Norman Salant

(Copyright © 1998 Piero Scaruffi)

Norman Salant piega il suo sassofono a una musica di intrattenimento frigida e solenne, scandita da ritmi metronomici, in jam di overdub (Accidents, l'Ep del 1980) che ha giustamente ribattezzato Saxophone Demonstrations (Alive, 1981). Ogni miniatura e` orchestrata per un piccolo ensemble del quale fanno sempre parte un certo numero di sassofoni tenori ed elabora un concetto molto elementare, secondo una prassi che non e` distante da quella della musica ambientale di Eno: piu` calda e jazzata Golden Arm, per tre sax tenori, chitarra e ritmo; piu` impressionista ed esotica Bowieszawa, per due sax tenori, piano, Farfisa e ritmo; piu` incalzante e minimalista Accidents, per ben otto sax tenori, canto e synth; piu` surreale e dissonante 19.4 per cinque tenori e distorsione di synth. Non mancano neppure una fanfara di hard rock melodico, Tickets Are Free, degna di Peter Gordon, un balletto meccanico, Second Coming per sei sax tenori e un basso, e una struggente ballad d'atmosfera, As Far As We Can See.

L'album Sax Talk (CD, 1984) contiene strumentali pop e rhythm and blues a base di melodie orecchiabili realizzati tramite un meticoloso overdub, secondo una prassi sempre piu` vicina alla disco music intellettuale di Peter Gordon (la title-track), all'ambientale di Eno (Europe After Dark), all'etno-elettronica di John Hassell (No Night, Kiyo), allo spaghetti-western di Morricone (Asphalt Prairie).

Il suo revival del rock strumentale e` affine a quello dei Raybeats per le sonorita` cristalline e lievemente straniate, che si appoggiano a impercettibili fraseggi minimalisti e a ineffabili stonature pur nel pieno rispetto delle "maniere" imitate.


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