Leo Kottke
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12 String Blues (1969), 6/10
6 & 12 String Guitar (1969), 7.5/10
Mudlark (1971), 5/10
Greenhouse (1972), 7/10
My Feet Are Smiling (1973), 7/10
Ice Water (1974), 5/10
Dream And All That Stuff (1974), 5/10
Chewing Pine (1975), 5/10
Leo Kottke (1976), 6/10
Burnt Lips (1978), 5/10
Balance (1979), 5/10
Guitar Music (1981), 6/10
Time Step (1983), 5.5/10
A Shout Toward Noon (1986), 5.5/10
Regards From Chuck Pink (1988), 6/10
My Father's Face (1989), 5/10
That's What (1990), 5/10
Great Big Boy (1991), 5/10
Peculiaroso (1994), 5/10
Standing In My Shoes (1997), 5/10
One Guitar No Vocals (1999), 6/10
Leo Kottke & Mike Gordon (2002), 5/10
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Leo Kottke, born in Athens (Georgia) but raised around the country and eventually settled in Minneapolis, began his career with a live album, Twelve String Blues (Oblivion, 1969 - Rhino, 1994), later reissued as Circle Around The Sun (Symposium, 1970), Kottke began his major instrumental phase with 6 & 12 String Guitar (Takoma, 1972).
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I dischi della migliore stagione, contengono una sfilata mozzafiato di brani strumentali semplici, svelti e sincopati, nobilitati da un prodigioso "finger-picking" da uno humour composto, da un sottofondo di sentimenti semplici e da un repertorio sterminato di stereotipi folk. In questo stile brillante ed estroverso Kottke ha affermato una personalità più domestica e campagnola, in contrasto con quella pensierosa e introversa del suo maestro John Fahey.

6 & 12 String Guitar (Takoma, 1969), l'unico puramente strumentale, Greenhouse (Capitol, 1972 - One Way, 1995) e il live My Feet Are Smiling (Capitol, 1973) sono pagine maliziose e rilassanti, le cui melodie irruenti sono pregne dello spirito d'avventura dei ragazzi di campagna e al tempo stesso del bisogno adulto di spazi liberi, di vita all'aria aperta e di contatto con la natura. Anche Kottke salpa a vele spiegate verso mondi della fantasia, ma il suo approccio è molto meno trascendente e molto più realista. I suoi entusiasmi giovanili non hanno nulla della saggezza metafisica di Fahey.

Su String Guitar svettano velocissimi ragtime sincopati come Busted Bycicle e Jack Fig (destinati a rimanere fra i classici), rapsodie dedicate a ricordi d'infanzia come Vaseline Machine Gun e Watermelon, poemi ispirati da leggende popolari come The Last Of The Arkansas Grey Hounds, Ojo e The Sailor's Grave In The Prairie, per culminare nella commossa ballata di Fisherman, altro brano da antologia.

Anche su Greenhouse i frammenti più incisivi sono quelli che affrontano la poetica del quotidiano "rurale", quelli dedicati ad aspetti della vita di campagna osservati con buon umore e partecipazione, e quindi melodie descrittive come Song Of The Swamp e Owls, non a caso intitolate ai fantasmi dell'immaginazione popolare, e permeate da un'intensa devozione per la natura. Ma Kottke manda in visibilio anche quando il virtuosismo gli prende la mano in boogie mozzafiato come Bean Time, un'altro dei suoi capolavori, o in ragtime trasfigurati come il non meno superlativo Spanish Entomologist, per precipitarsi infine a rotta di collo in uno dei suoi bluegrass acrobatici, The Last Steam Engine Train.

My Feet Are Smiling suggella il trittico classico con qualche nuovo madrigale funambolico (Blue Dot, Stealing, June Bug) e una delle sue fantasie melodiche più terse e cristalline: Eggtooth. In tutti i brani è ora riconoscibile un intenso fervore religioso (dimostrato anche da sommessi inni ecclesiastici come Easter), che tarpa l'esuberanza e l'ironia dei dischi precedenti. Gli intrecci vertiginosi delle note, "bachiani" per complessità e arditezza, sono il suo marchio di fabbrica.
Kottke non fa altro che interpretare affettuosamente, con spirito fanciullesco, il folklore del villaggio, con tutto il suo retroscena di stereotipi, di superstizioni, e di tradizioni. Più che canzoni strumentali i suoi brani sono piccoli racconti senza parole.

Ice Water (Capitol, 1974), Dream And All That Stuff (Capitol, 1974) e Chewing Pine (Capitol, 1975) segnarono la conversione di Kottke ai modi del pop e del country. Nei panni del cantante di Nashville, Kottke perde gran parte del suo fascino. La scelta del repertorio cade spesso su ballate tradizionali cantate con stile da cowboy. Il suo tenore non vale certo i gorgheggi della sua chitarra, e la sua verve e` quasi sempre castrata dagli arrangiamenti.

Con Leo Kottke (Chrysalis, 1976) il chitarrista intraprende di fatto una nuova carriera, adeguandosi alle moderne tecniche di registrazione. La superba melodia di Rio Leo, il ragtime di Hayseed Suede, e brani orchestrali come Range e Waltz (con arrangiamenti di Jack Nietsche) risollevano brevemente le sue quotazioni.

Ma Burnt Lips (Chrysalis, 1978) e Balance (Chrysalis, 1979) continuano ad annaspare nella mediocrita`.

Nel 1981 ritorna al formato solista e strumentale con una suite trasognata, la Side One Suite di Guitar Music (Chrysalis, 1981) che mescola country e blues con il tipico tono domestico.

Si tratta però soltanto di una parentesi, poiché Time Step (Chrysalis, 1983) lo presenta di nuovo alla testa di un complesso di country-rock.

Con A Shout Toward Noon (Private, 1986) Kottke si converti` alla new-age music, raffinando le atmosfere chitarristiche con violoncello e sintetizzatore. Regards From Chuck Pink (Private, 1988) rappresenta forse il vertice di questa fase, in cui Kottke esplora uno stile al confine fra folk, classica e jazz.

Everybody Lies e Why Can't I Fix My Car sono i numeri più briosi di My Father's Face (Private, 1989), seguito da That's What (Private, 1990).

Great Big Boy (Private, 1991), con un combo jazz, sperimenta con funk The Other Day e mariachi Pepe Hush.

Peculiaroso (Private, 1994) continua questa stagione distratta, con un solo brano degno del suo passato, Peg Leg.

Standing In My Shoes (Private, 1997) e` l'album che chiude questo periodo.

Live (Private, 1995), il primo album dal vivo dopo quindici anni, funge da consuntivo di questo periodo controverso della sua carriera. Il disco conferma che i brani strumentali sono il suo forte, e in particolare quelli pieni di brio e humour come William Powell e Airproofing. Allo spirito del giovincello di provincia sta però subentrando quello posato del saggio, e l'articolata partitura di I Yell At Traffic segna forse la traiettoria futura.

Il suo compito storico sembra essere stato soprattutto quello di popolarizzare le ardue meditazioni metafisiche di Fahey, avvicinandole alle cantilene e alle ninnananne della provincia americana e alla vita quodiana della piccola borghesia.

One Guitar No Vocals (Private, 1999) marks a return to form. Leo Kottke & Mike Gordon (Private, 2002) and Sixty Six Steps (RCA, 2006) were collaborations with Phish's bassist Mike Gordon.

1971-1976 (Capitol, 1976), Essential (Chrysalis, 1991), and Anthology (Rhino, 1997) are anthologies.

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