John Prine
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Il cantautore di Chicago che meglio rappresenta negli anni '70 la figura del ribelle rozzo e sfrontato e` John Prine. Sinceramente polemico nella tradizione di Phil Ochs, e sinceramente honky-tonk nella tradizione di Hank Williams, nel suo primo album, John Prine (Atlantic, 1971), pennello` vignette di vita proletaria con un piglio che era alternativamente tenero (Sam Stone, sui veterani del Vietnam, e Six O'Clock News, ritratto affettuoso della classe lavoratrice), ottimista (Illegal Smile, 1971), patetico (Hello In There, 1971, sull'abbandono degli anziani), nostalgico (Souvenirs) romantico e passionale (Angel From Montgomery, Donald And Lydia). Un impeccabile talento drammatico fungeva da raccordo fra melodie appena abbozzate e ritmi ancestrali.

Al confronto di quell'album-shock, il successivo Diamonds in the Rough (Atlantic, 1972) e` una raccolta di banalita`, anche se annovera uno dei suoi numeri piu` aggressivi, Yes I Guess They Ought To Name A Drink After You.

L'ubriaca Dear Abby, l'autobiografica Granpa Was A Carpenter, la sarcastica Christmas In Prison e l'epica Sweet Revenge sono le gemme di su Sweet Revenge (1973), uno dei suoi album migliori (e piu` country). e una volta sola commerciale

Con l'album (elettrico e chiassoso) Common Sense (1975) Prine sembro` perdere invece l'orientamento (persino una caraibica Saddle In The Rain), o quantomeno lasciarsi alle spalle il mondo del folksinger in maniera maldestra invece che innovativa.

Prine si riprese pero` subito con l'ancor piu` polemico e capriccioso Bruised Orange (Asylum, 1978), forte di Fish And Whistle e Sabu Visits The Twin Cities Alone, che sostanzialmente segnava un ritorno allo stile (acustico) originale, e rappresenta il terzo picco della sua carriera.

Continuando l'altalena stilistica, Pink Cadillac (1979) abbraccio` invece il sound del rockabilly e un piglio generalmente piu` duro (Killing The Blues), al limite della paranoia.

Naturalmente il disco successivo, Storm Windows (1980), fu l'opposto, una raccolta di serenate malinconiche all'insegna di un folk dimesso.

It took four years to release Aimless Love (Oh Boy, 1984), a mildly entertaining but hardly revolutionary work (Unwed Fathers). German Afternoons (Oh Boy, 1986), in a more traditionally country sound, yielded two of his best ballads (Paradise, I Just Wanna Dance) but little else.

Then it took Prine five years to produce a follow-up, but this time the come-back The Missing Years (Oh Boy, 1991) was worth the waiting. Aided by the likes of Bruce Springsteen, Bonnie Raitt and Tom Petty, Prine delivered a batch of powerful parables (Jesus The Missing Years, The Sins Of Mephisto) and an overall feeling of moral apocalypse. This album stands as his second masterpiece, and the fourth essential album of his career.

Four more years brought Lost Dogs and Mixed Blessings (1995), but the results were not as engaging. Another disappointment was In Spite of Ourselves (Oh Boy, 1999), a collection of duets with country divas.

The Singing Mailman Delivers 2011) collects lost recordings from 1970.

Souvenirs (Oh Boy, 2000) is an anthology.

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