L'arte di Fast giunse a maturazione con la Metropolitan Suite (Audion, 1987), che è un po' la Valentyne Suite della space music: attraverso una serie di quadri la musica, minacciosa e incalzante, erige un affresco di New York che è al tempo stesso poderoso e ipercinetico, ribollente dell'energia e della frenesia del quotidiano urbano. Al contrario dei decadenti, che interpretano la macchina come l'anteprima dell'apocalisse, Fast si riallaccia all'entusiasmo naif dei futuristi, alla moralità positivista degli anni '20, all'epica urbana di Ives.

Nel complesso tessuto tematico dell'opera Fast inserisce ogni sorta di spunti, oscillando fra cupe risonanze da musica industriale e leggiadre melodie pregne di nostalgia.

Fast è da molti considerato il più grande virtuoso del sintetizzatore fra quelli della sua generazione. A Fast va anche l'onore di aver coniato l'espressione "music for the new age".

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