Sadus


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Lo speedmetal lambisce vertici barocchi nei dischi dei Sadus, residenti nei pressi di San Francisco. In quei lavori la velocita', il frastuono e l'horror non sono mai fini a se stessi, ma asserviti a discorsi articolati. Forse il marchio piu` caratteristico dei Sadus e` il registro del cantante Darren Travis, contratto in spasimi acuti, in gemiti laceranti, dilaniato dai brividi di una febbre malarica; ma il tocco di classe e` quello del bassista Steve DiGiorgio, che anima con le sue evoluzioni anche le strutture piu` gelide. Il chitarrista Rob Moore e il batterista Jon Allen completano la formazione.

Sull'album d'esordio del 1988, Illusions (Sadus), accanto al thrash convenzionale di Certain Death, svettano cosi` i tremiti epilettici del Sadus Attack e le urla raccapriccianti di Torture, che aprono nuovi fronti alla brutalita` del genere. Ancor piu` danno riesce a compiere il baccanale infernale di Undead, che rinuncia del tutto a una linea melodica, a uno svolgimento, a un razionale. La prosa convulsa e oscura di questi rompicapi sonori, il loro profluvio di figure orrifiche, il loro ondeggiare fra il sofismo e l'allegoria, si prefigge di fungere da antidoto contro i mali del tempo. Non stupisce cosi` che nel mezzo del caos post-nucleare sboccino aforismi come Fight Or Die. La danza satanica di Hands Of Fate, con il suo catalogo di orrori ("worm consumption, deterioration/ carcass erosion, contamination/ decompsition, mutilation/ ...) e` l'esorcismo definitivo.

Swallowed In Black (Roadrunner) del 1990 e` piu` sfocato, forse per la mancanza di un tema unitario. Nel mucchio delle tante, concitatissime e tremebonde, Black e False Incarnation, con apici di truculenza in Images, il loro (indubbio) talento viene a galla soltanto in The Wake ed Arise, i due episodi piu` fantasiosi. Sempre tutto d'un fiato, ma meno devastante e avaro di sfumature, il sound non riesce ad essere altrettanto autonomo rispetto alle liriche di quello del primo disco.

Ancora a scadenza di due anni esce il terzo A Vision Of Misery, forse il meglio suonato, con DiGiorgio in grande forma e il canto di Travis quasi musicale. Composizioni come Through The Eyes Of Greed e Facelift sono delle piccole sinfonie di death-metal, e non tanto per l'orchestrazione (che e` sempre quella minima del genere), ma per le variazioni e la dinamica dello svolgimento, per i numerosi interventi solisti a supporto del collettivo. Valley Of Dry Bones e` una perfetta colonna sonora, con tanto di assolo arabeggiante di chitarra, di ululati licantropi, e un passo meno epilettico del solito. Machines passa dal thrash piu` forsennato a fraseggi jazz e raga. Slave To Misery e` uno dei loro vertici gotici, tutto giocato sul cantato in forma di folate di vento e su cadenze funebri. Anche la cieca truculenza di Throwing Away The Day acquista tutta un'altra portata. Forte di sonorita` cosi` composite, l'album sonda abissi metafisici e fotografa in maniera iper-realista i mali del secolo, trovando il giusto equilibrio fra terrore e realta', interpretando l'horror come uno stato quotidiano della mente, non come un evento singolare.

Migliori di gran parte dei maestri dello speedmetal e del death-metal, i Sadus non riescono pero' a coagulare le loro doti in un capolavoro.

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