Zoogz Rift
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Idiots On The Miniature Golf Course (1979), 7/10
Amputees In Limbo (1982), 7/10
Music Sucks
Can You Smell My Genitals
None Of Your Damned Business
Diseased Confessions
Ipecac (1984), 7/10
Interim Resurgence (1985), 6.5/10
Island Of Living Puke (1986), 6/10
Water (1987), 7/10
Nonentity (1988), 7.5/10
Murdering Hell's Happy Cretins (1988), 6.5/10
Torment (1989), 6/10
War Zone (1990) , 6/10
Villagers (1993), 6/10
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L'"idiot savant" per eccellenza della musica rock degli anni '80 e` stato lui, il terribile e incontenibile californiano Zoogz Rift (alias Robert Pawlikowski), discepolo naturale di Captain Beefheart (e di Salvator Dali`), quintessenza dello spirito avventuroso (e comico) che ancora anima l'underground.

I suoi inizi erano stati puramente caotici e cacofonici. Alla testa dei Micro Mastodons aveva registrato With No Apparent Reason (1976) e poi Idiots On The Miniature Golf Course (Snout, 1979), il cui sound poteva far invidia persino alla Magic Band del 1967 in fatto di amatorialita` e pressapochismo (si ascoltino Great Apes Ate Grapes del fido percussionista Richard Haas, il country and western sgangherato di Judge Bludge, il blues orrifico We`re All Born On Little Planets) e alle Mothers Of Invention in fatto di fusion umoristica (il rhythm and blues caraibico e jazzato di Feeling In My Bones, il bandismo grottesco di Ostriches Have Song Too), con una particolare predilezione per l'idiot song zappiana, genere a cui Rift diede classici come Lazy Susan, Rabbit And Lady, la grandissima Dinkle Dance e What Can We Feed To The Lions, nelle quali rivisitava genialmente stereotipi degli anni Trenta e dei cartoni animati. I suoi titoli erano la quintessenza del demenziale, condito da un sincero spleen esistenziale e un'autentica misantropia.

Quella formazione evolse negli Amazing Shitheads di Amputees In Limbo (edito su cassetta nel 1982, su disco nel 1984 per la Snout), disco che accostava alle farse grottesche di Heart Attack e Art Band anche la jam di Secret Marines.

Ipecac (Azra, 1984), l'ottavo lavoro (contando anche le cassette autoprodotte Music Sucks, Can You Smell My Genitals, None Of Your Damned Business e Diseased Confessions), contiene brani strumentali sui generis che inaugurano una nuova forma espressiva nel calderone stilistico di Rift: la title-track, Sunday Brunch e Pump City sono jam senza capo ne` coda per un ensemble che comprende sintetizzatori, chitarra, sassofoni, percussioni e basso. Le due lunghe narrazioni comiche di Sit Down And Shut Up, a passo di blues, e I Was The Only Boy At The Teen Girls' Slumber Party, che alterna surf da garage a elettronica surreale, fungono da anello di congiunzione con le operette del passato. Tutto e`, come sempre, brillantemente e ottusamente fuori posto. Rispetto a Zappa gli arrangiamenti sono meno curati e l'atmosfera e` da birreria, l'orchestrazione e` amatoriale, le melodie sono approssimate. Talvolta pare di sentire semmai Tom Waits, appunto per quel clima da angusto club di periferia a far le ore piccole con pochi amici.

Interim Resurgence (Snout, 1985) annovera un'altra gloriosa fanfara alla Zappa, Mutatis Mutandis, mentre Island Of Living Puke (SST, 1986), con il funk animalesco della title-track, ha il sapore dell'opera che chiude una stagione.

A partire dal doppio album Water (SST, 1987), in effetti, Rift ha iniziato a suonare brani accessibili, lanciando di fatto una nuova carriera. Il contributo principale di questo disco al suo teatrino di varieta` e` la spassosa Mongoloid Middle America, mentre in I'll Rip Your Brains Out gli sketch di Zappa si sposano alla follia di Beefheart e a una satirica mania omicida e l'incalzante Sleazeball sembra uscire dalle sessioni di Roxy & Elsewhere. Beak e` una delle composizioni strumentali piu` gloriose, immersa nelle sonorita` degli anni '60, mentre M'Bugulu si avventura nella world music. Vecchio reprobo irriducibile, Rift fa soltanto balenare di quando in quando le sue reali doti musicali.

Nonentity (SST, 1988), o terzo volume di Water, a parte l'ennesima novelty d'altri tempi (Chromium Slit Negatives), rappresenta la raggiunta maturita` delle sue partiture strumentali: Delinquent Payments popola un blues sonnambulo di cantilene da Salvation Army, fanfare da circo equestre, bandismi paesani, fanfare minimaliste e rumori naif, mettendo in primo piano le scordature alla Henry Kaiser di Rift. Ancor piu` sgangherata e` la musica di With My Bare Hands, che e` pero` un capolavoro di intelligenza musicale: il tema principale e` frammentato fra i protagonisti di questo battibecco continuato (una chitarra pizzicata freneticamente, un'altra chitarra distorta in maniera maniacale, una fisarmonica che suona soltanto accordi dissonanti, una tuba che bofonchia per conto proprio) e da` luogo a un andamento ossessivo, quasi tribale; insomma, una Sister Ray dell'asilo. In entrambi i casi l'effetto e` quello di una scolaresca che sperimenti con gli strumenti di un negozio di giocattoli, o di un gruppo di orchestrali che legga lo spartito alla rovescia.
L'opera va in gloria e passa ai posteri con The Enigmatic Embrocation Of Mrs Compost Heap, un collage di temi popolari (Roll Out The Barrell a tutta birra), rivisti e strapazzati nell'ottica demenziale di Rift, da far concorrenza al Third Reich And Roll dei Residents. Questa monumentale suite dell'assurdo impiega una strumentazione eterodossa (dall'organetto surf alla tuba, dalla fisarmonica ai campanelli) e trita le fonti originali man mano che le assimila fino a trasformarle in pure cacofonie.

Murdering Hell's Happy Cretins (SST, 1988), con Popcorn Scumbago, e Torment (SST, 1989) confermano la propensione per quella forma di novelty strumentale d'avanguardia.

La suite Kasaba Kabeza (su War Zone del 1990) e Dense Rain Black Forest (su Villagers del 1993) segnano invece l'inizio di una nuova fase, forse troppo auto-indulgente.

Geniale riformatore del rock strumentale, Rift avrebbe le carte in regola per far concorrenza ai compositori classici; preferisce invece rimanere un discolo della musica rock, un folletto incosciente, oppure, prendendo a prestito il titolo di un suo album dal vivo, "hell's happy cretin".

Rift died in march 2011 of a heart attack.

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