Attrition


(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )
This Death House, 6/10
Ephemera, 5/10
The Attrition of Reason, 5/10
Smiling At The Hypogonder Club, 4/10
In The Realm Of The Hungry Ghosts, 6/10
At The Fiftieth Gate, 6/10
A Tricky Business, 6/10
Hidden Agenda, 6/10
3 Arms And A Dead Cert, 6.5/10
Etude, 6/10
Eternity, 5/10
The Jeopardy Maze, 6/10
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Gli Attrition appartengono alla seconda generazione della musica industriale Britannica. Formati nel 1981 a Coventry da di Martin Bowes e Julia Waller, si fecero largo nella folla di sperimentatori con una musica un po' puerila che pero` poco alla volta assunse connotati piu` seri.

Il gruppo esordi` con una colonna sonora, originariamente disponibile soltanto su cassetta: This Death House (Adventures in Reality, 1982 - Third Mind, 1987 - Projekt, 1995 - Two Gods, 2008). Quella rarita` venne ristampata cinque anni dopo dalla label degli Attrition, e una nuova versione rimasterizzata nel 1994 da Bowes stesso ha visto la luce su compact disc.
Il disco contiene soltanto due lunghe suite di venti minuti ciascuna, in linea con quella che era la prassi dei primi Throbbing Gristle. In retrospettiva, le loro suite erano piu` psicologiche e meno tecnologiche di quelle degli altri musicisti industriali. Crawling vive dei sordi rumori che spuntano a intermittenza sul torpido serpente di droni elettronici che lentamente si trasforma in una bufera tenebrosa: non capita quasi nulla, e, quando capita, e` poco piu` di nulla; ma cio` che non capita, quel sottofondo in muto crescendo (quasi un bolero al rallentatore), e` tutto.
Le percussivita` poliritmiche, martellanti, metalliche che sono caratteristiche della musica industriale dominano invece la partitura di Dead Of Night. Questa volta a farne un caso a parte e` l'inusitata violenza delle timbriche: l'alienazione decadente dei Throbbing Gristle e` qui travolta da un approccio alla Nietsche, in cui il superuomo cavalca le macchine e le piega a un cerimoniale di autodistruzione.
Cinque brani strumentali derivati da This Death House, semplicemente riadattati all'humus ambientale degli anni '90, verranno raccolti su Ephemera (Hyperium, 1994).

Deliverance e The Voice Of God sono i primi singoli del 1984, i brani che li impongono all'interno della scena industriale.

The Attrition of Reason (Third Mind, 1984) (Projekt, 1994) segno` l'esordio ufficiale su album. Bowes comincio` a partire da questo album a sfruttare la voce femminile, secondo uno standard che era piu` quello del synth-pop che quello della musica industriale. E infatti il nuovo sound degli Attrition sarebbe stato meglio chiamarlo "synth-pop dissonante" che "musica industriale". I minimalismi delle tastiere su Day I Was Born hanno piu` che altro l'effetto di creare un'atmosfera da incubo freudiano (e cosi` il sassofono alla Clock DVA). Le partiture piu` sperimentali, come Behind Innocence Lies, si riallacciavano alla Death House, ma con minor convinzione di esecuzione. I balletti robotici (Beast Of Burden e soprattutto lo strumentale Take A Walk) rispettano la stessa strategia di puntare sull'effetto psicologico, piu` che sulla ballabilita`; anche se non bastano i rumorini in primo piano e i continui cambi di ritmo a risolvere in maniera compiuta il contrasto fra meccanicismo e straniamento. Non molto meglio facevano nello stesso anno i singoli Deliverance e The Voice Of God, i loro singoli.
L'EP The Voice Of God (Third Mind, 1985) che e` compreso nel CD mostra gli stessi limiti, sia nel campo della canzone elettronica (Next Day) sia in quella del balletto meccanico (Across The Divide).
A pesare sul disco sono l'imperizia del leader, che dimostra quanto le suite "industriali" dovessero all'incapacita` dei compositori di scrivere musica decente, e l'approssimazione della cantante, entrambi dilettanti alle prime armi.

La progressione verso il gotico ballabile, iniziata nel 1985 con il singolo Shrink Wrap, prese velocita` con Smiling At The Hypogonder Club (Third Mind, 1985) (Projekt, 1994). Bowes mise a fuoco la sua strategia di avvicinamento al synth-pop con Look At The Hedonist, il cui incedere esotico fonde tanto il lato decadente quanto quello gotico del movimento. I rosari moribondi alla Feel The Backlash e Pendulum Turns sono pero` monotoni e prevedibili, quando non scadono in sceneggiate melodrammatiche come Mind Drop. L'unico brano che si solleva sopra la mediocrita` e` My Eyes, con la sua tenue filigrana di pianoforte e bisbigli (non a caso un non-ballabile). Comprende anche il singolo Shrinkwrap, che riesce persino a peggiorare le cose.

Sul successivo In The Realm Of The Hungry Ghosts (Third Mind, 1987) (Projekt, 1994), l'acquerello psico-ambientale di Vigil e Marianne's Dream riporto` Bowes alla dimensione atmosferica che meglio gli si confa`. Ma Bowes, testardamente alla ricerca di una sua via al synth-pop, preferiva ancora sprecare le sue risorse nel passo classicheggiante di un madrigale come Into The Waves, nella cadenza androide di In Your Hand tutti tentativi riusciti soltanto a meta`, minati alla base dall'amatorialita` del mezzo e dalla scarsa originalita` del fine. Bowes trova la misura giusta comunque con il lungo dramma da camera di Surge And Run, su un sottofondo di musica cerimoniale esotica (ancora una volta una specie di bolero mutilato). E affonda finalmente gli artigli del miglior gotico nel tetro requiem di The Last Refuge.
La versione su CD comprende anche l'EP Future Tense del 1987, con la toccata e fuga sperimentale di Which Hand e la tragica Adam & Eve.

Il 1988 fu l'anno della rivincita per Bowes, grazie all'album At The Fiftieth Gate (Antler, 1988) (Projekt, 1995). Un uso piu` calibrato delle tastiere (con cruciali aiuti esterni), l'impiego di campionamenti e di riff di chitarra, e in generale un atteggiamento meno presuntuoso, diedero subito i loro frutti. Dal singhiozzante kammerspiel di My Friend Is Golden (anche su singolo) alle pesanti sincopi industriali di Death Truck, dall'atmosfera decadente di Milano fino alla fragorosa title-track, il disco rivela proprio l'equilibrio e la maturita` che mancavano alle opere precedenti. I singoli episodi lasciano ancora a desiderare, ma il progetto d'assieme comincia ad assumere una sua fisionomia. E lo scintillante ballo per discoteche gotiche di Haydn, influenzato dai Sisters Of Mercy, rappresenta un vertice sicuro della carriera degli Attrition.
La versione su CD comprende i singoli Haydn del 1988 e Turn To Gold del 1989. Il primo verte tutto sul brano eponimo, uno dei loro assi. Il secondo sfodera una almeno tre diamanti: Sideways Glance, un'altra delle loro danze piu` seducenti, la piu` complessa To The Devil (con persino passi caraibici) e Take Five.

Il 1988 fu pertanto l'anno d'oro di Bowes. Quel sound professionale chiudera` la parabola con l'album A Tricky Business (Contempo, 1991) (Projekt, 1995). Le frasi in staccato che avevano fatto capolino nel disco precedente fungono da protagoniste per il sound professionale di Thin Red Line e Something In My Eye (i due singoli). Bowes ha finalmente coronato il suo sogno di coniare un synth-pop "d'autore", un pop che vive di suspence soprannaturale, di violente scosse sismiche, di effetti marziali e della sua recitazione distaccata. I vertici di questo montaggio sonoro sono l'arrangiamento classicheggiante di A Girl Called Harmony e la partitura di Legitimate Sun, per solfeggi alla Berio e cori "verdiani". L'orientaleggiante Under The Bridge e il loop minimalista di Resurrection chiudono il disco su note di ulteriore rinnovamento.

Recollection 84-89 (Projekt, 1990) e` un'antologia che raccoglie qualche rarita` apparsa soltanto su compilation (come la demoniaca Monkey In A Bin del 1987) e brani tratti da tutta la produzione ante 1990 del gruppo.

Il duo tornera` negli anni '90, maturati e rifiniti in chiave gotica, con Hidden Agenda (Hyperium), e con le cinque suite ambientali di Ephemera, remix del vecchio Death House.

Bowes raggiunge il suo apice formale nel campo del ballabile robotico-industriale su 3 Arms And A Dead Cert (Hyperium, 1996). I vagiti di Julia Waller sono diventati uno strumento aggiuntivo, cosi` come la viola che fa fugaci e spettrali apparizioni un po' dappertutto.
Il disco si apre all'insegna di un ritmo piu` duro, quasi techno, quello di White Men Talk, gorgheggi di soprano su un'incalzante drum machine e con il sottofondo romantico della viola, e litanie sinuose, vagamente mediorientali, di elettronica. Cosmetic Citizen incalza con un ritmo piu` agile e leggiadro, ma non meno travolgente, e un canto piu` classico, che sembra diretto da Berio. Proprio il trattamento delle voci diventa protagonista di buona parte dell'album, a partire da One Of These Mornings, forse l'esperimento piu` complesso, nonostante il suo aspetto superficiale di techno meccanico.
I due temi di ricerca del disco, i ritmi e le voci, passano in secondo piano rispetto a quelli che sono i veri tour de force, verso la fine, apposti quasi come distratte appendici, ma invece documenti di una lucida follia compositiva. Bowes inventa il gotico d'avanguardia nel kammerspiel dissonante di Predicament e nella piece dadaista della title-track, brani che si servono dei gesti sonori piu` svariati e spericolati. Il secondo prende forma poco a poco attraverso un magma di gorgheggi d'opera, minimalismi di violini e cadenze stralunate fino a culminare in un crescendo solenne e apocalittico. E non a caso la raccolta si chiude con un Prelude di musica da camera per archi.

E cosi`, completando una progressione che si e` spinta ben al di la` di quanto Bowes aveva pianificato, Etude (Projekt, 1997) e` praticamente un album di musica classica. In realta` i brani sono ripresi dai dischi precedenti. Sono semplicemente arrangiati nel modo in cui aveva senso arrangiarli fin dall'inizio. La chiave di volta e` stata l'assunzione del violinista Franck Dematteis, gia` presente in 3 Arms. Ne scaturisce una musica fatta di eleganza e malinconia. E la convinzione che Bowes avesse sprecato una cariera.
L'EP Eternity (Projekt, 1997) remixa semplicemente in forma ballabile quattro dei brani contenuti su Etude, e ne rappresenta quindi la versione profana. Spicca I Am in versione house.

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The Jeopardy Maze (Projekt, 1999) finds Martin Bowes deeply steeped in techno music. His cultured avantgarde taste is still evident in the orchestral touches (Franck Dematteis' viola, occasional violin and opera quavering) and the overall "mittel european" atmosphere. But a transition has been completed: where 3 Arms was exploiting rhythm as a stage for Bowes' tragic plays, Maze uses Bowes' teatrical settings to embellish rhythm. It is difficult to recognize Bowes behind the hard beat and abrasive electronics of Atomizer or the nonchalant, dreamy, chill-room ambience of Waste Not Want More. Only when the violin and the vocals appear out of the fog of samples and noises in I Am A Thief, to inject gypsy and middle eastern accents into the polirhythmic, quasi-industrial percussions, does Bowes the austere composer resurface. In the solemn and desolate soundscapes of A Few Of My Favorite Things and The Thin Veil, swept by sinister electronic winds and relieved of the techno beat, he finally indulges himself in what he does best.

The Hand That Feeds (Trisol, 2000) is a double-CD anthology that presents a few songs in a modernized version.

All Mine Enemys Whispers (2008) is a concept on a serial killer, a psychological kammerspiel for electronics, chamber strings and voice.

(Translation by / Tradotto da Riccardo Previdi)

The Jeopardy Maze (Project,1999) trova Martin Bowes profondamente immerso nella musica techno. Il suo gusto per la cultura d'avanguardia e` ancora evidente nei tocchi orchestrali (Frank Dematteis alla viola, sporadicamente anche al violino e al vibrato canto d'opera) oltre che nelle atmosfere "mittel europee". Ma e` stata compiuta una transizione: dove 3 Arms era costruito su un ritmo esplosivo che fungeva da palcoscenico per le tragedie di Bowe, in Maze viene usato un ambiente teatrale per adornare il ritmo. E' difficile riconoscere questo compositore dietro l'elettronica abrasiva e il duro pulsare di Atomizer o nell'indifferente, sognante, atmosfera della fredda stanza di Waste Not Want More. Solo quando il violino e la voce escono fuori da una nebbia di campionamenti o rumori in I Am A Thief e iniettano accenti gitani, mediorientali nella poliritmica percussivita` industrialeggiante del brano, riaffiora Bowe, l'austero compositore. Nelle solenni e desolate fughe di A Few Of My Favourite Things e The Thin Veil, in cui spira un vento elettronico sinistro, mitigato da battiti techno, indulge finalmente su se stesso e torna a fare quello che gli riesce meglio.

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