Adrian Belew
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Lone Rhino (1982), 7/10
Twang Bar King (1983), 6.5/10
Desire Caught By The Tail (1986), 6/10
Bears (1987), 6/10
Rise And Shine (1988), 6/10
Mr Music Head (1989), 6/10
Young Lions , 5/10
Inner Revolution , 6.5/10
Here , 5/10
Op Zop Too Wah , 6/10
Salad Days , 5/10
Coming Attractions, 5/10
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Adrian Belew e` un chitarrista prodigio che ha suonato per musicisti come Zappa, Bowie, Byrne e Fripp. Negli anni '80 intraprese una carriera solista che lo ha portato a sviluppare la sua arte su due fronti: da un lato la tecnica chitarristica, sempre intrigante quando non geniale, e dall'altro la passione per la canzone pop. Se non sempre i risultati sono stati all'altezza del virtuosismo e delle ambizioni, si devono riconoscere a Belew un piglio surreale, una fantasia iconoclasta e soprattutto uno humour imprevedibile che hanno quasi sempre prevalso sulle tentazioni commerciali.

La sua e` spesso e volentieri un'arte piu` che altro di citazioni (non c'e` melodia o riff che non ricordi qualcun altro), ma il suo valore non sta tanto nel tema quanto in tutto cio` che non e` tema: l'arrangiamento, l'intermezzo strumentale, l'introduzione, la coda. Nella sua personalissima visione del postmodernismo la citazione fa da contorno al piatto principale: invece che essere metafora, e` cornice, ambiente, contenitore. Se nei risultati la prassi di Belew puo` sembrare parente di Brain Eno, il suo genere ne capovolge in realta` gli assunti: invece che un pop che ragiona su se stesso (che si utilizza come metafora) si tratta di un pop che "sragiona" su se stesso, che si "de-costruisce" per favorire la penetrazione di elementi ostili, di parassiti, di terroristi.

Per il primo album, Lone Rhino (Island, 1982), Belew si circondo` di amici di vecchia data (Belew e` nato in Kentucky, ha iniziato a suonare in maniera professionale a Nashville nel 1976). Alcuni brani di quel disco violano apertamente le strutture convenzionali del rock, e sono forse i piu` accattivanti: Big Electric Cat con il suo tribalismo marziano e Animal Grace zeppo di orientalismi e africanismi fuori posto; ma in qualche caso (Adidas In Heat) Belew mette la sua arte al servizio della parodia musicale alla Zappa.
La sua e` una "frippertronics" dei poveri, lontanissima dall'aura intellettuale di Fripp e molto piu` vicina agli esperimenti di un adolescente in vena di demenzialita` (ricorda semmai il piu` leggero Manzanera).
Le "canzoni" vere e proprie, come The Momur (che riprende il boogie trascinante di Pumping di Patti Smith) vivono di melodie avvincenti, ma sono devastate da un tornado di effetti sonori prodotti dalla chitarra (celebre il barrito di rinoceronte e i versi d'uccelli di The Lone Rhinoceros). Le incursioni nella musica nera non sono meno creative, dalla fanfara funky di Stop It al rhythm and blues di Swingline, in cui usa la chitarra come un sassofono. La ballata piu` magistrale (e fra i vertici del disco) e` The Man In The Moon, una litania futurista-decadente alla Ultravox in cui il chitarrista impiega microtoni a ritmo disco. Belew canta in un registro che e` un incrocio fra quello svanito di Barrett e quello nevrotico di Byrne. Talvolta strilla selvatico come un punk ma anche ridanciano come un matto.

Durante il suo soggiorno nei King Crimson il chitarrista riusci` a comporre e registrare Twang Bar King (Island, 1983), nel quale l'influenza di Fripp si fa sentire: l'album e` viziato da un'eccessiva cerebralita` (She Is Not Dead e` Man Who Dies Every Day suonata alla rovescia e sovrapposta a uno spartito dal vivo) che finisce per nuocere alla fantasia creativa.

Passarono tre anni prima che Belew, ancora impegnato con i King Crimson, ci riprovasse. Desire Caught By The Tail (Island, 1986) e` un "one-man album", un esercizio di overdub e un esempio di "home recording" d'alta classe. Benche' ricco di preziosi quadretti sonori (Tango Zebra con rumori di videogame, dobro percussivo e armonie beat; il valzer Laughing Man con fisarmonica e synth; Beach Creatures Dancing Like Cranes; i rumori-verite` di Guernica; lo sperimentalismo di Z), e` un disco di transizione, un po' esibizionista (nel senso cacofonico del termine) e tutto sommato dispersivo.

L'anno dopo Belew raccolse i vecchi amici dei Raisins e formo` i Bears (Primitive Man, 1987). L'album mette a frutto tanti anni di apprendistato e di esperimenti, riuscendo a sfornare una serie di canzoni propulse da cadenze ballabili e allietate da ritornelli orecchiabili. Esaurita la vena surreale dei primi tempi e accantonata la mitomania chitarristica, Belew trova un provvisorio equilibrio nel pop di Man Behind The Curtain e di Trust, entrambe deformate da un'esecuzione tutta sbilenca e ridondante, che infila disturbi e provocazioni dietro ogni ritornello. Belew insegue ancora un'ispirazione psichedelica e orientale in Raining, e sperimenta innesti in Honey Bee (jingle-jangle e rhythm and blues). Molti brani sono pero` mediocri e insipidi, e il nuovo registro di canto (stile AOR) non aiuta certo a redimerli.

La strada scelta da Rise And Shine (Primitive Man, 1988), secondo e ultimo disco dei Bears, e` proprio quella del genere, del mescolare nell'arrangiamento della stessa canzone stereotipi di generi diversi. Al di la` dell'esecuzione ultra-moderna (ritmi robotici, effetti "buffi", batteria pesante, chitarra funky) ci sono tracce del boogie proletario che discende dalla Band e dal rock sudista (Aches And Pains, Holy Mack), di funky-soul da discoteca (Rabbit Manor) e di hard-rock (Complicated Potatoes), segno che il vocabolario compositivo di Belew si sta ampliando man mano che il vocabolario esecutivo si restringe. E i brani piu` melodici (Not Worlds Apart, The Best Laid Plans) ricordano il Sixties revival di Los Angeles piu` che il pop da classifica.

Belew e` poi tornato al formato della "one-man band" per Mr Music Head (Atlantic, 1989) e Young Lions (Atlantic, 1990), dischi in cui ha messo a frutto con alterna fortuna l'esperienza dei Bears.

Sul primo disco l'assenza di accompagnatori sembra giovare invece che nuocere e Oh Daddy corona cosi` la sua carriera con una melodia alla Elton John contrappuntata da un coretto di ragazzine. Il paragone con il pianista inglese e` acuito dall'uso del pianoforte, strumento che guida anche One Of Those Days, swingante e anni '50, quasi in stile Stray Cats, e Bad Days, con un carillon che sembra uscito da Abbey Road. Ogni brano e` un'intelligenza in continua metamorfosi, come dimostra 1967. E ogni brano e` una sorpresa, come dimostra il gospel di palude Bumpity Bump. Peaceable Kingdom e Hot Zoo mettono in mostra il suo virtuosismo alla chitarra, che era rimasto un po' sopito nei dischi dei Bears, e rilanciano l'ispirazione psichedelica, in fondo la molla che diede la carica iniziale. Dopo l'album d'esordio, e` questa l'opera piu` felice della carriera di Belew.

Su Young Lions (Atlantic, 1990) l'influenza di Bowie guasta diversi numeri, ma non impedisce a Belew di costruire il western a passo di carica della title-track (con imitazione di elefanti e uccelli tropicali) e di ricopiare Motown e beat per Looking For A UFO, Men In Helicopters e Pretty Pink Rose.

La novita` di Inner Revolution (Atlantic, 1992) e` la produzione "orchestrale" di molti brani (compreso un quartetto d'archi per Big Blue Sun) e un gioco stilistico che e` piu` scoperto, alla Traveling Wilburys. Il Belew mattacchione gigioneggia in War In The Gulf Between Us e I'd Rather Be Right Here, ma soprattutto dilania alla grande l'armonia di Member Of The Tribe. Everything e` una delle sue migliori melodie. L'album rappresenta forse il culmine del suo estro compositivo.

Su Here (Caroline, 1994) Belew suonera` tutto da solo, sempre piu` maniaco del pop certosino. Never Enough e` forse la canzone piu` riuscita.

The best thing on The Guitar as Ochestra (1995) are the titles of the songs, that mock classical music.

Il caleidoscopio di Op Zop Too Wah (Passenger, 1996) non accenna a moderare l'eccentricita`. All Her Love Is Mine, I Remember How To Forget e la title track compongono il solito obliquo melange di pop, jazz e persino raga.

La verita` e` che Belew scrive distrattamente per se stesso fra un impegno e l'altro con i King Crimson.

Acoustic (Adrian Belew Presents, 1993) e Belew Prints (Discipline Global Mobile, 1998), poi ridotti a Salad Days (Thirsty Ear, 1999) sono raccolte di versioni acustiche dei suoi classici. Belew si accompagna al piano, alla batteria, al contrabbasso e a oggetti trovati. Privato dei suoi arrangiamenti surreali, Belew dimostra pero` soltanto un pallido talento pop nella scia di John Lennon e David Bowie.

Il suo rock del nonsense era una variante originale e suggestiva della musica post-moderna prima che Belew diventasse un cantautore pop.

I suoi sono dischi sempre riusciti a meta`, in cui Belew diverte e si diverte, ma senza mai sforzarsi piu` di tanto. Belew non e` capace di scrivere capolavori come Woody Allen non e` piu` capace di far ridere.
Dalle gemme dell'esordio (Big Electric Cat, Animal Grace, The Man In The Moon) alle canzoncine della maturita` (Oh Daddy, One Of Those Days, Young Lions) ha pero` ridefinito la scienza della novelty. Il problema e` quando si prende sul serio e tenta davvero di scrivere canzoni melodiche: diventa allora tanto noioso, scontato e ripetitivo quanto si suoi maestri Lennon e Bowiw.

I capricci per chitarra di questo Paganini del rock non costituiscono certamente un capitolo importante della musica rock, ma hanno un loro posto fra le stranezze di quest'arte ancora in via di sviluppo.

Belew's career has proven him both a mesmerizing guitarist and an accomplished melodist. With Coming Attractions (Thirsty Ear, 2000) Adrian Belew tries to please both ranks of his fans. His "elephant" guitar towers on the syncopated industrial beats of Predator Feast and on the sparse, tribal percussions of No Such Guitar; but Belew can get quite annoying when mimicking his pop idols Big Star and Raspberries (117 Valley Drive). He succeeds with a fiery, live acoustic, rendition of a sorrowful dirge such as his Inner Revolution. None of these would merit a place next to Belew's past classics, but Animal Kingdom is pure delight: a ten-minute instrumental suite of guitar noises, exotic percussions, and sounds of nature, that borders on free-jazz and avantgarde music. This is what Belew has never been and should have been: a modern composer. All tracks of this album appeared on previous recordings, but have been extensively reworked.

Side One (Sanctuary, 2005) is the first installment of a supergroup project with Primus' bassist Les Claypool Tool's drummer Danny Carey. Side Two (2005), Side Three and Side Four followed.

(Translation by / Tradotto da Marina)

Nella sua carriera Belew si e` dimostrato sia un accattivante chitarrista sia un dotato cantautore melodico. Con Coming Attractions Belew tenta di accontentare tutti. La sua possente chitarra domina i ritmi industriali e sincopati di Predator Feast e le rade e tribali percussioni di No Such Guitar; ma Belew riesce anche a irritare quando imita i suoi idoli pop, Big Star e Raspberries (117 Valley Drive). Riesce meglio con una passionale interpretazione di un triste lamento come Inner Revolution. Sebbene nessuno di questi brani meriti un posto accanto ai classici del passato di Belew, Animal Kingdom e` una piacevole sorpresa: una suite strumentale di dieci minuti eseguita da chitarre, percussioni esotiche e suoni della natura spinta ai confini del free-jazz e della musica d'avanguardia. Questo e` quanto Belew non e` mai stato e che dovrebbe essere: un compositore moderno. Tutti i brani di quest'album appaiono in vecchie registrazioni, ma sono stati ampiamente rielaborati. Belew sembra paranoicamente succube del proprio passato, che tenta in continuazione di perfezionare, invece che puntare a un futuro piu` creativo.

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