Hula

(Copyright © 1998 Piero Scaruffi)

Gli Hula vennero formati a Sheffield da Ron Wright sotto l'influsso dei secondi Cabaret Voltaire, quelli delle discoteche alla moda. Rispetto ai maestri del compromesso commerciale, gli Hula sfoggiavano anche un basso davvero funky (quello di John Avery).

I primi album, Cut From Inside (Red Rhino) del 1983 e Murmur (Red Rhino) del 1984, misero in luce velleita` sperimentali che per meta` riprendevano la lezione pagana ed esoterica dei 23 Skidoo e per meta` indulgevano in ipnosi melodiche alla Eno. I singoli erano tutt'altra cosa: propulsi da cadenze epidermiche e ancestrali, alimentavano danze tanto invasate quanto sinistre. Psicoticamente tribale in Fever Car, oniricamente jazz in Freeze Out, atmosferico e melodico in Black Wall Blue, il sound degli Hula compiva miracoli di fusione in brani come Get The Habit, fra fratture hip hop, marce africane e fanfare funky. Dissonante e malato in Big Heat, industriale e festoso in Mother Courage, ipnoticamente ossessivo in Walk On Stalks Of Shattered Glass, tragico e funereo in Tear Up, il loro ballo elettronico vanta uno sprettro espressivo molto ampio e assomiglia poco a quello degli altri gruppi di Sheffield.

A partire dal doppio 1,000 Hours del 1986, per meta` dal vivo, aveva pero` avuto inizio una rapida parabola discendente: dopo la colonna sonora di un'esibizione d'arte Shadowland, uscirono Voice, con la trascinante Poison, e Threshold, sempre piu` avari di esperimenti. If English is your first language and you could translate this text, please contact me.


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