Dream Syndicate


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The Days Of Wine And Roses, 8.5/10
Medicine Show, 7.5/10
Out Of The Grey, 7/10
Ghost Stories, 6.5/10
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I Dream Syndicate furono uno dei gruppi della new wave che meglio espresso quella sintesi fra Bob Dylan e i Velvet Underground che fu un po' il tema fondamentale dell'intero movimento.

Quando esplosero il punk-rock e la new wave, Steve Wynn, Russ Tolman, Kendra Smith e Scott Miller erano studenti alla UC Davis, a meta` strada fra San Francisco e Sacramento. Miller sarebbe rimasto in zona con i Game Theory. Tolman avrebbe formato i True West.

Il chitarrista Steve Wynn e la bassista Kendra Smith, trasferitisi a Los Angeles, conobbero l'altro chitarrista Karl Precoda e formarono nel 1982 i Dream Syndicate. Il sound di questo gruppo apparteneva al revival psichedelico di quegli anni ma se ne differenziava perche' si teneva alla larga dagli stereotipi del folk-rock e del garage-punk e pescava invece a piene mani nella tradizione "alta" di quel rock ambiguo che lambisce i Rolling Stones ma che trova espliciti referenti soprattutto nei Velvet Underground, negli Stooges, nei Doors.

Il loro album di debutto, The Days Of Wine And Roses (Ruby, 1982), che incorporava tre brani dal precedente EP Tell Me When It's Over (1982), fece epoca e sensazione per il crudo realismo e le armonie abrasive, coniando un linguaggio a cui si sarebbero ispirati innumerevoli complessi degli anni '80.
La tensione drammatica dei pezzi e le liriche maniacali e introverse (che raccontano storie estreme di alienazione, depravazione e terrore), il canto intossicato di Wynn e il lavoro duale di chitarre (quella melodica di e nervosa di Wynn e il feedback di Precoda) creano un obliquo acid-rock. Il cupo registro confessionale di Wynn, tramandando gli incubi di Dylan e di Reed, rappresenta un lugubre commentario alla nuova crisi generazionale.
Dalla ballata melodica Tell Me When It's Over, avvolta in aspri e ipnotici riff da jingle jangle, all'epica e marziale distorsione continuata di That's What You Always Say, da Too Little Too Late, deliquio fatalista alla Nico, al crescendo morbido e sconnesso di When You Smile, dal rock and roll concitato di Then She Remembers a Until Lately, blues/beat alla Manfred Mann o Them, i Dream Syndicate rivelano in termini sconvolgenti il panico esistenziale della generazione post-hardcore, toccando il vertice del loro pathos nel solenne e lancinante raga alla Velvet Underground Halloween, con un monumentale feedback di Precoda. In una parola e` di nuovo iper-realismo, sinistramente psicotico nell'incalzante hoedown/punkabilly tutto d'un fiato di Days Of Wine And Roses.

Senza piu` la bassista e con un Precoda disarmato dei suoi feedback ma piu` che mai scatenato in infuocati assoli, il secondo disco, Medicine Show (A&M, 1984), risulta molto piu` rilassato, nonostante una lunga e febbrile jam/deliquio intitolata John Coltrane Stereo Blues. Il repertorio assimila il melodramma di strada alla Springsteen (Merrittville), il roadhouse viscerale alla Doors (Armed With An Empty Gun) e ballate country/blues erotiche (Still Holding On To You) o sociali (Medicine Show).

Il terzo Out Of The Grey (Big Time, 1986) sterzo` verso il country-rock "acido" di Neil Young, con Paul Cutler al posto di Precoda e un sound infinitamente piu` moderno, ballabile e radiofonico (Now I Ride Alone, Forest For The Trees, la title-track, Slide Away). Wynn aveva preso il sopravvento e preferiva il formato tradizionale della canzone (con tanto di storia e di atmosfera) alle eruzioni free-form di Precoda e Smith.

Completando un'evoluzione (o "involuzione") iniziata da Medicine Show, Ghost Stories (Enigma, 1988) sanciva l'avvento di una canzone rock senza rumori e senza distrazioni, ancorata classicamente alla melodia. La nuova carriera di Wynn si inserisce nel filone inaugurato da Neil Young con le sue violente ed elettriche ballate folk. Wynn le plasma per anthem da giovane arrabbiato come The Side I'll Never Show e drammi marziali come Loving The Sinner, Hating The Sin (uno dei suoi capolavori). Benche' il disco ospiti anche la novelty da vaudeville My Old Haunts, una ninnananna sconsolata alla Cohen come Someplace Better Than This e il roadhouse blues Weathered And Torn, il nuovo genere e` ormai chiaramente definito, e non ha piu` nulla delle vertigini psichedeliche delle origini (che forse appartenevano piu` a Kendra Smith che a lui).

Wynn esprime una visione truce e pessimista della condizione umana attraverso un fatalismo depresso da film-noir; ma la morale delle sue saghe negative e` sempre all'insegna della speranza di redenzione. In tal senso la sua e` una musica catartica, nobile anche nei momenti di massima afflizione, al contrario di quella di Young, che non ammette rivincita, e di Reed, che gode del martirio. Cio` non toglie che la redenzione (ovvero i climax solenni di tanti suoi ritornelli) si debba ottenere passando per prove di dolore intenso (reso dalle tremende piogge di distorsioni). Wynn e` uno dei pochi, con Richard Hell, che sappia far sanguinare i versi delle sue canzoni.

Steve Wynn ha poi lanciato una prolifica carriera solista.

The Dream Syndicate, formed by guitarists Steve Wynn and Karl Precoda and bassist Kendra Smith, acted as the natural bridge between the Television (and the new wave in general) and the new generation of psychedelic rockers. Their first album, Days Of Wine And Roses (1982), conveyed, more than anything else, the synthesis of Bob Dylan and the Velvet Underground that had been the hidden theme of the new wave. Echoes of the Rolling Stones, the Stooges and the Doors increased the hellish atmospheres of Wynn's confessional trips. While Wynn was lost in his existential panic, Precoda and Smith lifted the music to a majestic level. When Smith left, the "acid" quotient dropped, and the band opted for the quieter jamming of Medicine Show (1984), a presage of the new sound of Out Of The Grey (1986), reminiscent of Neil Young's neurotic country-rock; but Wynn was still the only songwriter capable of making his lyrics bleed. Ghost Stories (1988) closed the semicircle by almost embracing R.E.M.'s folk-rock. The combination of abrasive guitars, dramatic tension and crude realism coined a language that would inspire countless bands of the 1980s.
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