Heldon and Richard Pinhas
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Electronique Guerilla (1974), 7/10
Allez Teia (1975), 6/10
It's Always Rock And Roll (1975), 7/10
Agneta Nilsson (1976), 7/10
Un Reve Sans Consequence Speciale (1976), 6.5/10
Interface (1978), 6/10
Stand By (1979), 7/10
Pinhas: Rhizosphere (1979), 6/10
Pinhas: Chronolyse (1979), 6/10
Pinhas: Iceland (1980), 6.5/10
Pinhas: East West (1980), 5/10
Pinhas: L'Ethique (1982), 6/10
Pinhas: Live In Paris (1982), 5/10
Pinhas: D.W.W. (1994), 5/10
Pinhas: De L'Un Et Du Multiple (2002), 5/10
Pinhas: Event And Repetitions (2002), 5/10
Pinhas: Tranzition (2004), 5/10
Pinhas: Metatron (2006), 5/10
Pinhas & Merzbow: Keio Line (2008), 6/10
Pinhas & Merzbow: Metal/Crystal (2010), 6/10
Desolation Row (2013) , 6/10
Welcome In The Void (2014), 6/10
Process And Reality (2016), 6/10
Mu (2016), 5/10
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Gli Heldon si possono identificare con il loro ideatore e leader, Richard Pinhas, all'epoca ventottenne assistente di Filosofia alla Sorbonne di Parigi e appassionato di romanzi di fantascienza (due temi che ricorreranno spesso nella sua carriera).

Il primo album, Electronique Guerilla (Urus, 1974), è quasi interamente composto e suonato da lui al sintetizzatore e alla chitarra. Rispetto alle opere coeve dei tedeschi (che a quel tempo monopolizzavano l'attenzione della critica e del pubblico) Pinhas propendeva per un sound molto più aggressivo, tanto da prediligere la chitarra come strumento solista, una primizia nel campo elettronico. Circulus Vitiosus e Back To Heldon presentano schemi derivati dagli esperimenti di Robert Fripp (le scale cicliche del sintetizzatore addossate ad assoli di chitarra nel timbro rovente).

Nel 1975 uscirono due album. Allez Teia (Urus, 1975) continuava il discorso del primo disco, ai margini della "frippertronics" con assoli di chitarra immersi in un tappeto di elettronica soffice. La novità consisteva nell'uso di un mellotron alla King Crimson.

It's Always Rock And Roll (Urus, 1975) era invece un ambizioso doppio lavoro per il quale Pinhas si servì della collaborazione di Gilbert Artman (leader degli Urban Sax) e di Patrick Gauthier (ex Magma), e si concentrò in composizioni estese, fino a varcare il limite del quarto d'ora. Se l'ouverture di ICS Mechanique fa pensare a un riavvicinamento alla scuola tedesca dei musicisti "cosmici", e Cotes De Cachalot A' La Psylocybine sperimenta ancora in sordina la fusion fra cicli elettronici e assoli di chitarra, Cocaine Blues rappresenta già un vertice della nuova fase, con le parti di basso delegate a due sintetizzatori su due tempi diversi, uno che ripete un motivo alla Mussorsky e l'altro che gli si intreccia attorno (lo sfarfallio del terzo ha la funzione della prima chitarra). Se Aurore e Doctor Bloodmoney sono due chilometriche escursioni puramente elettroniche, che fanno di Pinhas un precursore del genere, ma non aggiungono nessuna novità sostanziale, Zind Destruction prende le mosse dalle carneficine elettriche dei Chrome per coniare un hard rock "industriale" di grande effetto, con la chitarra distorta al limite dell'udibile e cacofonie sparse.

Agneta Nilsson (Urus, 1976), dedicato alla sua moglie svedese, e a cui collaborò anche Coco Roussel, accentuò l'importanza dell'improvvisazione. Tre dei cinque brani sono lunghissimi e in gran parte costruiti seguendo l'estro del leader. I quattro movimenti di Perspective riassumono praticamente l'intera storia del gruppo: maestoso e sinfonico il primo, ancora legato agli schemi dei King Crimson; frenetico e incalzante il terzo, a metà strada fra le piece dadaiste di Morton Subotnick e la "frippertronics" di Robert Fripp; un uragano trascinante il quarto (di ben ventun minuti), il cui incedere metodico da martello pneumatico ricorda a tratti i Neu, e i cui deliri logorroici di chitarra spazzolano il repertorio rock da Hendrix agli Hawkwind. Rimane forse il disco più sperimentale del gruppo.

Continuando nella sua progressione, Pinhas nello stesso anno pervenne con Un Reve Sans Consequence Speciale (Cobra, 1976) a una sorta di anticipazione della musica "industriale" (per via dei sequencer pulsanti e delle percussioni assordanti di Francois Auger) che sfoggiava la grinta dell'hard rock e vantava l'improvvisazione del jazz, sconfinando nella musica cosmica (Toward The Red Line) e nel tribalismo (Elephanta). Gli undici minuti di Marie Virginie C e i 15 minuti di Towards the Red Line sperimentano diverse combinazioni di queste idee. MVC II, invece, e` musica industriale per rumori metallurgici e battito metronomico. Era ancora Gauthier a cesellare le parti elettroniche.

Con Interface (Cobra, 1978) gli Heldon, che si erano ridotti a un insolito power-trio (con Pinhas alla chitarra, Gauthier al Moog e Auger alle percussioni), completarono la fusione fra assoli jazzati, sonorità heavy metal e tribalismi torrenziali. A parte le musiche d'occasione (i dieci minuti di "frippertronics" di Jet Girl) e i brani firmati dai comprimari, il pezzo forte è la suite Interface di 19 minuti, il cui crescendo è quanto di più chiassoso e cacofonico gli Heldon abbiano realizzato. I tornado elettronici che hanno accompagnato gli assoli chitarristici del leader trovano una definitiva sistemazione.

Il settimo Stand By (Egg, 1979), a cui partecipò anche Klaus Blasquiz (altro ex Magma), vide crescere l'importanza di Gauthier, veramente scatenato al minimoog, così come Auger lo era stato sul disco precedente alla ritmica. Stand By (uno dei loro capolavori) si dipana all'insegna di un heavy-metal assordante e veloce, selvaggio e futuribile come nei migliori Hawkwind. Il monumentale Bolero in otto movimenti, un altro dei loro capolavori, copre un vasto territorio, da Ravel ai Tangerine Dream.

Chiusa l'esperienza degli Heldon, Pinhas intraprese una carriera solistica che ne è stata in pratica la naturale continuazione.

Nel 1979 uscirono Rhizosphere (Cobra, 1979 - Cuneiform, 1994) e Chronolyse (Cobra, 1979 - Cuneiform, 1991). Se il secondo (dedicato al romanzo omonimo di Michel Jeury e al "Dune" di Frank Herbert) è diviso fra un pretenzioso esercizio nel campo della live electronics (le sette brevi Variations sur le Theme de Bene Gesserit) e una suite per mellotron che unisce la prima musica cosmica Tedesca alla musica ipnotico-psichedelica dei secondi Pink Floyd al droning minimalism (i trenta minuti di Paul Atreides), il primo è uno dei suoi lavori più vivaci, con l'aggiunta di vere percussioni e brani concisi e ben strutturati. Dall'incalzante Rhizosphere Sequent alla bucolica A Piece For Duncan, dalla romantica Claire P. alla radiazione galattica di Trapeze, Pinhas sembra aver improvvisamente trovato la serenità. Anche la title-track, il tour de force di turno, ha uno svolgimento più ordinato, con un ritmo regolare e improvvisazioni tenute al guinzaglio. Il problema e` che sono sempre lavori un po' naif, senza lo spessore esisteniale di un Klaus Schulze o la verve intellettuale di un Brian Eno.

Escono poi Iceland (Polydor, 1979), uno dei migliori, e East West (Pulse, 1980). La maestosa suite eponima in tre parti (in particolare il finale della seconda parte, tribalismo e voci messianiche) e l'eterea Greenland del primo hanno talmente addolcito e smussato i toni che Pinhas può ormai vendersi anche al pubblico della new age. Le due parti di The Last Kings Of Thule , invece, stanno a meta` strada fra la musica industriale e gli acquarelli psichedelici di Syd Barrett. La riedizione su CD, Iceland (Spalax, 1991 - Cuneiform, 1992), comprende anche Wintermusic, una suite "ambientale" di venticinque minuti. Le pulsazioni lente di questi brani e le atmosfere desolate, glaciali in cui sono avvolti stanno agli Heldon come la maturità alla giovinezza.

East West, meglio orchestrato e prodotto, è una raccolta di pezzi eseguiti in giro per il mondo. Nel 1982 Pinhas si cimenta anche nel poema filosofico, con L'Ethique (Pulse, 1982 - Cuneiform, 2011), dedicato a Spinoza, ottenendo con i quattro movimenti della title-track la formulazione definitiva della sua musica ciclica.

Passano dieci anni prima che Pinhas e gli Heldon vengano riscoperti. Nel frattempo Pinhas era tornato alla filosofia e aveva scritto un libro su Nietsche.

Soltanto nel 1992 esce infatti un nuovo album, D.W.W. (Cuneiform, 1992), contenente musiche eseguite con Jean- Philippe Goude e il fido Gauthier fra il 1983 e il 1991. Ubik riprende lo stile melodico e pacato di Ethique e Iceland, sottolineandolo con una ritmica più presente, ma il quartetto d'archi in quattro movimenti The Joe Chip Song (ispirata dallo stesso libro di Philip Dick) è uno sforzo per comporre una ballata elettronica da camera.

Tutto sommato nella carriera solista Pinhas non è ancora riuscito a ripetere gli exploit degli Heldon; anzi non è ancora riuscito per nulla a definire la propria personalità artistica, oscillando fra quella di un dilettante dell'avanguardia e quella di un aspirante musicista new age.

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Schizotrope is a collaboration between Pinhas and lyricist Maurice Dantec that yielded the albums Le Plan (SubRosa, 1999), a tribute to French philosopher and Pinhas' mentor Gilles Deleuze, and The Life And Death Of Marie Zorn (Cuneiform, 2000).

Fossil Culture (Cuneiform, 1999) was a collaboration with Peter Frohmader.

Pinhas' next two solo albums, De L'Un Et Du Multiple (Spalax, 2002) and Event And Repetitions (Cuneiform, 2002), continued his ventures into processed guitar techniques via lengthy improvisations that updated "frippertronics" to the digital era ("metatronic" is his term for it).

Tranzition (Cuneiform, 2004) updates Pinhas' music to the post-rock generation and surrounds the guitar with other instruments: laptop, violin, drums.

Metatron (Cuneiform, 2006) continued the guitar-centered experiment with other instruments, both acoustic and electronic. The undulating distorted drone of Tikkun with drums and other instruments jamming jazz-style around it sets the stage for a series of demonstrations in different contexts: free-jazz (Aleph Number 1), rock (Moumoune), space-rock and disco-music (The Fabolous Story of Tigroo and Laloo), ambient (Tikkun Part 2) and tribal Tikkun Part 3). When they work, Pinhas' ideas transcend any convention or stereotype, crafting music that is highly personal and private.

Single Collection 1972-1980 (Captain Trip, 2007) collects singles throughout the career of Richard Pinhas, from Schizo (1972) to Heldon to T.H.X. to his solo career.

(Translation by/ Tradotto da Tobia D’Onofrio)

Schizotrope è una collaborazione tra Pinhas e il paroliere Maurice Dantec che ha prodotto gli album Le Plan (SubRosa, 1999), un tributo al filosofo francese (e mentore di Pinhas) Gilles Deleuze, e The Life And Death Of Marie Zorn (Cuneiform, 2000).

Fossil Culture (Cuneiform, 1999) è una collaborazione con Peter Frohmader.

I due successivi album solisti di Pinhas, De L'Un Et Du Multiple (Spalax, 2002) and Event And Repetitions (Cuneiform, 2002), continuano la sua rischiosa impresa dietro tecniche di elaborazione chitarristica e lunghe improvvisazioni che sembrano aggiornare la "frippertronics" all’era digitale (il suo termine per descriverla è "metatronic").

Tranzition (Cuneiform, 2004) aggiorna la musica di Pinhas alla generazione post-rock e circonda la chitarra di altri strumenti: laptop, violino, batteria.

Metetron (Cuneiform, 2006) continua la sperimentazione incentrata sulla chitarra aggiungendo altri strumenti acustici ed elettronici. Il drone distorto e ondeggiante di Tikkun, attorno al quale improvvisano batteria ed altri strumenti quasi in stile jazz, apre il sipario ad una serie di dimostrazioni in differenti contesti: free-jazz (Aleph Number 1), rock (Moumoune), space-rock e disco-music (The Fabulous Story Of Tigroo And Laloo), ambient (Tikkun Part 2) e tribale (Tikkun Part 3). Le idee di Pinhas, quando funzionano, trascendono qualsiasi convenzione o stereotipo, creando una musica davvero particolare e personale.

Single Collection 1972-1980 (Captain Trip, 2007) raccoglie singoli dall’intera carriera di Richard Pinhas, partendo da Schizo (1972) a Heldon, e da T.H.X. alla sua carriera solista.

Keio Line (Cuneiform, 2008) was a double-disc collaboration with Merzbow's Masami Akita. The tidal waves of electronic sounds in Tokyo Electric Guerilla (18:30) soon reveal an underlying pulsation that slowly comes to the front, turning the guitar into a weapon of mass destruction. The dialog between the two in Ikebukuro - Tout le Monde Descend! (17:37) seems to be confused and tense, and not lead to a linear narrative, but, instead, a repetitive pattern emerges that becomes one joint tribal dance. The videogame-like fibrillating noises of Shibuya AKS (26:28) are submerged by the guitar raga; once the two have annihilated each other, the guitar releases its celestial soul of slow moving chords; however that nirvana turns out to be another catastrophic ending. Terrible winds shake Chaos Line (21:46), giving no chance to the melody buried in the noise until it starts vibrating wildly, like under an earthquake, yielding a majestic drone. The problem (as with so much abstract art) is to make sense of these imposing frescoes.

Metal/Crystal (Cuneiform, 2010) was another double-disc collaboration with Merzbow's Masami Akita, this time with the addition of Wolf Eyes. Live collaborations between the two were documented on Rhizome (Cuneiform, 2011) and Paris 2008 (Cuneiform, 2011) The former, in five parts, mostly unleashes waves of evil radiations, fibrillating quasi-drones that do little more than drill their way into the listener's brain. The 16-minute Rhizome 1 is particularly ferocious, reaching an orgasmic peak around the ten-minute mark and then fading slowly into a glitchy cosmic nebula. Rhizome 2 has more of a horror feeling. Rhizome 3 adds processed and looped voices to the wall of noise that soars to an apocalyptic crescendo.

Victoriaville Mai 2011 documents a live performance by Richard Pinhas (on electric guitar and electronics), Masami Akita (computer and electronics), and Wolf Eyes.

Richard Pinhas' Desolation Row (Cuneiform, 2013) featured Oren Ambarchi (drums, guitar and electronics), Lasse Marhaug and Duncan Nilsson (electronics), Etienne Jaumet (analog synths and sax) Noel Akchote (stereo guitars) and Eric Borelva (drums). It contains six ambitious pieces: North (16:24), Square (8:53), South (8:59), Moog (18:35), Circle (8:41), perhaps the most effective matching of rhythmic and guitar effects, and Drone 1 (16:27).

Tikkun (Cuneiform, 2014) documents a collaboration between guitarists Richard Pinhas and Oren Ambarchi, with help from Joe Talia (drums, effects) Merzbow (loops, noise, effects), Duncan Pinhas (sequences, effects, noise) and Eric Borelva (additional drums).

Welcome In The Void (Cuneiform, 2014) documents a collaboration with the Ruins' percussionist Yoshida Tatsuya, a single 68-minute piece that constitutes the second chapter in the "Devolution Trilogy" begun with Desolation Row. The beginning is an exhausting fibrillating loop that changes in timbre. When the equally hyper-kinetic drumming pick up, the equilibrium is rapidly destroyed. The drumming fades away but only to return about halfway into the piece, duelling courageously with the hissing synth-guitar. Unfortunately the rest is largely uneventful, with the sound, thicker than ever, drifting towards a predictable ending.

Process And Reality (Cuneiform, 2016) assembled the stellar trio of Pinhas, Tatsuya Yoshida and Masami Akita (Merzbow). The four pieces, dedicated to the philosopher and mathematician Alfred Whitehead, excel in extreme manic noise, i.e. in the chaotic hurricane of TVJ66. The 36-minute TVJ33 is a typical overlong Pinhas workout except that within six minutes the drumming juggernaut takes over and by the 20th minute the electronics has risen enough to take control. The last 16 minutes are largely ceremonial, leading to the galactic tidal waves of the last two minutes. The real carnage takes place between the 6th and the 18th minutes. TVJ77 at best recalls the Boredoms' Vision Creation Newsun but without that album's tightly structured direction. The collaboration is not completely wasted, but this should have been trimmed down to a 20-minute mini-album.

Pinhas played guitar synthesizer on Mu (Cuneiform, 2016) with San Francisco-based multi-instrumentist Barry Cleveland (guitars, Moog guitar, EBow, M-Tron, Vocalizer 1000, kalimba, zither, percussion, programming, samples), bassist Michael Manring and Brazilian percussionist Celso Alberti. The electronic, exotic and tribal overture, Forgotten Man, summarizes the best that prog-rock has to offer: atmospheric, dynamic, dense and filled with suspense. The album's centerpiece is the 25-minute I Wish I Could Talk in Technicolor, but that's precisely the problem: 12 long minutes that simply repeat the same melody over and over again, then a confused mess of different ideas that have neither a narrative center nor intrinsic value. Cleveland's bowed guitar is nice to listen to for a few minutes but 25 minutes border on torture. Far from the meditative stance evoked by its title, Zen/Unzen is a vibrant jam of Gong-like world-jazz-rock fusion, driven by the Moog guitar over syncopated polyrhythms.

(Translation by/ Tradotto da xxx)

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