Blasters


(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )

American Music (1980), 6/10
Blasters (1981), 7/10
Non Fiction (1983), 7/10
Hard Line (1985) , 6/10
Links:

I Blasters dei fratelli Phil (canto) e Dave (chitarra) Alvin sono il complesso che, in piena era punk, lancio` di fatto il revival del rock and roll, del rhythm and blues e dell'honky-tonk degli anni '50. La loro non era semplicemente una miscela di stili, ma uno stile a se stante. Fondendo quei suoni archetipici con un tono moderno, i Blasters inventarono un potente veicolo di comunicazione per la generazione del dopo-punk.

Dopo un primo album, American Music (Rollin' Rock, 1980), gia` ricco di intuizioni (come il frizzante rockabilly di Marie Marie) ma passato del tutto inosservato, il combo venne alla ribalta l'anno dopo con Blasters (Slash, 1981), una raccolta di canzoni che riproducevano fedelmente il paesaggio musicale dei Fifties. Del repertorio, scritto quasi interamente da Dave, facevano parte altri rockabilly epidermici (No Other Girl, American Music, Stop The Clock), honky-tonk con canto yodel (Never No More Blues), il boogie texmex rilassato e melodico di Border Radio e gli immancabili ballabili scatenati del sabato sera (So Long Baby Goodbye, This Is It, I Love You So). Dave scriveva classiche (e poetiche) storie di vita americana, storie tristi di amanti frustrati, di mariti infedeli, di speranze infrante, di intrepidi emigranti, di citta` fungo, di vagabondaggi solitari; storie che l'esecuzione vitalizzava e propelleva con il canto blues di Phil, passionale e drammatico, il chitarrismo cristallino e arcaico di Dave, i ritmi caldi e possenti di Bill Bateman, ricchi di trovate umoristiche, il pianismo da bettola di Gene Taylor, e un fervore generale che riscaldava l'atmosfera invitando al ballo.

La sostanza del loro neo-realismo folk, ibrido di dilettantismo da sottoscala e di imitazione professionale, si palesa ancor meglio sul piu` melodico Non Fiction (Warner Bros, 1983), ricco di vignette provinciali che ricordano la Band e ricostruiscono fedelmente le atmosfere delle balere: rhythm and blues swinganti alla Joe Turner (One More Dance e Fool's Paradise), boogie a ritmo "ferroviario" (It Must Be Love, Jubilee Train e soprattutto Boom Town) il rock and roll scatenato di Red Rose e l'honky-tonk mozzafiato di Long White Cadillac, apice lirico di Dave.

Sul piu` commerciale e rockeggiante Hard Line (WB, 1985) l'aspro "ramalama" di Rock And Roll Will Stand, lo shuffle da saloon di Help You Dream e il jump-blues di Trouble Bound e il "cajun-billy" di Hey Girl ripercorrono le vie maestre della musica popolare con altrettanta onesta`, e Dark Night, tragedia di sangue a ritmo di palude, e` un'altro lirico ritratto della galleria di Dave. Questi si unira` poi agli X e mettera` fine alla storia del complesso.

Erede dello spirito populista e ribelle di Hank Williams e del simbolismo di Van Morrison, che sa mischiare a piccole dosi di blues di Chicago, di norteno, di swamp-rock, Dave Alvin impersona meglio di chiunque altro il movimento che verra` chiamato "grass-roots" e la filosofia proletaria del "blue-collar rock". Dave Alvin continuera` la sua saga con i suoi dischi solisti.

Testament (Warner Bros, 2002) is a two-disc anthology that includes all the Blasters albums.

In California, Dave Alvin's Blasters led the way to a more personal re-interpretation of the Fifties, but, de facto, also launched a new form of populist, grass-roots music. Blasters (1981) and Non Fiction (1983) were more than mere homages to the naive lifestyle of the past: they were sincere rootsy vignettes that captured the American soul the same way the Band had done it a decade earlier.
If English is your first language and you could translate this text, please contact me.
What is unique about this music database