Lloyd Cole
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Rattlesnakes (1984), 6/10
Easy Pieces (1985), 5/10
Mainstream (1987), 6/10
self-titled , 6/10
Don't Get Weird On Me , 5/10
Bad Vibes , 4/10
Love Story , 4/10
The Negatives , 4/10
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Lo scozzese Lloyd Cole venne alla luce negli anni '80 con un soft-rock melodico che riportava in auge la canzone easy listening, ma con un piglio lievemente intellettuale che lo faceva accostare ai vecchi beatnik americani. Non stupisce pertanto che il primo album, Rattlesnakes (Geffen, 1984), rievochi le atmosfere intellettuali (e le armonie spartane) degli anni '50, a meta` strada fra l'erotico (Perfect Skin) e il filosofico (Forest Fire). Contiene anche Four Flights Up e Down On Mission Street.

Il suo pedante esistenzialismo rovino` pero` il successivo Easy Pieces (Geffen, 1985), nonostante Cut Me Down, Brand New Friend, Lost Weekend, Why I Love Country Music. Mainstream (Polydor, 1987), forse anche sotto l'influsso degli Aztec Camera, recupero` gran parte della sua musicalita` (Jennifer She Said), senza rinunciare alle sue predilette parabole (From The Hip, Hey Rusty) e al suo inguaribile sentimentalismo (il singolo My Bag ), e accentuando anzi la dose di sarcasmo (Sean Penn Blues e Mister Malcontent). Ma si tratta pur sempre di un semplice cantante di musica leggera. Scoraggiato dal disinteresse del pubblico, Cole si trasferi` a New York.

Grazie a una formazione d'eccezione composta da Robert Quine alla chitarra, Matthew Sweet al basso, Fred Maher (ex Material) alla batteria, l'album Lloyd Cole (Capitol, 1990) lo rigenero', nei panni di un piccolo Lou Reed del dopo-punk. Le liriche erudite trovarono di colpo il passo della vita quotidiana e le musiche si librarono in solenni odi all'erotismo (Undressed, una delle sue gemme, Ice Cream Girl, Loveless) o pungenti satire (To The Church) o meste meditazioni (Don't Look Back), sfiorando persino le sonorita` pompose degli U2 (No Blue Skies). Il merito del successo va in gran parte al chitarrismo nevrotico di Quine. Cole rischia anzi di rovinare il disco con il suo crooning antiquato.

Don't Get Weird On Me (Capitol, 1991) e` invece un'infelice parentesi orchestrale, come se Cole, ancora ossessionato dagli anni '50, volesse rievocare Frank Sinatra (There For Her, Margo's Waltz) Si salvano l'orecchiabile She's A Girl And I'm A Man, la virulenta Tell Your Sister, degna del disco precedente, e Weeping Wine, che riecheggia ancora il Dylan del folk-rock.

Non migliora la situazione Bad Vibes (Phonogram, 1993), che affonda nelle sabbie mobili di So You'd Like To Save The World, My Way To You e Mister Wrong.

Su Love Story (Rykodisc, 1995), una raccolta di melense serenate, non si salva proprio nulla, neppure la chitarra di Quine.
The Negatives (At Source, 2001) is his "rock" album after so many orchestral and romantic detours. Perceptive lyrics, delicate crooning and tasty arrangements (plus a new backing band, the Negatives) are still Cole's forte. His weakness remains the inability to compose memorable music.

Personaggio irrisolto, Cole era nato per fare il cantante di musica leggera, ma gli capito` la sorte di nascere nell'era della new wave.

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