Agent Orange


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Virtually Indestructible, 6/10
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Gli Agent Orange furono il gruppo piu` importante fra quanti tentarono di inquinare l'hardcore con il Sixties-sound. Provenienti da Fullerton, vennero alla ribalta nel 1980.

Incisero il primo album, Living In Darkness (Posh Boy, 1981), all'insegna di uno spleen esistenziale piuttosto macabro. Nei brani piu` "anthemici", come Too Young To Die, e` tangibile l'influenza degli Stooges, anche se l'impatto e` semmai degno dell'heavymetal, come dimostra anche la terribile Bloodstains, nonostante un intermezzo quasi raga.
Il contrasto fra l'atteggiamento corrucciato degli Eighties e la spensieratezza dei Sixties infonde energia a brani revivalisti come Everything Turns Grey, le cui strutture armoniche, associate per antonomasia al divertimento, vengono invece deflagrate dalla furia hardcore e sfruttate in direzione opposta, per deliri al limite del suicidio. A Cry For Help In A World Gone Mad costituisce l'apice (disperato) della tensione emotiva di questo lavoro. Living In Darkness acuisce il senso di paranoia con un boogie furibondo, elettrico fino al delirius tremens dei Suicide, distorto in maniera psicotica come nelle orge piu` assatanate della psichedelia. In questi brani radicali la chitarra di Mike Palm fa sfracelli.
Nel chiasso e nella concitazione si fa largo con prepotenza un powerpop melodico, peraltro sempre venato di malinconia e pessimismo, come in The Last Goodbye e No Such Thing. L'album e` uno dei classici della stagione creativa del 1981.

Purtroppo fu anche l'unico della formazione, che visse poi di stenti, registrando soltanto 45 giri e un EP, Bitchin' Summer. Questo ripresenta alcuni strumentali usciti a 45 giri e trionfa in Breakdown, nuovo classico del loro "hardcore revival", un ritornello demenziale condotto a ritmo thrash sul baccano surf della chitarra. Dopo due anni un altro EP, When You Least Expect It (Enigma), confermo` lo stato di grazia del complesso piu` incompreso dell'epoca, con il powerpop di It's Up To Me And You e lo strumentale Out Of Limits. La loro turbolenta esistenza sembrava pero` giunta alla fine.

Nel 1986 sono invece tornati con This Is The Voice, forti di una reputazione ormai leggendaria. E' probabilmente l'album piu` accessibile del gruppo, certamente il meglio suonato e prodotto. Il loro pop e` sempre stato fra i piu` colti e maturi degli anni '80, e questo disco non fa che portarlo in primo piano, benche' a scapito dell'energia punk che infuocava i classici del passato. Anche nei brani piu` melodici, come Voices e Say It Isn't True, e` comunque ancora la parte strumentale (e la chitarra in particolare) a catturare l'attenzione. La lunga e suggestiva In Your Dreams Tonight, con un ritmo atipico, sembrava invece indicare un'evoluzione verso una psichedelia atmosferica alla Doors. E l'emotiva This Is Not The End, alla fine del disco, era forse un riferimento indiretto al capolavoro di Morrison. Nel complesso si trattava pero` di un disco di transizione, incompiuto e incoerente, di molto inferiore al capolavoro del 1981.

Esattamente dieci anni dopo esce Virtually Indestructible (Gunka Disc, 1996), che ha l'unico difetto di uscire vent'anni troppo tardi, altrimenti sarebbe un altro classico del punk-rock. I membri del gruppo non sembrano essere per nulla invecchiati.

Gli Agent Orange nobilitarono l'hardcore sposandone la foga e la filosofia con la verve e il laissez faire degli anni Sessanta. Il loro ibrido fu in realta` preveggente, anche se all'epoca sottovalutato, ed e` un peccato che non abbiano mai potuto sviluppare con calma le idee di dieci anni fa.

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