Dave Alvin


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Romeo's Escape , 7/10
Blue Blvd , 6/10
Museum Of Heart, 6.5/10
King Of California , 5/10
Public Domain, 3.5/10
Dave Alvin and the Guilty Women (2009), 5/10
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If English is your first language and you could translate the Italian text, please contact me. Dave Alvin fu il cervello dei Blasters, gruppo al quale regalo` composizioni di ottima fattura, tanto omaggi alla civilta` degli anni '50 fini a se stessi (Marie Marie, No Other Girl, American Music, Long White Cadillac, Boom Town, Red Rose, Rock And Roll Will Stand) quanto sofferte ballate universali (Border Radio, Trouble Bound, Dark Night). Per gli X, che accompagno` supplendo alla defezione di Billy Zoom tanto nel disco a nome Knitters quanto in See How We Are, scrisse 4th Of July. Lungi dall'essere calligrafico, Alvin riusciva a fondere lo spirito blues dei neri con la sensibilita` nostalgica dei bianchi di Provincia. Erede delle grandi tradizioni (musicali e spirituali) di John Fogerty e Robbie Robertson, Alvin le ha spinte dal piano (rispettivamente) tribale e domestico a quello personale.

Rimasto solo, il geniale cantautore di Los Angeles esordi` con Romeo's Escape (Epic, 1988), noto anche come Every Night About This Time (Demon, 1987), una raccolta di canzoni piu` eleganti del grezzo roots-rock del complesso originale, pur affrontando il solito spettro di generi, dal boogie (New Tattoo) all'honkytonk (Every Night Around This Time, uno dei suoi capolavori).

Dopo un lungo iato, Blue Blvd (Hightone, 1991) lo presento` come un cantore gospel (Gospel Night) e blues (Brand New Heart) all'antica, salvo forse l'epopea di Andersonville. L'album era comunque incerto e sfocato.

Alvin trovo` una misura piu` efficace su Museum Of Heart (High Tone, 1993), in particolare con A Woman's Got A Right e Stranger In Town, bozzetti realisti "diretti" con la saggezza fatalista di un Johnny Cash, e, a dimostrazione di un sodalizio fra le radici del rock e lo stato della societa` che e` ormai diventato una forma di simbiosi, i soliti relitti di rockabilly (Burning In Water, Drowning In Flame), honkytonk (The Devil's Wind), jazz (Thirty Dollar Room) e baccanali da saloon (la title-track).

Il piu` acustico King Of California (Hightone, 1994) e` nobilitato soprattutto dalla title-track, ma sembra piu` che altro una scusa per fornire la versione definitiva di alcuni dei suoi capolavori.

Quello di Alvin e` uno dei canzonieri piu` "morali" e populisti del suo tempo, e non a caso utilizza le sonorita` di un'epoca in cui la musica popolare era innanzitutto un fatto morale e populista. Le sue storie esplorano in maniera maniacale il microcosmo piccolo-borghese e la micro-era della crisi, unendo allegoricamente parabole di cuori infranti e parabole di vite stentate.

Interstate City (High Tone, 1996) offre versioni dal vivo dei suoi classici.

"Songwriter" fra i piu` talentuosi della sua generazione, maestro dell'atmosfera della roadhouse (come Hitchock lo e` del thriller e Chaplin della comica), stilista sopraffino della chitarra e accorato cantastorie populista, Alvin ha gia` conquistato un posto nell'Olimpo dei bardi della Nazione Americana.

For a songwriter of Dave Alvin's class, Public Domain (High Tone, 2000) is a waste: a collection of oldies, nostalgically revisited without adding anything of his own mother lode.

Out In California (Hightone, 2002) is a live album.

Dave Alvin and the Guilty Women (2009) was a collaboration with emerging female talents of roots-rock (mostly based in Texas) that yielded at least a couple of nice vignettes (California's Burning, Boss of the Blues).

Dave Alvin's Eleven Eleven (2011) is a traditional-sounding parade of portraits of oddball characters, including his own brother. Alvin sounds like all the people who inspired him, and his albums work as veritable journeys in time.

(Translation by/ Tradotto da xxx)

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