Game Theory
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I Game Theory, formati all'inizio degli anni '80 a Sacramento dal chitarrista Scott Miller (ex compagno di college di Steve Wynn e Kendra Smith dei Dream Syndicate), proponevano un powerpop psichedelico sullo stile dei Big Star e dei DB's. Miller era gia` stato alla testa degli Alternate Learning, con i quali aveva registrato l'album Painted Windows, dal cui repertorio i Game Theory ripresero Beach State Rocking. Nello stesso periodo si formavano i Veil di Donnette Thayer, che avrebbero registrato nel 1984 l'album 1000 Dreams Have Told Me (Plastic Medium).

Il nuovo gruppo di Miller esordi` nel 1982 con Blaze Of Glory (Rational), un disco registrato in maniera un po' amatoriale, ma che dimostrava gia` (in Bad Year At U.C.L.A) la propensione del leader per erigere sofisticate impalcature di ritornelli fluttuanti e di angeliche armonie vocali. Il gruppo maturo` attraverso gli EP Pointed Accounts Of People You Know (Rational, 1983), in particolare il powerpop squillante di Penny, Things Won't e il beat marziale di Metal And Glass Exact, e lo squisito Distortion (Rational, 1984), nel quale la cadenza indemoniata di Shark Pretty, la melodia epidermica di Nine Lives To Rigel Five e la cantilena delicata di Red Baron sanciscono la conquista di un sound al tempo stesso fluente e lambiccato.

Il secondo album, Real Nightmare (Rational, 1985), sfodera una produzione finalmente all'altezza delle ambizioni di Miller e l'influsso di due geni pop come Mike Quercio e Mitch Easter. Il suo talento melodico ha cosi` modo di esibirsi in 24 e I Turned Her Away. Quel disco pose le basi per gli esperimenti pop del successivo The Big Shot Chronicles (Rational, 1986), che non si accontenta di lustrare il canone dei Big Star, ma prova a introdurre elementi alieni: l'andamento di Erica`s Word (uno dei loro vertici) e` surreale, con cadenze piu` dure e veloci del solito e una cornucopia di contrappunti strumentali; Regenisraen e` una tenera ballata sulla falsariga delle "cantiche" di Simon & Garfunkel; il crescendo "lisergico" di Like A Girl Jesus ricorda A Day In The Life di Lennon; e Crash Into June e` il powerpop di rito.

Apice del loro periodo barocco fu il doppio Lolita Nation (Rational, 1987), stipato di melodie grintose (The Real Sheila), di garage-rock suadenti (Chardonnay, di folkrock sincopati (Not Because You Can), di canzonette alla Bangles (Mammoth Gardens), di ninnananne surreali (Together Now, Very Minor), ma forte anche di musica "concreta" (il trip lisergico di Dripping With Looks e soprattutto la tribale cacofonia di Waist And The Knees), provando anche a rifare il verso alle bizzarrie di Barrett nella surreale One More For Saint Michael.

La formazione era sempre cambiata di disco in disco: dopo aver assorbito Shelley LaFreniere al synth per Chronicles (alla quale si devono alcuni degli esperimenti di questo disco), Miller aveva raccolto anche Donnette Thayer al canto e alla seconda chitarra, e i suoi contrappunti vocali alla Grace Slick nobilitano ballate come We Love You.

L'epopea discreta dei Game Theory si chiuse nel 1988 con Two Steps From The Middleages (Enigma), che sfoderava una grinta insolita (Room For One More, Honey) e arrangiamenti per lui quasi sinfonici (Throwing The Election).

Scott Miller continuera` la sua meticolosa ricerca sulla melodia nei Loud Family.

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