R.E.M.


(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )
Chronic Town, 7/10 (EP)
Murmur, 7.5/10
Reckoning, 6/10
Fables Of Reconstruction, 5/10
Life's Rich Pageant, 6/10
Document, 7/10
Dead Letter Office, 5/10
Green, 7/10
Out Of Time , 6/10
Automatic For The People , 5/10
Monster , 7/10
New Adventures In Hi-Fi , 5/10
Up , 4/10
Reveal , 4/10
Around The Sun (2004), 4/10
Accelerate (2008), 5/10
Collapse Into Now (2011), 4/10
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The fertile intellectual environment of college town Athens (in Georgia) spawned the neo folk-rock of R.E.M., one of the most successful bands of all times. Pete Buck's Byrds-like Rickenbacker arpeggios, Bill Berry's martial drums and Mike Mills' lilting bass emphasized Michael Stipe's cryptic lyrics, middle-eastern cantillation, gospel-like call-and-response, soaring psychedelic refrains and oracle-like postures, The anthemic but irrelevant Radio Free Europe (1981) introduced to the surreal atmosphere of Murmur (1983), an album that basically created fairy-tale worlds for the listener to wander into (alas, angst-ridden ones) while relying on old-fashioned folk-rock foundations. Fall On Me (1986) refined their vocal harmonies and rhythmic whirlwinds, while Document (1987) revealed their melodic talent with a cornucopia of catchy hooks: The One I Love, Finest Worksong, This Is The End Of The World, etc. Their art was better refined by the singles than by the albums: Stand (1988), Orange Crush (1988), Losing My Religion (1991) Drive (1992), etc. The albums became darker and more pretentious, employing arrangements that often obviated to the lack of inspiration. Monster (1994) was the notable exception, a slab of hard-rock that yielded at least two of their masterpieces, What's The Frequency Kenneth and Crush With Eyeliner.
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Gli R.E.M. (pronunciato "ar-i-em") non hanno rivoluzionato nulla nella storia del rock, ma si sono imposti come i massimi autori (in senso artistico/intellettuale) della moderna forma ballata, riuscendo a conservare nel corso degli anni uno standard di qualita` elevatissimo. Non esiste forse altro complesso al mondo che abbia prodotto musica di questo livello per cosi` tanti anni. (Ancor piu` difficile trovare un complesso la cui formazione sia rimasta stabile per cosi` tanto tempo). Non e` un caso che, a differenza di gruppi di culto ma il cui successo duro` pochi anni, gli REM non abbiano mai rappresentato nulla di particolare dal punto di vista sociologico (il loro pubblico e` sempre stato prevalentemente quello dei ragazzi universitari e dei giovani professionisti urbani), e tantomeno abbiano creato un genere che abbia definito un'epoca. La storia del rock senza i Ramones non sarebbe la stessa, mentre la storia del rock senza gli REM sarebbe la stessa. Ma gli REM sono rimasti sulla cresta dell'onda, indifferenti alle turbolenze che dilaniavano il grande oceano della musica rock.

Gli R.E.M. hanno coniato il folk esistenziale per eccellenza. Tanto il farnetico casuale degli esordi quanto l'impegno ipocrita della fine hanno poco a che vedere con il nocciolo della loro arte, che e` soprattutto un recupero intelligente delle "radici" (morali e musicali) dell'America secondo un'estetica che e` fondamentalmente conservatrice e revisionista. Forse la quintessenza del loro messaggio sta piuttosto nella contraddizione in termini di quel chitarrismo che riesce a fondere raga e jingle-jangle, ovvero trascendenza millenaria ed entusiasmo adolescenziale, in uno spirito che riflette perfettamente l'umore (alienato e nevrotico) dell'epoca.

Gli REM vennero formati ad Athens nel 1980 da Peter Buck (chitarra), Michael Stipe (canto), Bill Berry (batteria) e Mike Mills (basso). Sotto l'egida di Peter Holsapple e Mitch Easter, animatori della scena alternativa del Sudest, il complesso registro` il singolo Radio Free Europe (1981). Il suo ritornello epico-corale a voci sovrapposte, nobilitato dagli arpeggi Rickenbacker alla Byrds di Peter Buck, proponeva una specie di boogie chitarristico sospeso fra la veglia e il sonno, nel quale erano ancora evidenti gli accenti epici e visionari di Patti Smith. Ma al tempo stesso l'armonia era arrangiata in modo assai piu` intricato, con continui cambi di tempo e persino qualche dissonanza.

L'EP Chronic Town (IRS, 1982) prosegui` su quell'intuizione con un pugno di canzoni che violavano i codici della tradizione ma senza mai riuscire ad essere davvero rivoluzionari: 1,000,000 sembrava un punk-rock zoppo, che sposava la grinta alla poesia, Carnival Of Sorts era una soffusa cantilena alla Byrds immersa in un clima sinistro di suspence, Wolves era un'incalzante giostra psichedelica e su tutto dominava il raga-rock surreale di Gardening At Night. Al ritmo incessante di uno squillante jingle-jangle e nel segno di un vocalizzo fluido e lamentoso, gli REM coniavano un genere di canzone che in trance, ma al tempo stesso vivacizzata da progressioni melodiche degne dell'innodia liturgica e dell'estasi psichedelica.

La musica del primo album, Murmur (IRS, 1983), costitui` un fatto sensazionale perche' riusciva a fondere classicita` e spirito dei tempi. Da un lato c'erano le armonie vocali e chitarristiche del folk-rock, con il loro connotato di pulizia cristallina e di piglio naif, e dall'altro c'era la cappa d'angoscia che schiaccia i giovani urbani alienati. Sulla filigrana esile di Buck, sul caratteristico battito in levare, su una cadenza monocorde da power-pop, il complesso riusciva a tendere melodie afflitte e agonizzanti. Biascicate dal tenore sciatto e sabbioso di Michael Stipe, quelle melodie si elevavano all'improvviso in cori trionfali. I gorgheggi mediorientali del cantante, procedendo per vocali lunghissime, ricordavano piu` le invocazioni dei muezzin che il ruggito dei rocker.
Proprio su un lamento epico e su una cadenza orientale si apre Pilgrimage, con un tipico crescendo di voci in contrappunto che si riecheggiano da registri diversi e con tipiche mutazioni di tempo che sfociano in una marcetta psichedelica. La doppiezza del loro sound si rivela anche in Moral Kiosk, i cui intrecci vocali appartengono a un registro che sta fra lo yodel, l'honky-tonk e i monaci tibetani, e il cui ritmo alterna fasi ballabili a una danza di pellerossa e a un galoppo a rotta di collo. In 9-9 si trovano gli stessi ibridi vocalim, con toni ancor piu` visionari, al limite del mantra, e la stessa propensione per ritmi involuti, quasi funk.
Le canzoni sono tutte una diversa dall'altra, ma alla fine il vocabolario che usano appartiene allo stesso dialetto: Talk About The Passion e Shaking Through sfruttano fino in fondo la magia del jingle-jangle e le eccentricita` dell'era psichedelica, Laughing aggiunge il fascino delle melodie indianeggianti, Perfect Circle sperimenta con un'armonia classicheggiante, Sitting Still si rifugia nella classica progressione melodica del power-pop , e Catapult scodella una passionale ballata country-rock. Il resto della carriera degli REM non fara` altro che approfondire questi stili.
Sull'esempio dei Talking Heads, gli REM spostarono l'enfasi della musica rock dall"eroe" (cantante o chitarrista) alla dinamica di gruppo. Nei loro dischi la batteria, in particolare, svolge un ruolo piu` attivo, svariando in continuazione su tutti i fronti. Buck dal canto suo inventa un chitarrismo "pieno", che estremizza jingle-jangle e "wall of sound", e le armonie vocali di Stipe ridefiniscono il concetto gospel di "call and response". Piccole cacofonie e suoni eccentrici affiorano qua e la` Le liriche, che fecero scalpore per essere inintelleggibili, aggiunsero soltanto un tocco di mistero al curriculum del gruppo, troppo intelligente per lasciarsi andare a storie di adolescenti e di innamoramenti. Come nei migliori film-noir. il tema di tutti i brani sembra in realta` essere quello del destino ineluttabile. Il tono e` quello dell'oracolo indecifrabile, nell'assenza di una voce universale e nel bisogno intimo di redenzione.

Il secondo album, Reckoning (IRS, 1984), perse il fascino arcano di quelle liriche e, dovendo far leva unicamente sulle musiche, sembro` una ritirata. In realta` era piu` studiato negli arrangiamenti perche' quella era la direzione in cui il gruppo si sarebbe sempre mosso. E le armonie, sempre eclettiche ed epiche, si erano fatte piu` umane perche' Stipe aveva poco in comune con i ribelli della sua generazione e aveva invece una personalita` complessa e letterata di filosofo. Ne venne fuori un album confuso e fin troppo rock, che talvolta si allontanava dalla strada maestra del folk-rock per finire nel territorio a loro poco congeniale del boogie sudista di dieci anni prima. I brani (il blues-rock alla Dire Strait di Harborcoat, la fluida highway-music di South Central Rain, la ballata drammatica di Pretty Persuasion, il raga nevrotico alla Velvet Underground di Time After Time, l'arringa fatalista alla Dylan di Second Guessing, la tenera Camera, la marcetta solenne di Letter Never Sent) non hanno la stessa forza e originalita` del disco precedente. I toni rustici e spontanei di questo country-soul, in particolare Rockville, a meta` fra ragtime, boogie e gospel, li fecero accostare piuttosto alla Band. Volenti o nolenti, gli REM finirono per essere identificati come i portabandiera del rinascimento "grassroots" che relego` in secondo piano il punk-rock. Molte canzoni si affidano pero` al crescendo di stile psichedelico che il gruppo stava metabolizzando per far diventare il proprio marchio di fabbrica.

Nonostante i soliti colpi di reni, gli REM sembrano in crisi, anche se forse si tratta soltanto di transizione da alternative a mainstream: come ricostruirsi una dignita` in giacca e cravatta. Fables Of Reconstruction (IRS, 1985) elimina del tutto le eccentricita`, irrobustisce ancor piu` gli arrangiamenti (con sezione d'archi e sassofono) e tenta di avvicinarsi alla ballata folk inglese. L'album rappresenta pero` il punto piu` basso della loro parabola: nonostante il country-soul di Driver 8 e il funky-boogie di Can't Get There From Here (l'unico brano con le armonie vocali di un tempo), il dolente impressionismo nostalgico delle loro cantilene (piu` psichedeliche, come Feeling Gravity's Pull, o piu` trascendenti, come Maps And Legends, che siano) diventa auto-indulgente. Come sul disco precedente, c'e` molto "stile", ma manca la canzone di sfondamento.

Il periodo di transizione termina con Life's Rich Pageant (IRS, 1986), lavoro contaminato dalla febbre populista che dilaga nella nazione rock. Fin dall'inizio gli REM, con le loro criptiche epiche, avevano personificato l'aspirazione positiva della nuova generazione, in contrasto con il depresso pessimismo che era stato lo slogan dei punk. Ora gli R.E.M. concretizzano il loro positivismo con una raccolta di canzoni che tocca i temi sociali e politici contemporanei, anche se la loro rimane una visione molto romanticizzata degli eventi internazionali.
I funky-boogie vibranti di Just A Touch e Begin The Begin, gli anthem populisti alla Mellencamp di These Days e I Believe e l'elegia country-soul di Flowers Of Guatemala, sono i manifesti del nuovo impegno, che trova un lirico approdo in Fall On Me, una delle loro melodie piu` tenere e semplici (copiata pero` da Love Is All Around dei Troggs), e Cuyahoga, dolente ballata intrisa di nostalgia. L'epico entusiasmo di Hyena (con un po' di Radio Free Europe) impersona il piu` corrivo ottimismo, ovvero la sintassi emotiva del Reaganismo, e l'album sperimenta semplicemente le produzioni piu` grintose dell'AOR da classifica. Toccato il nadir della decadenza con le Fables, gli R.E.M. si costruiscono una nuova, piu` remunerativa, carriera. Lo stile aumenta, ma l'equazione non cambia: gli R.E.M. danno lezioni su come costruire l'hit storico, ma non riescono a costruirlo.

Proprio da quel sound diretto e assordante scaturisce pero` la verve di Document (IRS, 1987), e da quella verve scaturiscono a loro volta i classici da stazione FM che Buck e Stipe hanno testardamente cercato fin dall'inizio: The One I Love, ritornello fenomenale fra i piu` orecchiabili di sempre, e This Is The End Of The World, vaudeville demenziale-apocalittico che rifa` il verso al Subterranean Homesick Blues di Bob Dylan e alla Too Much Monkey Business di Chuck Berry; nonche' Finest Worksong, un rock and roll marziale con ritornello da brividi, ideale inno per rivoluzionari. Mentre a un insolito registro comico appartengono Exhuming McCarthy, gag satirica degna dei Fugs, e King Of Birds, con strimpelli raga e marcetta western. Questa volta lo schema e` invertito: l'album non e` cosi` unitario come i precedenti, ma alcune delle canzoni lo proiettano fra i classici. Gli R.E.M. ammettono finalmente, prima di tutto a se stessi, di essere un gruppo da singolo, non da album. E le folle li premiano con il loro primo album d'oro. E` con questo disco che gli REM escono dal ristretto giro dei college e diventano star internazionali.
Dopo la raccolta di rarita` Dead Letter Office (IRS, 1987), un disco di scarsa sostanza, Green (Warner Bros, 1988) consolida quel sound trionfale con Stand, carosello melodico degno di One I Love, I Remember California, spettrale e psichedelica, Turn You Inside Out, un fremente rock and roll degno di Finest Worksong, Orange Crush, ipnotica canzone di protesta che continua la saga di End Of The World, la romantica You Are The Everything e Pop Song 89, elettrica ballata alla Doors. Entrambi i dischi della maturita` si sviluppano secondo lo stesso canovaccio di canzonette disimpegnate, ballate politiche, rock and roll e novelty. Green e` praticamente la brutta copia del precedente, ma una brutta copia che annovera comunque almeno un paio di classici (Stand e Orange Crush).

Il decennio si chiude insomma in maniera trionfale dal punto di vista dei singoli, un po' meno dal punto di vista degli album. Gli R.E.M. sperimentano sul canto, sull'arrangiamento e sul ritmo, e in definitiva sulla stessa forma-canzone, in una maniera subdola, che risulta di facile ascolto. I loro hit si qualificano per una struttura armonica apparentemente innocente (un ritornello e un ritmo banali) ma che la chitarra e il canto deformano poco alla volta, e sulla quale si libra all'improvviso un "hook" melodico di fattura psichedelica. Canzoni come Radio Free Europe, South Central Rain, Fall On Me, The One I Love e Stand rappresentano dei traguardi del formalismo rock.

Il primo album del nuovo decennio, Out Of Time (Warner Bros, 1991), e` anche il piu` pacato e riflessivo della loro carriera, il piu` contrassegnato da umori rurali (abbondano mandolini, chitarre steel, organi Hammond, controcanti femminili) e il piu` pesantemente arrangiato (tastiere, archi e fiati). Ancora una volta (gli R.E.M. hanno imparato la lezione) un pugno di canzoni non correlate fra di loro svetta sulle altre, giustifica l'esistenza del disco ed entra nel repertorio: Radio Song, un funky-soul alla James Brown; Shiny Happy People, una loro canonica litania folk-rock ripetitiva nel solco di Stand; e Losing My Religion, apice della loro malinconia cronica e di tutto l'album (imparentata per altro con la Every Breath I Take dei Police).
Ma troppi brani sprofondano nella mediocrita` e soltanto Half A World Away, ballata country con arrangiamento barocco-psichedelico di clavicembalo, mandolino, organo e sezione d'archi, lascia sperare in un minimo di evoluzione.
Out Of Time e` comunque il loro primo album a conquistare la prima posizione nelle classifiche di vendita.
La chitarra di Buck rimane spesso in secondo piano rispetto a tastiere e archi e fiati (che ricordano un po' i Beatles di Penny Lane, un po' i Moody Blues e un po' i Love di Forever Changes); le armonie vocali sono piu` elaborate (e ricordano un po' i tardi Beach Boys), anche perche' ormai Stipe non canta piu`, bensi` crea mosaici di sillabe, versi e parole che all'improvviso, e quasi in modo subconscio, liberano la frase che da` un'identita` al brano.

In un certo senso gli R.E.M. hanno capito quale fosse la semplice ricetta per ristrutturare vecchi stilemi blues, folk e country in canzoni pop moderne, che alle origini era un fatto spontaneo. Adesso non fanno che applicarla in maniera meccanica, sapendo di farlo. Cio` che manca e` la componente spirituale dell'operazione, che una volta riempiva il cuore prima ancora che le orecchie.

Automatic For The People (Warner Bros, 1992) conferma un anno dopo la crisi che era latente, prendendo lo spunto proprio dalle canzoni piu` deboli del lavoro precedente, accentuando gli arrangiamenti orchestrali e l'umore elegiaco. Gli REM hanno spesso cambiato personalita` da un disco all'altro e Automatic rappresenta forse l'apice di questa schizofrenia. Di colpo Stipe s'immerge in un'atmosfera cupa e fatalista, a meta` fra l'incubo di un eroinomane e l'ultima nota di un suicida. Drive trova la forza di levarsi in una delle loro epiche salmodie, forse la piu` commossa della loro carriera, sottolineata da orchestra e fisarmonica. Buck compie uno dei suoi capolavori di "understatement" e rarefazione, limitandosi a strimpellare il motivo alla chitarra acustica.
Ossessionato dal tema della morte, il disco rumina umori senza fornire soluzioni. Drive passa il testimone a Everybody Hurts, una meditazione ancor piu` assorta, cantata in un registro alto, vibrante, da soul (e con un altro riff rubato ai Troggs), che lo passa alla tenera dedica di Man On The Moon (in cui il tragico destino del comico Andy Kaufman diventa un'allegoria metafisica), con finalmente un'impennata vecchio stampo. E quel testimone finisce a Find The River, in fondo al disco, una dimessa imprecazione esistenziale che riecheggia tanti ritornelli nostalgici di cantautori come Gordon Lightfoot e John Denver.
Gli arrangiamenti sono lambiccati senza essere manieristici, come dimostrano il preludio barocco per organo e violoncello di Sweetness Follows , l'ariosa ballata folk-rock di Try Not To Breathe, l'addolorata fantasia per pianoforte e orchestra di Nightswimming, che sembrano canzoni acustiche ma in realta` nascondono una profusione di suoni in sottofondo. Gli unici residui di rock and roll si trovano in Ignoreland, la canzone politica di turno, e in The Sidewinder Sleeps Tonite, sorprendentemente gioviale per questo disco, ma entrambi sarebbero stati pezzi minori anche sui dischi precedenti. Nuocciono all'album un programma alquanto monotono e un tono soporifero, o, se si preferisce, la mancanza di brani che ridestino dallo stupore in cui il tono di Stipe vuole e riesce a precipitare l'ascoltatore. Dato atto al gruppo di aver raggiunto un livello molto sofisticato di "affabulazione", rimane il fatto che molti di questi brani non sono piu` originali o piu` geniali di tante ballad di musica leggera.
Da molti considerato il capolavoro degli REM, Automatic e` piu` che altro un disco senile e auto-indulgente, che vale piu` come opera di "pop" sofisticato che come opera di "rock" innovativo.

Monster (Warner Bros, 1994) riesce a tirare fuori il gruppo da quelle sabbie mobili sentimentali e barocche con un sound improvvisamente forte e lacerante (parte del materiale e` quello scartato dal disco precedente in quanto troppo rock and roll per Automatic For The People ). Se i dischi precedenti avevano segnato la conquista di una serenita` un po senile con il mondo e la vita, Monster denuncia la perdita di qualsiasi certezza, la resa di fronte alla follia del fato, la prigionia nella morsa della nevrosi e della violenza che attanagliano la societa`.
Il ritornello ripetuto fino alla nausea da Stipe e le distorsioni riverberate con discrezione da Buck (e reminescenti dei Debris) propellono l'hit di turno, What's The Frequency Kenneth (uno dei loro capolavori), ma gli R.E.M. non sono forse mai stati cosi` tetri e decadenti (ed epici) come in Crush With Eyeliner, cantata dietro un filtro e sotto un cumulo di distorsioni al passo di un boogie rallentato in una marcia funebre. Da li` in poi mosse boogie e vampate di distorsioni infestano tutto l'album, fino a I Took Your Name. Sinistro, crudele e sensuale, il disco si crogiola nel suo umore depresso: il battito pellerossa alla Talking Heads che trascina I Don't Sleep I Dream e` attenuato da un guaito soul alla Marvin Gaye; gli accordi reggae alla Police di Bang And Blame vengono soffocati in un ritornello vibrante alla Nirvana. Non mancano le solite auto-citazioni, dal brio epico di End Of The World che resuscita per Star 69 al crooning accorato di Everybody Hurts che viene clonato per Strange Currencies.
Alla fine e` il loro disco migliore dell'ultimo decennio. Non e` un complimento, e` un dato di fatto.

New Adventures In Hi-Fi (Warner Bros, 1996), registrato in gran parte fra un concerto e l'altro, suona piu` che altro come una raccolta di scarti e prove generali. L'acid-rock di Undertow, il rock and roll di Wake Up Bomb, il folk-rock di New Test Leper, la tenera ballata Leave, l'ode Dylan-iana di Departure (con il riff rubato a Everybody Wants You di Billy Squier), il southern-rock di Binky The Doormat (a meta` strada fra CCR e ZZ Top) sono omaggi ai variopinti stili dei loro album passati, dal folk-rock criptico degli esordi fino al garage-rock apocalittico di Monster. Gli esperimenti (Patti Smith che ispira E-Bow The Letter e il Bob Dylan cristiano che ispira New Test Leper) sono, come sempre, sul piano della ballad atmosferica. In tal senso il vero mattatore e` l'ex bassista Mike Mills, ora nei panni del tastierista: e` lui a pennellare l'apertura di How The West Was Won, il brano guida.
L'album e` al tempo stesso enciclopedico nei confronti della musica popolare e nei confronti della carriera degli REM. Come summa, pero`, fallisce clamorosamente: sembra piu` sottrarre che aggiungere, mostrando i limiti di un'arte di imitazione che ha travalicato gli stereotipi quando ha trovato il piglio fatalista/epico, ma che sprofonda nella monotonia quando si adagia in questo tono domestico/quotidiano.

Berry quit REM after a 1995 accident.

Peter Buck started contributing to the experimental ensemble Tuatara and to the pop super-group Minus 5.

Stipe, Bucks and Mills mostly dispense with conventional rock percussion on Up (Warner, 1998), the album recorded after the departure of their drummer. The shrunk line-up forced them to be more experimental than ever, but their obsession remains the "moody pop ballad", a genre that they virtually invented and then refined with paranoid determination. The results are comic: At My Most Beautiful and Parakeet invoke the late Beach Boys; Hope, the catchiest tune here, sounds like a synth-pop version of Leonard Cohen's Suzanne; You're In The Air harks back to acid-rock and The Apologist is another Patti Smith-influenced ode. Airportman is supposed to be the manifesto for the new-born band, but ends up sounding like Brian Eno and late Pink Floyd at a cocktail party. Only Daysleeper and Lotus recall the REM sound of past days. There is no standout track, no memorable refrain. What saved even inferior REM albums was the atmosphere, the mood, the existential feeling. Up fails on all fronts.

Berry lascio` il gruppo dopo un incidente nel 1995. Peter Buck suona anche nei Tuatara e nei Minus 5.

(Translation by/ Tradotto da Maria Dolores Perriello)

Stipe, Bucks e Mills per lo piu` fanno a meno di percussioni rock tradizionali in Up (Warner, 1998), l'album registrato dopo la separazione dal loro batterista. La formazione ristretta li costringe ad essere piu` sperimentali di quanto siano mai stati, ma la loro ossessione rimane la ballata pop melanconica, un genere che hanno di fatto inventato loro e che hanno perfezionato con determinazione paranoica. I risultati sono comici. At My Most Beautiful e Parakeet richiamano gli ultimi Beach Boys; Hope, la melodia piu` orecchiabile suona come una versione synth-pop di Suzanne di Leonard Cohen; You're In The Air ricorda l'acid-rock e The Apologist e` un'altra ode alla Patti Smith. Airportman dovrebbe essere il manifesto del nuovo corso, ma finisce per suonare come Brian Eno e gli ultimi Pink Floyd a un cocktail party. Solo Daysleeper e Lotus riportano alla memoria il sound dei R.E.M. dei giorni andati. Non c'e` un solo brano che spicchi, nessun refrain indimenticabile. Cio` che salvava persino gli album meno riusciti dei R.E.M. era l'atmosfera, lo stato d'animo, il feeling esistenziale. Up fallisce su tutti i fronti.

Reveal (Warner Bros, 2001) is the least "innovative" of all REM albums because it merely dresses up with electronic sounds the classic R.E.M. sound. It is also the most disappointing of all REM albums because, by doing that, the trio reduced the impact of the melodies. REM's strength has always been their minimal arrangements for maximum melodic impact (REM best songs are carefully sculpted with only the most essential sounds). Here with the almost symphonic The Lifting, Beachball, Summer Turns To High and She Just Wants To Be what you have is the opposite equation: maximum bombast for minimum impact. This is also the least coherent and cohesive of REM albums, running the gamut from lame litanies to futuristic lieder (I've Been High, Saturn Returns).
Imitation Of Life is a classic minor-key jangly elegy. It would be a minor track on Monster: here it towers over everything else.

In Time (Warner, 2003) is an anthology of the years from 1988 to 2003.

Around The Sun (Warner, 2004) is one long yawn. Leaving New York and Make It All OK are third-rate AOR. Never a title such as High Speed Train has been more misleading. Imagine Morrissey fronting Revolver-era Beatles. But, after all, this is just the logical conclusion of a journey that went through Find the River, You Are the Everything, Half a World Away, Losing My Religion and Nightswimming, to name a few of past symptoms of Stipe's incipient senility. This album is not any worse than New Adventures In Hi-Fi, Up or Reveal, but even the staunchest friends of R.E.M.'s powerful label may get tired of hailing their terrible albums as masterpieces.

Despite being bookended by two timid rockers (Living Well is the Best Revenge, I'm Gonna DJ), the brief album Accelerate (Warner Bros, 2008) is yet another parade of mundane ballads (Supernatural Superserious, Sing for the Submarine). Middle-aged yuppies may call this "hard-rock music" but the truth is that this is still relaxing muzak. It is not Monster (that was truly a rebirth, although downplayed by all the industry-friendly critics who now praise Accelerate), but it does sound like a desperate attempt to repeat Monster.

(Translation by/ Tradotto da Maria Dolores Perriello)

Reveal (Warner Bros, 2001) e` il meno innovativo di tutti gli album dei R.E.M. perche' semplicemente riveste con sonorita` elettroniche il classico sound del gruppo. E` anche il piu` deludente fra gli album dei R.E.M. perche', con tale formula stilistica, il trio ha ridotto l'impatto delle melodie. La forza dei R.E.M. e` sempre stata la minimalita` degli arrangiamenti per un impatto melodico massimo (le migliori canzoni dei R.E.M. sono sapientemente scolpite unicamente con i suoni piu` essenziali). In quest'album, con le quasi sinfoniche The Lifting, Beachball, Summer Turns To High e She Just Wants To Be si ha esattamente l'equazione contraria: la massima enfasi per il minimo impatto. E` anche il meno coerente e unitario fra gli album dei R.E.M., col suo percorrere un intervallo che va da zoppicanti litanie a lieder futuristici (I've Been High, Saturn Returns). Imitation Of Life e` la classica elegia jangly in chiave minore. Sarebbe stato un pezzo minore in Monster: qui svetta su ogni altro.

(Translation by/ Tradotto da Tobia D’Onofrio)

In Time (Warner, 2003) è un’antologia degli anni 1988-2003.

Around The Sun (Warner, 2004) è un lungo sbadiglio. Leaving New York e Make it All Ok sono AOR di terza scelta. Nessun titolo è mai stato fuorviante come High Speed Train. Immaginate Morrissey che affronta i Beatles di Revolver. Dopotutto sembra essere la logica conclusione del viaggio di Stipe verso la vecchiaia, un percorso scandito da canzoni sintomatiche come Find The River, You Are The Everything, Half A World Away, Losing My Religion e Nightswimming. L’album non è inferiore a New Adventures In Hi-Fi, Up o Reveal, ma persino i più devoti potrebbero stancarsi di far passare i dischi meno riusciti dei REM per dei capolavori.

Il breve album Accelerate (Warner Bros, 2008) è un’altra sfilata di ballate mondane (Supernatural Superserious, Sing For The Submarine), nonostante il primo e l’ultimo siano due pezzi rock (Living Well Is The Best Revenge, I’m Gonna DJ). Degli yuppies di mezza età potrebbero credere che questa sia "musica hard-rock", ma la verità è che siamo di fronte a rilassante musicaccia. Questo disco non è certamente Monster (che fu davvero un’album-rinascita, seppur snobbato dai critici filo-discografici che ora osannano Accelerate), ma in realtà suona come un tentativo di ripetere l’album del 94.

Collapse Into Now (2011) was another terrible album, possibly their worst ever (despite Mine Smell Like Honey). They decide to disband a few months later.

Part Lies, Part Heart, Part Truth, Part Garbage 1982-2011 (2011) is a career retrospective.

(Translation by/ Tradotto da Alessandro Comit…)

Collapse Into Now (2011) è un altro album terribile, verosimilmente il loro peggiore di sempre (ciò a dispetto di Mine Smell Like Honey). Il gruppo decise di sciogliersi pochi mesi dopo l'uscita del disco.

Part Lies, Part Heart, Part Truth, Part Garbage 1982-2011 (2011) è una retrospettiva sulla loro carriera.

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