Laughing Hyenas
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Merry Go Round , 7/10 (EP)
You Can't Pray A Lie, 8/10 Life Of Crime , 6.5/10
Hard Times , 7/10
Easy Action , 6/10
Earth Eighteen: Butterfly , 5/10
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I Laughing Hyenas furono uno dei massimi gruppi hardcore della loro epoca e forse il primo a raccogliere l'eredita` di MC5 e Stooges. La loro musica sguaiata, la loro intensa ferocia, la loro selvaggia irriverenza funsero da raccordo fra le barricate degli anni '60 e gli spilli degli anni '80.

Detroit, che era stata negli anni '70 la capitale della musica violenta, ebbe una scena punk-rock piuttosto piccola, ma nobilitata da alcuni nomi degni di quella tradizione selvaggia. Spiccavano in particolare i Negative Approach, un gruppo hardcore fra i piu` feroci dei primi anni '80, capitanato da un ragazzo del luogo, John Brannon, cresciuto alla scuola di Alice Cooper e Iggy Pop. Tie Down (Touch & Go, 1983) Il loro repertorio venne in seguito raccolto su Total Recall (Touch & Go, 1992).

Brannon se ne ando` per formare nel 1985 i Laughing Hyenas con Kevin "Monroe" Strickland al basso, Larissa "Strickland" alla chitarra (ex cantante degli L7, titolari di un solo singolo nel 1982) e Jim Kimball alla batteria. Per ironia della sorte sia il cantante sia la chitarrista del complesso piu` feroce d'America erano figli di predicatori religiosi. La cassetta Stain (1986) fu il manifesto del loro sound, un hardcore animalesco che si ispira al blues, allo stesso modo in cui il sound di Captain Beefheart era un acid-rock animalesco ispirato al blues. Per molti versi, i primi Laughing Heynas assomigliano ai primi Birthday Party.

Merry Go Round (Touch And Go, 1987), mini-album d'esordio del 1987, si presento` con le carte in regola per rinnovare la tradizione del sound abrasivo e catastrofico di Detroit (Stooges e MC5): Brannon grugnisce sgolato e assatanato i suoi blues come il piu` perverso Rob Tyner (MC5), Larissa Strickland erige muri di accordi fastidiosi, la sezione ritmica impazza caotica, prendendo a pretesto le strutture libere del jazz. Il baritono sgradevolissimo di Brannon si sublima nei deliri in crescendo di Stain, That Girl, Playground, ballate-tornado ispirate da allucinazioni di argomento osceno e macabro, spesso "recitate" nel tono epico-visionario di un predicatore invasato. Quella di What Tomorrow Brings (ricamata sul ritornello di "The Beat Goes On") e` un'arte melodrammatica di urla, pause e silenzi, che crea il massimo di suggestione per versi come "Only one way to heaven/ about a thousand ways to hell".

Il trio strumentale gli corre dietro con il massimo della foga, con un frastuono che sembra dovuto all'incompetenza dei musicisti ma e` in realta` cinicamente calcolato per aumentare il senso di un'apocalisse imminente. E infatti la danse macabre di Gabriel e` annunciata dalle trombe del Giudizio Universale, ma le piu` sgangherate che si possa immaginare. La combinazione fra questi elementi e` esplosiva, come dimostra la travolgente quadriglia di Hell's Kitchen, sbraitata nel registro piu` agonizzante e puntellata da una serie di rincorse mozzafiato della chitarra. Nel ruolo di umiliato e offeso, di psicotico che farnetica la sua demenza a Dio, di sbaglio genetico alla ricerca di un'identita` e di un senso, Brannon allestisce un granguignol dissennato in cui vengono distillati elementi tanto dei Birthday Party quanto degli Stooges.

I conati nucleari di Brannon sono ancora protagonisti assoluti su You Can't Pray A Lie (1989), che due anni dopo propone un rock degli abissi morali ancor piu` catastrofico. Brannon domina i cerimoniali parossistici di Black Eyed Susan e Sister, con climax incandescenti e caotici da far impallidire Henry Rollins. Il suo registro sempre piu` sguaiato detona brani come Seven Come Eleven che sono gia` boogie dinamitardi, eseguiti con la rozzezza di un branco di gorilla, e diventano cosi` anche dei concentrati di quella forma di paura viscerale che soltanto grandi bluesman come Robert Johnson avevano provato a comprimere nei tre minuti di una canzone. L'intensita` e l'abrasivita` dell'armonia di Love's My Only Crime (un riff degli Stooges di cui viene esasperata tutta la malvagita`) parlano invece da sole. Il passo incalzante della musica e il tono demente del canto ricordano le performance piu` invasate di Nick Cave. Con la differenza che i Laughing Hyenas sono programmati per distruggere, non per costruire, e tutte le intuizioni finiscono sempre in rumore brado. Il ruolo fondamentale della sezione ritmica viene alla ribalta in Dedications, tenuta in piedi da un passo frenetico a meta` strada fra quelle degli incubi piu` atroci di Jim Morrison e di Jimi Hendrix. Dietro i suoni si mimetizzano testi atroci, delinquenziali, viziosi.

Le orge tribali di questo capolavoro compongono un teatro dell'orrore, della paura, del dolore, dell'odio, della violenza. Nell'urlo posseduto e terrorizzato di Brannon convergono la follia di Beefheart, il delirio di Cave, lo "shout" di Howling Wolf e le fobie di Yow, la rabbia e il fuoco di un'anima torturata da una tensione cupa e furente. Quell'urlo catartico troneggia sulla catastrofe morale della sua generazione.

Nel 1990 esce Life Of Crime, l'album che meglio salda il loro sound a quello dei loro conterranei Stooges e MC5. In realta`, dalle sincopi stordenti di Everything I Want ai riff epidermici di Hitman, dal trascinante rock and roll della title-track all'incedere martellante di Here We Go Again (la piu` Stooges del lotto), protagoniste del sound sono ora le sciabolate della chitarrista, tanto efficace quanto originale nel suo violentissimo contrappunto. La sezione ritmica ne rinforza l'impatto con un battito torrenziale e tempestoso. Nel frattempo Brannon e i suoi cani randagi hanno sovvertito i paradigmi di Bruce Springsteen (Wild Heart) e di Neil Young (Outlaw), con tutti gli elementi del sound scatenati a esaltare gli istinti bradi.

Sostituita la sezione ritmica (ora nei Mule) con Ron Sakowski (basso) e Todd Swalla (batteria), ovvero quella dei disciolti Necros, l'EP Crawl (Touch & Go, 1992), con Girl e la title-track, e` il loro primo disco a tentare di normalizzare il sound, pur senza rinunciare alla rabbia primordiale di Brannon e alle scorribande incendiarie di Strickland.

Il sound di Hard Times (Touch & Go, 1995), ormai del tutto purificato dalle scorie cacofoniche dei primi lavori, e` sorprendentemente simile a quello dei Rolling Stones. Just Can't Win (e in minor misura Slump) e` un baccanale assordante che fa venire in mente una Brown Sugar con la chitarra di Larissa Strickland sguinzagliata in richiami epici alla Keith Richard e accoppiata al ruggito blasfemo di Brannon. Diversi brani non sono altro che lunghe jam che sfruttano tutta la "mimica" musicale dei lenti di Jagger e compagni. Almeno in Hard Time Blues il risultato e` di grande effetto: un'apertura jazzata muta in crescendo in un boogie alla John Lee Hooker, sempre piu` cadenzato e marziale, mentre di pari passo il registro di Brannon subisce una trasformazione licantropa alla Mr Hyde e la chitarra prende a sferrare sciabolate sempre piu` potenti. I toni desolatamente maestosi di Each Dawn I Die sono degni del Jimi Hendrix di Hey Joe. L'album contiene soltanto sette brani, della durata media di sei minuti, e cio` la dice lunga sulla maturazione tecnica del gruppo.

Brannon, con Kubinsky e Yow, e` uno dei cantanti che ha contribuito a recuperare lo spirito piu` selvaggio del vocalismo rock. Nel suo bestiale ruggito si fondono gli spiriti di Howling Wolf, John Lee Hooker, Nick Cave, James Brown e Wilson Pickett. Strickland e` divenuta con gli anni una delle chitarriste piu` incisive in circolazione, degna erede di Rowland Howard (Birthday Party, These Immortal Souls). Playground, Hell's Kitchen, That Girl, Love's My Only Crime, Seven Come Eleven, Dedications, Life Of Crime, Everything I Want, Here We Go Again, Just Can't Win, Hard Time Blues, Each Dawn I Die compongono uno dei canzonieri piu` emozionanti del decennio.

Brannon e Sakowski daranno poi vita agli Easy Action (Reptilian, 2001).

Negative Approach's bassist Graham McCulloch joined former Void vocalist and guitarist Jon DuPree and the rhythm section from the Meatmen to form Earth Eighteen, whose album Butterfly (Medicine, 1995) serves a confused stew of late-period Beatles, Stooges and Marc Bolan (Mechanimal, Goin' Steady, Maximum Teenage Overdrive).

Michigan's Laughing Hyenas beat everyone else in terms of ferocity, cruelty and savagery. The mini-album Merry Go Round (1987) introduced their nightmarish art, anchored to John Brannon, Iggy Stooge's worthy disciple, who screamed like an emphatic preacher on the verge of a nervous breakdown. His diction turned into the noise of vomiting on the seminal You Can't Pray A Lie (1989), a collection of lugubrious tornado-ballads that at time sounded like southern boogie played by a pack of gorillas and occasionally yielded the most visceral, skewed, excoriating blues since Janis Joplin. It was a theatre of horror, fear, grief, hatred and violence. Surprisingly, the band ended its career with an abstraction of the Rolling Stones sound, Hard Times (1995).
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