Stan Ridgway
(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )

Wall Of Voodoo: Call Of The West , 7/10
Big Heat , 8/10
Mosquitos , 6/10
Partyball , 5/10
Wall Of Voodoo: Songs That Made This Country Great , 4/10
Drywall: Work The Dumb Oracle , 5/10
Black Diamond , 5/10
Anatomy , 5/10
Holiday In Dirt , 4/10
Snakebite (2004), 6.5/10
Blood , 5/10
Links:

If English is your first language and you could translate this text, please contact me.
Scroll down for recent reviews in english.
Stan Ridgway si e` affermato nel corso degli anni come uno dei cantautori piu` creativi e spettacolari della musica rock. All'apice della forma, le sue musiche sono l'equivalente rock delle colonne sonore di Morricone: note che fluttuano spettrali, melodie che sembrano requiem, tastiere barocche, effetti psichedelici. In piu`, i testi narrano le peripezie di sbandati di ogni sorta (criminali, falliti, drogati, pervertiti, pazzi) immerse in ambienti da incubo, quasi espressionisti, un qualcosa a meta` strada fra i thriller degli anni '30 e i racconti di Bukowsky.

Stan Ridgway comincio` in uno dei tanti complessi venuti alla ribalta con il punk-rock: i Wall Of Voodoo. Il gruppo era fautore piu` che altro di un country-rock macabro e solenne, arrangiato con chitarre, doppie tastiere e battiti da discoteca. L'EP omonimo del 1980 (per la Index) li presento` nei panni dei cow-punk di moda a quei tempi a Los Angeles, ma Dark Continent, forte di Granma's House, comincio` la progressione che li avrebbe portati al classico Call Of The West (IRS, 1982).

Infarcite di effetti elettronici, e intonate nel baritono maestoso e minaccioso di Ridgway, le ballate di quel disco finivano sempre per suonare psicotiche e apocalittiche. Fra sinistre vignette iper-realiste da film noir come Lost Weekend e Tomorrow e balletti robotici come Look At Their Way si aggirava lo spettro della civilta` post-industriale. Le lunghe Factory e Call Of The West esploravano la vita di tutti i giorni, soundtrack di un vasto "human barbeque", con sovratoni da film western, da poesia beat, da giallo hard-boiled e da slapstick dei fratelli Marx. Tutto culmina nell'orgia surreale di Mexican Radio, al tempo stesso grottesca e tragica. Gran parte del fascino di quelle ballate era dovuto alla voce di Ridgway, al suo portamento da predicatore invasato, ma era il sound di accompagnamento, soprattutto le tastiere e le ritmiche, a conferire alle atmosfere quel senso surreale da fine del mondo (come dimostra lo strumentale On Interstate 15), non lontano dalle musiche di Morricone.

I Wall Of Voodoo furono per la dance music cio' che i Cramps furono per il rockabilly. Tramutizzando la platea della discoteca, la ridefinirono. Deturpando i ritmi ballabili, ne fecero un veicolo estremamente efficace per la trasmissione dell'alienazione. Il gruppo avrebbe continuato per qualche anno sotto la direzione del nuovo cantante Andy Prieboy, ma l'anima, Ridgway, era andata altrove.

Ridgway e' uno dei piu' originali innovatori della figura del cantautore. Ha conservato la base danzabile del suo vecchio gruppo, ma vi ha innestato sopra un sound tragico e sinistro per raccontare storie, non meno tragiche e sinistre, da film noir (e talvolta anche da spaghetti-western).

L'album Big Heat (IRS, 1986) inaugura questa nuova stagione. La title-track narra un aneddotto alla Sergio Leone attraverso un dance-pop a ritmo (sintetico) di trotto, punteggiato da effetti elettronici e da un'armonica "notturna"; e il ritornello esce dritto da una canzone di elettro-pop britannico. Alan Vega e Peter Gabriel sono gli ispiratori di Pick It Up, rap propulso da un sincopato marziale che si alterna a tribalismi sudamericani e a violini mediorientali. Al lato piu' leggero appartengono il country & western Pile Driver e il blues accelerato Salesman, entrambi dinamitati da ritmi disco, da arrangiamenti elettronici. L'effetto e' sempre travolgente, e talvolta rasenta il rock nevrotico dei Wall Of Voodoo, come in Drive She Said.

Ma il capolavoro e' Camouflage, che sfrutta l'essenza della musica di Morricone: le cadenze epiche da cavalcata nel deserto, le sezioni d'archi intrise di nostalgia e di pericolo, lo strimpellio di un banjo in sottofondo, il coro fatalista. Ridgway non esista a sporcarsi le mani con la cultura kitsch. Il suo canto sardonico e allucinato e' in grado di inghiottire qualsiasi cosa e di riciclarla sotto forma di verita' assoluta. Ridgway gigioneggia nei panni del freddo commentatore di catastrofi, per di piu' con un caustico senso dello humour.

Mosquitos (Geffen, 1989) non e` altrettanto impeccabile, compromesso con la new age elettro-sinfonica (Heat Takes A Walk) e il kitsch, ma forte comunque di almeno un altro classico, una Calling Out To Carol a passo di reggae e di texmex, e di vignette realiste come Lonely Town, Peg And Pete And Me e Goin' Southbound. Il problema e` che tutto sembra sottotono, stanco, distratto, scontato.

Su Partyball (Geffen, 1991) i brani interessanti si fanno invece desiderare: giusto Jack Talked, Overlords e soprattutto I Wanna Be A Boss (quasi una reprise di Camouflage).

Songs That Made This Country Great (IRS, 1992) e` un'orrenda antologia che presenta alcuni brani maggiori nelle loro versioni peggiori, omette una decina di capolavori ma include una decina delle canzoni piu` noiose.

Ridgway si dedico` poi a un'estemporanea esperienza con i Drywall, che frutto` l'album Work The Dumb Oracle (IRS, 1995) e le decorose ballate New Blue Mercedes, Big American Problem e My Exclusive Sex Club. Questo album e le musiche del relativo film verranno raccolti su The Drywall Project / The Drywall Incident (TWA, 1996).

Ridgway pubblico` un ultimo album solista, Black Diamond (Birdcage, 1996), dimostrando che l'appannamento creativo e` ormai definitivo, nonostante un paio di spunti intelligenti (Crystal Palace e Big Dumb Town).

Questo smaliziato narratore, questo incrocio musicale fra il romanziere Jim Thompson e il regista Sergio Leone, ha dato le sue composizioni piu' importanti nel primo disco solista, scovando un territorio musicale e morale, che confina con quello di Jeffrey Lee Pierce, ma che nessuno aveva ancora esplorato.

The EP Film Songs (1997) collects assorted works.

The return of Stan Ridgway the magic storyteller comes with Anatomy (New West, 1999). Mission Bell, Train Of Thought and Deep Blue Polka Dot rank fairly high in his repertory, although too many of these songs are third-rate by his standards. His gallery of bizarre characters keeps growing, though, and he has found again the touch for that dark, noir, moody music.

Distracted by his work in cinema soundtracks, in the following three years Ridgway delivered only a mediocre Holiday In Dirt (New West, 2002), that mainly recycles old material from singles and soundtracks (End Of The Line).

Snakebite (Redfly, 2004) is possibly Ridgeway's most eclectic work, running the gamut from pop to country to rock to jazz to blues. His storytelling is not as majestic as it used to be, mainly because it focuses on personal rather than universal themes (My Own Universe, Classic Hollywood Ending, Into the Sun, Our Manhattan Moment), with the notable exception of the soldier's tale My Rose Marie, but the arrangements are pure stylistic delight: each of the main songs (Runnin' with the Carnival, Crow Hollow Blues, Your Rockin' Chair, The Big 5-0, Wake Up Sally, Afghan/Forklift) is a small miracle of sonic creation. The best of the personal meditations is Talkin' Wall of Voodoo Blues Pt 1, where Ridgeway turns into an Homer crafting his own Odyssey.

Blood (Porterhouse, 2004) is the music composed by Stan Ridgway and Pietra Wexstun for an art exhibition.

(Translation by/ Tradotto da Andrea Salacone)

L'EP Film Songs (1997) raccoglie lavori di vario genere.

Il ritorno di Stan Ridgway come cantastorie incantevole avviene con Anatomy (New West, 1999). Mission Bell, Train Of Thought e Deep Blue Polka Dot si collocano abbastanza in alto nel suo repertorio, sebbene ci siano troppe canzoni mediocri rispetto ai suoi standard. Tuttavia, la sua galleria di personaggi bizzarri continua ad arricchirsi, e Ridgway ha trovato di nuovo il modo di creare quella musica oscura, cupa e malinconica.

What is unique about this music database