Bob Seger
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Vocalist roco e passionale, Bob Seger nella sua carriera si e` venduto un po' a tutti i generi di moda, dal soul al southern-rock, dall'hard-rock alla ballata "Springsteen-iana", conservando pero` sempre la grinta e il senso del ritmo che ha ereditato principalmente da Wilson Pickett e James Brown, e tenendo sempre l'occhio fermo sui problemi dell'uomo della strada. Le sue canzoni, lontane dalla grandeur di Springsteen, sono dunque nobilitate dai temi delle liriche, che nell'insieme tracciano un affresco sentimentale della classe media, della piccola borghesia e del proletariato nell'America della crisi.

Bob Seger, sulle scene fin dall'adolescenza per far fronte all'estrema miseria di famiglia, riassunse nel proprio stile i diversi generi di Detroit: il soul della Motown, i gruppi heavy politicizzati, il blues di Hooker. Alla fine degli anni '60, sulla scia del concittandino Mitch Ryder, era riuscito a costruirsi una personalita` e godeva di un seguito affezionatissimo. Ma fino al 1976 la sua fama resto` chiusa dentro l'urbe della "motor-city" e hit sfolgoranti come Heavy Music (1966) e Ramblin' Gamblin' Man (1967), che furono presi a modello persino dagli MC5, e l'anti-militarista 2+2=? (1968), dovettero accontentarsi delle classifiche locali. Ramblin' Gamblin' Man (Capitol, 1969) e` l'album che lo rivelo`, un album di blues ruggente. Noah (1969), Mongrel (1970), Brand New Morning (1971), che fu il suo album da singer-songwriter, Smokin' O.P.'s (Palladium, 1972) e Back In '72 (1973) erano via via meno "neri" e` piu` "bianchi", e Seven (1974) contiene Get Out Of Denver.

La sua lenta ma inesorabile scalata al successo nazionale venne coronata quando, gettato il saio country-soul al vento, gli posero al fianco la Silver Bullet Band, un combo rhythm and blues di grande presa nei concerti dal vivo che col tempo si rivelo` una possente elettrica band di heavy-boogie. Attraverso ballads vigorose, sempre piu` influenzate dal rock sudista e sempre piu` ispirate ai riff storici di Chuck Berry, Seger giunse al suo primo capolavoro, l'album Beautiful Loser (Capitol, 1975), da cui sono tratte la scatenata Katmandu e l'atmosferica Beautiful Loser. Raggiunse l'apice della sua carriera, e la consacrazione a star del rock, con il disco doppio dal vivo Live Bullet (Capitol, 1976), sul quale presenta con la consueta carica emotiva i suoi cavalli di battaglia accanto a classici della musica di colore.

Con gli album Night Moves (1977) e Stranger In Town (1978) Seger divenne uno dei beniamini del pubblico americano, e di riflesso le sue ballate, spartite fra melodrammi del quotidiano (Night Moves, 1977; Still The Same, 1978), inni edonistici alla musica (Rock And Roll Never Forgets, 1977, Old Time Rock And Roll, 1978), affreschi urbani (Hollywood Nights, 1978) e cronache dell'alienazione "metalmeccanica" (Feel Like A Number, 1978), si fecero piu` lente e melodiche, pur conservando la grinta e l'asprezza del rhythm and blues.

We've Got Tonight Dopo lo sbandamento commerciale di Against The Wind (1980), che gli frutto` peraltro hit come Fire Lake e Against The Wind, e il tema cinematografico di Nite Tonite, Seger torno` all'epopea del "beautiful loser" con gli album The Distance (1982) e Like A Rock (1986), e altri drammi di incomunicabilita' (Even Now, 1982; Understanding, 1984; Like A Rock, 1986), altre elegie di vita di fabbrica (Makin' Thunderbirds, 1982) e altri squarci sociali (Roll Me Away, 1983; American Storm, 1986). Riconquistera` invece la cima delle chart con lo shuffle scipito di Shake Down (1987, un altro tema cinematografico) e con la nostalgia della provincia di Down On Mainstreet (1988) e Here I Go ON The Road Again (1990). Ma e` significativo che il brano migliore del periodo sia una cover, Shame On The Moon di Rodney Crowell.

Per quanto The Fire Inside (Capitol, 1991) e It's A Mystery (Capitol, 1995) fossero mediocri e accolti con indifferenza, il tour del 1996 stabili` diversi primati di vendita di biglietti (centomila biglietti venduti nella prima ora di prenotazioni).

Seger returned after eleven years of silence with the mediocre Face the Promise (2006).

A passional and hoarse vocalist in the vein of the black shouters, Bob Seger wed that tradition with his blue-collar (Detroit) roots. Focusing on the ordinary life of the everyman, Seger embraced the emotional attack of Wilson Pickett and James Brown, sprinkled it with touches of soul, southern boogie, hard-rock and folk-rock and proceeded to pen the pensive atmospheres of albums such as Beautiful Loser (1975) and Night Moves (1977).
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