Agitpop
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Feast Of The Sunfish (1985), 6.5/10
Back At The Plain Of Jars (1986) , 7/10
Open Seasons (1988), 6/10
Stick It (1989)), 5/10
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Gli Agitpop si formarono nella prima meta` degli anni '80, ma pervennero al disco soltanto nel 1985. John DeVries e la sua chitarra atonale guidano il gruppo in sarabande tanto limitate in tecnica e dinamica quanto sconfinate in termini stilistici. In effetti gli Agitpop appartengono solo per ragioni cronologiche alla generazione dei Sonic Youth: la loro vera vocazione e` una forma di folkrock dei poveri che discende da quella dei menestrelli domenicali di Central Park.

Il primo album, Feast Of The Sunfish (Community 3), tutto suonato all'insegna dell'infantilismo e del minimalismo, va catalogato in effetti insieme a quelli degli Half Japanese. Canzoncine come Icicles, con le stonature della chitarra in primo piano e un ritmo anacronistico, o come 3, in una baraonda di percussioni e senza chitarra, sono la negazione di tutte le mode intellettuale di New York, e la tempo stesso la loro naturale prosecuzione. DeVries sembra persino rifare il verso a David Peel in On The Hudson (per soli tamburello e chitarra acustica) e nella filastrocca di 1 (dominata dalla sezione ritmica di un asilo infantile). Brani programmatici come Problems Respond (marcetta da banda paesana, cadenza bambinesca della batteria, assolo jazz di sassofono e un coro operatico) potrebbero risalire anche alla scuola di Canterbury, ma il testamento ideale degli Agitpop e` Reasons Of State: qualche colpo di grancassa, un motivetto di triangoli, un testo urlato in secondo piano. Se a lungo andare il gioco si fa monotono, rimane l'idea lungimirante di una musica che faccia musica attraverso la parodia di se stessa.

Il successivo Back At The Plain Of Jars (Community 3, 1986) impiega anche un arsenale di strumenti-giocattolo (alla Pianosaurus) per mettere in piedi bizzarrie armoniche come Statement From A Dead Passer By, More Than I Could Ask For, l'esotica What Is It About e la sgangherata Ode To Mr Average, deliziose digressioni sull'arte di far musica altamente creativa impiegando mezzi umili che piacerebbero a Tom Waits. Gran parte del successo si deve alla sezione ritmica di Mark Lafalce (batteria) e Rick Crescini (basso), dinamica e inventiva, che in particolare domina gag come The Message From Tundra.
Dalla fusione di questi elementi ha origine Over 4 Feet Tall, il brano "difficile" del disco, con il carillon di un piano giocattolo contrappuntato dalla batteria singhiozzante e dai riverberi della chitarra. Una viscerale foga punk, con la chitarra incendiaria e la batteria a mitraglia, serpeggia per gli altri brani del disco, ma soltanto di quando in quando emerge pienamente (Farm Without A Phone, Tell Me What Am I To You, Caught In Your Rain), rimanendo per lo piu` attenuata dalle linee funky e dai ritornelli pop (Five Day Forecast, Martha). La schizofrenia che anima Back At The Plain Of Jars ne fa un'opera innovativa e matura al tempo stesso, come poche altre del 1986.

Da li` in poi, pero`, il gruppo ha tentato di imitare i fIREHOSE, spostandosi in lande pop-rock piu` convenzionali: se Open Seasons (Twin Tone, 1988) conserva ancora le qualita` iconoclaste del loro sound, Stick It (Twin Tone, 1989) tenta di allargare il pubblico moderando l'impatto.

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